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18/06/2017 - Vercelli Città - Enti Locali

MORIRE IN AFFITTO: EURO 300 - Le nuove tasse sulla morte come servizio a 'domanda individuale' non convincono - Anche perchè 'non si muore quando si deve, ma quando si può' - E magari uno è momentanemante sprovvisto...

Non è che – ad esempio – uno, specie se non abbiente, possa dire: oggi non posso permettermelo ancora, ma appena ho due soldi da parte muoio anch’io come tutti gli altri.



MORIRE IN AFFITTO: EURO 300 - Le nuove tasse sulla morte come servizio a 'domanda individuale' non convincono - Anche perchè 'non si muore quando si deve, ma quando si può' - E magari uno è momentanemante sprovvisto...
L'Isola della Morte più conveniente forse di Billiemme


( g. g. ) - Se avessero avuto riguardo – qualche riguardo almeno – per il magistero del Colonnello Aureliano Buendia, forse ci avrebbero pensato qualche momento in più.

 

Perché tanta fretta?

 

Sembra quasi che si sia voluto cercare il fatto compiuto, come un punto di non ritorno.

 

Ed è il caso di dirlo: salvo il Vangelo di San Luca, capitoli 7 e 8 e poi di San Giovanni, con la resurrezione di Lazzaro, di ritorno dall’ aldilà non è che se ne parli poi tanto.

 

Sono casi che si contano sulla punta delle dita di una mano.

 

Ma andiamo con ordine.

 

***

 

Che diceva dunque il Colonnello Buendia?

 

Diceva: “non si muore quando si deve, si muore quando si può”.

 

Ecco, la morte ci coglie sempre, in fondo, impreparati.

 

Non è che – ad esempio – uno, specie se non abbiente, possa dire: oggi non posso permettermelo ancora, ma appena ho due soldi da parte muoio anch’io come tutti gli altri.

 

No: quando arriva la tua ora, che tu abbia le tasche piene o vuote non c’è nulla da fare.

 

Ed ora il baricentro del problema si sposta dalla sfera morale, filosofica, psicologica, teologica ed infine – per dir così –  dalla dimensione trascendente, per rientrare a piedi giunti  in quella immanente.

 

Con tutto il proprio carico di postulati trasversali e certo “orizzontali” capaci di percorrere i vari territori della convivenza civile per trovare tuttavia un approdo ineludibile in quella che fino ad ora era stata un’ area “tax free”.

 

Fino ad ora.

 

Perché dal 24 marzo scorso in poi si è cambiato registro.

 

Eccome.

 

E’ infatti il 24 marzo di quest’anno quando, come tutti gli anni, la Giunta del Comune di Vercelli adotta la cosiddetta “deliberona” sulle tariffe, la n. 82.

 

Un’ adunanza già di per sé gravata forse dalla fretta di andare a pranzo.

 

E, data l’ora, si può ben comprendere come, per discutere di tutte le tariffe dei servizi “a domanda individuale”, dai pasti alla mensa scolastica, fino ai biglietti d’ingresso in piscina (è tutto vero) ci si trovi alle 13,45, pochissimo spazio ai convenevoli, e ci si saluti dopo avere unanimemente deliberato, alle 14,05.

 

E poi tutti a tavola. E che diamine.

 

(in pdf la delibera integrale)

 

 http://piemonteoggi.it/pdf_news/18062017110510_DELIBERATASSASUIMORTI.pdf

 

Finchè siamo al dunque: tra le tante, si decidono anche le tariffe dei servizi cimiteriali.

 

Perché, ancorchè solo in rarissimi casi (sui quali il dibattito è aperto), la morte possa dirsi “a domanda” individuale, resta certamente il fatto che si tratti sempre, appunto, di cosa che riguarda la persona “fisica”.

 

Che come tale risponde anche erarialmente all’ Ente impositore.

 

***

 

Sarà per il poco tempo a disposizione, sarà perché forse l’idea di morire fa un po’ correre le mani di tutti agli inguini e si tende a tagliar corto, deve essere sfuggita ai più la riforma radicale tabellarmente recata e tradotta in senso anche novativo, con decorrenza 1 giugno.

 

Siccome la deliberona sulle tariffe è parte degli allegati necessari per la discussione sul bilancio di previsione, c’è da scommettere che tra i 17 Consiglieri 17 della maggioranza che hanno alzato con violenza la mano per approvarlo non ci sia stata piena consapevolezza della novità che introducevano in zona Billiemme. E non solo.

 

Presi ad alzare la mano come se fosse più il gesto dell’ombrello: siamo 17! Toh!.

 

E così, da oggi in poi, se vuoi morire, devi fare i conti con noi.

 

Forse hanno pensato così.

 

Forse non se ne sono accorti.

 

Forse, ancora, non hanno pensato proprio.

 

***

 

Ma il loro violento e arbicioluto 17 contro il resto del mondo porta a questi risultati, cui finalmente arriviamo.

 

***

 

Da oggi morire a Vercelli costa una bella cifra.

 

Ci sono quattro nuove “tasse”.

 

Vediamole.

( in jpg a fondo pagina )

 

Anzitutto, se uno muore e tutto resta entro la cinta daziaria, entro i confini comunali, c’è comunque da fare – è la novità del 2017 – un’istruttoria.

 

Perché un’istruttoria? Perché sì.

 

Fino ad ora come hanno fatto?

 

Eh, sono finiti i bei tempi di tutto gratis!

 

L’istruttoria, intendiamoci, non è tanto su decesso in sé.

 

E’ sul trasporto della salma “entro i confini” comunali.

 

Perché è chiaro che la salma non può muoversi da sola.

Quindi ci deve pensare qualcuno.

 

Ed in Comune qualche impiegato dovrà “istruire” la pratica, esponendo la bella cifra di 85 euro.

 

Se invece il morto è – per dir così – un morto di passo, come certi uccelli migratori,  ad esempio la Ballerina Bianca, allora la tariffa è di soli 60 euro.

 

***

 

Ma le cose si complicano, invece, se si opta per la cremazione.

 

E qui siamo in presenza di una vera e propria tagliola perché – siccome a Vercelli non c’è il forno crematorio, allora - è d’obbligo andare extra moenia per la cremazione e rientrare in città una volta che si sia ridotti nell’urna cineraria.

 

Sicchè la tariffa ( in jpg a fondo pagina) per “trasporto funebre per cremazioni e successivo rientro a Vercelli” è di 80 euro.

 

E’ chiaro che uno potrebbe fregarli tutti decidendo di non rientrare più a Vercelli, di farsi disperdere le ceneri in mare, però sono ancora opzioni tutto sommato minoritarie.

 

Come quella di chi volesse eludere la ganascia impositiva comunale, andando a morire a Pizzarosto.

 

Situazioni marginali: il grosso della “domanda” individuale è tributariamente raggiungibile.

 

***

 

E’ chiaro che – dal 1 giugno scorso – il malumore sia in un crescendo rossiniano.

 

Non siamo ancora a “si scopron le tombe, si levano i morti”, ma tutto sommato qualche movimento c’è.

 

I martiri nostri son tutti risorti? Vedremo.

 

Come spesso avviene quando la gente non capisce più per cosa stia pagando.

 

La gabella più odiosa anche perchè semplicemente misteriosa è quella sulla morte in affitto.

 

Cosa significa?

 

Significa che oggi al Cimitero di Vercelli non ci sono più loculi.

 

Allora, spesso, uno quando muore deve andare nella tomba di un altro.

 

E se trova qualcuno che lo ospita per buon cuore e finchè qualche Santo non provvederà a trovare una sistemazione idonea, buon per lui.

 

Però anche questo “traffico” di volumi privati nell’edilizia funeraria non sfugge all’occhiuto sceriffo di Nottingham comunale: eh, già, troppo comodo così.


E se questa “ospitalità” fosse – putacaso – un mercimonio?

 

Se ti facessero pagare qualcosa per tenerti lì la tua bara per un anno, due, forse dieci?

 

Ecco che allora ci si inventa il prelievo forfettario: se vuoi andare nella tomba di un altro, dai al Comune 300 euro.

 

Perché?


E chi lo sa.

 

Forse lo vorranno spiegare.

 

Ai vivi.

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