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20/01/2015 - Vercelli Città - Enti Locali

L’AMMANCO E LA TRAGEDIA MARIANI - Quando si chiusero "occhi e intelligenza ai Dirigenti" - Ma per Marco Ciocca "non è successo nulla che modifichi la fiducia nei confronti di Ardizzone"

Prima Puntata




L’AMMANCO E LA TRAGEDIA MARIANI - Quando si chiusero "occhi e intelligenza ai Dirigenti" - Ma per Marco Ciocca "non è successo nulla che modifichi la fiducia nei confronti di Ardizzone"
Di spalle Silvano Ardizzone - Nel tondo Gian Piero Anadone - A destra Marco Ciocca

“Non è successo nulla che modifichi la fiducia che l’Assessore in primis e tutta l’Amministrazione ha nei confronti del Dottor Ardizzone”.

Chi cercasse una chiave di lettura utile per capire almeno in parte dove stia la radice di rapporti che si intrecciano e vicendevolmente si corroborano, avviluppando oltre dieci anni di vita politica ed amministrativa di Vercelli e più in generale il periodo successivo alla sfortunata esperienza del Sindaco Mietta Baracchi Bavagnoli, forse potrebbe trovarne una palusibile proprio in questa frase.

La pronuncia Marco Ciocca il 15 luglio 2006 intervistato da “La Stampa” che pubblica un articolo oggettivo e preciso.

Qualcosa, invero, doveva essere successo se una giornalista seria della importante Testata nazionale si era presa la briga di alzare il telefono per sentire quale fosse il parere dell’Assessore al Bilancio del Comune di Vercelli, appunto il Commercialista Marco Ciocca.

Chiamato dal Sindaco Andrea Corsaro, nel giugno 2004, a succedere a Guido Nobilucci, uscito di scena insieme a tutta l’Amministrazione di  Gabriele Bagnasco, essendo ricordato (ora, forse dimenticato) come l’Assessore dell’ “ammanco”.

L’ammanco, come le cronache raccontarono copiosamente – così copiosamente che il ruolo degli Organi di Informazione è più volte sottolineato dagli Atti, che vedremo, della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli – era quello registrato dalla cassa economale del Comune e poi dal Bilancio di Palazzo Civico, per conseguenza delle sottrazioni di denaro pubblico operate da Mauro Mariani negli anni che vanno dal 2000 al 2002.

***

Ma andiamo con ordine e vediamo cosa fosse successo in quel 2006 distante tre anni dai fatti.

Anche da quello più tragico tra i fatti, il suicidio dell’Economo che il 21 giugno 2003 pose fine ai propri giorni: era rimasto solo e schiacciato da eventi più grandi di lui.

Eventi che, come abbiamo visto, si produssero nell’arco di tempo corrente – è la ricostruzione dei Periti – dal 21 aprile 2001 e fino al 1 aprile (sic!) 2003 data in cui con nota prot. n. 12.094 il Direttore del Servizio Bilancio Contabilità e Finanza del Comune di Vercelli, Gian Piero Anadone, deve rassegnare al Sindaco di Vercelli Gabriele Bagnasco la incredibile conclusione circa un “mancato riscontro dell’esistenza dei giustificativi di spese sostenute – a fronte di anticipazioni di cassa ricevute – per un ammontare (dedotte le somme giacenti in cassa di cui alla precedente nota n. 11638/03) pari ad euro 420.790,47”.

Erano cioè “spariti” più di 400 mila euro nella gestione della cassa economale del Comune di Vercelli.

In realtà, nemmeno questa cifra indicata da Anadone è corretta, poiché il Perito assevererà l’entità di un ammanco lievemente inferiore: € 413.905, 93.

***

In quell’anno 2003 nel quale non è più possibile ignorare l’evidenza di fatti così rilevanti, l’operato del Mariani dovrebbe essere controllato da alcune persone, che successivamente saranno chiamate in causa (dalla Procura presso la Corte dei Conti): oltre allo stesso Anadone, il suo Vice ( e responsabile del Servizio Programmazione Finanziaria) Silvano Ardizzone; la Responsabile “titolare” del Servizio Provveditorato ed Economato, Sara Rossi; i Revisori dei Conti del Comune in carica all’epoca: Pier Giovanni Baucè, Antonella Cerutti e Riccardo Righetti.  

***

Dovrebbero, perché la Corte ed anche la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli, non esiteranno invece a dichiarare che in Comune vi fosse una situazione di “buio contabile”.

Un contesto dove sia stato possibile:”Chiudere occhi ed intelligenza ai dirigenti, certamente consapevoli (salvo l’ipotesi, forse non peregrina, per quanto si dirà oltre, di una inconsueta sprovvedutezza) delle irregolarità che dominavano la vita quotidiana del loro ufficio”.

Sono parole dell’allora Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli, Gian Giacomo Sandrelli, il quale non può fare a meno di rilevare – ad esempio - come la richiesta di denaro di volta in volta avanzate da Mariani per una via via sempre meno verosimile esigenza di provvedere la cassa di denaro fosse:”istituzionalmente incompatibile con le esigenze dell’ufficio” ed infatti tale liquidità:”non sarebbe stata destinata agli scopi per cui era richiesta”.

Cioè Mariani chiedeva l’erogazione di somme sempre maggiori, che mai rendicontava.

Solo tre i procedimenti disciplinari avviati all’interno dell’Amministrazione comunale guidata da Gabriele Bagnasco.

Nei confronti di Mariani, ovviamente, della Rossi e di Anadone.

Il primo procedimento si estinse per morte del reo.

La Rossi fu sanzionata (si ripete, dal punto di vista dell’iniziativa interna del Comune) con sospensione dal servizio con privazione della retribuzione di cinque giorni.

Per Anadone l’iter si concludeva con il provvedimento di archiviazione n.35620 del 25 settembre 2003, poiché nel frattempo era stato collocato in pensione, dal 1 giugno 2003.

In pensione, dunque, non più raggiungibile dalla eventuale censura della disciplina comunale.

Anadone però non resta senza far nulla e si consola, poiché dal 1996 - e continua felicemente ancora oggi - è componente della Commissione Tributaria di Primo Grado di Vercelli dove è Vice Presidente delle Sezioni Prima e Terza.

***

Dunque vi fu chi chiuse “occhi ed intelligenza”, secondo il Procuratore, anche se tale circostanza non fu considerata idonea ad integrare ipotesi di reato commesso da altri che dallo stesso Mariani.

Ma dal punto di vista della Magistratura Contabile le cose – come abbiamo visto – sono state valutate per i diversi, doverosi profili.

Sicchè nel 2006 si arriva ad un primo giudizio, che vede tutti condannati a pagare.

Gian Piero Anadone per 85 mila euro; Sara Rossi per 48 mila euro; Silvano Ardizzone 27 mila; i Revisori dei Conti Baucè, Cerutti e Righetti, 10 mila euro ciascuno.

Ma – come abbiamo detto all’inizio – questa circostanza non basta, per  l’Amministrazione Corsaro, perché si “modifichi la fiducia che l’Assessore in primis e tutta l’Amministrazione ha nei confronti del Dottor Ardizzone” che nel frattempo ha preso il posto lasciato libero da Anadone, diventando Dirigente del Settore.

Cosa sarebbe dovuto d’altro, di più e di peggio capitare, è difficile da immaginare.

Cosa capitò esattamente in quei tre anni di “buio contabile” nel corso dei quali si “chiusero occhi e intelligenza” lo vedremo nelle prossime puntate, con una ricostruzione puntuale e documentata dei fatti.

 

 

 

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