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07/08/2016 - Vercelli - Pagine di Fede

QUANDO IN SPIAGGIA, INVECE DI 'KRAPFEN, KRAPFEN CALDE....' RISUONA LA PAROLA DI DIO - Una Suora 80enne legge e commenta il Vangelo - E la gente ascolta e discute - Un miracolo? Forse, certo i Santi si riconoscono anche così

Era da qualche giorno che, dall’alto della passeggiata, guardava in giù, verso il lido. Finchè un Bagnino non le ha detto: Suora, vuole scendere?



QUANDO IN SPIAGGIA, INVECE DI 'KRAPFEN, KRAPFEN CALDE....' RISUONA LA PAROLA DI DIO - Una Suora 80enne legge e commenta il Vangelo - E la gente ascolta e discute - Un miracolo? Forse, certo i Santi si riconoscono anche così
Suor Rosalia Morello a Falerna Marina

Capita, quando sei in spiaggia, che ti si avvicini un extracomunitario, venditore di occhiali da sole, cappelli  - che tiene impilati sulla testa – tappeti, orologi di marca.

 

Questa la cifra della modernità.

 

Cui lascia il posto il richiamo remoto del venditore di krapfen, chissà perché, generalmente romagnolo: krapfen…krapfen calde…

 

Hanno qualcosa da vendere, cercano qualcuno che voglia comperare.

 

Invece qui a Falerna Marina, provincia di Catanzaro, hanno visto scendere in spiaggia una Suora.


Una semplice suora. Originaria di Bastia di Balocco provincia di Vercelli.


Non sanno che anni fa era stata addirittura Superiora Generale della sua Congregazione.

 

Era da qualche giorno che, dall’alto della passeggiata, guardava in giù, verso il lido.

 

Finchè un Bagnino non le ha detto: Suora, vuole scendere?

 

Non si è fatta pregare.

 

Il premuroso Assistente Bagnanti forse pensava che lei volesse bagnarsi i piedi lungo la battigia, prendere un po’ di refrigerio.

 

Ne avrebbe anche avuto bisogno perché per arrivare lì dalla Canonica dove l’hanno destinata le Superiore della Congregazione della Suore di Santa Maria di Loreto, si era dovuta fare a piedi quasi un chilometro.

 

A luglio, in Calabria.

 

Ma no.

 

La Suora non voleva fare il pediluvio.

 

Sì, a rigore c’è la storia di quella così straordinaria lavanda dei piedi per dire che uno, anche se il più grande, deve invece farsi ultimo, ma non è questo ora il punto.  

 

Non è questo il suo obbiettivo di oggi.

 

Degli ultimi tra gli ultimi ne sa già abbastanza.

 

***

 

E’ stata, alla soglia degli 80 anni e fino a poco tempo fa, in missione ad Haiti dove non hanno niente, tranne la fame, le malattie, la povertà, che potrebbero esportarne.

 

Dove la miseria è miseria a tutto tondo: da manuale.

 

Ma l’indigenza materiale non viaggia mai da sola, pare le piaccia portarsi appresso anche l’ignoranza, e tutto quello che serve per fare apparire un uomo un po’ meno uomo.

 

Sicchè, quando arrivava in quelle baracche fatte di quattro assi piantati sulla terra battuta e coperti – quando andava bene – da un tetto di lamiera, vedeva uomini e donne che vivevano come se non fossero uomini e donne.

 

E i bambini, che invece, sembrano sempre a quello che sono, bambini, stavano insieme a quegli uomini e donne che non sembrano più uomini e donne.

 

Ne vediamo anche qui, ma in certi posti del Mondo ce ne sono di più.

 

E vien fatto di domandarsi, allora, cosa scriverebbe il Salmista se vedesse questi uomini e donne.

 

Come farebbe a riscrivere, in quel posto, il Salmo numero 8:”

 

Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell'uomo perché te ne curi?
Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato
”.

 

Sarebbero queste la gloria e l’onore?

 

Non hanno più i denti anche se non mangiano niente.

 

Hanno le piaghe.

 

Prendono il colera perché bevono più o meno la stessa acqua dove defluiscono gli scarichi.

 

A cielo aperto perché non ci sono altre fogne se non quella della vita che tu Signore, hai voluto riservare loro.

 

Il perché lo sai tu.

 

E forse, pensandoci, anche noi.

 

Eppure l’ hai fatto poco meno degli Angeli.

 

E allora com’è fatto un Angelo?

 

Lei deve ricordarsi di questo Salmo perché entra nelle baracche ed incomincia non tanto a fare la Fata dai Capelli Turchini.

 

Non porta (solo) riso e qualcosa da mangiare.

 

Ma porta il necessario perché la gloria e l’onore incomincino ad essere corona di quelle vite, di quelle esistenze tormentate anche dalla violenza.

 

Porta la Parola di Dio.

 

Di Dio misericordioso anche se talvolta i suoi disegni sono misteriosi.

 

E ce la fa, poco per volta ce la fa.

 

***

 

Poi torna in Italia e la mandano in Calabria: devono pensare che le faccia bene l’aria di mare, dall’Oceano al Tirreno.

 

La Canonica è un’esperienza a metà strada tra quella del Cenobio e la Condotta medica dedicata a più paesi.

 

Una casa dove abitano due Sacerdoti che servono più comunità e quattro parrocchie nei paraggi.

 

Le Suore hanno il compito di aiutare i Catechisti, pensare alle Letture, insomma tutto il lavoro non meno importante di quello pastorale nel senso più comune dell’espressione.

 

All’ inizio Suor Rosalia fa il suo lavoro facendo “come fanno le altre”.

Ma chi conosce Suor Rosalia Morello sa bene che questa può essere solo una fase di ambientamento, di studio.


Fatichiamo un po' a farla parlare perché lei è per natura riservata e tutto, anche le cose straordinarie, le sembra normale.


Ma alla fine qualche particolare della sua esperienza riusciamo a saperlo.

 

 

Poi eccola in cammino verso il lido.

 

Perché?

 

Non glielo chiediamo nemmeno perché l’abbiamo già sentita in altre occasioni rispondere “E’ Dio che lo vuole”.

 

E se lo vuole Dio, detto una volta detto per tutte.

 

Figuriamoci se noi possiamo essere petulanti ripetendo a sempre le stesse domande.

 

***

 

Lei intuisce che quelle persone in spiaggia, come potrebbe essere ciascuno di noi, vivono una vita interiore non così lontana da quelle dei poveri tra i più poveri di Haiti.

 

Certo, invece delle costole, talvolta lungo il nostro torace si contano i salami di grasso.

 

Non abbiamo (ancora) fame, ma semmai appetito.

 

Loro rischiano il colera, noi il colesterolo fuori scala.

 

Ma la nostra opulenza, feticcio mendace di uno sviluppo edonistico ed ingenuo, non rimedia alla nostra tristezza.

 

Una vita opulenta e triste.

 

E se non è miseria è comunque misera.

 

***

 

Allora lei pensa che la cura debba essere un po’ la stessa, nelle baracche di Haiti come nelle costruzioni posticce messe su dalla società dei consumi: annunciare il Vangelo.

 

Possibile?

 

Possibile.

 

Una suora “di Loreto” va in spiaggia ed avvicina educatamente le persone, chiede loro se hanno piacere di leggere insieme la Lettura del giorno.

 

Sorpresa: accettano tutti.

 

Ascoltano.

 

Poi partecipano alla discussione.

 

Dapprima va due volte la settimana, poi deve aumentare le visite.

Però un chilometro andare ed uno tornare sotto il sole della Calabria non sono uno scherzo: qualcuno le dà uno strappo.

 

Ogni quindici giorni circa l’assemblea cambia: si torna a casa.

 

Arrivano altri.

 

Che rinnovano l’esperienza.

 

Anziani, giovani e bambini.

 

Uno di otto anni, un vero Mozart della Scrittura, torna a casa e ripete parola per parola il Vangelo sentito poche ore prima da Suor Rosalia.

 

***

 

Si dice: la terra di Missione è oltremare.

 

No. Non necessariamente.

 

E’ qui.

 

Ma preferiamo fingere di ignorarlo.

 

Anche perché prima che ci mandino ad Haiti ce ne vuole e quindi in qualche modo il problema è risolto. Si elude.

 

E forse  sappiamo benissimo che potremmo annunciare il Vangelo con la nostra vita, se non fosse così difficile.

 

***

 

Come sono fatti i Santi?

Che faccia hanno quando sono qui con noi?

C’è proprio bisogno di un processo di canonizzazione per accorgersi che ci sono persone dalle quali possiamo solo prendere esempio? Ma anche che la via  - soprattutto quella “mariana” – alla santità è aperta per tutti noi?

Solo che ci ripuliamo dalle incrostazioni della nostra vita, almeno di quella parte della nostra vita passata nell’adorazione degli idoli, o nella rassegnata sottomissione al loro potere seduttivo.

E forse uno di questi Santi da cui possiamo prendere qualche esempio per “convertire” i nostri giorni si trova ora a  Falerna Marina.

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