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15/09/2019 - Vercelli Città - Economia

QUELLA FAMIGLIA CHE NON SI E' MAI ARRESA - Ai Cappuccini di Vercelli la storia dei Saggia non è solo storia di un'impresa di successo - E' la storia di un modo di essere vercellese

Qualche ricordo affiora alla mente nel giorno in cui si compiono i 40 anni di un’iniziativa imprenditoriale, nel non facile segmento della ristorazione e poi dell’accoglienza alberghiera.



QUELLA FAMIGLIA CHE NON SI E' MAI ARRESA - Ai Cappuccini di Vercelli la storia dei Saggia non è solo storia di un'impresa di successo - E' la storia di un modo di essere vercellese
La famiglia Saggia, giovedì 12 settembre ai Cappuccini per festeggiare i 40 anni di attività

Dal Garibaldi al Bislakko, da 40 anni la famiglia Saggia protagonista della ristorazione from Guido Gabotto on Vimeo.

La famiglia Saggia non si arrende mai.

Qualche ricordo affiora alla mente nel giorno in cui si compiono i 40 anni di un’iniziativa imprenditoriale, nel non facile segmento della ristorazione e poi dell’accoglienza alberghiera.

Il compleanno è stato festeggiato giovedì della settimana appena conclusa.

Ecco i ricordi.

Ci fu un tempo, tra il 2002 ed il 2003, in cui il Comune di Vercelli decise di eseguire opere che avrebbero interessato tutto il Corso Thaon de Revel, l’arteria dei Cappuccini.

Due anni di lavori.

Finì per crollare anche il ponte mobile gettato sulla Rentiva.

***

Due anni, che si sarebbero potuti ridurre di molto se – ad esempio – qualcuno avesse pensato di introdurre nei capitolati d’appalto proposti alle Ditte concorrenti per l’esecuzione delle opere, di lavorare su più turni al giorno, festivi compresi.

Non è una cosa né disumana, né mai vista: sulle Autostrade si lavora anche seguendo una turnazione notturna.

Ma qualcuno avrebbe dovuto pensarci.

E come fa a pensare – quel qualcuno – che tenere una strada chiusa due anni significa mettere in ginocchio le attività commerciali di un intero quadrante?

Come fa, se per principio sembra avercela con le attività private?

Degli odiati (forse più disprezzati, che odiati) commercianti?

Sicchè si udivano anche sibilare supponenti panzane, come apoftegmi distillati da saccenti irresponsabili: l’interesse collettivo (avere la strada a posto: poi se sei un incapace, che non sa neanche fare un ponte che tenga, pazienza) deve prevalere su quello individuale.

Leggasi: se le attività commerciali chiudono sono affari loro.

Rischio d’impresa.

Come se il rischio d’impresa potesse anche contemplare l’eventualità che vi siano ignoranti che non sanno nemmeno come si redige un capitolato d’appalto per lavori in aree da tutelarsi, appunto, nell’interesse generale.

***

Perché queste memorie, oggi che si festeggiano i 40 anni del Ristorante Garibaldi, poi Bislakko, poi l’Hotel a 4 stelle, ai Cappuccini?

Perché non rintuzziamo l’intrecciarsi di ricordi personali che, per una volta, lasciamo facciano capolino.

***

Perché in quei due anni, appunto, per arrivare al Garibaldi, con tutta la strada chiusa per chilometri, chiusa sia arrivando da Casale, sia arrivando da Vercelli, bisognava avere una conoscenza satellitare di tutte le stradine capillari periferiche, come solo può avere uno nato, cresciuto a Vercelli, ma non solo: abituato, dai 12 anni fino all’arrivo della sospirata Motobecane 125 bicilindrica due tempi, a girare tutta la città in bicicletta.

Però, se il sabato sera volevi portare la tua futura moglie in un posto dove si mangiasse bene, al Garibaldi eri sicuro di fare bella figura.

Due anni in cui – il sabato sera – non di rado c’era un solo tavolo: il tuo.

Massimo due: nell’altro Ottavio Pisani.

E tu a dire, perché così assicurava anche la tua futura metà: pensate che se, una famiglia come la vostra, con il mestiere che avete voi nelle mani, avesse un ristorante in qualsiasi città della provincia di Cuneo, sarebbe sempre pieno.

Perché in provincia di Cuneo la gente ha il palato fine e sa premiare.

E, invece, quella strada chiusa condannava al deserto e dovevi sentire pure gli apoftegmi degli irresponsabili.

Papà Renzo, mamma Luciana e due figli, per uno o due tavoli il sabato sera.

Eppure andarono avanti e si cementò anche un’amicizia, perché subito restammo ammirati di quella mite ostinazione: non mollarono.

Essendo così in pochi, non era nemmeno difficile chiacchierare, non di rado in compagnia.

Sicchè una sera – non ricordo nemmeno quale fu l’occasione – con Renzo il discorso prese la piega dello sviluppo nel Mondo, che è purtroppo anche storia di sottosviluppo.

E mi venne in mente: pensa, Renzo, che comunque, mentre a noi non manca niente, oggi un miliardo di persone nel Mondo non ha mangiato e non mangerà nemmeno domani.

Purtroppo il dato – dal 2002 ad oggi – non è migliorato.

Mi colpì la risposta di Renzo: e noi che abbiamo mangiato non siamo migliori di loro, perché se fossimo migliori, anche loro mangerebbero.

Parole che mi sono rimaste scolpite nella mente.

***

La strada finalmente riaprì ed il Ristorante incominciò a lavorare come e più che se fosse stato trapiantato in provincia di Cuneo.

Poi arrivò l’hotel: un’idea a misura di città, sempre compiendo un passo dopo l’altro, con metodo, prudenza, ma determinati ad andare avanti.

Insomma, ci fa davvero piacere festeggiare questi 40 anni, parte dei quali condivisi.

Oggi con la famiglia, ad apportare un rilevante contributo professionale, ma forse soprattutto di gusto per la ricerca, c’è anche il giovane Alberto Quadrio (lo ascoltiamo nel filmato illustrare il “progetto” del Panettone Bicciolano) affermato Chef in Francia, che si unisce alla “Squadra” Bislakko, davvero animata da tanti giovani che vogliono crescere nella professione.

Ecco, con il filmato che abbiamo già pubblicato, la gallery della giornata.


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