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28/11/2013 - Vercelli Città - Pagine di Fede

LA SCUOLA CHE FUNZIONA - Una bella esperienza per gli studenti del Liceo Classico Lagrangia alla scoperta del monachesimo

Il dialogo con suor Maria Samuela ha fatto scoprire ai ragazzi un mondo diverso




LA SCUOLA CHE FUNZIONA - Una bella esperienza per gli studenti del Liceo Classico Lagrangia alla scoperta del monachesimo
Il monastero di Orta S. Giulio

(p.v.) Gli studenti delle classi IA IB IC Liceo Classico “L. Lagrangia sono stati coinvolti dai loro insegnanti Barale, Ferrarotti e Brugnetta, in una esperienza di contatto diretto con il monachesimo che, pur affondando le sue radici in un passato remoto, presenta ancora oggi una sua concretizzazione e significativi spunti di riflessione non solo di carattere religioso, ma più ampiamente di carattere etico ed esistenziale. La vivace e curiosa partecipazione dei ragazzi al dialogo che hanno avuto con Suor Maria Samuela ha evidenziato la curiosità degli studenti nei confronti sia degli aspetti più complessi di una scelta esistenziale così significativa, ma anche degli aspetti più pratici e concreti con cui  al giorno d’oggi una scelta di questo tipo può entrare se non in conflitto almeno in contraddizione. Così ci scrivono i ragazzi “Il giorno 18 ottobre 2013 ci siamo recati in visita all’isola di San Giulio, meravigliosa località sul lago d’Orta raggiungibile solo in battello. Una volta arrivati sull’isola, abbiamo visitato la Basilica dove si trovano le reliquie dell’omonimo Santo che la leggenda vuole l’abbia appunto fondata dopo aver liberato l’isola da minacciosi draghi. Le pareti interne della basilica sono affrescate con immagini della Trinità e di vari Santi, alcuni dei quali sono sepolti proprio nella cripta della basilica. In una delle cappelle laterali si trova la tela dell’Assunzione della Vergine, mentre sulla volta sono rappresentati gli Evangelisti con i loro simboli. Dopo aver visitato la chiesa, abbiamo percorso la cosiddetta via del silenzio; un itinerario, l’unico possibile, immerso nella natura, che circonda l’intero perimetro del monastero. E’ un perfetto luogo di raccoglimento, riflessione e meditazione che si aggiunge all’accesso tramite l’acqua il quale costituisce già di per sé un fatto singolare che accresce la sensazione di lasciare in lontananza le cose terrene per addentrarsi in un mondo fatto di pace e operosità. In seguito, ci siamo recati nella cappella interna del monastero dove abbiamo assistito ad uno dei momenti di preghiera che scandisce la giornata della comunità; ci è stato infatti permesso di partecipare alla  Nona, dove la preghiera si alterna a canti solenni e viene eseguita ogni giorno appunto all’ora canonica della nona, corrispondente alle tre del pomeriggio. Una caratteristica della clausura consiste nella divisione tra religiose e laici, anche durante la preghiera, attraverso un divisorio traforato in legno. La preghiera è presieduta dalla Badessa, da tutte le monache e da alcune novizie, queste ultime riconoscibili grazie al velo bianco. Dopo la preghiera, durata una ventina di minuti, ci siamo spostati dalla cappella alla sala d’ascolto del monastero, dove abbiamo avuto l’opportunità di avere un colloquio con Suor Maria Samuela. Quest’ultima - continuano i ragazzi - si è dimostrata molto aperta e disponibile al dialogo. Inizialmente ci ha illustrato in modo chiaro e sintetico la storia e le origini del monachesimo, per poi passare al racconto della propria esperienza personale, del proprio percorso di vita e delle motivazioni che l’hanno indotta a questa scelta così radicale e significativa. Quando ha incominciato a parlarci della sua vocazione e a spiegarci come ha intrapreso questo cammino di fede, il discorso si è fatto decisamente emozionante e coinvolgente e Suor Samuela si è rivelata disponibile a rispondere alle nostre domande soprattutto quelle in cui le chiedevamo quale possono essere le motivazioni che, nell’epoca contemporanea, possono indurre una giovane, a prendere i voti”. Cosa può spingere una ragazza, come tante altre, di soli 22 anni, a scegliere un cammino così difficile, fatto di rinunce e sacrifici? Si sono chiesti gli studenti e la risposta è stata una sola: La vocazione. Un’idea difficile da spiegare, anche per coloro che l’hanno vissuta e sulla quale hanno basato l’intera vita. “E’ come quando ti innamori” ha detto la monaca, nell’intento di farci avvicinare il più possibile alla sensazione da lei provata. Ci ha spiegato che è come una risposta all’amore di Dio che chiama, la quale risulta impossibile da rifiutare. Essa ti dà la forza e la consapevolezza di capire qual è il giusto cammino da seguire, senza indugi. E così una semplice ragazza, frequentante l’oratorio, ha capito di desiderare che i momenti in parrocchia si prolungassero, ha capito di sentirsi completa e felice solo rendendosi disponibile per gli altri, praticando la collaborazione e la condivisione di una vita comune. Da qui la chiamata, che le ha donato la determinazione e l’ assoluta volontà di abbandonare la sua vita e intraprendere il cammino di Dio, incontrando non poche difficoltà nelle reazioni di familiari e amici, che comprensibilmente non sono riusciti immediatamente ad accettare una tale decisione. Le monache applicano, nella consapevolezza della loro missione, la regola di San Benedetto ispirata principalmente alla preghiera, al lavoro, all’obbedienza e all’umiltà. La giornata è scandita dalla preghiera liturgica del monastero che si articola secondo un orario che va dalle 4.30 fino alle 20.45, ma la presenza monastica non è solo preghiera e contemplazione, riserva anche ampio spazio al lavoro e alla cultura. Ogni monaca si dedica infatti ad una attività al fine di fornire i mezzi di sostentamento alla comunità, ad esempio si  occupano del restauro di antichi e preziosi paramenti sacri, o per la gestione ed organizzazione vita comunitaria. Una delle domande che sorge più spontanea è chiedersi il motivo di una scelta tanto radicale, il perché di una decisione così drastica, che non ammette facili ripensamenti.  Perché non portare avanti semplicemente la propria fede, senza sentire il bisogno di un completo distacco dal mondo, dalla famiglia, dalla realtà che ci circonda? Suor Samuela ci ha risposto che il loro intento è quello di un continuo mettersi alla prova, di una dedica costante alla rinuncia di fronte a Dio. Ogni giorno devono fare i conti con le tentazioni, che naturalmente bussano alla porta di ogni esistenza umana, davanti alle quali sono chiamate a stabilire una continua rinuncia, rievocando alla mente la loro fede e la loro missione. Siamo rimasti colpiti dal coraggio che ha avuto questa giovane donna e dalla convinzione con cui ha deciso di cambiare radicalmente la sua vita, dedicandosi completamente a Dio. Ciò che più ci ha colpito concludono è stata la serenità dimostrata dalla monaca della comunità durante il colloquio. Si percepiva la pace interiore che caratterizza la sua esistenza e quella delle altre religiose presenti nel Monastero. Suor Samuela è stata anche molto paziente nel rispondere alle nostre domande più banali: ad esempio se e in quali circostanze le religiose possono utilizzare la rete internet o il telefono cellulare; oppure quando e come possono far visita o ricevere i loro familiari e così via. Per esempio ci ha detto che non è possibile per le monache “chiacchierare” tra di loro, ma che possono parlare tra di loro solo per brevi comunicazioni che possono riguardare il lavoro che stanno svolgendo o le piccole mansioni organizzative all’interno della comunità. È stata sicuramente una esperienza molto particolare che ci ha indotti in qualche modo a considerare l’idea che sia possibile vivere una vita felice e appagante, distaccandoci  completamente dal mondo, dalle cose terrene in cui invece  siamo quotidianamente e totalmente immersi.”



 

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