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08/02/2015 - Cigliano e Borgo d'Ale - Salute & Persona

PERSONE CHE VIVONO UNA VITA VEGETATIVA - E sono amate e curate come figli e figlie di Dio - I Silenziosi Operai della Croce inaugurano a Moncrivello una moderna struttura per la cura di gravi patologie - VIDEONOTIZIA E GALLERY

Per chi soffre fino a perdere i caratteri di umanità della vita e, tuttavia, senza essere meno uomo, meno donna, meno fratello o sorella. Senza perdere, per questo, la condizione di figlio di Dio.




PERSONE CHE VIVONO UNA VITA VEGETATIVA - E sono amate e curate come figli e figlie di Dio - I Silenziosi Operai della Croce inaugurano a Moncrivello una moderna struttura per la cura di gravi patologie - VIDEONOTIZIA E GALLERY
Moncrivello, 7 febbraio 2015

( guido gabotto ) - “Tu che soffri porti la Croce di Cristo / Entri nel Regno per la Croce che salva / Il tuo dolore serve a costruire il tempio di Dio nel tuo cuore ”.

E’ il commovente canto offerto dalla Cantoria della “beatificazione”, la corale costituitasi in occasione della beatificazione di Mons. Luigi Novarese, due anni orsono e che poi ha continutato ad animare la liturgia e le occasioni importanti dei Silenziosi Operai della Croce.

Il canto è all’inizio del video che documenta, in oltre 28 minuti di filmati, la giornata di inaugurazione della nuova Residenza Sanitaria “Virgo Potens”, che si prende cura dei malati in Stato Vegetativo.

Eccolo:

http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2375

Le parole del canto danno una spiegazione, un senso al dolore umano.

E forse è questa la spiegazione che cercava Giobbe.

Una spiegazione utile per rispondere alla domanda antica, ridotta nella brevissima proposizione tutta contenuta in una sola parola: perché?

Perché il dolore? Perché il dolore innocente? Perché proprio a me?

Ma, appunto, basta a se stesso quell’avverbio così esigente: perché?

Gli eventi sono combinati con provvidenziale sapienza, in questo sabato 7 febbraio in cui al Santuario del Trompone di Moncrivello si inaugura l’ultima Opera preparata per chi soffre dai “Silenziosi Operai della Croce”.

E si deve proprio ad un grande Arcivescovo di Vercelli, Mons. Albino Mensa, che fu compagno di studi del Beato (un inciso: un giorno a Vercelli arrivò anche Mons. Helder Camara, anch’egli compagno di corso dell’allora Arcivescovo, capace di uno sguardo sapiente e lungimirante, quanto pieno di un amore discreto, sul Mondo) se la Congregazione potè “innestarsi” in questo angolo di Piemonte, nel complesso edilizio ove un tempo sorgeva il Seminario Minore diocesano.

Gli eventi, dicevamo, anche quelli che accadono proprio in questa giornata in cui si inaugura una nuova e modernissima Residenza Sanitaria Assistenziale dedicata ad accogliere e curare, ma soprattutto amare i malati affetti da patologie neurologiche invalidanti.

Sono le Persone che vivono in Stato Vegetativo: le iniziali maiuscole sono insistentemente impiegate dai Responsabili della Struttura, certo anche proprio per indicare una “gerarchia” di valori, un posto privilegiato, per chi soffre.

Per chi soffre in questo modo.

Per chi soffre fino a perdere i caratteri di umanità della vita e, tuttavia, senza essere meno uomo, meno donna, meno fratello o sorella. Senza perdere, per questo, la condizione di figlio di  Dio.

Dio, quel Padre i cui disegni sono talvolta misteriosi eppure sempre misericordiosi, quel Padre capace di una  Carità  sempre sovrastante ed insieme penetrante la vicenda umana. Anche la vicenda di quegli uomini, di quelle donne, che non possono più muovere un dito né un sopracciglio, che apparentemente non vivono se non in senso biologico.

Questa giornata è tutta dedicata ad una rappresentazione del dolore così severa da rendere così attuale quella domanda: perché?

Domanda comprensibilmente attuale, talvolta incontenibile, persino rabbiosamente incontenibile, sulla bocca dei familiari, degli amici, di chi ha conosciuto gli anni del pieno vigore, della vivacità intellettuale, della parola fluente e sapida, dello sguardo luminoso negli occhi di una persona che ora invece pare come morta.

E che però è viva, anche se partecipa alla vita da una cattedra tutta diversa da quella cui pensiamo quando immaginiamo una persona che insegni qualcosa a qualcuno, a noi tutti.

La cattedra di un letto di contenzione, la cattedra della Croce.

***

Ma la domanda è sempre quella: perché?

Ed appare, così, sorprendente, ma forse è meglio dire provvidenziale, il fatto che la Liturgia di questa domenica – la S.Messa sarà celebrata al termine della giornata nella Chiesa eretta attorno alla miracolosa “trumpa”, il ceppo di castagno, sul quale la Vergine si rivelò il 2 aprile 1559 per guarire Domenica di Miglianotto dalla sua malattia – offra la lettura del Libro di Giobbe, il grande affresco sul dolore umano e sul suo senso.

Giobbe che deve a suo modo accontentarsi nella accettazione del Mistero, riconoscendo nella sua e nostra minorità la ragione di una  non “comprensibile”, cioè “non – contenibile”, né comprimibile e così “incomprensibile”, quanto però plausibile, fisionomia del progetto di Dio.

Dio che è Padre Misericordioso anche quando deve rivolgersi a quel suo così provato figlio con categorie letterarie pedagogiche al punto di richiamare il giorno di una interrogazione a scuola.

Sappiamo come vanno le cose: Giobbe non si rassegna alla morsa del dolore fisico. Non se ne dà ragione. Non se lo è meritato e così ne chiede conto.

Ma il Padre non può dare una risposta diretta, così si affida ad una ellisse.

E domanda a quel suo così amato – e sorpreso - figlio: ma tu sai quando vanno a partorire le camozze e dove figliano le cerve?

Una domanda che lascerebbe sconcertati anche noi.

Perché anche oggi, che abbiamo i satellitari ed eventualmente i droni, non sappiamo quando e dove vadano a partorire le camozze.

In verità, non sappiamo nemmeno bene che animale sia, la camozza, salvo pensare si tratti di una capra selvatica abituata a vivere tra le rocce. Che per partorire si sceglie ripari sicuri. Dove nessuno può vederla.

E’ solo una delle tante cose che non sappiamo.

L’espediente retorico funziona, perché Giobbe lo afferra nel suo significato profondo e – per dir così – epistemologico, cioè d’un tratto illumina la scena sulla quale si confrontano l’onnipotenza e l’onniscienza di Dio con la finitudine della conoscenza umana.

Anche quando indaghiamo l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo con gli strumenti più moderni della Scienza riusciamo solo a definire una pallida immagine di tutto quanto ancora dobbiamo scoprire.

Sicchè è “ragionevole” concludere con Giobbe: Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te.

E riconoscere così: Ho esposto dunque senza discernimento cose troppo superiori a me, che io non comprendo.

Per affidarsi infine a Dio, fidandosi di lui.

Fidarsi di Dio anche quando tutto sembra giocare contro, quando il mondo, il “senso comune”, direbbero il contrario.

***

Sabato 7 febbraio, dunque, il giorno in cui si corona un sogno, diventato idea, un’idea fattasi poi progetto portato avanti con impegno, costanza, intelligenza, dalla Congregazione e da un laico non dimenticato, il Direttore Sanitario della Struttura, il Dott. Alberto Cavanna. Troppo presto sottratto all’affetto dei tanti che l’hanno conosciuto.

Ci piace parlare dell’inaugurazione ed anche  riparlare del Dott. Cavanna con la gallery di immagini che offriamo insieme al video ed anche rimandando ai nostri articoli degli anni scorsi che parlano dell’argomento, per significare anche così che questo giorno è stato a lungo preparato e che le storie di vita, di amore, del nostro territorio, si costruiscono giorno dopo giorno con la pazienza ed il lavoro

Guarda anche:

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=58147

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=58124
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