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11/04/2009 - Vercelli Città - Pagine di Fede

IL VANGELO DELLA DOMENICA - Letture dalla Liturgia di domenica 12 aprile 2009 - Pasqua di resurrezione - ’Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha resuscitato’






IL VANGELO DELLA DOMENICA - Letture dalla Liturgia di domenica 12 aprile 2009 - Pasqua di resurrezione - ’Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha resuscitato’
Resurrezione

Atti degli Apostoli, Cap. 10, 34a.- 37-43



In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».


                 Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési, Cap. 3, 1-4
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.


                              Dal vangelo secondo Giovanni, Cap. 20, 1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.


UN PENSIERO SULLA PAROLA


“Solo un gruppo di donne sospiravano verso l’alba per andare al sepolcro ad imbalsamare Gesù: omaggio pietoso ad una fede perduta, che la tomba aveva composto per la religione dei ricordi. Nessuna di esse avrebbe portato con gli aromi, sia pur ben celato, l’alleluja. Se si chiedevano chi le avrebbe aiutate a rimuovere la pietra, non era certo con l’intenzione di far strada alla vita, ma per un’ultima devozione di morte. Tutti avevano bisogno di vita e nessuno chiamava il vivente: tutti avevano bisogno che egli vincesse la morte e nessuno osava immaginarlo trionfante. L’alleluja è nato unicamente dall’infinita carità del Signore, che dal sepolcro non guardò se di qua c’erano cuori consapevoli e vigilanti del suo ritorno” (Primo Mazzolari).
            Quanti cuori, quante anime sono chiuse da pietre. I nostri peccati, i nostri pregiudizi, le nostre cattive abitudini, la nostra superficialità, il nostro materialismo sigillano i nostri cuori, ci rendono impermeabili allo Spirito, che pure, dopo e in virtù della Pasqua,  Dio padre continua a profondere sull’umanità. Noi ci teniamo ben strette le nostre certezze che ci danno sicurezza. Ci sembra di non avere i mezzi, l’energia per rimuovere la pietra. Eppure basta uno slancio, un abbandono, una speranza, un atto di fiducia, per trovare la pietra “rotolata via”.  E quando finalmente apriamo il nostro cuore, “apriamo le porte al Signore”, comincia l’avventura cristiana che è l’avventura del risorto.
            “Perché disperare della pietra che grava ancora sul nostro cuore e che siamo incapaci di smuovere? Avremmo tanto voluto che i nostri sforzi andassero ad effetto; ci siamo soprattutto augurati che quella pietra non fosse mai stata là. Ma Gesù ha preferito che ci fosse, come sulla tomba della sua Pasqua, o felice pietra, affinché anche noi un giorno incontrassimo la forza della sua resurrezione ed essa volasse in tanti pezzi, mentre Gesù realizza in noi l’impossibile prendendo sulle sue spalle ciò che sembra irrimediabilmente perduto”(Andrè Louf).
            “Entrando nel sepolcro, videro un giovane”.
            Il giovane (l’angelo) interpreta per esse gli avvenimenti. Bisogna essere giovani per saper vedere il mistero. I giovani sono sempre pronti all’ascolto e all’azione. Il giovane è entusiasta, è dinamico, è coraggioso, è generoso. Per questo gli angeli non possono che essere giovani. Per questo il vecchio Nicodemo deve rinascere, deve ritrovare la sua giovinezza perduta. Per questo chi vuole essere discepolo di Gesù deve rinascere “dall’alto”.  Il Signore è eterna giovinezza.
            “Ed ebbero paura”.
            Spesso i giovani ci spiazzano. Vedono le cose in maniera diversa. Hanno chiavi di lettura diverse della storia. Facciamo fatica ad accettarli perché non li capiamo. Eppure Gesù è l’eterno giovane.
            “Voi cercate il crocefisso, non è qui … vi precede”.   La nostra fede rischia sempre l’immobilismo. Essere pii è ben diverso dall’essere santi! “Come se il Cristo avesse bisogno della nostra piccola pietà! Il passato, le civiltà, le culture, le nostre stesse  basiliche, le nostre stesse più care tradizioni, possono essere i luoghi dove l’avevano posto gli uomini di un’epoca. Andate a dire ai discepoli e a Pietro, che Egli vi precede          … Dove?  Dappertutto, in Galilea e sul monte, nel Cenacolo e lungo la strada di Emmaus, sul mare e nei deserti, ovunque l’uomo pianta la sua tenda, spezza il suo pane, costruisce le sue città, piangendo e cantando, sospirando e imprecando. Egli vi precede. Ecco la consegna di questa Pasqua. Se alzandoci dalla tavola eucaristica avremo l’animo disposto a seguirlo ovunque, ovunque lo vedremo, come Egli ha detto.” (Primo Mazzolari).
              Ci precede e ci aspetta nei crocicchi della nostra vita ordinaria. Vuole che lo scopriamo in ogni situazione. Dal momento della risurrezione Gesù precede ogni uomo in ogni angolo della storia. E’ il Dio con noi per sempre.
            “Ed esse fuggirono via … e non dissero niente a nessuno, perché avevano paura”.
            “La prima cosa che deve saltare agli occhi del non cristiano nella fede cristiana è il fatto che essa palesemente osa molto, troppo. E’ troppo bello per essere vero: il mistero dell’essere svelato come amore assoluto, che si abbassa a lavare i piedi, anzi le anime delle sue creature e prende su di sé tutta la bruttura della colpa, tutto l’odio che si scatena contro Dio e tutte le brutali e feroci accuse scagliate contro di lui, tutto lo scherno dell’incredulità che circonda e ricopre la sua apparizione e manifestazione, tutto il disprezzo che conclude nell’inchiodamento sulla croce la sua incomprensibile discesa fra le creature: tutto egli prende su di sé per scolpare dinanzi a se stesso  ed al mondo tutto la sua creatura. Questa è davvero troppa bontà: nulla al mondo giustifica simile metafisica.”(H.U. von Balthasar).
            E come le donne, anche noi, teniamo per noi la Pasqua. E con essa la nostra fede, la nostra carità e la nostra speranza. Non considerando che rimettendo la pietra al suo posto chiudiamo al Signore una via, la nostra via per santificare il mondo. Crediamo, ma non ci fidiamo fino in fondo, abbiamo paura del mistero.      


“Ma non c’è niente d’impossibile a Dio. L’uomo confina ovunque col mistero e le nostre conoscenze ci mettono sempre di fronte ad esso. Chi è saggio non segna limiti a Dio. Di là come di qua del mio limite, opera la divina misericordia e dove io mi fermo. Qualcuno continua. Il mistero non è il porto degli spiriti deboli, ma il ragionevole rifugio di chiunque capisce e riconosce il trasbordare dell’Essere dal mio piccolo essere … Davanti al sepolcro non vedono il Vivente, ma la morte ha già un volto meno chiuso. Cristo è alle porte del Cenacolo.” (Primo Mazzolari).


 


(Omelie.org)


 


 

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