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03/07/2021 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di Domenica 4 luglio 2021 - "Affinchè io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina"- Commento delle Suore Carmelitane di Biella - VIDEO OMELIA DI PADRE GIULIO MICHELINI"

un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: "Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza".





IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di Domenica 4 luglio 2021 - "Affinchè io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina"- Commento delle Suore Carmelitane di Biella - VIDEO OMELIA DI PADRE GIULIO MICHELINI"
Gesù prega nella Sinagoga di Nazareth - XIV Secolo Monastero di Dekani - Kosovo

Dal Libro del Profeta Ezechiele, Cap. 2, 2 - 5

In quei giorni, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.
Mi disse:

"Figlio dell'uomo, io ti mando ai figli d'Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito.

Tu dirai loro: "Dice il Signore Dio".

Ascoltino o non ascoltino - dal momento che sono una genìa di ribelli –, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro".

***

Dal Salmo 122

A te alzo i miei occhi,
a te che siedi nei cieli.
Ecco, come gli occhi dei servi
alla mano dei loro padroni.

Come gli occhi di una schiava
alla mano della sua padrona,
così i nostri occhi al Signore nostro Dio,
finché abbia pietà di noi.

Pietà di noi, Signore, pietà di noi,
siamo già troppo sazi di disprezzo,
troppo sazi noi siamo dello scherno dei gaudenti,
del disprezzo dei superbi.

                    Dalla Seconda Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi, Cap. 12, 7 - 10

Fratelli, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia.
A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto:

"Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza".

Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.

Dal Vangelo secondo San Marco, Cap. 6, 1 - 6

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano:

"Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?". Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro:

 "Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua". E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.

***

UN PENSIERO DALLE SUORE CARMELITANE

DEL MONASTERO MATER CARMELI DI BIELLA

XIV Domenica del Tempo Ordinario

Nonostante tutto perseveranza nel bene

(Ez 2,2-5; Sl 122(123); 2Cor 12,7-10; Mc 6,1-6)

 

Il vangelo di domenica ci conduce nel villaggio di Gesù, dove ha vissuto, tra i suoi familiari e conoscenti.

C'è un'esperienza naturale in ogni uomo e donna: quella del ritorno alla propria casa, tra la propria gente, per respirare l’aria nativa e i profumi della natura e per parlare nella propria lingua, nel proprio dialetto, dopo un lungo tempo di permanenza fuori casa.

Gesù dunque ritorna a Nazareth, molto probabilmente con la gioia di incontrare persone che hanno condiviso con lui la semplice vita quotidiana. Il lavoro di falegnameria, le amicizie, i pellegrinaggi annuali a Gerusalemme, il culto a Dio nelle sinagoghe.

Al suo arrivo si presenta di sabato nella sinagoga e inizia ad insegnare. Dice il testo: “E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: da dove gli vengono queste cose? Che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria?".

In un altro passo parallelo, di Luca, Gesù si meraviglia dell’incredulità dei suoi compaesani, di queste domande quasi scandalose: dubitano dei "prodigi compiuti dalle sue mani”. Riconoscono l’autenticità dei suoi miracoli e prodigi, ma non sanno spiegarsi come sono avvenuti.

Noi sappiamo ora che quelle mani - di Gesù - sono le stesse mani che ci "hanno fatto e plasmato" (Sl 119). Sono le mani di Dio all' opera fin dall' origine del mondo: “facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” (Gen 1,26).

Sì, sono proprio quelle mani che hanno operato guarigioni fisiche e spirituali, che hanno risuscitato dei morti, le mani di Colui che ha predicato il regno di Dio e la remissione dei peccati. Sono quelle mani e quelle braccia che Gesù ha steso sulla croce riportando l’umanità allo splendore creativo della Trinità.

Gesù voleva condividere con la sua gente i grandi doni che Dio stava portando all’umanità attraverso di lui. La poca disponibilità nei suoi confronti li ha però chiusi dentro una non accoglienza che si trasforma in disprezzo e critica negativa.

I concittadini di Gesù lo conoscevano come figlio di Maria, ma non sapevano che egli era - ed è, il Figlio di Dio, datore di ogni dono e quindi di ogni sapienza. Oggi possiamo ripercorrere con uno sguardo attento le Scritture per cogliere la presenza e il passaggio dei profeti, l’accoglienza del Messia che si rivela nella debolezza e nel rifiuto, che sa vedere e donare la sua compassione ai poveri che credono in Lui.

La missione di Gesù non viene impedita dal disprezzo dei suoi concittadini, lui riprende il cammino, andando oltre, “percorrendo i villaggi d’intorno, insegnando”.

Il Signore infonda anche in noi il suo spirito di perseveranza nel bene!

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli - Biella Chiavazza 

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