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17/10/2016 - Novara - Salute & Persona

PORTENTOSI FIGLI D'ARTE - Quella dinastia che discende dai lombi di Nicola Surico - La figlia Daniela e il genero Alessandro Vigone ragazzi prodigio - Se nel Quadrante il cancro fa il turista, l'Asl di Vercelli fa il pesce in barile

Interrogazione del Consigliere Regionale Alessandro Benvenuto della Lega






PORTENTOSI FIGLI D'ARTE - Quella dinastia che discende dai lombi di Nicola Surico - La figlia Daniela e il genero Alessandro Vigone ragazzi prodigio - Se nel Quadrante il cancro fa il turista, l'Asl di Vercelli fa il pesce in barile
Nicola Surico

Che fosse una giovane precoce e, per dir così, figlia d’arte, lo si era visto subito.

 

Già l’affermazione brillante al Concorso per essere ammessa alla Scuola di Specializzazione in Ginecologia ed Ostetricia, l’aveva superato brillantemente – siamo, mese più mese meno, nel 2004 – 2005.

 

Di certo Daniela Surico, figlia del chiarissimo Prof. Nicola Surico, i numeri li ha e si sono sempre visti.

 

Al punto che,  pochi anni più tardi – e siamo nel 2007, sempre mese più mese meno – succede l’imponderabile.


Mentre frequenta ancora (è al secondo anno) la Scuola di Specialità, partecipa al concorso bandito per la posizione di Ricercatore Universitario.

 

In quale Ateneo?

 

Siccome si è laureata a Novara, dove insegna il papà, è più che logico che al Concorso partecipi e lo vinca nella Stessa Università del Piemonte Orientale.

 

Ed è di intuitiva evidenza che la professionista diventi, quindi, Ricercatrice, ancor prima di avere superato l’esame di Specialità.

 

Cosa che naturalmente avviene e con il voto di 70 settantesimi con lode.

 

Nell’anno 2009 e sempre sotto le cure paterne, poiché la Scuola di Specialtà è retta dal papà Nicola.

 

***

 

Siamo perciò al cospetto di una famiglia che l’Ostetricia e Ginecologia pare ce l’abbia nel sangue.

 

Papà Nicola può andare giustamente fiero della propria figliola.

 

Precoce quanto studiosa e preparata.

 

***

 

Il Signore li fa e poi li accoppia.

 

Perché richiamiamo il detto tramandato dalla saggezza popolare?

 

Perché – ed è difficile pensare il contrario, dato che una giovane così impegnata negli studi può verosimilmente frequentare più facilmente ambienti giovanili radicati nello stesso ambito accademico – la giovane conosce un altro studente meritevole almeno quanto lei.

 

Si tratta del Dottor Alessandro Vigone.


Si conoscono, si frequentano, si fidanzano ed infine si sposano.

 

Una storia esemplare.

 

Anch’egli studiosissimo, preparato ed a tal punto desideroso di costruirsi un futuro che subito tenta il Concorso per Dirigente Medico.

 

Naturalmente presso la Struttura di Ostetricia e Ginecologia di Novara, diretta dal suocero Nicola.

 

Vince con merito il Concorso, avendo studiato con passione, impegno ed intelligenza.

 

E siamo, mese più mese meno, nel 2006 – 2007.

 

Nel breve volgere di due anni, quindi, dal 2005 al 2007, la famiglia acquista: una Ricercatrice presso l’Università del Piemonte Orientale, Facoltà di Medicina di Novara dove il papà Nicola è titolare della Cattedra di Ostetricia e Ginecologia.

 

Ed acquista poi un Dirigente Medico afferente alla Struttura Complessa a Direzione Universitaria di Ostetricia e Ginecologia dell’UPO diretta dal suocero Nicola.

 

Sicchè conviene riepilogare per il Lettore che tra tutti questi termini magari non si orienta facilmente, quali siano gli incarichi che vedono impegnato anche papà Nicola.

 

Per incominciare: Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia, presso l’UPO, nonché  Direttore della Struttura Complessa a Direzione Universitaria dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara.

 

***

 

La figlia Daniela è Ricercatore Universitario di ruolo presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’UPO, nonché  Medico Ginecologo in Convenzione.

 

Mentre il di lei Coniuge è Dirigente Medico della Struttura Complessa a Direzione Universitaria diretta dal Suocero.

 

***

 

E’ chiaro a questo punto che, la comprensibile preoccupazione di un padre rispetto alla carriera dei figlioli possa ritenersi dissolta.

 

Sì, figlioli, perché sappiamo come – nella famiglia perbene – il marito della figlia sia a sua volta considerato come un figlio.

 

***

 

E’ bello sapere che i giovani si sistemano e non hanno preoccupazioni per il futuro.

 

Ma veniamo a giorni più vicini a  noi.

 

***

 

Molto più vicini, se si pensa che pochi giorni orsono, martedì 4 ottobre, in quel di Novara (dove ormai la Sanità vercellese è obbligata ad attaccare l’asino, perché là sono i padroni) si tiene una bella riunione, presieduta dal grandissimo Dottore Oscar Bertetto.

 

Chi non lo ricorda?

 

Dapprima Sindaco – per due mandati – di Brandizzo.

 

E scusate se è poco.

 

Poi Consigliere Regionale del Pd nel 2005.

 

Poi la sua scelta definitiva per la professione – è Oncologo Medico – e così può essere scelto – da Roberto Cota – come Direttore della (ri)nata Rete Oncologica regionale: una sorta di cabina di regia per le cure del cancro nel sistema sanitario della Regione Piemonte.

 

***

 

Che succede dunque a Novara, nella riunione cui partecipa ovviamente papà Nicola?

 

Perché in quella riunione si deve decidere dove potranno essere operati i tumori dell’ovaio (ma poi c’è tutto il resto)  che affliggono i Pazienti di tutto il Quadrante.

 

***

 

Perché la novità vera della riforma a trazione Saitta, sarebbe proprio questa: tu hai un tumore all’ovaio?

 

Se sei di Vercelli o di Biella, piuttosto che di Borgomaro, non puoi banalmente essere operata a Vercelli, Biella, Borgomanero.

 

No, dovrai andare a Novara.

 

Perché?

 

Perché siccome hanno mangiato troppo in anni passati, adesso mancano i soldi e non potendo tenere aperte le strutture sul territorio, fanno viaggiare i malati.

 

Insomma, il cancro farà un po’ di turismo: non va bene S.Andrea, non va bene Oropa, non va bene il Pinocchio a Borgomanero: per il cancro all’ovaio ci sarà solo San Gaudenzio: una via francigena al contrario per tumori di tutti i tipi.

 

***

 

Ma queste sono considerazioni generali buone per alimentare i dibattiti da bar, perché putroppo, vogliamo che abbiano le palle gli attuali Consiglieri Regionali per cercare di invertire la rotta?

 

E poi cosa c’entrano le palle con i tumori ginecologici?

 

Appunto non c’azzeccano.

 

Al massimo potremmo vedere certi Consiglieri all’opera nel caso in cui si dovesse malauguratamente discutere di prostata (senza riferimento alcuno a persone realmente esistite).

 

***

 

Ma veniamo, appunto, al succo della riunione novarese del 4 di ottobre.

 

In quella sede il papà Nicola dice, sicuro del fatto suo: guardate Signori cari, secondo me io sarei l’unico in grado di operare questi tumori: non solo in questo Quadrante, ma in tutto il Piemonte.

 

E tutti gli altri, lì ad ascoltare.

 

E quindi, poiché lui andrà in pensione nel 2017, gli altri tirano un po’ un sospiro di sollievo – da un lato – ma dall’altro lato sono come preoccupati, perché non sanno semmai potranno essere loro stessi, in grado di operare quei tumori.

 

***

 

Ma non c’è problema, né motivo di inquietudine.

 

Perché subito papà Nicola assicura: dopo di me, saranno in grado di procedere ad interventi così difficili, solo due astri nascenti della professione.

 

***

 

Di chi si tratta?

 

Ma naturalmente di Daniela Surico e del di lei coniuge Alessandro Vigone.

 

***

 

A questo punto gli astanti sono come disorientati.

 

Perché tutti sanno che da qualche mese è a Novara un vero e proprio luminare della Chirurgia Oncologica Ginecologica.

 

Si tratta del Prof. Alfredo Ercoli, proveniente, vincitore di Concorso (ma il suo papà faceva un altro lavoro) dall’Università di Roma.

 

Ebbene, Ercoli  - classe 1969 – ha al proprio attivo ( e siamo solo al 2015 ) qualcosa come 3.200 interventi chirurgici, di cui 1.800 in laparoscopia, cioè per via endoscopica, cioè senza “taglio”.

 

Insomma, un vero asso.

 

E perché di lui non si parla?

 

E chi lo sa?!

 

***

 

E non si sa se e quanto potrebbero – poi - essere disorientati anche i dirigenti dell’Asl apparente di Vercelli, ora mera superfetazione dell’Ospedale di Novara.

 

Perché pare proprio che nulla abbiano da eccepire rispetto ad un simile stato di cose, tanto l’Arturo Pasqualucci, Direttore Sanitario dell’Asl, quanto Chiara Serpieri.

 

***

 

Non manca chi si preoccupi anche di un’altra cosa.

 

Ma se un domani l’Ospedale di Novara dovesse essere congestionato perché, ricevi pazienti di qua, ricevi pazienti di là, non si riesce a stare dietro al lavoro e si forma ( allunga, perché c’è già ) la lista d’attesa?

 

Non è che, putacaso, a quale bello spirito potrebbe pungere vaghezza di dire: guardate, Signori cari, qui la lista è lunga, l’intervento potrebbe essere programmato – putacaso – tra sei mesi: lei il cancro ce l’ha oggi…

 

Secondo me, se crede, può andare a pagamento in una struttura privata… così, senza impegno, neh?

 

***

 

Ma la domanda delle domande è: perché c’è tutta questa fretta di mandare tutti a Novara entro il 2017?

 

Forse la risposta nel corso della già calendarizzata riunione del prossimo 24 ottobre.

 

***

 

Intanto qualche Consigliere Regionale che si preoccupi, si trova, al punto che Alessandro Benvenuto della Lega Nord prepara e (che coraggio!) presenta questa bella interrogazione.

 

Che, tra l’altro, si pone una domanda: ma la Legge Gelmini non aveva in qualche modo eccepito qualcosa sulla convivenza di parenti nella stessa “casa” professionale?

 

Non sarà che la “Dinasty” di Surico presti il fianco a qualche critica?

 

Ma ecco il  testo dell’interrogazione.

 

 

                                                                                                          Al Presidente del

Consiglio regionale

del Piemonte

INTERROGAZIONE

ai sensi dell’articolo 18, comma 4, dello Statuto e

dell’articolo 99 del Regolamento interno.

 

                                               Ordinaria a risposta orale in Aula                          

                                               Ordinaria a risposta orale in Commissione                       

                                               Ordinaria a risposta scritta                                    

                                               Indifferibile e urgente in Aula                               

                                               Indifferibile e urgente in Commissione                            

 

 

 

OGGETTO: Presunte incompatibilità tra i medici operanti all’interno dei dipartimenti dell’Ospedale di Novara sede dell’Università del Piemonte Orientale alla luce della Legge Gelmini.

 

Premesso che:

All’interno della struttura Universitaria dell’Ospedale di Novara pare operino, con mansioni e gradi differenti e in dipartimenti e strutture diverse, medici tra loro legati da rapporti di parentela o affinità;

 

Considerato che:

la Legge denominata ‘Gelmini’, ossia la 240/2010, all’Articolo 18 comma “1” punto “b” recita, in riferimento al conferimento di incarichi anche di ricerca all’interno di uno stesso ambito Universitario, “…In ogni caso, ai procedimenti per la chiamata, di cui al presente articolo, non possono partecipare coloro che abbiano un grado di parentela o di affinità, fino al quarto grado compreso, con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione dell'ateneo”;

Evidenziato che:

come più volte segnalato allo scrivente gruppo consiliare, le presunte irregolarità riguarderebbero medici in servizio presso la Struttura complessa a Direzione Universitaria di Ostetricia e Ginecologia dell’Università del Piemonte Orientale A. Avogadro sita nell’Ospedale di Novara e il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale della medesima Università;

INTERROGA
la Giunta regionale,

 

per sapere se corrisponda al vero quanto sopra esposto e cioè che all’interno della struttura Universitaria dell’Ospedale di Novara operino, pur se in una struttura diversa, parenti stretti o affini del primario di una struttura della stessa Università e se questo non configuri una violazione della legge 240/2010 (legge Gelmini) che di fatto impedisce a parenti ed affini fino al quarto grado di lavorare all’interno della stessa struttura Universitaria.

 

Nel caso in cui tali situazioni venissero confermate, se l’assessorato non ritenga opportuno approfondire se sussistano gli estremi per una violazione della normativa e se non ritenga necessario intervenire per fare in modo che una norma generalmente applicata nelle Università del Paese venga rispettata anche in una rinomata realtà qual è quella dell’Ospedale Universitario di Novara.

PRIMO FIRMATARIO                                                                   


Alessandro BENVENUTO

 

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