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23/01/2010 - Vercelli Città - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 24 gennaio 2010 - "La testimonianza del Signore rende saggio il semplice"




IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 24 gennaio 2010 - "La testimonianza del Signore rende saggio il semplice"
Esdra

Dal Libro del Profeta Neemia, Cap. 8,2-4a.5-6.8-10



In quei giorni  il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.


Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci di intendere; tutto il popolo porgeva l’orecchio a sentire il libro della legge. Esdra, lo scriba, stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza. Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutto il popolo; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi.  Esdra benedisse il Signore Dio grande e tutto il popolo rispose: "Amen, amen", alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.


I Leviti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e con spiegazioni del senso e così facevano comprendere la lettura.  Neemia, che era il governatore, Esdra sacerdote e scriba e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: "Questo giorno è consacrato al Signore vostro Dio; non fate lutto e non piangete!". Perché tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.  Poi Neemia disse loro: "Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza".


Dal Salmo 18, 8; 9; 10; 15


La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima:
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.


Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.


Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,
più preziosi dell’oro.


Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.


Dalla Prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinti, Cap. 12,12-30


Fratelli, come il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, giudei o greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: "Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo", non per questo non farebbe più parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: "Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo", non per questo non farebbe più parte del corpo. Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l’udito? Se fosse tutto udito, dove l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: "Non ho bisogno di te"; né la testa ai piedi: "Non ho bisogno di voi". Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.  Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.


Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? Aspirate ai carismi più grandi. - Parola di Dio.


Dal Vangelo secondo San Luca, Cap. 1,1-4; 4,14-21


 Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola,  così ho deciso anch’io di far ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo,  perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.


In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione.  Insegnava nelle sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi.


Si recò a Nàzaret, dove era stato allevato; ed entrò secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò è leggere.  Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:  "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi,  e predicare un anno di grazia del Signore".


Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: "Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi".


UN PENSIERO SULLA PAROLA


Le letture di questa terza domenica del tempo ordinario, sono un inno vero e proprio alla Parola di Dio e al suo Popolo chiamato a proclamarla, ascoltarla e ad accoglierla.
Parola che meraviglia, stupisce come afferma il brano del vangelo; commuove e dona gioia come testimonia la prima lettura.


Sembrano frasi quasi scontate, perché in teoria già sappiamo ciò che la Parola è e dona. Il salmo responsoriale ne sottolinea meravigliosamente tutti gli aspetti.


Ma allora perché nelle nostre assemblee, questa parola annunciata e ascoltata non produce gli stessi atteggiamenti descritti nelle letture di oggi?
Perché il più delle volte noi cristiani usciamo dalle assemblee liturgiche con lo stesso stato d’animo con il quale siamo entrati?


Luca nel prologo mostra l’atteggiamento necessario affinché la Parola sia accolta in modo tale che pervada la vita, e la trasformi in gioiosa testimonianza.


“Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin dal principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teofilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto” (Lc. 1,1-4).


La fede è ascolto, è ricerca. è incontro
La fede è Ascolto. Un ascolto senza barriere, senza filtri, senza condizioni.
La fede è
Ricerca. La stessa dell’uomo che ha sentito parlare di una perla preziosa di grande valore e di un tesoro immenso nascosto in un campo, e, nel desiderio di trovare quella “fortuna”, si mette in viaggio pieno di gioia per conquistarlo.
La fede è
Incontro personale con Colui che ti ha fatto e continua a farti Grazia, cioè a colmarti di splendore.


Solo così la Parola è davvero accolta e può tradursi in racconto, in testimonianza.
Racconto di una esperienza, di un fatto, di un evento che parla anche di te, ma soprattutto di Colui che di questo evento è il tesoro.


Luca, non ha conosciuto Gesù, però l’esperienza che ha di lui è così forte e pregnante che lo porta a scrivere di lui con la stessa forza dei primi testimoni. Egli nel prologo degli Atti afferma che la sua opera è il racconto di “tutto quello che Gesù fece e insegnò fin dal principio” (Atti 1,1).


La parola proclamata, annunciata è come un seme posto nel terreno della nostra vita; necessita di terra buona per far frutto.
Essere terra buona vuol dire essere in movimento. Luca una volta ascoltato l’annuncio, si mette in ricerca, dice lui stesso che fa “ricerche accurate” su ogni circostanza per scrivere poi “un resoconto ordinato in modo che tu (Teofilo) (ma ogni altro Teofilo), possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto”.


L’uomo che ascolta davvero la Parola, ascolta una chiamata che lo pone in cammino, in viaggio verso l’incontro con Colui che del viaggio è la meta.
Ascoltare e accogliere è andare verso Dio che ti ama, che ti fa Grazia, che compie e realizza le Scritture per la tua gioia, per la tua salvezza.


Non è forse questa la notizia delle notizie?
Non è questa la bella fortuna: sapere che “oggi” nella mia vita si realizza la speranza annunciata?


Noi però siamo chiusi non riusciamo a vedere. Vogliamo toccare con mano. Facciamo fatica a credere che quella Parola per mostrarsi ha bisogno di compiersi attraverso una adesione cristiana, cioè uguale a quella di Cristo, di Gesù, che accogliendo la Parola del profeta Isaia, la compie, la realizza nella propria storia con un atteggiamento di vita altro che porta e dona liberazione.


Liberazione già compiuta come compiute sono tutte le promesse in Gesù ma che necessita di altri cuori, di altre mani, di altre voci per mostrarsi, per rendersi visibile nell’oggi della chiesa e della storia.


Che il Signore ci doni la grazia dello stupore degli abitanti di Nazareth e la gioia del popolo di Israele il giorno della grande liturgia al ritorno dall’esilio, perché possiamo essere una comunità che in comunione, annuncia ciascuno secondo il suo carisma, la speranza e si impegni nel concreto ad essere luce per chi vive ancora nelle tenebre, libertà per chi è ancora prigioniero, consolazione e cura in ogni male.


 www.omelie.org

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