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12/11/2013 - Alessandria - Pagine di Fede

OZZANO MONFERRATO (AL) – Celebrata la Santa Messa in ricordo di Sant’Agostina Pietrantoni protettrice degli Infermieri d’Italia

Funzione commemorata domenica 10 novembre nella Parrocchia di San Salvatore




OZZANO MONFERRATO (AL) – Celebrata la Santa Messa in ricordo di Sant’Agostina Pietrantoni protettrice degli Infermieri d’Italia
Delegazione di fedeli ozzanesi che il 14 novembre 2004 si recò in visita a Pozzaglia Sabina per l’importante evento della traslazione delle reliquie della santa da Roma nel paese natio

 Domenica 10 novembre nella Parrocchia di San Salvatore ad Ozzano Monferrato, la comunità dei fedeli si è idealmente stretta con quella di Pozzaglia Sabina, in provincia di Rieti, per celebrare la Santa Messa in ricordo di Sant’Agostina Pietrantoni protettrice degli Infermieri d’Italia.



Durante la funzione religiosa la figura della Santa, ben rappresentata da un quadro posto sulla balaustra del presbiterio, è stata più volte ricordata dalle parole del parroco Don Gigi Cabrino, nella preghiera dei fedeli con una menzione particolare all’ozzanese Suor Maria Rosa, l’instancabile promotrice dell’evento che ogni anno, dalla lontana Sabina, coinvolge tutta quanta la collettività ozzanese, e in ultimo, dalla tradizionale lettura della commovente poesia Profumo di Paradiso di Maria Rosa Gorrani, coltivatrice di Molino dei Torti, nel 2008 classificatasi seconda al concorso “Fede ed Arte” indetto annualmente dal comune laziale di concerto con le Suore della Carità.


Nella messa di sabato, invece, il parroco, dopo aver benedetto il quadro con l’effige della santa, ha spiegato ai ragazzi del catechismo chi fosse Agostina e quale fu il miracolo che negli anni ’50 compì ad Ozzano nella famiglia Monzeglio.


Livia Pietrantoni, la futura Suora e Santa Agostina, nasce il 27 marzo 1864 a Pozzaglia Sabina. Il 23 marzo 1886 è accolta nella Casa Generalizia delle suore della Carità di S. Giovanna Antida Thouret.


Il 13 agosto 1887 veste l’abito religioso e viene invitata, come infermiera, nell’ospedale “S. Spirito” di Roma nella corsia dei bambini, poi in quella dei tubercolotici dove contrarrà lei stessa la malattia.


Il 20 settembre 1893 fa la Professione Religiosa. Con il quarto voto s’impegna al servizio dei poveri.


Il 13 novembre 1894 la sua vita viene stroncata dalla mano armata di un ammalato da lei assistito.


Il 12 novembre 1972 è proclamata “Beata” dal Pontefice Paolo VI.


Santificata il 18 aprile 1999 in S. Pietro da Sua Santità Giovanni Paolo II.


Proclamata Patrona degli Infermieri con Decreto del 29 aprile 2003.


La signora Caterina Monzeglio Montino, sorella di Suor Maria Rosa, è invece ricordata per essere una delle prime miracolate della Santa.


La storia ebbe inizio in una fredda sera d’inverno di tanti anni fa a casa Monzeglio ad Ozzano Monferrato. Il camino acceso, la nonna accanto al fuoco a ravvivar la fiamma, le bambine divertite a rincorrersi attorno al desco. Ad un tratto la nonna, preoccupata dal troppo rumore, si volta di scatto con il ferro uncinato rovente in mano e la piccola Caterina, di circa due anni, non potendo frenare la sua corsa, le va incontro. L’inizio della tragedia. Le strilla, le voci che si assommano e si confondono, i pianti, il dolore, l’occhio della bambina che avvampa. Si prestano le prime cure, giunge il medico condotto che nulla può fare se non constatare il danno irreparabile e consigliare una visita specialistica in ospedale.


E poi la lunga interminabile veglia pregando Sant’Agostina, della cui congregazione apparteneva una zia, tutt’ora vivente, e al mattino il viaggio della speranza all’ospedale. Alla vista della piccola lo specialista non riconobbe quale fosse l’occhio o gli occhi offesi, giacché la lesione si stava espandendo. Il miracolo si era compiuto: Caterina non riportava alcuna lesione alla vista.


Da qui ebbe inizio l’iter che portò a riconoscere l’evento come miracolo.


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