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03/08/2011 - Regione Piemonte - Economia

PROVINCIA DI VERCELLI - Dalla "torta" al "progetto" - Rivoluzione copernicana nella strategia per lo sviluppo e l’occupazione

Carlo Riva Vercellotti, Cristina Cossu e Giorgio Gaietta spiegano i progetti per una Pubblica Amministrazione capace di pensare ed agire in termini di programmazione - No ad assistenzialismo e improvvisazione, sempre sterili, spesso torbidi



PROVINCIA DI VERCELLI - Dalla "torta" al "progetto" - Rivoluzione copernicana nella strategia per lo sviluppo e l’occupazione
Maria Cristina Cossu, Carlo Riva Vercellotti, Giorgio Gaietta

Alla logica della “torta da dividere”, del “piatto” dove (cercare di) fare la scarpetta, del “porcello grasso” da invitare per una cena con gli amici e magari gli amici degli amici, la Provincia di Vercelli prova a sostituire quella della progettualità e della pianificazione.



Anche per lo sviluppo economico del territorio, espressione che porta con sé l’idea di soldi, che sono sempre meno e di cui c’è sempre più bisogno.


Questa rivoluzione copernicana del modo di rapportarsi ai problemi dell’economia e dell’occupazione a Vercelli e in Valsesia è stata annunciata questa mattina ai media locali da Carlo Riva Vercellotti, Presidente della Provincia, insieme all’Assessore al Lavoro e Formazione, Maria Cristina Cossu, assistiti da Giorgio Gaietta, Dirigente del Settore.


E vorremmo proprio incominciare dalle parole – non prive di una percettibile soddisfazione professionale e forse non solo, anche “generazionale” – di quest’ultimo che, avuta la parola dai rappresentanti politici dell’Ente ha voluto dire tutto il proprio compiacimento per la possibilità che il suo Ufficio ha avuto di tornare a lavorare secondo una logica di programmazione territoriale a medio lungo termine e, diciamolo pure, “strategica” che da tanto e forse troppo tempo non si avvertiva più.


Perchè il problema è proprio questo. Le locuzioni in esergo a questo articolo sono rappresentative di un modo di avvicinarsi al rapporto tra Istituzioni pubbliche e mondo dell’economia, ingenuamente e illusoriamente predatorio. Ingenuamente e illusoriamente oggi, in epoca di “vacche magre”, ma purtroppo invece suscettibile di pagare, appagare e placare appetiti e brame, in anni non poi così lontani. Appagamenti sterili. Appetiti rintuzzati che non saziano la fame vera. Perché quasi tutti di quei tanti soldi che il “sistema” (non si parla, evidentemente, né solo, né in particolar modo della Provincia di Vercelli) ha finito per sprecare, sono sempre finiti – al massimo – ad arricchire qualcuno, senza apportare contributi apprezzabili alla risoluzione dei tanti problemi economici, sociali, strutturali o congiunturali, come si debba o come piaccia dire.


Allora, la novità è questa: con una tempestività effettivamente rivelatrice del fatto che in Via San Cristoforo non si è voluto perdere tempo, si è cercato di intraprendere una nuova strada.


Le tappe, necessariamente forzate. Primo: confronto con tutte le Parti sociali e gli Enti locali interessati. L’elenco è sterminato e, peraltro, facilmente immaginabile: tutti riuniti oggi in Sala delle Tarsie per prendere visione del “Piano strategico provinciale per lo sviluppo e l’occupazione”.


Poi, la definizione di una serie di obbiettivi, parte essenziale di questo “progetto”. Che cercherà di arrivare al di là del guado della crisi camminando su cinque “assi”:


Il primo si appunta sulla “Valorizzazione e innovazione del sistema territoriale”. Il secondo sulla “Occupabilità e politiche attive del lavoro”. Il terzo mira al sostegno alle Imprese ed alla loro competitività. Gli ultimi due sono “trasversali” rispetto ai primi, quasi a sostegno degli stessi e mettono al centro l’importanza della “semplificazione amministrativa” e il “marketing territoriale”.


Ed è proprio in funzione di queste linee operative che sarà possibile non tanto erogare contributi a pioggia, bensì mettere a fuoco progetti condivisi e su di essi cercare, con la collaborazione di tutti, i finanziamenti. E la convinzione – plausibile – è che seguendo questa logica “virtuosa” anche in tempi di ristrettezze economiche non sia poi così velleitario pensare di drenare risorse. Che del resto, soprattutto a livello europeo, non sono mai mancate: sono le Istituzioni del nostro Paese che non sono mai state capaci di utilizzarle - proprio a causa di una endemica pigrizia progettuale e dell'assenza di azioni di “lobbing” istituzionale - finendo per lasciarle agli altri.


Inutile dire che queste espressioni ( occupabilità, sistema territoriale, marketing territoriale, ecc. ) non sono facilmente intelligibili. Ogni professione, del resto,  ha i propri linguaggi. Ma non mancherà occasione di scendere nel dettaglio e, del resto, si tratta dell’inizio di un cammino che vedrà impegnata l’Amministrazione per tutto il mandato e che, come hanno sottolineato sia Riva Vercellotti, sia Cossu, si cercherà di compiere guardando un po’ più lontano del contingente.


In questo territorio, peraltro, non si può fare diversamente. Stiamo attraversando la congiuntura più negativa del Dopoguerra e qui da noi il “bump down”, la caduta, è stata forse meno traumatica per il semplice fatto che, a livello economico, con le terga (sia conceda) per terra c’eravamo già più che in altre provincie del Piemonte.


Una congiuntura che ci trova, inoltre, in posizione assai debole nei confronti di Novara. Dove segnali di dinamismo economico, sostenuto dalla capacità di “fare sistema” tra Imprese, Società civile, Associazionismo di settore, Istituzioni, sono sempre più evidenti. Ma Novara – come non si è mancato di ricordare – se vuole svilupparsi non può necessariamente guardare a Milano: non ce la farebbe a competere. Allora la direzione obbligata è quella di Vercelli. Vercelli che non può stare a guardare, coltivando magari una localistica “sindrome di Stoccolma”, una sorta di adesione alla preponderanza del vicino più grosso e dinamico.


A parte le raffigurazioni simboliche, i problemi concreti dicono di imprese valsesiane in crescita, che non ci “stanno più” nel senso quasi fisico del termine, nelle disponibilità di spazi che quel territorio può concedere. Il problema è che quasi tutte oggi vanno a rilocalizzarsi a Novara.


Bisogna che Vercelli ed il Vercellese siano proposte, a questa stessa porzione di provincia, come alternativa interessante e capace di pagare, certo anche in termini di incentivi, ma non solo: non minore importanza hanno i servizi, le opportunità che una accorta e lungimirante “cabina di regia” territoriale sa mettere in campo. Insomma, è forse arrivato il tempo di mettere su una “cordata per il territorio”, una sorta di “lobby democratica e popolare” in grado di rappresentare, tutelare, affermare i nostri interessi leciti. Con una visione intelligente e lungimirante dei problemi; con la volontà di confrontarsi con tutti e l’umiltà per apportare, nel corso del cammino, quelle correzioni di rotta che fossero necessarie.


Che dire?


Si tratta certamente di un progetto ambizioso. Visto che sono stati ricordati  i tempi in cui si parlava – e non solo, qualcosa si riuscì anche a fare – di programmazione, forse potrebbe tornare alla memoria il famoso “libro dei sogni” di Giorgio Ruffolo.


Però certamente bisogna tornare a pensare levando lo sguardo un po’ oltre la punta dei piedi. Ed è proprio quanto questo pool di politici e tecnici, di così recente formazione, ma già così affiatato cerca di fare.


E siccome le intenzioni sono serie, le persone anche e il bisogno di cambiare marcia c’è tutto, conviene lasciare che almeno ci provino e sperare che ci riescano.

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