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30/12/2019 - Santhiatese e Cavaglià - Società e Costume

MOVIMENTO VALLEDORA – Il punto sulla situazione sulla discarica di amianto di Salussola

Basta rimpallarsi la palla, la politica prenda posizione






MOVIMENTO VALLEDORA – Il punto sulla situazione sulla discarica di amianto di Salussola

L’autorizzazione per la discarica di amianto di Salussola, a poca distanza dalle discariche di Cavaglià e di Alice Castello, ricorda sempre più una partita di pingpong da giocarsi ai piedi delle colline d’amianto che sorgeranno in località Brianco.

I politici possono prendere atto di aver creato una situazione grave e pesante per i piccoli comuni della Bassa biellese, confinanti col Vercellese,  causa la  mancata pianificazione dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti.

Oggi la Regione Piemonte delega alle province la procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA) per qualsivoglia impianto di trattamento o di smaltimento rifiuti.

Ogni responsabile del servizio decide avvalendosi del parere tecnico di Enti preposti, caso per caso, in  totale assenza di uno sguardo complessivo e di confronto a livello regionale.

La provincia di Biella, in particolare, non ha un Piano per i rifiuti.

La Regione Lombardia, per fare un esempio, ha normato l’applicazione del “fattore di pressione” che vieta la vicinanza di più discariche. Ricordiamo anche che gli strumenti di cui dispone l’amministrazione piemontese non vengono applicati. A titolo esemplificativo: il PRUIS biellese (Progetti di riqualificazione urbana e infrastrutturazione sostenibile), presente nel Piano Territoriale della Provincia di Biella, è disatteso. Il piano rifiuti urbani del Piemonte  prevede fabbisogni che sono ignorati (gli Impianti FORSU in autorizzazione hanno una capacità di 5 volte rispetto al fabbisogno previsto nel nostro quadrante ), Il Piano Regionale amianto  prescrive lo smaltimento in  siti  sotterranei di cui non si tiene conto.

Quanti territori dovremo ancora sacrificare prima di accettare un ragionamento complessivamente responsabile? In Valle Dora a poca distanza dai centri abitati di Alice Castello, Santhià, Tronzano, Cavaglià e Borgo d’Ale abbiamo una concentrazione altissima di discariche e altre ne sono richieste.

Per dirne un’altra, la provincia di Biella nel mese di dicembre ha destinato altri soldi dei contribuenti ai ricorsi per le nuove discariche di Cavaglià (25.000 € circa destinati  sia all’impianto pubblico che a quello privato), altro denaro è stato speso dai comuni Cavaglià, Santhià e Tronzano per sostenere i ricorsi e varie consulenze utili a portare avanti la causa.

A conclusione riteniamo utile:

chiederci se sia logico conferire i rifiuti urbani biellesi a Brescia anche solo per una questione di inquinamento da traffico. Se si pensa  in modo superficiale di conferire “nella discarica di Cavaglià”, occorre ricordare che  non c’è più spazio: in passato,  hanno infatti conferito rifiuti anche da altre regioni e province e, a ben guardare, gli ampliamenti hanno destinato lo spazio maggiore alla vicina discarica privata A2A.

Ovviamente sarebbe opportuno rammentare anche che  nel biellese la raccolta differenziata è cominciata molto tardi rispetto alle altre province e al Piano regionale rifiuti regionale.

A nostro parere, ogni amministrazione, sia essa stato, provincia, regione, deve trovare soluzioni concrete con urgenza:

- a livello regionale e statale è urgente  fissare un limite prescrittivo alla presenza di cave, discariche e impianti di trattamento rifiuti in un territorio; non si può lasciare la programmazione alle richieste solo del privato;

- a livello regionale si dovrebbe rispettare il divieto di installare discariche in area di ricarica delle falde, non scordando mai che l’acqua è un bene comune limitato;

- per la provincia di Biella serve immediatamente fissare  la redazione del Piano  di riqualificazione della Valle Dora e la preparazione del piano rifiuti provinciale.

Come raccomandato dalla Commissione Europea durante la visita del dicembre  scorso 2018, a Tronzano, chiediamo  a tutti gli enti pubblici soprattutto due elementi mancanti:

una collaborazione tra stato, regione e provincia per addivenire ad una più efficace tutela dei beni comuni con una condivisione delle migliori prassi, per massimizzare la prevenzione, il riutilizzo, la raccolta differenziata e il riciclo;

 la realizzazione  in tempi brevi della transizione  verso  un’economia circolare attraverso un adeguato sistema di tassazione che premi il cittadino consapevole del problema e rispettoso  delle regole .

Redazione di Vercelli

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