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14/05/2013 - Regione Piemonte - Economia

PIEMONTE – Due sfide non rimandabili per il Governo letta: creare lavoro e abbattere le tasse

All’indomani dell’insediamento del governo presieduto da Enrico Letta è circolata fortemente la notizia che sarebbe stata tolta l’IMU. Nei giorni successivi sono emerse anche voci contrarie che arrivavano dall’ANCI





PIEMONTE – Due sfide non rimandabili per il Governo letta: creare lavoro e abbattere le tasse
Sergio Marini

(p.r.) - All’indomani dell’insediamento del governo presieduto da Enrico Letta è circolata fortemente la notizia che sarebbe stata tolta l’IMU. Nei giorni successivi sono emerse anche voci contrarie che arrivavano dall’ANCI: togliere l’Imu equivale a far fallire i Comuni, piccoli o grandi che siano. Di qui, il ridimensionamento della proposta: l’Imu potrebbe restare, ma con un’applicazione ridotta per la prima casa. Mentre il dibattito è in corso, è intervenuta anche l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sostenendo che in Italia occorre abbassare le imposte sul lavoro piuttosto che agire su altri fronti. Una patata bollente che il governo Letta si trova ad affrontare il giorno dopo il suo insediamento, con un Pdl che rivendica fortemente quanto promesso in campagna elettorale. Intanto, la Bce (Banca Centrale Europea) ha deciso di tagliare il tasso di rifinanziamento dell’Eurozona, portandolo al nuovo minimo storico dello 0,5%. L’obiettivo annunciato dal presidente Mario Draghi è di rilanciare il credito. L’Ocse da una parte e la Bce dall’altra impongono al governo italiano una strada obbligata: la ripresa dell’economia passa attraverso il rilancio delle imprese con un credito maggiormente accessibile e attraverso la riduzione del costo del lavoro a carico delle aziende, le cui imposte pagate spesso non vanno a beneficio del lavoratore. Negli ultimi due anni, la politica della Bce di concedere alle banche fondi allo 0,75% avrebbe già dovuto consentire alle imprese di ottenere fondi per affrontare il difficile mercato. In realtà, a finanziarsi sono state le banche che hanno acquistato titoli di Stato. La Bce ha chiuso gli occhi di fronte a questi atteggiamenti, poiché la pressione dei tedeschi orientata al risanamento dei bilanci piuttosto che alla ripresa economica, ha consentito la difesa dell’euro e il contenimento dell’inflazione. Ora però l’Europa è ben consapevole che l’impostazione della Germania non risolve i problemi dell’occupazione e quindi si pensa ad un abbattimento dei costi del lavoro ed a un ritorno degli investimenti in modo agevolato da parte delle imprese. Questa inversione di tendenza potremmo definirla come un ritorno all’economia reale piuttosto che restare nel mondo della finanza fatta di titoli di Stato. La conferma di quanto è successo a livello europeo ce l’abbiamo anche a livello locale.  In Piemonte, gli Istituti di Credito hanno preferito fare utili e consolidare il loro patrimonio, acquistando titoli di Stato, piuttosto che rischiare con le imprese. Gli investimenti finanziati sono stati quelli super garantiti mentre la stretta creditizia si è fatta sentire soprattutto nei confronti delle imprese particolarmente esposte od operanti in settori come l’edilizia dove la sicurezza del rientro del credito concesso era molto scarsa. Né più né meno di quanto avvenuto a livello europeo. L’indagine Bce - Commissione Europea svolta su settantacinquemila aziende tra ottobre 2012 e marzo 2013 dimostra che la mancata concessione di credito alle imprese non è un problema di domanda da parte delle stesse, quanto degli Istituti di credito restii ad aprire i cordoni della borsa. In buona sostanza, parte una nuova stagione in cui i condizionamenti europei si stanno facendo sentire in modo decisivo. “Dal punto di vista agricolo, il taglio dei tassi è una boccata di ossigeno che ci auguriamo possa favorire l’accesso al credito delle PMI per le quali, secondo la stessa Banca Centrale Europea, c’è stato ‘un aumento delle necessità di finanziamento’ accoppiato a ‘un peggioramento della disponibilità di prestiti bancari’, ha affermato il presidente di Coldiretti, Sergio Marini, evidenziando che “il credito agrario erogato alle aziende agricole ha subìto un taglio del 22 per cento nel 2012 con il valore delle erogazioni sceso al livello più basso dal 2008”. L’effetto ‘credit crunch’ si è fatto sentire anche nel settore agricolo, dove sono calati i finanziamenti e sono aumentate le sofferenze: nel 2012 è stato erogato un monte-crediti all’agricoltura di 2,11 miliardi di euro, contro i 2,73 miliardi circa registrati nel 2011. In agricoltura c’è ancora voglia di investire, ma dall`inizio 2013 si è verificato un netto rallentamento della gestione dell`iter istruttorio presso le maggiori banche attive nel settore del credito agrario, con un preoccupante blocco dei processi di investimento, in particolar modo legati ai rinnovi degli impianti e dei macchinari.



 

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