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23/10/2016 - Biella - Cronaca

IL VANTAGGIO DI ESSERE PICCOLI - L'antidoto a Nietsche, al relativismo ed al pensiero unico nel libro su due Santi Carmelitani -

Al Monastero Mater Carmeli di Biella






IL VANTAGGIO DI ESSERE PICCOLI - L'antidoto a Nietsche, al relativismo ed al pensiero unico nel libro su due Santi Carmelitani -

Il vantaggio di essere piccoli

L ‘abbandono in Teresa di Lisieux e Mario Borzaga

 

E ’bello viaggiare, di solito entusiasma, specie se sono programmate splendide vacanze, possibilità di incontrarsi con nuovi popoli e culture, riempirsi gli occhi e il cuore con paesaggi incontaminati e magnifici. Ma ci sono anche viaggi più ordinari come per andare al lavoro o a scuola tutte le mattine, per fare acquisti al supermercato o incontrarsi con gli amici.

 

E poi esistono viaggi più tristi dove si fugge dalla guerra e dalla fame, viaggi che spesso non raggiungono la meta desiderata. Siamo in movimento in tanti modi e per tanti motivi, con l’avvento del web più che mai: quanti contatti, quanti viaggi virtuali!

 

Eppure esiste un viaggio tra tutti più cruciale e infinitamente più importante anche di un viaggio sulla luna, è il viaggio cheognuno di noi è invitato a percorreredentro di sé, quel viaggio interiore e spirituale, per lo più intimo e nascosto, che merita la nostra prima e più grande attenzione. Intraprenderlo significa vivere la consapevolezza di avere un’anima, rompendo il guscio e il gusto dell’ apparenza per penetrare in profondità, per scoprire, senza l’acquisto del biglietto, gli spazi vasti e magnifici che sono dentro di noi, dove ci attende quella Luce che ci abita e che guida ogni uomo a comprendere il segreto della vita.

 

***

 

S. Teresa di Lisieux e p. Mario Borzaga, i due giovani protagonisti del libro “Il vantaggio di essere piccoli”.

 

Si propongono come nostri compagni in questo viaggio singolare, per suggerirci l’attrezzatura giusta e renderci partecipi delle loro preziose scoperte, pillole di saggezza, senza gelosia per il brevetto!

 

Teresa e Mario ci incontrano attraverso pagine semplici e al tempo stesso profonde, così com’ è stata la loro vita e la vita di tutti i santi, di coloro che hanno centrato il bersaglio, ognuno con la sua originalità e unicità. In effetti le storie di Mario e Teresa, come si può leggere nella Prefazione di Giovanni Grosso, Provinciale dei carmelitani, non potevano essere più diverse: per i contesti geografici, storici, culturali in cui hanno vissuto, per le stesse condizioni di vita. Eppure così vicine nell’essenziale, come sottolinea anche la sorella di Mario, Lucia Borzaga, nella seconda Prefazione.

 

P. Mario, missionario OMI del Trentino, parte nel 1957 per la sperduta e lontanissima terra del Laos insieme a cinque compagni con la motonave Victoria; Teresa di Lisieux raggiunge Roma per chiedere grazia a Papa Leone XIII di entrare al Carmelo a quindici anni, siamo nel 1887.

 

Coraggio e audacia per Cristo dunque, ma anche fragilità e debolezze. Questo ci toglie l’imbarazzo di avvicinarli, o meglio, di lasciarci avvicinare, poiché la loro umanità è la nostra debole umanità e la loro forza può essere, o diventare, anche la nostra.

 

***

 

La santità non esclude la debolezza dell’ umanità. Il superuomo di Nietzsche è la grottesca caricatura del santo. Il santo è pienezza di umanità e l’umanità è anche fragilità, paura, senso di annientamento

 

“Il vero santo è Cristo, l’uomo più uomo.

Ma da Cristo è possibile attingere la capacità di un  abbandono, una resa a lui che diviene umile forza, resistenza alla durezza della vita”. (E. Ghini)

 

***

 

Non abbiamo dunque bisogno di essere superuomini o superdonne per desiderare e cercare, pur consapevoli della nostra fragilità, quel di più che Teresa e Mario ci testimoniano come sia possibile per tutti raggiungere (dall’Introduzione).

 

Ci rassicura sapere che non ascoltiamo solo parole, ma vita vissuta, quella vera! Vita che si fa messaggio spirituale-concreto che tocca il nostro quotidiano, anche nelle banalità, che non restano più tali. Teresa e Mario, entrambi contemplativi e missionari, entrambi dotati di santa cocciutaggine, hanno bruciato le tappe per raggiungere il senso che regge tutta la storia, quel senso di cui abbiamo fame e sete e che solo può condurci all’unica gioia che non passa.

 

Il vantaggio di essere piccolinasce per circostanze intrecciate dalla Provvidenza, nasce come unaricerca che si sviluppa e prende forma nell’ascolto e nella preghiera.

 

Un lavoro che pur concentrandosi sui temi della fiducia e dell’ abbandono ne tocca molti altri, nel tentativo di attualizzare e universalizzare esperienze dove ognuno può ritrovarsi, trarre motivo di riflessione e nuova forza nel cammino, quando l’orizzonte è sereno e ancor più quando non lo è. Una sorta di viva meditazione intervallata da diverse fotografie, in compagnia di Teresa e Mario.

 

Ognuno di noi può sentire vicino a sé questi due giovani, la prima una santa amata e conosciuta, e il secondo un sacerdote missionario ancora non molto noto, che ispira simpatia conla sua disarmante sincerità e il suo talento da scrittore.

 

Mario, un ragazzo prossimo beato in dicembre, e Teresa, una ragazza Dottore della Chiesa e Patrona delle missioni,che con le loro possibilità e le loro debolezze si sono aperti, hanno spalancato le porte al dono di Dio nella semplicità e vi hanno

risposto, abbandonandosi con ogni fiducia al suo amore senza confini, nell’ora della gioia come in quella della prova. Ascoltiamoli:

“Sento che se per assurdo tu trovassi un’anima più debole, più piccola della mia, ti compiaceresti di colmarla di favori ancora più grandi, qualora si abbandonasse con fiducia completa alla tua misericordia infinita”.

 

Così dice Teresa, e Mario afferma:

“Dopotutto siamo nelle mani di Dio, e Lui può fare di noi tutto quello che vuole; forse egli ha bisogno anche dei paurosi, dei timidi, dei pigri, per allargare il Suo Regno? Credo di sì, perché unicamente Lui mi ha chiamato a questa avventura di essere santo tra i meo”.

 

Un’avventura che si rivela più facile per coloro che non temono di vivere la propria piccolezza, scoprendone così tutti i vantaggi e al tempo stesso la scorciatoia che conduce a vivere, nella libertà e nell’amore, quel di più che è la pienezza della vita.

 

***

 

Il Signore che ha avuto bisogno di Mario e di Teresa chiamandoli all’avventura della santità, ha bisogno anche di te, di me, di tutti noi, chiamandoci alla stessa avventura, proprio così come siamo, come Lui ci ha pensato e voluto. Egli ci ama infinitamente uno ad uno, per questo ha bisogno di noi, per questo non si stanca di bussare alla porta del nostro cuore:

«Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20). Apriamo allora, spalanchiamo le porte a Cristo per poter comprendere quale sia l’ampiezza, la lunghezza, la profondità del suo amore che supera ogni conoscenza ed essere così ricolmi di tutta la pienezza di Dio (cf Ef 4,18-19).

 

Per questo siamo nati, per questo vale la pena vivere e morire, nella beatitudine dell’abbandono, in un crescendo di libertà e di gioia senza fine!

(Dalla Conclusione).

 

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