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22/12/2017 - Vercelli Città - Politica

MA LA TORRE DELL'ANGELO NON E' ANCORA LA TORRE DI BABELE - Vengono al pettine nodi dimenticati, scelte bizzarre di Tecnici apparenti, che hanno prodotto esiti politici impensabili - Ma ci sono anche grandi risultati

Certo, gli errori non sono mancati



MA LA TORRE DELL'ANGELO NON E' ANCORA LA TORRE DI BABELE - Vengono al pettine nodi dimenticati, scelte bizzarre di Tecnici apparenti, che hanno prodotto esiti politici impensabili - Ma ci sono anche grandi risultati
La Torre di Babele


Si è conclusa poco dopo le 18 di oggi, 22 dicembre, la riunione dei Capigruppo al Consiglio Comunale di Vercelli che ha deciso di riconvocare l’Assemblea di Palazzo Civico per il prossimo 27 dicembre alle ore 17.

Perché questa ulteriore convocazione dei Consiglieri Comunali?

Perché occorre procedere all’approvazione della “variazione di bilancio”, il maxiprovvedimento di finanza pubblica che di fatto serve, tra le altre, a perfezionare le seguenti operazioni:

  • Destinare i fondi necessari per il co – finanziamento di parte comunale (1,5 milioni di euro) al cosiddetto “Piano Periferie”, cioè l’investimento di oltre 25 milioni di euro complessivi (di cui 7,6 devoluti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri) che risanerà un intero quadrante di Vercelli.

     

    Dalla ex Pettinatura Lane, fino all’area ex Montefibre (dove ci sono gli obbrobri paleoindustriali cadenti della zona conosciuta come Area 24) per andare anche a comprendere la creazione del parco fluviale a ridosso dell’argine del Sesia, all’incirca in corrispondenza de Le Acacie al fine di rendere parecchi ettari golenali fruibili sia alla popolazione vercellese, sia al turismo.

     

  • Poi la variazione di bilancio procede anche al reperimento dei fondi per pagare una parte dei premi dovuti al Personale in mobilità.

     

  • Quindi ci sono i fondi per la ristrutturazione della Farmacia Comunale di Viale Garibaldi.

Non è tutto, ma questi sono i principali cespiti toccati da una variazione mancando la quale si procurerebbero i cosiddetti debiti fuori bilancio e soprattutto si causerebbero ritardi di almeno due anni all’avvio dei lavori del Piano Periferie, che invece possono incominciare subito.

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Quindi meglio procedere, come le norme indicano entro l’anno, salvo subire ritardi e vischiosità formali.

Sarebbe preferibile non sentire evocare Corti dei Conti e danni erariali, anche perché magari allarmando “al lupo, al lupo”, potrebbe anche darsi che a dare un’occhiata a certe operazioncelle degli anni passati qualcuno arrivasse davvero.

Per esempio: quanto è costata la follia dell’inceneritore di Via Asigliano, riacceso contro ogni logica?

Ma non è questo, oggi, il punto.

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Il punto è che ieri 21 dicembre non si è tenuta la prevista adunanza del Consiglio Comunale per mancanza del numero legale.

Conviene partire da qui, per ricordare come pochi ed inascoltati osservatori e Consiglieri Comunali, non molto tempo fa, sostenessero l’opportunità di rispettare davvero la previsione di Legge e di Statuto, che dice chiaramente:

in seconda convocazione la riunione è valida se presente “un terzo” dei Consiglieri.

Lo dice la Legge.

Che fissa in 32, oltre al Sindaco, il numero dei componenti il Consiglio Comunale.

Lo dice lo Statuto del Comune: anche questo documento, quello fondamentale che regge l’Ordinamento locale, indica “un terzo”.

Quindi sono, evidentemente, 11 Consiglieri.

Ma poi c’è il Regolamento Comunale, cui Legge e Statuto sono ovviamente sovraordinati, il quale reca invece il numero di 14 – aggettivo numerale cardinale – invece della previsione “un terzo” in quanto fu redatto quando i Consiglieri Comunali erano – per Legge e Statuto – quaranta.

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Sarebbe bastata una semplice presa d’atto  - conforme alla logica ed al Diritto – e mai si sarebbero più verificati problemi di numero legale.

Che sono un fatto politico.

Di questa prerogativa (potersi validamente riunire con solo “un terzo” dei Consiglieri) hanno a più riprese beneficiato tanto le Amministrazioni Bagnasco, quanto quelle Corsaro.

Con loro, mai problemi di numero legale.

Perché?

Perché bastava la presenza di “un terzo” dei Consiglieri.

Sempre e comunque “fisiologicamente” assicurata.

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Cosa c’entra tutto questo con la crisi in atto in Comune?

C’entra perché anche con l’Amministrazione di Maura Forte sarebbe bastata una semplice “presa d’atto”: oggi la locuzione “un terzo” vuol dire 11 invece di 14 e mai si sarebbero fatte le figuracce che invece sono toccate.

Maura Forte rischia così il posto.

Ma non lo rischia Fausto Pavia.

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Leggi anche:

http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=68506

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Chi scrive non ha nessun timore nel sostenere, anche per i dati che vedremo poco oltre, che Maura Forte sia il Sindaco che ha fatto di più, ha “portato a casa” più risultati dall’epoca di Ennio Baiardi in poi.

Chi scrive vorrebbe dire “il miglior Sindaco”, ma questi sarebbero giudizi soggettivi: mentre le cose “portate a casa” sono fatti concreti, verificabili, che resteranno.

Quelli di Baiardi erano, d’altra parte, altri tempi, con montagne di soldi a disposizione degli Enti Locali.

Enti Locali solo timidamente limitati dai “Decreti Stammati” che ad un certo punto si dovettero emanare per mettere qualche freno ad una Finanza Locale diventata pressoché del tutto autoreferenziale.

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Ma se c’è una cosa che si sta ritorcendo veramente e severamente contro il Sindaco è proprio tutta l’ immotivata indulgenza riservata al quadro Dirigente.

Quello comunale come quello di Atena.

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Perché, in Comune, le ricorrenti crisi in Aula altro non sono che la conseguenza di questa incredibile leggerezza: sarebbe bastato prendere atto di quanto la Legge e lo Statuto dicono.

E la “prova di resistenza” è chiara.

Se – ipotesi – la Legge avesse fissato nel numero complessivo di 14 i Componenti del Consiglio Comunale di Vercelli, si sarebbe verificato un paradosso aritmetico più che amministrativo.

In prima convocazione riunione valida con otto Consiglieri (la metà più uno) ed in seconda convocazione riunione valida, invece, con 14 Consiglieri, perché il Regolamento recita ancora 14, aggettivo numerale cardinale.

Aggettivo assunto, dalla pittoresca e macheronica scienza di Tecnici apparenti, quale paradigma idoneo a vanificare la previsione di Legge e Statuto.

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Quindi i problemi politici che si vivono ora non sono (soltanto) la conseguenza di pur esistenti rissosità contingenti, così come di mai risolte dialettiche tra chi il posto ce l’ha e chi ancora lo attende.

E questi ultimi, vedendo che il tempo passa, magari un po’ si preoccupano.

I problemi politici di oggi sono – almeno per questi aspetti - la conseguenza di un atteggiamento, sin dalle prime battute dell’Amministrazione, del tutto improprio, in quanto illusoriamente “no blame”,  nei confronti del Quadro tecnico.

Soprattutto, è ovvio, nei confronti dei Dirigenti: Silvano Ardizzone cumula sempre tre stipendi, mentre Liliana Patriarca pare sempre intoccabile.

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Poi per fortuna alcuni se ne vanno per trasferimento o raggiunti limiti di età ed i sostituti, invero, sono Tecnici veramente degni di questo nome.

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Ma se si traguardasse il problema politico di oggi, in esito al quale si rischia seriamente lo scioglimento anticipato del Consiglio Comunale, un semestre di commissariamento e quindi nuove elezioni, sapendo che il numero legale ( “legale” anche in quanto "legittimo" e “lecito”, rispettoso della norma di Legge ) per la validità delle adunanze consiliari è 11 invece di 14, dovremmo concludere che in questi ultimi due anni mai ci sono stati meno di 13 Consiglieri presenti.

Quindi mai si sarebbe manifestato, né verificato il minimo problema politico.

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Sicchè, due prime conclusioni.

La prima: se si fosse applicata davvero la Legge, non ci sarebbero state crisi politiche.

La seconda: se è vero questo, non è detto che la crisi politica attuale abbia caratteristiche intrinseche necessariamente così diverse dalle molte altre viste nel corso degli ultimi 20 anni, senonchè quelle sono state “filtrate” da una griglia numerica con maglie diverse e più larghe dell’attuale.

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Dunque per “tenere insieme” la maggioranza, oggi, questa Amministrazione ha ( deliberatamente, oppure inconsapevolmente ) scelto di “alzare l’asticella” delle difficoltà, che passa da “un terzo” come dice la Legge, cioè dal 33 per cento, a 14, cioè al 43 per cento, come ha obbligato tutti a fare l’interpretazione, buffa quanto pericolosa, che delle norma dà il “teorema Pavia”, come l’abbiamo chiamato.

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Come accade a tante persone che nascono sotto il segno dello Scorpione – se è lecito celiare a proposito dell’Oroscopo del Primo Cittadino -  si finisce per essere i più temibili nemici di se stessi.

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Una realtà paradossale, dunque, che offre questo dittico assai singolare ed in qualche modo di “storica” portata e simbolica eloquenza.

Da un lato, le realizzazioni di questa Amministrazione.

Ripetiamo l’arrivo di Amazon, che è incontestabilmente frutto ( pur con le inevitabili contraddizioni della macro impresa ) di un percorso seguito dall’Amministrazione di Maura Forte.

Vercelli, poi, ha di nuovo una “Scuola Infermieri” che ora è Universitaria.

Il Progetto periferie perfezionato in questi giorni mobilita investienti per altri 25 milioni di euro: 7,6 del Governo, 1,5 del Comune e gli altri frutto dell’Iniziativa privata mobilitata dall’intervento pubblico: un caso da manuale “virtuoso” di segno quasi keynesiano.

Poi i molti cantieri di ristrutturazione di scuole e impianti sportivi: non solo bonifica dall’amianto, ma altresì irrigazione intelligente con i pozzi invece dell’acqua potabile; risanamento di locali, efficientamento energetico.

Ancora, il rilancio della Scuola Vallotti e si potrebbe continuare.

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Non sarà fuori luogo “contabilizzare” queste realizzazioni che certo non possono eliminare i limiti: alcuni di questi li segnaliamo spesso anche noi, come ad esempio l’operazione Atena Iren e le troppe indulgenze nei confronti di una società della quale sarà meglio liberarsi prima possibile, vendere le azioni residuanti e recuperare tanti soldi (almeno 50 milioni di euro) per le casse comunali.

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Ma non c’è dubbio che, pur con una maggioranza consiliare rissosa, l’Amministrazione ha saputo “portare a casa” risultati fondamentali e decisivi per il futuro.

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Ora il paradosso è questo: nonostante questi risultati, sembra che il copione della Commedia non piaccia più, non tanto al pubblico, quanto piuttosto agli attori chiamati a calcare la scena.

Non ne hanno un altro, ma è come se le pagine non fossero nell’ordine previsto.

Tocca registrare un’ incomunicabilità che pare dire di un epilogo.

Al modo di quella subìta da quei nostri lontani progenitori a Babele, i quali decisero di costruirsi una Torre.

Non era una “sfida” al Padre.

Era anzi uno zigurrat, una di quelle costruzioni piramidali a gradoni che servivano per pregare.

Volevano “toccare il cielo” per pregare.

Il problema non consiste, quindi, nel gesto in sé.

La Torre è – nelle intenzioni – intimamente connessa all’idea stessa di città, luogo di elezione della convivenza civile, del progresso, di perfezionamento ed impiego delle tecniche.

Ciò che li perde – perde nei loro disegni quei nostri fratelli e progenitori - di fronte a quel Padre, buono ma attento, è che quello sia l’inizio della “loro” opera.

Il compimento di un disegno distinto e particolare, separato da quello provvidenzialmente preparato per la prima fra le creature.

Così è inevitabile che la “confusione” delle lingue comprometta la comunicazione tra “costruttori” della città, se questa rappresenta altro rispetto alla città preparata per l’uomo.

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E’ possibile recuperare la facoltà di intendersi?

Sappiamo di sì, come illustra, molte pagine dopo, al termine del Libro, l’esperienza di quella Pentecoste possibile perché lo “Spirito” si effonde e con esso si compie il prodigio della glossolalia, la capacità di comprendersi senza però rinunciare a parlare ciascuno la propria lingua.

Senza deprimere la propria identità e rinnegare il proprio “nome”.

Dunque non è forse impossibile aprire allo Spirito non solo nel significato filosofico o confessionale e religioso della parola, ma pensandone le derive ed accezioni adatte a parlare a uomini e donne chiamati al compito del bene comune.

Lo spirito di un tempo non facile, ma è il tempo che ci è dato di vivere.

E poi, forse, non è ancora detto che la Torre dell'Angelo sia diventata come la Torre di Babele.

 

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