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18/09/2021 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di Domenica 19 settembre 2021 - "Dio, ascolta la mia preghiera" - Commento delle Suore Carmelitane di Biella - VIDEO OMELIA DI PADRE FERNANDO ARMELLINI

Dissero gli empi: "Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d'incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l'educazione ricevuta. Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.



IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di Domenica 19 settembre 2021 - "Dio, ascolta la mia preghiera" - Commento delle Suore Carmelitane di Biella - VIDEO OMELIA DI PADRE FERNANDO ARMELLINI
Antoon van Dijck, Lasciate che i bambini vengano a me, ca. 1618-1620,

Dal Libro della Sapienza, Cap. 2, 12. 17 - 20

Dissero gli empi: "Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d'incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l'educazione ricevuta.

Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.

Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.

Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà".

Dal Salmo 53

Dio, per il tuo nome salvami,
per la tua potenza rendimi giustizia.
Dio, ascolta la mia preghiera,
porgi l'orecchio alle parole della mia bocca.

Poiché stranieri contro di me sono insorti
e prepotenti insidiano la mia vita;
non pongono Dio davanti ai loro occhi.

Ecco, Dio è il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.

Ti offrirò un sacrificio spontaneo,
loderò il tuo nome, Signore, perché è buono.

                              Dalla Lettera di San Giacomo Apostolo, Cap. 3, 16 - 4, 3

Fratelli miei, dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall'alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.

Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni.

Dal Vangelo secondo San Marco, Cap. 9, 30 - 37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: "Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà". Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.

Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: "Di che cosa stavate discutendo per la strada?". Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: "Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti".

E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: "Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato".

***

UN PENSIERO DALLE SUORE CARMELITANE

DEL MONASTERO MATER CARMELI DI BIELLA

Dall’affermazione di sé alla cura gli uni degli altri.

(Sap 2,12.17-20; Sl 53; Gc 3,16-4,3; Mc 9,30-37)

Il brano evangelico di domenica scorsa ha aperto una nuova sessione nel racconto di Marco, dove Gesù si intrattiene quasi esclusivamente con i discepoli e i suoi discorsi diventano sempre più chiari, specialmente sul mistero che finora circondava la sua persona. Consapevole che ormai tutto sta volgendo al termine, Gesù prepara i suoi al mistero della passione, morte e resurrezione, con tre predizioni di quanto sta per accadere.

Oggi troviamo la seconda predizione che segue l’episodio della Trasfigurazione, anticipo della Pasqua. Gesù parte attraversando la Galilea, avendo cura che nessuno lo sappia per non essere trattenuto dalla folla e assicurare tempo e spazio per dedicarsi alla formazione dei discepoli. Dopo la prossima dipartita di Gesù, saranno loro, infatti, a continuare l’annuncio e la testimonianza del vangelo.

Dopo la professione di fede di Pietro (cf Mc 8,29), Gesù esprime la sua identità con la formula del ‘Figlio dell'uomo’, che manifesta in modo sensibile la pienezza dell'umanità, perché Gesù vive ed è presente a tutto ciò che ci rende pienamente umani.

Ebbene, il “Figlio dell'uomo”, sta per essere consegnato nelle mani degli uomini che lo uccideranno. Perché chi desidera solo la piena realizzazione dell'uomo deve essere rifiutato, proprio da una legge religiosa e politica? Forse perché Gesù, così libero e buono, ci fa sentire piccoli e gretti: è meglio eliminarlo perché «una legge è due volte più comoda di qualsiasi vangelo» (A. von Harnack).

Ma il Bene non può essere eliminato, Gesù è davvero il Messia che libera e offre la liberazione all’uomo, la sua logica però non è lotta-vittoria-dominio, ma lotta-sconfitta-dominio, la vittoria passa attraverso la croce, la perdita, il fallimento.

Un Messia e una logica inattesi e duri da capire e da accettare come dimostrano non solo gli anziani, gli scribi e i farisei che avevano il terrore di perdere il proprio potere, ma anche i discepoli, che avevano paura di perdere la possibilità di raggiungerlo.

Lungo la via, infatti, invece di chiedere spiegazioni a Gesù di quanto non comprendono del suo insegnamento, si fermano a considerare tra loro chi fosse il più grande, magari pensavano a chi dovesse essere il primo successore di Gesù!

Il Signore li lascia dire, ma poi, rientrati in casa a Cafarnao, interviene chiedendo di cosa avessero discusso strada facendo. Anche noi possiamo lasciarci interpellare da questa domanda e magari provare lo stesso imbarazzo dei discepoli nell’ammettere che i nostri pensieri e le nostre aspettative spesso rimangono distanti dalla logica del Vangelo.

Il Signore però non giudica, ma con pazienza si pone a sedere, assumendo la posizione del maestro, chiama i Dodici e con estrema chiarezza afferma una frase che da sola basterebbe a rivoluzionare il mondo:

“Se uno vuole essere il primo, sia ultimo di tutti e servo di tutti”.

Il vangelo si conclude con Gesù che abbraccia un bambino, simbolo di chi è indifeso e bisognoso.

L’attenzione dunque si sposta dalla ricerca dell’affermazione di sé alla cura gli uni degli altri.

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli - Biella Chiavazza 

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