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14/08/2018 - Vercelli - Pagine di Fede

MONS. MARCO ARNOLFO PRESIEDE LA S.MESSA ALLA GROTTA DI LOURDES - Entra nel vivo il pellegrinaggio Oftal - Bernadette stupita dall'amore di Maria: "Mi parlava come si parla ad una persona"

Il Miracolo del Mistero che vuole raggiungere il cuore dell'uomo






MONS. MARCO ARNOLFO PRESIEDE LA S.MESSA ALLA GROTTA DI LOURDES - Entra nel vivo il pellegrinaggio Oftal - Bernadette stupita dall'amore di Maria: "Mi parlava come si parla ad una persona"
Questa mattina - 14 agosto - Grotta di Massabielle, Lourdes -

Con la S.Messa alla Grotta di Massabielle di stamane, 14 agosto, entra nel vivo il pellegrinaggio diocesano dell’Oftal di Vercelli, che si tiene anche quest’anno 2018 dall’11 al 17 agosto.

L’Eucarestia è presieduta dall’Arcivescovo di Vercelli, Mons. Marco Arnolfo, giunto ieri sera da Roma.

Con lui Mons. Pino Cavallone don Stefano Bedello.

Molti i sacerdoti diocesani che hanno accompagnato i pellegrini e gli ammalati, il Personale di assistenza, dame e barellieri dell’Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes (questa in esteso la denominazione dell’Oftal), tra questi Padre Roberto Villa, degli Oblati di Eugenio Maria Mazenod, Rettore di S.Andrea in Vercelli.

Molto vivo e partecipato anche il gruppo “Oftal Domani”, che raccoglie ed avvia ad un particolare itinerario spirituale, adatto ai più giovani, i ragazzi e le ragazze che prendono contatto con questa straordinaria esperienza di fede e di amore.

Un amore che la Madonna volle dimostrare come “accessibile”, per tutti, proprio a Berdanette, 160 anni fa.

Le apparizioni della Vergine alla Grotta si iniziarono l’11 febbraio 1958 per concludersi il successivo 16 luglio.

Un vero caleidoscopio di significati ulteriori e simbolici, la lettura in filigrana della stupefacente, ma tutt’altro che “magica”, storia delle rivelazioni private.

Anzitutto, la scelta della persona cui rivolgere quel messaggio così singolare.

Bernadette Soubirosu era povera ed emarginata, senza cultura.

La famiglia era ridotta in miseria a causa di vicissitudini economiche del padre, che aveva dovuto chiudere l’attività di mugnaio.

Si portò anche, per qualche tempo, appresso un’accusa, accertata poi come ingiusta, di avere sottratto beni dal posto di lavoro rimediato dopo il fallimento della propria ditta.

Le risorse familiari, per Bernadette ed  i suoi fratelli, erano esigue, certo insufficienti per consentire alla ragazza di studiare: anzi, nemmeno le permettevano la frequenza al Catechismo per il tempo sufficiente a prepararsi alla Prima Comunione.

Vivevano tutti insieme nel “cachot”, locuzione che significa più o meno “gattabuia”.

Una sorta di casa popolare messa a disposizione da un’ancora embrionale pubbica assistenza, ricavata appunto da antiche prigioni, ormai non più decorose nemmeno come “gattabuia”.

Ma quell’unica stanza di pochi metri quadri al piano terra di un vicolo buio, era giudicato andasse bene per la famiglia Soubirous.

***

Ed è proprio una gelida mattina di quel febbraio 1858 che Bernadette si reca con due amiche in quella radura bagnata dal fiume Gave, dove sperava di trovare qualche ramo e osso per fare fuoco: al di là del Gave uno speco, luogo dove talvolta riparava il bestiame quando pioveva.

Dall’altra parte del Gave, Bernadette “sente” che deve recarsi a quella grotta.

Attraversa il corso d’acqua, tra le preoccupazione delle compagne che la sapevano cagionevole di salute.

Bagnarsi i piedi con quella temperatura si sarebbe potuto rivelare pericoloso.

Ma Bernadette le rassicurò: no, l’acqua è calda come quella per lavare i piatti.

***

Da qui, da quella mattina, attorno alle 12, di quell’11 febbraio, la luminosa storia del Mistero che si rivela.

Si rivela mettendosi al livello di chi deve ascoltare.

Possiamo dire così per due motivi.

Il primo è che, nel corso delle apparizioni nelle quali la Madonna parlava con Bernadette, scendeva dall’incavo nella grotta e stava con lei sul ciglio dell’ingresso: un modo per portarsi “all’altezza” di chi si vuole raggiungere.

Ma tutto l’atteggiamento di Maria è pieno di un amore fatto anche di riguardo e di rispetto, tanto che Bernadette ricorderà:”Mi parlava come si parla ad una persona”.

Lei che così spesso, da tanta gente, era riguardata come una poveretta, sicchè ci si poteva rendere lecito rivolgersi a lei con alterigia, sufficienza, degnazione.

Invece Maria le parla “come ad una persona”.

E basterebbe – invero – questo, per dire che tutto di Lourdes è vero.

Ma il secondo motivo che ci persuade del particolare sforzo comunicativo di Maria, certo rivolto alla necessità di traslare il messaggio in echi capaci di raggiungere tutta l’umanità, è che la Madonna parla alla giovane montanara dei Pirenei nell’idioma caratteristico di queste valli.

Non è né francese, né spagnolo, né ancora del tutto occitano.

Le dice:”Que soi era immaculada concpciu”.

Le parla così che lei possa capire.

Perché Maria viene qui a Lourdes certo per aprire una grande strada di conversione all’umanità bisognosa di nuovi riferimenti.

Certo per sottolineare il magistero della sofferenza e la missione di porre al centro la figura del malato.

Ma viene prima di tutto questo per mettere la propria “firma” sulla verità di fede proclamata solo quattro anni prima da Pio IX con la bolla “Ineffabilis Deus”, l’8 dicembre 1854: Maria è stata preservata dal peccato originale fin dal proprio concepimento.

Così l’Onnipotente “potuit, decuit, ergo fecit”, potè fare, giudicò conveniente all’economia della salvezza attuare, infine fece.

Secondo la mirabile sintesi di Giovanni Duns Scoto.

Maria consegna dunque a Bernadette, questa verità, aprendo la strada che da quella verità è illuminata, avendo cura di insegnare che quella non è né una circostanza, né quello è un luogo scelto a caso, sicchè potrà dire: voglio che qui venga molta gente, voglio che qui si venga in processione.

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