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20/12/2015 - Vercelli Città - Pagine di Fede

RECITA DI FINE ANNO AL SACRO CUORE DI VERCELLI - I bambini protagonisti della fiaba di Dickens che racconta la conversione di "Uncle Scrooge" - Nell’anno del Bicentenario, Don Bosco parla ancora ai cuori

La Scuola ha formato generazioni di vercellesi cresciuti con il metodo salesiano



RECITA DI FINE ANNO AL SACRO CUORE DI VERCELLI - I bambini protagonisti della fiaba di Dickens che racconta la conversione di "Uncle Scrooge" - Nell’anno del Bicentenario, Don Bosco parla ancora ai cuori

Venerdì sera di festa all’Istituto Sacro Cuore di Vercelli.

La storica istituzione scolastica cittadina.

Dove generazioni di allievi hanno studiato nelle scuole condotte dalle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice, il ramo femminile salesiano fondato da Santa Maria Domenica Mazzarello. Ma dove, soprattutto, bambine e bambini  sono stati formati alla vita secondo il carisma salesiano, seguando quel metodo educativo che San Giovanni Bosco sintetizzava in un punto d’arrivo per essere “buoni cristiani ed onesti cittadini”. E che San Domenico Savio spiegava così ai suoi compagni nell’Oratorio del Valdocco: qui da noi la santità consiste nello stare molto allegri.

Perché non c’è contraddizione tra impegno, studio rigoroso, formazione attenta, una vita piena, conciliata con la letizia del cuore e delle menti.

 

***

Questo 2015 che si sta concludendo è stato un anno particolarmente importante per la famiglia salesiana.

L’anno del Bicentenario.

Duecento anni fa – il 16 agosto 1815 – nasceva a Castelnuovo (ora Castelnuovo Don Bosco) Giovanni Bosco.

E’ ancora vivo il ricordo delle celebrazioni e degli appuntamenti, non solo religiosi, ma anche accademici, che hanno punteggiato questo itinerario lungo un anno (dal 15 – 16 agosto 2014) e culminato con il grande raduno dei 5 mila ragazzi e ragazze del Movimento giovanile salesiano, giunti a Colle Don Bosco da 58 Paesi del Mondo.


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Colpiva, in quella occasione così unica, un contrasto.

Il pensiero a quanto grande sia l’Opera, come oggi la vediamo, con migliaia di Consacrati, una presenza mondiale, “fino agli estremi confini della Terra” e la minorità dell’origine di tutto questo.

L’origine di tutto questo è qualcosa di piccolissimo, quasi “invisibile” all’occhio dell’uomo distratto, “occupato” nelle faccende e dalle cose del mondo.

Le migliaia di Consacrati e consacrate, le case, le missioni, le opere… nulla ci sarebbe di tutto questo se un giorno, qui nel più sperduto degli angoli del Monferrato, in una famiglia povera e piena di problemi, dentro una casetta insignificante, il cuore di un bambino come tanti altri non si fosse aperto allo Spirito. Non avesse accolto la chiamata.

Un cuore minuscolo, forse grande come una albicocca, un bambino che cerca di andare a scuola, rubando il tempo al lavoro nei campi, un angolo di Mondo dove non diresti che può arrivare Lui.

Che invece ci sorprende sempre, è imprevedibile, non solo imperscrutabile, che questo è ovvio.

Ma non si sa proprio come faccia a sapere sempre chi andare a cercare per sentirsi rispondere “eccomi”.

Anche quando quella risposta non è ancora bene elaborata nel cuore, ma si vede e sente che qualcosa incomincia a lavorare dentro,  come accadeva al piccolo Samuele (Primo Libro di Samuele, Cap. 1).

Quel cuore grande come un’albicocca è l’origine di tutto questo.

Quei giorni a Castelnuovo Don Bosco, con Don Angel Artime, il Rettor Maggiore e Suor Yvonne Reoungoat Madre Generale delle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice, dicono e soprattutto insegnano proprio questo: è vana ogni preoccupazione sul futuro che non abbia radicamento nell’originalità di quella risposta.

Una risposta unica eppure  prodigiosamente replicabile in ogni cuore che sappia farsi piccolo e libero dalle incrostazioni mondane. Aperto in ogni tempo allo Spirito e libero dalle insidie sempre in agguato, sibilate dallo spirito del tempo.

La santità è per tutti, per incredibile che possa sembrare.

La risposta è nel dialogo con il Padre, dialogo sempre possibile nella preghiera.

***

Qualcosa del genere ha insegnato Madre Teresa di Calcutta.

Lo ricorda Mons. Angelo Comastri tante volte.

Accadde un giorno che lui, ancora giovane prete, fosse ammesso ad un colloquio con la Santa, alla quale si chiedevano lumi sul “che fare” per favorire le vocazioni.

Si cercava una strategia.

Cose concrete da fare, mica teoria.

Insomma, qualche provvedimento efficace.

La Madre li accontentò.

Seguitemi, disse loro.

E andarono in Cappella, nella Casa della Congregazione.

Lei, come faceva sempre, si inginocchiò per terra e gli altri dovettero imitarla.

Passa un’ora, passano due ore, ad un certo punto le ginocchia del giovane prete incominciano a dolere.

Passa ancora del tempo e così il sacerdote preoccupato per le strategie idonee ad incrementare le vocazioni religiose, alla ricerca di soluzioni concrete,  prende coraggio e sussurra alla Santa: scusi, Madre, quando incominciamo ad occuparci delle vocazioni?

Madre Teresa risponde: è da più di due ore che lo stiamo facendo.

***

Per i bambini allievi della Scuola Primaria al Sacro Cuore di Vercelli, per le Suore e le loro Maestre, venerdì una serata “impegnativa”, dedicata ad una recita di fine anno non banale.

Una rilettura della fiaba di Charles Dickens “Canto di Natale”.

Il protagonista è un infelice.

Pragmatico.

Conosce, come ogni cinico, il prezzo di ogni cosa e il valore di nessuna.

Ebenezer Scrooge, una figura sempre in agguato, nella quale tutti rischiamo di immedesimarci, magari assecondando una più o meno consapevole emulazione.

I bambini sono chiamati ad una recita non facile, secondo un copione che sviluppa ed offre una simbologia talvolta eloquente, talaltra più rarefatta.

Un modo per divertire facendo pensare.

Proprio come avrebbe suggerito di fare Don Bosco ai suoi ragazzi.

Quanto a noi adulti, domandiamoci quanto tempo ogni giorno passasse Don Bosco in preghiera, poi pensiamo pure al resto.

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