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31/03/2020 - Bassa Vercellese - Enti Locali

ONORE ALLE VITTIME DI CORONAVIRUS - Asigliano Vercellese rende omaggio a chi non ce l'ha fatta - Sobria cerimonia, civile e religiosa, di una comunità coesa - Oggi tutta Italia unita a condividere dolore e speranza

Il Coronavirus del 1436 si chiamava peste nera o Yersinia Pestis. Era portata da un batterio, non da un virus, ma arrivava – tutti li tempi tornano – dalla Cina.




ONORE ALLE VITTIME DI CORONAVIRUS - Asigliano Vercellese rende omaggio a chi non ce l'ha fatta - Sobria cerimonia, civile e religiosa, di una comunità coesa - Oggi tutta Italia unita a condividere dolore e speranza
Oggi 31 marzo ad Asigliano Vercellese -

Asigliano Vercellese, onore a tutte le vittime dell'epidemia di Coronavirus - from Guido Gabotto on Vimeo.

Il Coronavirus del 1436 si chiamava peste nera o Yersinia Pestis.

Era portata da un batterio, non da un virus, ma arrivava – tutti li tempi tornano – dalla Cina.

Una vera e propria pandemia (non la prima, peraltro, nella vicenda dall’umana creatura) che mieteva vittime, giungendo a falciare percentuali a due cifre di popoli che non sapevano a che santo votarsi.

Ma ad Asigliano tentarono con San Vittore e andò bene.

Il giovane martire morto undici Secoli prima, così caro a Sant'Ambrogio, si chinò su quel popolo sofferente e lo preservò dalla peste.

La vita – e soprattutto, la morte – del Santo dicono molto anche all’uomo ed alla donna di oggi, a chi voglia soffermarsi a pensare che è possibile servire le Istituzioni civili e laiche, essere leali allo Stato e, insieme, servire ed essere fedeli a Dio.

Non c’è contraddizione e la cosa pare forse insopportabile, prima ancora che incompatibile, a chi non riesca ad essere né leale, né fedele.

Questa duplice coerenza a Dio e – si direbbe ai nostri tempi – alla democrazia, gli costò la vita.

***

Ad Asigliano Vercellese oggi si sono dati la mano (ma senza violare le disposizioni governative di distanziamento sociale: idealmente) la Comunità civile e quella ecclesiale.

Si sono udite le parole del Sindaco, Carolina Ferraris e quelle del Parroco, Don Gianfanco Brusa, nella sobria cerimonia organizzata dal Vice Sindaco Lillo Bongiovanni e dall'Assessore Fabio Badano, con il Personale comunale .

Entrambi hanno reso onore all’inno nazionale.

La speranza ha il volto di queste persone che sanno di rappresentare valori differenti, ma non divergenti, anzi convergenti per dire a tutta la comunità che bisogna camminare uniti, valorizzando le diversità, la varietà di talenti, distinti eppure complementari.

E’ sempre vero anche in questo inedito e drammatico 2020, quando si deve restare distanti, ma tutti vicini nel cuore.

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