VercelliOggi.it
Il primo quotidiano on line della provincia di Vercelli
Meteo.it
Borsa Italiana
19 October 2018 | Vai alla Prima Pagina
Il Santo del giorno
Cerco/Offro lavoro
PiemonteOggi.it
CasaleOggi.it
BiellaOggi.it
CuneoOggi.it



Dettaglio News
09/08/2018 - Vercelli - Enti Locali

PENDOLARI ESASPERATI - Guai anche sui treni ad alta velocità - Chi viaggia per lavoro si rivolge al Ministro dei Trasporti

lettera al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli: vi è un "assenza di tutela nell'accesso al servizio da parte dei pendolari"



PENDOLARI ESASPERATI - Guai anche sui treni ad alta velocità - Chi viaggia per lavoro si rivolge al Ministro dei Trasporti

Spett.le

MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

in persona del Ministro p.t. dott. Danilo Toninelli


Con la presente nota il COMITATO NAZIONALE PENDOLARI ALTA VELOCITA’ e la FEDERCONSUMATORI - FEDERAZIONE NAZIONALE CONSUMATORI E UTENTI portano all’attenzione del Ministero ricevente la problematica richiamata in oggetto, che ha riguardato e riguarda l’utilizzo del servizio ferroviario cd. “Alta Velocità” da parte dei lavoratori pendolari.

Le scriventi associazioni combattono (oramai dal 2015) per il mantenimento, nel trasporto ferroviario veloce, della vendita del servizio tramite “abbonamenti” e per il riconoscimento di forme di garanzia di accesso al trasporto A.V. da parte degli utenti lavoratori pendolari, in linea con la funzione primaria ed essenziale che è propria di ogni rete ferroviaria di trasporto (anche quando gestita, come nel caso dell’AV, tramite un servizio “liberalizzato”) che è quella di mettere in collegamento le intelligenze e le forze del Paese e di garantire la mobilità e l’accesso al lavoro dei cittadini.

Di seguito si riportano brevemente le tappe principali che hanno portato all’attuale assenza di forme di tutela nell’accesso al servizio da parte dei pendolari A.V., così riassumibili:

• completa privatizzazione del servizio di collegamento diretto tra le grandi città ora servite dalla rete ferroviaria Alta Velocità e la cancellazione delle precedenti corse “contribuite” effettuate sulla rete tradizionale;

• la nascita ed il consolidamento del fenomeno del pendolarismo lavorativo sulla rete Alta Velocità che oggi interessa circa 12.000 persone;

• la decisione dell’Autorità Trasporti con la Delibera n. 54 del 2016 di dichiarare gli abbonamenti “facoltativi” e le aziende del settore libere di offrili o meno;

• il successivo comportamento dei due operatori del settore, che ha portato NTV a eliminare completamente gli abbonamenti e Trenitalia ad aumentarne il prezzo su tutto il territorio nazionale del 17,5 %;

• l’impugnativa dinanzi agli organi di giustizia amministrativa promossa dagli odierni esponenti e l’attuale stato del giudizio.


1) La privatizzazione del servizio ferroviario Alta Velocità e del collegamento diretto fra grandi città.

La vicenda in esame trova il suo punto d’origine nella previsione dell’art. 2, co. 253 della Legge n. 244 del 2007.

Tale disposizione ha per la prima volta introdotto nel trasporto di media-lunga percorrenza la distinzione tra “tratte profittevoli” e “tratte non profittevoli”, sancendo l’affidamento dell’erogazione del servizio tramite il “mercato” su tutte le tratte sulle quali fosse stato possibile raggiungere “condizioni di equilibrio economico” e prevedendo il mantenimento di treni a “contribuzione pubblica” unicamente sulle tratte non economicamente vantaggiose, ma valutate di utilità sociale.

In attuazione di ciò, con la successiva Delibera n. 122 del 17.12.20091, il C.I.P.E. ha definito il perimetro dei servizi di pubblica utilità sulle tratte economicamente non redditive, escludendo espressamente da queste tutti “i servizi di media e lunga percorrenza erogati in modo totale o prevalente sulla così detta <<rete forte>> (tratte Milano/Napoli, Torino/Venezia, Bologna/Venezia, Bologna/Verona)”, ovvero, i servizi erogati sulla così detta Ydella rete ferroviaria ad Alta Velocità (forma assunta dal tracciato delle direttrici Milano-Bologna- Napoli da un lato, e Venezia-Bologna-Napoli dall’altro).

Tale previsione ha dunque segnato una cesura netta nel modello di erogazione del servizio di trasporto ferroviario sulla media-lunga percorrenza sulle tratte considerate remunerative, in cui il servizio non è più effettuato tramite treni programmati, definiti e contribuiti da fondi statali, ma è “assicurato in regime di liberalizzazione”, ovvero effettuato tramite i servizi di collegamento erogati dalle imprese che privatamente accedono al mercato, sul presupposto della reddittività delle stesse (palesata dalla circostanza che le stesse riguardano il collegamento diretto tra i grandi bacini di utenza presenti nei capoluoghi di Provincia serviti dall’Alta Velocità).

La scelta del legislatore ha comportato la progressiva eliminazione dei treni che sulla “rete tradizionale” effettuavano collegamenti diretti tra i capoluoghi di Provincia ora collegati dalla rete ferroviaria Alta Velocità.

L’attuale offerta di “treni contribuiti” (Intercity e Regionali) presenti sulla rete tradizionale è infatti pressoché inesistente e, quando presente, è posizionata prevalentemente in fasce orarie non pendolari e non è mai diretta, con tempi di percorrenza addirittura maggiori rispetto a quelli che venivano erogati prima dell’avvio della rete veloce.


2) Il pendolarismo lavorativo sull’alta velocità

Tale situazione ha comportato il nascere ed il consolidarsi di un pendolarismo lavorativo sulla rete ferroviaria Alta Velocità.

Secondo i dati dichiarati dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti in occasione della Relazione al Parlamento nell’anno 2016 il totale del numero degli abbonati sui servizi ferroviari ad Alta Velocità è di circa 8.000 (ottomila) utenti, seppure dichiarazioni ufficiose parlano oggi di circa 12.000 (dodicimila) utenti.

Riprova della diffusione sul territorio nazionale del fenomeno in questione è d’altronde rappresentata dalla stessa costituzione dello scrivente “Comitato Nazionale Pendolari Alta Velocità”, nel quale si sono uniti i comitati locali nati sulle diverse tratte dove è presente il fenomeno del pendolarismo lavorativo (ovvero i Comitato Pendolari della Torino/Milano, Napoli/Roma/Salerno,Bologna/Firenze,Firenze/Bologna,Firenze/Roma,Milano/Bologna, Bologna/Milano, Venezia/Milano e Bologna/Verona).


3) La Delibera dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti n. 46 del 2016 e la definizione della facoltatività della vendita degli abbonamenti da parte delle imprese ferroviarie.

A fronte di tale fenomeno, l’Autorità di Regolazione dei Trasporti (nel 2015) ha avviato un procedimento che doveva essere finalizzato al riconoscimento di “diritti minimi” a favore degli abbonati A.V.

Nell’iniziale schema in consultazione l’Autorità aveva, invero, previsto l’obbligo da parte dei gestori tale di soddisfare la domanda di mobilità pendolare, il monitoraggio di tali dati di trasporto, nonché l’obbligo di garantire ai pendolari il “cambio di prenotazione” sui biglietti rimasti invenduti a pochi minuti dall’inizio del viaggio, anche in classi di viaggio superiori a quelle acquistate con l’abbonamento.

Tale schema tuttavia è stato poi radicalmente ribaltato dall’A.R.T. sulla base di un parere acquisito in fase procedimentale dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in forza del quale si è stabilito che la natura di “mercato” dei servizi AV implica che ciascuna impresa ferroviaria effettui le proprie scelte commerciali autonomamente in funzione della loro redditività attesa, senza condizionamenti di alcun tipoed in particolare che: non esiste alcun specifico obbligo in capo agli operatori AV di offrire servizi in abbonamento”.

Sulla scorta di tale parere, nel documento finale di regolazione (Delibera n. 54/2016) l’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha pertanto sancito la totale ed insindacabile libertà di scelta delle imprese ferroviarie in ordine alla previsione o meno di forme di abbonamento sui servizi AV.


4) Gli effetti della regolazione emanata dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti.

In forza della regolamentazione emanata dall’A.R.T. entrambe le aziende di trasporto hanno, sin da subito, annunciato l’intenzione di eliminare la vendita degli abbonamenti (prima e da sempre pacificamente erogati).

Ed infatti, a partire dalla fine del 2016, la società NUOVO TRASPORTO VIAGGIATORI S.p.A. ha provveduto all’eliminazione della vendita degli abbonamenti su tutte le tratte da esse servite.

La concorrente Trenitalia, invece, dopo aver ripetutamente annunciato di voler procedere sulla medesima strada, ha poi proceduto (anche a seguito delle “pressioni” degli utenti) ad approvare, a partire dal Gennaio 2017, significativi aumenti di prezzo degli abbonamenti relativi proprio e solo ai treni erogati nelle fasce orarie pendolari.

A seguito di tali aumenti, l’attuale prezzo medio di un abbonamento a.v., nelle fasce orarie pendolari e nei giorni settimanali lavorativi dal Lunedi al Venerdì su tratte come la Torino/Milano o la Napoli/Roma, arriva a superare abbondantemente i 400 euro mensili.

Quanto sopra rappresentato espone inoltre a pericoli di potenziali ulteriori aumenti da parte dell’unica impresa offerente ed alla riduzione (in parte già avvenuta) del numero di lavoratori che effettivamente potranno permettersi l’acquisto dell’abbonamento.


5) L’impugnativa giurisdizionale della Delibera ART n. 54/2016 da parte del CNPAV e della FEDERCONSUMATORI.

Le scriventi associazioni hanno, tuttavia, impugnato dinanzi al T.A.R. Piemonte la Delibera ART sopra richiamata.

Senza entrare nel dettaglio tecnico dei motivi di ricorso, si indica come si sia stata dedotta a sostegno del ricorso, in particolare, la violazione della normativa di derivazione comunitaria relativa ai “Servizi di Interesse Economico Generale” che impone che, contestualmente all’apertura al mercato dei grandi servizi di rete, siano assunte tutte quelle precauzioni necessarie a non pregiudicare la “missione sociale” insita nel servizio ed a garantire l’accesso “universale” allo stesso da parte di tutti i cittadini.

Parimenti si è dedotta la violazione delle legge istitutiva dell’ART ed il mancato bilanciamento da parte dell’Autority dei diritti costituzionali in gioco, stante l’evidente mancata considerazione del diritto alla mobilità ed al lavoro dei cittadini utenti.

Il ricorso è stato tuttavia rigettato con sentenza del T.A.R. Piemonte n. 1181/2017.

Per quel che qui interessa, i primi Giudici avrebbero infatti ritenuto che un servizio, per quanto di interesse generale, sarebbe riconducibile alla nozione comunitaria di SIEG solo in presenza di un’“imposizione legislativa” a monte di un obbligo di servizio pubblico a carico delle imprese esercenti.

Tale pronuncia è ritenuta del tutto erronea e carente da parte degli odierni esponenti, stante l’evidente carattere “naturale” di servizio di interesse generale del servizio di trasporto e la possibilità dell’ART, al pari di tutte le altre Autority di settore, di poter intervenire nel segmento di settore liberalizzato, prevedendo forme di garanzia a tutela degli abbonati.

Le associazioni hanno pertanto presentato appello al Consiglio di Stato, attualmente in fase di attesa di fissazione dell’udienza di discussione.


6) Esigenze sociali di trasporto e forme di limitazione del libero mercato.

Tanto rappresentato va ribadito come le esigenze sociali e gli interessi costituzionali in gioco nel caso di specie palesino l’evidente necessità di rendere il servizio A.V. “funzionale” in primis proprio al trasporto degli utenti lavoratori.

D’altronde ogni rete di trasporto (e così anche l’A.V., per la cui realizzazione sono stati spesi ingenti investimenti statali) nasce proprio con la finalità di migliorare il collegamento del tessuto socio-economico del Paese e la mobilità prima di tutto dei lavoratori.

Nel caso di specie appare pertanto necessario sottolineare la cecità delle scelte del regolatore, che ha considerato il solo carattere “redditivo” del servizio e non anche la sua “funzione sociale”.

E’ appena il caso di sottolineare come, invece, notoriamente negli altri servizi di rete si siano da sempre previste forme di limitazione della concorrenza degli operatori rispondenti alla necessità di garantire le esigenze generali sottese ai servizi e l’accesso universale allo stesso. Ciò è avvenuto, ad esempio, tramite la previsione dell’obbligo di garantire un certo quantitativo minimo di servizio (nei servizi postali) o tramite la definizione di prezzi massimi non superabili da parte delle aziende attive sul mercato (come nei servizi di telecomunicazioni) o tramite l’istituzione di un fondo finalizzato al pagamento del servizio universale tramite un prelievo applicato alle varie aziende operanti nel settore in rapporto al fatturato delle stesse (come nei servizi di energia elettrica e gas).

Tali forme di regolamentazione del mercato sono espressione delle modalità di intervento segnalate anche dalla Commissione Europea, da ultimo nel “Libro Bianco sui servizi di interesse generale”.

La Commissione ha infatti indicato la necessità, in tutti i servizi di rete, di conciliare la redditività dei servizi di mercato con l’assolvimento del mandato di servizio pubblico insito nei servizi stessi, attraverso tre possibili forme di regolamentazione della concorrenza nel mercato: a) “Contributi degli operatori di mercato”: ovvero previsione di forme dirette di prelievo a carico delle imprese operanti sul mercato con il quale finanziare l’assolvimento degli obblighi di servizio universale; b) “Diritti speciali ed esclusivi” riconosciuti a singoli operatori attraverso i quali limitare la concorrenza su taluni mercati nella misura in cui ciò sia necessario allo svolgimento di compiti di servizio pubblico; c) “Calcolo medio delle tariffe” mediante il quale imporre che il servizio universale sia fornito ad una tariffa massima, orientata ai costi di fornitura sopportati dagli operatori.

In linea con le disposizioni citate sarebbe pertanto possibile introdurre e prevedere forme di regolamentazione del servizio A.V., che vanno dalla introduzione di un limite di prezzo (prezzo massimo), alla previsione anche di misure dirette a favore dell’utente che determinino un meccanismo “regolato” di concorrenza tra le imprese nell’offerta degli abbonamenti (come nel caso di bonus o agevolazioni fiscali, riconosciute direttamente all’utente indipendentemente dall’azienda che eroga il servizio in abbonamento).

Allo stesso modo, infine, non va taciuta la necessità di prevedere meccanismi di controllo dei dati sul fenomeno del pendolarismo e sul numero degli abbonamenti venduti, anche ai fini dell’attuazione dei criteri nella determinazione delle tracce orarie, regolamentati dall’articolo 35 del Decreto Legislativo n. 188 del 2003 ed in relazione alla necessità di verificare eventualmente, nel tempo, l’aumento della offerta ferroviaria negli orari di maggiore richiesta o, in ipotesi, procedendo anche alla dichiarazione di saturazione dell’offerta ferroviaria, come regolata dall’articolo 30 del testo di legge sopra citato.


Tanto premesso le scriventi associazioni concludono rappresentando la necessità di una regolamentazione del settore che:

permetta l’accesso al servizio da parte dei lavoratori pendolari A.V. mediante meccanismi di regolamentazione del mercato, nelle varie forme sopra esposte;

preveda un monitoraggio costante del numero degli abbonati sulle tratte A.V. al fine di definire un’offerta ferroviaria conforme alla domanda di mobilità dagli stessi rappresentata.

FEDERCONSUMATORI – FEDERAZIONE

NAZIONALE CONSUMATORI E UTENTI,

______________________________________

COMITATO NAZIONALE PENDOLARI ALTA

VELOCITA’, ed in rappresentanza dei seguenti

COMITATI LOCALI

Comitato Pendolari Veloci Torino-Milano

Comitato Pendolari Bologna-Firenze

Comitato AV Firenze-Bologna

Comitato Pendolari AV Firenze-Arezzo-Roma

Comitato Pendolari AV NA.RO.SA.

Comitato Pendolari AV Milano-Bologna

Comitato Pendolari AV Bologna-Milano


NON SONO DISPONIBILI ALTRE IMMAGINI
VercelliOggi.it - Network ©
Iscrizione R.O.C. n° 23836 - Data ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2014 - Direttore responsabile: Guido Gabotto
Via F. Petrarca 39 - Vercelli - Tel. 0161 502068 - Fax 0161 260982
Mail: info@vercellioggi.it - Note Legali - Privacy
Supporto tecnologico: Etinet s.r.l - 12038 Savigliano (CN) - www.etinet.it