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07/11/2009 - Vercelli Città - Pagine di Fede

IL VANGELO DELLA DOMENICA - Letture dalla Liturgia dell’8 novembre 2009 - "Il Signore rimane fedele per sempre"






IL VANGELO DELLA DOMENICA - Letture dalla Liturgia dell’8 novembre 2009 - "Il Signore rimane fedele per sempre"
Bernardo Strozzi - Il Profeta Elia e la vedova di Zerepta

Dal Primo Libro dei Re, Cap. 17,10-16



In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere».
Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».
Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”».
Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.


 Dal Salmo 145


Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.


 Dalla Lettera di San Paolo Apostolo agli Ebrei, Cap. 9,24-28


Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.
Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.


Dal Vangelo secondo Sal Marco, Cap. 12,38-44


In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».


UN PENSIERO SULLA PAROLA


Il Vangelo, che ogni domenica accogliamo per nutrire la nostra fede, non è una serie di norme e raccomandazioni, ma è la comunicazione dello sguardo di Gesù sul mondo, sull’uomo e su Dio. Quello sguardo che viene dalla prolungata intimità con Dio, che questo mondo e questo uomo li ha creati, secondo un progetto e una finalità di amore. Se è così, credere al Vangelo significa prima di tutto entrare nello sguardo di Gesù, imparare a vedere le cose dal suo punto di vista, quello stesso del creatore. In ciò consiste la salvezza, la realizzazione della nostra vita. Quella che cerchiamo con tutte le nostre forze, ma a partire da punti di vista diversi, secondo scale di valori diverse da quella che ha guidato la vita di Gesù.
La pagina del vangelo di questa domenica, che conclude l’insegnamento pubblico di Gesù e precede l’ultimo discorso ai discepoli prima della passione, morte e resurrezione, ci offre quasi letteralmente il punto di vista di Gesù su due diversi tipi di persone.
Sono gli ultimi insegnamenti che Gesù dà nel tempio, dopo che vari gruppi e categorie religiose del suo tempo lo avevano interrogato col pretesto di mettere alla prova la sua autorità. Dapprima, parlando a tutti, raccomanda di non seguire l’esempio degli scribi (cioè le persone che studiano e insegnano la legge, la volontà di Dio espressa nella Sacra Scrittura). Essi amano mettersi in bella mostra e essere trattati come le persone più importanti, perché conoscono la volontà di Dio. La loro vanità, agli occhi di Gesù, annulla il valore di quello che conoscono e che insegnano alla gente: persone così non hanno capito la volontà di Dio e molto meno possono insegnarla agli altri. In secondo luogo Gesù denuncia la loro mancanza di obbedienza alla legge: quelli che la conoscono, sono i primi a non obbedire. Uno degli insegnamenti frequenti della legge di Dio è la carità verso le persone più deboli e povere; le vedove erano una delle categorie più esposte alla povertà (insieme agli orfani e agli stranieri), e per questo i credenti dovevano avere verso di loro un’attenzione speciale. La prima lettura ci offre un esempio di questo insegnamento della Bibbia. Il profeta Elia chiede aiuto a una povera vedova e la soccorre nella sua povertà: la carità del profeta è nientemeno che un miracolo (forse la Bibbia vuol dire che i veri miracoli sono la carità verso chi è nel bisogno?). Tornando a Gesù, ascoltiamo la sua forte denuncia degli scribi, che non solo non aiuta i poveri, ma addirittura esplorano le vedove e al tempo stesso fanno molti atti religiosi. Sembra di ascoltare la denuncia di Isaia (capitolo 1), dove Dio si dice stanco di chi calpesta i suoi atri e non osserva il dovere della carità per i poveri. Infine Gesù annuncia il giudizio di Dio, che sarà più severo per coloro che non obbediscono alla volontà di Dio, pur conoscendola bene.
La seconda scena ci mostra Gesù mentre osserva i fedeli che fanno le loro offerte nelle cassette del Tempio. I funzionari, ricevendo l’offerta, ne dicevano a voce alta il valore. In questo modo Gesù ha potuto sentire quanto davano molti ricchi, e quanto ha dato una povera vedova. Il suo
sguardo va molto al di là di quello che i funzionari del tempio annunciano. Per lui il gesto di quella povera donna, passato inosservato agli occhi dei più, è di grande importanza, al punto che riunisce i discepoli per istruirli a partire da quel fatto. Confrontando l’offerta dei ricchi e della vedova, Gesù dichiara con solennità che questa ha dato più degli altri. Agli occhi di Gesù il valore dell’offerta non dipende dalla quantità materiale, ma da ciò che rappresenta per chi dona. I ricchi offrono a Dio ciò di cui non hanno bisogno per vivere; la povera donna offre tutto quello che aveva a disposizione per vivere.
Il valore di questo gesto e l’insegnamento che Gesù ne trae per i discepoli non viene solo dal confronto con i ricchi, ma anche dall’accostamento con il giudizio di Gesù sugli scribi, espresso appena sopra. Il distacco totale della vedova contrasta con l’avidità degli scribi che “divorano la sua casa”; la sua umiltà contrasta con la ricerca dei primi posti; il suo alto senso del culto contrasta con l’ipocrisia di chi fa preghiere ostentate senza obbedire alla legge dell’amore. Non è un caso che Gesù richiami l’attenzione dei discepoli sul gesto di quella vedova come esempio da imitare, dopo aver avvertito le folle circa il cattivo esempio degli scribi, da non imitare.
Sin dalle prime pagine del suo libro Marco sottolinea la differenza tra Gesù e gli scribi, per il tipo diverso di autorità che supporta il loro insegnamento. L’ultimo insegnamento pubblico di Gesù conferma questa differenza e rende ancora più evidente il Vangelo che Gesù annuncia.
Richiamando l’attenzione dei discepoli sul gesto nascosto e insignificante della vedova Gesù vuole introdurli anche al significato della sua passione, morte e risurrezione: nel gesto della povera donna, che non dona a Dio solo qualcosa di ciò che ha, ma realmente tutto quello che ha per vivere, come segno della sua totale fiducia in Dio, lo
sguardo di Gesù
vede anticipata l’offerta della sua vita sulla croce: egli non dona qualcosa a Dio, ma tutto se stesso. È quanto ci sta insegnando in queste domeniche la seconda lettura, con brani della lettera agli ebrei. Oggi ci dice che Gesù si è manifestato una sola volta, nella pienezza dei tempi, per distruggere il peccato con il sacrificio di se stesso, prendendo su di sé i peccati di tutti. Il dono della vita di Gesù, fatto per amor a Dio, distrugge il peccato perché apre un cammino opposto al peccato, che è la ricerca di se stessi contro la volontà di Dio. 
Attraverso gli occhi e le parole di Gesù possiamo anche scoprire lo sguardo e le parole del Padre: in questo gesto di amore della vedova vede l’anticipazione della passione del Figlio, attraverso cui Dio dona a noi tutto quanto ha di più prezioso, tutta la sua vita. Mirabile scambio, nel quale Dio dona tutta la sua vita a noi affinché noi impariamo a donare tutta la nostra vita a lui.  


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