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24/01/2015 - Vercelli Città - Enti Locali

OPIFICIO, A VERCELLI "LA RETE" PIANGE, MA CUI AD PEVERAGN I GRIGNU - Il Comune paga 134 mila euro ad archeologi di Peveragno - E si ritrova con le vestigia romane nel fango

Oltre allo sdegno ed alla denuncia, la proposta - Forse




OPIFICIO, A VERCELLI "LA RETE" PIANGE, MA CUI AD PEVERAGN I GRIGNU - Il Comune paga 134 mila euro ad archeologi di Peveragno - E si ritrova con le vestigia romane nel fango
Opificio prima e dopo la cura

Lo sdegno delle Associazioni di volontariato culturale che hanno costituito “La Rete” a Vercelli sarebbe stato – forse - ancora maggiore se, nel corso della conferenza stampa tenuta stamane a proposito della distruzione dell’Opificio romano, avessero avuto tra le mani la “Determinazione” (i Dirigenti degli Enti Locali, a differenza degli Assessori e dei Consiglieri, non deliberano, ma, nel lessico burocratese,  appunto “si determinano”) con la quale Palazzo Civico affida ad una ditta specializzata formata da Archeologi di Peveragno la cura specialistica degli scavi a tutela dell’Opificio romano.

Intanto, per chi non lo sapesse, Peveragno si trova in provincia di Cuneo e la cittadina è famosa tra l’altro perché ogni anno vi si tiene la sagra della fragola che ha il proprio momento clou nella elezione di Miss Fragola. Ricordiamo una Alessia, Miss Fragola di una decina d’anni fa, particolarmente graziosa.

Un po’ come succede a Cervere, dove invece il prodotto tipico locale è il porro. Ma in questo caso non si procede – che sappiamo – alla elezione di Mister Porro, anche perché, di ortaggio in ortaggio, potrebbe accadere che la fantasia prendesse la mano e dai petardi ci si trovasse senza quasi accorgersene ad una nuova Hiroshima.

Ma veniamo a Peveragno.

Ridente paese (quasi 6 mila abitanti) ai piedi della Bisalta ed incastonato tra Cuneo e Limone Piemonte, non è terra di volontariato archeologico.

Gli archeologi che vi operano costano.

Eccome.

Per la precisione circa 134 mila euro.

Per ritrovarsi con l’Opificio ridotto nelle condizioni ampiamente illustrate oggi e messe in luce dalla relazione che segue.

Intendiamoci: è certamente possibile che gli archeologi peveragnesi abbiano segnalato tutto quello che dovevano segnalare e altri se ne sia lavato le mani. Non ci sarebbe da stupirsi.

L’incarico loro affidato era per:”Completamento dei lavori di scavo archeologico stratificato – Assistenza archeologica – Controllo e monitoraggio durante le operazioni di scavo relative alla realizzazione di un complesso edilizio destinato ad ospitare eventi sportivi di rilevanza nazionale ed internazionale ed il Museo della Scherma”.

E sì che la ditta FT Studio srl – appunto la ragione sociale nell’ambito della quale operano gli archeologi peveragnesi – ha anche messo nel proprio curriculum il lavoro affidato dal Comune di Vercelli: http://www.ftstudio.eu/curriculum.html

Incredibile? Niente affatto. Basta leggere la “determinazione” allegata in pdf al presente articolo.

Eccola: http://www.piemonteoggi.it/pdf_news/24012015131634_PEVERAGNO.pdf

Per sfigati che possano (eventualmente) essere gli archeologi vercellesi, forse anche senza andare a Peveragno si sarebbe ottenuto un risultato analogo anche con meno.

Ma ora ecco il resoconto della giornata di oggi, peraltro documentata dalle desolanti fotografie allegate.

La proposta “costruttiva”?

Mah. E’ di sicuro una buona idea. Speriamo. Anche se dovesse costare qualcosa, prima di arrivare a 134 mila euro ce ne vorrà.

Prima il resococonto:

La ‘Rete’ di associazioni culturali vercellesi, che era nata nel 2013 dall’occasione di salvare l’area archeologica del cosiddetto ‘Opificio’ (raccogliendo oltre 1.000 adesioni in una prima petizione, e poi 1.300 adesioni alla propria pagina FB), e, che partendo da questa emergenza, lo scorso anno ha dato vita al progetto Grande Vercelli, denuncia alla città la distruzione del sito archeologico dell’Opificio.

Si tratta della distruzione più grande da molti anni a questa parte, pur in una città antica e meravigliosa, che in epoca romana fu ‘capitale’ non solo del Piemonte e che per questo era dotata di monumenti e infrastrutture eccezionali… che sistematicamente sono stati finora distrutti o nascosti tranne che in 3 soli casi parziali, di cui 2 (Anfiteatro e ‘Domus’) salvati solo grazie a denunce anti-distruzione, e 1 (‘Terme’) solo perché  ai margini di lavori edili.

Un caso incredibile

Il caso dell’Opificio, sacrificato a un incredibile presunto ‘Museo dello sport’ e a un palazzetto-doppione di quello già esistente, supera in gravità i casi precedenti, per molti motivi.

Ricordiamo che TUTTI i candidati-sindaco dell’anno  scorso (il sindaco attuale ma anche chi è rimasto in minoranza) avevano condiviso la necessità di salvarlo. O, più precisamente: avevano condiviso la proposta di sottoporre la situazione al vaglio degli esperti vercellesi e non solo della Soprintendenza, anzi con l’eventualità di decidere attraverso un referendum cittadino.

Di più: dato che si continua ad operare nel contesto di un Prg che di fatto ignora la dimensione archeologica della città, e quindi le imprese costruttrici vengono mandate alla cieca… salvo un controllo ‘a posteriori’ (!), mentre ‘normalmente’ le aree archeologiche vengono distrutte per mandare avanti le costruzioni (95% dei casi), e solo in rare occasioni (5%, quelle citate) vengono invece salvate danneggiando le imprese mandate allo sbaraglio… ebbene, in questo caso si è raggiunto il 100% dei danni. Distrutta l’area archeologica, scappate le imprese edili per i troppi costi supplementari della “scoperta” di un’area che gli studiosi vercellesi avevano segnalato da oltre 30 anni !
Incredibile nell’incredibile, poi: il Comune ora insegue con una denuncia le aziende danneggiate e in fuga, con il risultato probabile che solo il fango regnerà per anni.

Di più ancora: risulta che la nuova Amministrazione (sindaco e/o assessori) , che aveva anch’essa sottoscritto il progetto Grande Vercelli, non sarebbe stata informata della distruzione, né dalla Soprintendenza, né dai propri Uffici. Con la conseguenza che la richiesta di Grande Vercelli –ripetiamo: accolta da TUTTI i gruppi politici- è stata cancellata per volere di qualche impiegato, sia esso della Soprintendenza o del Comune.
Sembra dunque esistere a Vercelli una sorta di ‘governo automatico’, o ‘governo degli impiegati’, o della Soprintendenza –non sappiamo-  in cui persino la volontà dei reggitori cittadini, democraticamente eletti, non conta nulla. Ancor meno, come si vede, quella dei cittadini.

Dalla denuncia alla proposta

  1. Innanzitutto le responsabilità di questa distruzione vanno accertate. Ed è vivo auspicio che sia proprio l’Amministrazione comunale a farlo in prima persona, posto anche che si trattava di un cantiere e di beni di proprietà statali.

  2. In secondo luogo si ripropone a TUTTA la politica la necessità di dare risposte concrete a quel Progetto che TUTTA la politica ha accettato, E CHE CONTENEVA PROPOSTE PRECISE.

A queste proposte si chiede ora risposta nei fatti. Con tutte le tempistiche necessarie, ma nella più piena concretezza, e, se possibile, con un accordo generale che metta al primo posto l’interesse della comunità e non di questa o quella parte politica secondo la triste logica del ‘mettere cappello’.

  • Si pensi alla necessità di attuare (nei termini indicati dal Progetto) una partecipazione degli esperti vercellesi alla valutazione e alle scelte in tema di salvaguardia dei beni culturali. (Sintetizzate nel punto 6 del Progetto Grande Vercelli).

  • Si pensi alla necessità di avviare gli studi per una Carta archeologica che almeno limiti gli ultimi danni, essendo di aiuto persino alle imprese edili! (punto 4 del Progetto), alla necessità di far restituire da Torino i beni culturali vercellesi (punto 5), alla necessità di rendere visaitabili al più presto almeno i principali ritrovamenti oggi disponibili (punto 3), di realizzare un parco nell’area dell’anfiteatro (punto 2).

  • Si pensi infine alle emergenze ‘scoperte’ nell’ultimo anno: la Torre Civica su cui finora si è intervenuto solo per ammodernare le antenne telefoniche (altra scoperta de ‘la Rete’ !) che rendono soldi… i quali non vengono impiegati per la manutenzione del monumento. O si pensi alla grave situazione del Sant’Andrea, di cui finora inutilmente abbiamo chiesto di valutare i progetti di consolidamento, non solo per l’apporto di conoscenza che la ‘Rete’ ha dato con 16 tecnici volontari, ma anche per la preoccupazione di avere notizia di 13 possibili progetti di cantieri da parte di Uffici comunali che probabilmente non considerano la parte sotterranea, cioè per la ‘Rete’… l’origine del problema.

    Quali conclusioni ?
    A distanza di 7 mesi dalle elezioni, ed in presenza di una tale scandalosa distruzione, la ‘Rete’ chiede quindi sia alla Amministrazione comunale che, comunque, a tutte le forze politiche risposte concrete in ordine al Progetto da tutti  condiviso.

    E, nell’imminenza dell’eventuale incontro con il sottosegretario Barracciu, sempre richiesto dalla ‘Rete’, come concordato dalla nostra delegazione a Roma si chiede un tavolo di confronto in Comune anche con il governo e le Soprintendenze, per ottenere finalmente una collaborazione che finora è mancata, e ha visto le Soprintendenze (fortunatamente oggi in via di riforma) agire come dei dominus plenipotenziari nella nostra città, troppo spesso ben al di là del proprio ruolo.

    La ‘Rete’ si riserva di proporre un incontro pubblico con tutti i soggetti interessati per esaminare anche le risposte della Amministrazione e della politica in generale a questo nuovo appello.

Ed ecco la proposta di un “contratto” da stipularsi tra Comune e “Rete” conforme a principi di condivisione tra Ente Pubblico ed organizzazioni del privato sociale.

BOZZA DI CONVENZIONE ‘RETE’-COMUNE

Tra la Amministrazione Comunale di Vercelli e la Associazione ‘La Rete – Consulta culturale per la promozione di Vercelli e del Vercellese, che riunisce 8 Associazioni culturali della città,

PREMESSO

Che i programmi della Amministrazione comunale di Vercelli in campo culturale e turistico sono orientati alla massima valorizzazione dei beni e delle risorse culturali della comunità,

che sin dal marzo 2014 scorso ‘La Rete’ ha elaborato il ‘Progetto Grande Vercelli’, che questa Amministrazione ha condiviso e condivide,

che ‘La Rete’ opera a titolo di volontariato culturale, ed è aperta alla partecipazione di ogni altra Associazione cittadina che condivida il ‘Progetto Grande Vercelli’ e le altre elaborazioni sin qui fatte,

che ‘La Rete’ si rende disponibile a fornire progetti e consulenze alla Amministrazione comunale, basandosi sull’apporto di tutti gli esperti vercellesi disponibili nei più diversi campi,

RITENENDO ESSENZIALE

Valorizzare e utilizzare le competenze di tutte le intelligenze locali per integrare in diversi campi specialistici (beni culturali, archeologia, ecc.) la qualità dell’intervento della Istituzione comunale,

SI CONVIENE QUANTO SEGUE:

  1. Fatta salva la piena autonomia nelle scelte da parte dell’Amministrazione comunale, ‘La Rete’ viene assunta dalla stessa Amministrazione come strumento di consulenza e proposizione su tutti i temi riguardanti i beni culturali cittadini e la loro valorizzazione anche ai fini turistici;

  2. ‘La Rete’ offrirà il proprio supporto a titolo gratuito, fatte salve eventuali spese operative che verranno preventivamente concordate con l’Amministrazione;

  3. Ai fini di offrire ulteriori strumenti di conoscenza delle diverse problematiche l’Amministrazione rende disponibile l’accesso agli atti dei diversi dossier di interesse degli esperti de ‘La Rete’ in forma semplificata rispetto alle normali procedure di legge: a questo scopo i diversi Uffici verranno incaricati di facilitare tali accessi senza bisogno di procedure  scritte e nei tempi più rapidi; gli accessi potranno avvenire anche in modo informale, senza tuttavia porre intralcio alle normali attività di lavoro degli Uffici.

  4. A sua volta ‘La Rete’ si impegna ad operare tali accessi ai principali dossier (Sant’Andrea, Torre Civica, atti urbanistici relativi a monumento o zone archeologiche, ecc.) in forma ordinata, tramite un referente coordinatore e pochi esperti selezionati per questa necessità e preventivamente segnalati agli Uffici interessati.

  5. Gli esperti de ‘La Rete’, preventivamente segnalati all’Amministrazione e ai singoli Uffici comunali interessati, potranno avere accesso ai cantieri riguardanti monumenti o aree archeologiche, previa adozione delle opportune misure di sicurezza ovvero previa dichiarazione di scarico di responsabilità ai responsabili di cantiere. Gli accessi non dovranno provocare intralci alla normale attività di cantiere. I responsabili di cantiere verranno preventivamente avvertiti di questa necessità.

  6. Compatibilmente con le disponibilità di locali e risorse, l’Amministrazione si impegna a valutare la possibilità di offrire a ‘La Rete’ una sede di attività per le sopradescritte attività di studio.

  7. ‘La Rete’ si impegna a predisporre in forma scritta consulenze, proposte e progetti (anche con l’apporto di consulenze esterne, sempre a titolo non oneroso) che l’Amministrazione utilizzerà –o meno- per la propria azione di governo della città.

  8. Le due parti convengono di scambiarsi i dati dei propri referenti per facilitare un rapporto organico di contatto e collaborazione, e convengono che tra i citati referenti si terrà indicativamente un incontro mensile.

    Vercelli, gennaio 2015

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