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08/11/2013 - Regione Piemonte - Economia

LAVORO - Nonostante la crisi e la disoccupazione, ancora dieci vittime alla settimana solo in ottobre

La causa più diffusa di morte è il ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento





LAVORO - Nonostante la crisi e la disoccupazione, ancora dieci vittime alla settimana solo in  ottobre
Un caterpillar in movimento

 “Non si può arrivare a due mesi dalla fine dell’anno con la consapevolezza che almeno altre 80 vite potrebbero spezzarsi. E’ una presa di coscienza che inquieta chi come noi si occupa di sicurezza sul lavoro e che da 4 anni ormai registra gli infortuni mortali sul lavoro verificatisi nel nostro Paese. Basta. Servono tutele urgenti soprattutto nei settori più a rischio come l’agricoltura e l’edilizia”.



E’ questo l’appello di Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering, la prima società privata italiana impegnata in attività sociali per la lotta contro gli infortuni sul lavoro, nell’introduzione all’ultima indagine elaborata dall’Osservatorio e dove si continua a leggere purtroppo un inesorabile bollettino delle tragedie sul lavoro.


Perché, nonostante le flessioni in termini numerici dei decessi - che devono però fare i conti con la crisi e la disoccupazione – l’emergenza rimane come una piaga incapace di rimarginarsi. Sono infatti 42 le morti bianche registrate in ottobre (altre 40 in settembre), e da gennaio ad ottobre si contano 399 vittime da Nord a Sud del Paese.


La Lombardia tiene tragicamente le fila di questa strage con 50 infortuni mortali ed è seguita da: Emilia Romagna (37), Sicilia (34), Campania (32), Veneto (28), Puglia (26), Toscana (25), Piemonte (24) e Abruzzo (23).


 Ed è proprio l’Abruzzo la regione in cui il tasso di mortalità è più elevato con un indice di incidenza degli infortuni mortali sulla popolazione lavorativa pari a 45,3 contro una media nazionale di 17,4; male anche i valori di Molise (37,3), Calabria (35,3), Liguria (33,2) e Umbria (33,1).


Genova la provincia che conta il maggior numero di vittime (16), seguita da Brescia (14), Chieti (12), Perugia e Salerno (11), Cosenza e Milano (10), Foggia e Bologna (9), Cuneo, Pescara, Napoli e Roma (8).


Le cause più diffuse di morte sono sempre il ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento (30,3 per cento dei casi), la caduta dall’alto (21,1 per cento) e lo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti (17,5 per cento dei casi). In agricoltura ha perso la vita il 47,4 per cento delle vittime del 2013 e il 18,5 per cento in edilizia.


Gli stranieri deceduti sul lavoro da gennaio a settembre sono 42, pari al 10,5 per cento del totale delle vittime in Italia. La maggior parte di nazionalità rumena ed albanese. Mentre osservando le fasce d’età più coinvolte nel dramma, ad emergere è quella (111 morti da gennaio a fine ottobre 2013). Sempre gli ‘over 65’ quelli con il tasso di mortalità più elevato rispetto alla popolazione lavorativa (295,3 contro il 31,5 dei 55-64enni, il 12,6 dei 45-54enni, il 9,5 dei 35-44enni).


“E’ un’emergenza della quale la politica dovrebbe occuparsi con urgenza a cominciare dai rischi nel settore agricolo per il quale dovrebbero essere predisposti dei piani di incentivazione al fine di rinnovare i mezzi agricoli in Italia - dice Mauro Rossato - Mentre per quanto riguarda l’edilizia i gravi infortuni sono conseguenza spesso della mancata predisposizione di sistemi di accesso e vincolo per effettuare i lavori in quota negli edifici e nelle strutture in genere”.


Indispensabile investire sulle attività di prevenzione, tra cui la formazione dei lavoratori e dei responsabili di cantiere.  


 

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