VercelliOggi.it
Il primo portale quotidiano della provincia di Vercelli
Meteo.it
Borsa Italiana
venerdì 21 febbraio 2020 | Vai alla Prima Pagina
Il Santo del giorno
Cerco/Offro lavoro
PiemonteOggi.it
CasaleOggi.it
BiellaOggi.it
CuneoOggi.it



25/04/2009 - Vercelli Città - Pagine di Fede

IL VANGELO DELLA DOMENICA - Letture dalla Liturgia del 26 aprile 2009 - ’Allora aprì la loro mente per comprendere le Scritture’






IL VANGELO DELLA DOMENICA - Letture dalla Liturgia del 26 aprile 2009 - ’Allora aprì la loro mente per comprendere le Scritture’
Caravaggio - Gesù con i Discepoli di Emmaus

Dagli Atti degli Apostoli, Cap. 3, 13-15; 17-19.
In quei giorni, Pietro disse al popolo: «Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni.
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati».



Dalla Prima lettera di S. Giovanni apostolo, Cap. 2, 1-5.
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.


Dal vangelo secondo Luca, Cap. 24, 35-48.
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».


UN PENSIERO SULLA PAROLA


Come sapete, quando egli "venne" a loro "a porte chiuse e stette in mezzo a loro, essi, stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma (Gv. 20,26; Lc 24,36-37); ma egli alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo" (Gv 20,22-23). Poi, inviò loro dal cielo lo stesso Spirito, ma come nuovo dono. Questi doni furono per loro le testimonianze e gli argomenti di prova della risurrezione e della vita.
E` lo Spirito infatti che rende testimonianza, anzitutto nel cuore dei santi, poi per bocca loro, che "Cristo è la verità" (1Gv 5,6), la vera risurrezione e la vita. Ecco perchè gli apostoli, che erano rimasti persino nel dubbio inizialmente, dopo aver visto il suo corpo redivivo, "resero testimonianza con grande forza della sua risurrezione" (At 4,33), quando ebbero gustato lo Spirito vivificatore. Quindi, più proficuo concepire Gesù nel proprio cuore che il vederlo con gli occhi del corpo o sentirlo parlare, e l`opera dello Spirito Santo è molto più poderosa sui sensi dell`uomo interiore, di quanto non lo sia l`impressione degli oggetti corporei su quelli dell`uomo esteriore. Quale spazio, invero, resta per il dubbio allorché colui che dà testimonianza e colui che la riceve sono un medesimo ed unico spirito? (1Gv 5,6-10). Se non sono che un unico spirito, sono del pari un unico sentimento e un unico assenso...
Ora perciò, fratelli miei, in che senso la gioia del vostro cuore è testimonianza del vostro amore di Cristo? Da parte mia, ecco quel che penso; a voi stabilire se ho ragione: Se mai avete amato Gesù, vivo, morto, poi reso alla vita, nel giorno in cui, nella Chiesa, i messaggeri della sua risurrezione ne danno l`annuncio e la proclamano di comune accordo e a tante riprese, il vostro cuore gioisce dentro di voi e dice: «Me ne è stato dato l`annuncio, Gesù, mio Dio, è in vita! Ecco che a questa notizia il mio spirito, già assopito di tristezza, languente di tiepidità, o pronto a soccombere allo scoraggiamento, si rianima». In effetti, il suono di questo beato annuncio arriva persino a strappare dalla morte i criminali. Se fosse diversamente, non resterebbe altro che disperare e seppellire nell`oblio colui che Gesù, uscendo dagli inferi, avrebbe lasciato nell`abisso. Sarai nel tuo diritto di riconoscere che il tuo spirito ha pienamente riscoperto la vita in Cristo, se può dire con intima convinzione: «Se Gesù è in vita, tanto mi basta!».
Esprimendo un attaccamento profondo, una tale parola è degna degli amici di Gesù! E quanto è puro, l`affetto che così si esprime: «Se Gesù è in vita, tanto mi basta!». Se egli vive, io vivo, poiché la mia anima è sospesa a lui; molto di più, egli è la mia vita, e tutto ciò di cui ho bisogno. Cosa può mancarmi, in effetti, se Gesù è in vita? Quand`anche mi mancasse tutto, ciò non avrebbe alcuna importanza per me, purché Gesù sia vivo. Se poi gli piace che venga meno io stesso, mi basta che egli viva, anche se non è che per se stesso. Quando l`amore di Cristo assorbe in un modo così totale il cuore dell`uomo, in guisa che egli dimentica se stesso e si trascura, essendo sensibile solo a Gesù Cristo e a ciò che concerne Gesù Cristo, solo allora la carità è perfetta in lui. Indubbiamente, per colui il cui cuore è stato così toccato, la povertà non è più un peso; egli non sente più le ingiurie; si ride degli obbrobri; non tiene più conto di chi gli fa torto, e reputa la morte un guadagno (cf. Fil 1,21). Non pensa neppure di morire, poiché ha coscienza piuttosto di passare dalla morte alla vita; e con fiducia, dice: «Andrò a vederlo, prima di morire».


(Guerric d`Igny, Sermo I, in Pascha, 4-5)


Guerric d’Igny


Nato verso il 1170-80, ebbe per maestro Oddone di Tournai. Divenuto canonico e professore di teologia a Tournai, viveva nel ritiro, dedito alla preghiera e allo studio. Come il suo maestro, che aveva lasciato la cattedra per entrare fra i Canonici Regolari, fu attirato dalla vita del chiostro. Verso il 1125, giunto a Chiaravalle per edificarsi, fu conquistato da s. Bernardo a tal punto da voler entrare subito nel noviziato; ben presto il santo abate poteva scrivere a Oger, canonico regolare di Saint-Nicolas-des-Prés non lontano da Arras: "Se tu desideri notizie di Guerrico, sappi che egli corre non quasi senza meta, e combatte, non dando colpi in aria. E poiché egli sa che la riuscita dipende non da colui che combatte e corre, ma da Dio che fa misericordia, ti chiede di pregare per lui, affinché colui che gli ha già dato la possibilità di combattere e di correre, gli accordi anche di vincere e di giungere al fine".
Nel 1138, quando Umberto, abate di Igny, filiale di Chiaravalle, diede le dimissioni, Guerrico fu eletto a succedergli. Qualche anno piú tardi, nel 1149, intervenne per far eleggere Ugo di Fouilloy abate dei Canonici Regolari di S. Dionigi di Reims. Nel 1150 fondò l'abbazia di Valroy, non lontano da Rethel, ai confini delle diocesi di Reims e di Laon. Spesso malato, si rammaricava di non poter seguire tutti gli esercizi della comunità, ma si consolava cercando di istruire i suoi monaci e di edificarli coi suoi sermoni. Si racconta che, in punto di morte, ricordando uno statuto del capitolo generale che interdiceva di pubblicare libri senza un permesso speciale, fu preso da scrupoli e diede ordine di bruciare il manoscritto dei suoi sermoni. Cosí fu fatto, ma i suoi monaci ne avevano già tanto abilmente messo in circolazione delle copie, che gli scritti di Guerrico sono giunti sino a noi.
Guerrico morí il 19 agosto 1157. I Cistercensi lo hanno iscritto nel loro Menologio a questa data e il suo culto fu approvato dalla Sacra Congregazione dei Riti nel 1889. Nell'abbazia di Igny, occupata dal 1929 da monache cistercensi, dove si conservano le sue reliquie, si celebra la festa il 19 agosto.
Oltre cinquanta sermoni da lui lasciati, lo collocano tra i migliori scrittori del Medioevo.


 


 


 


 


 


 


 

NON SONO DISPONIBILI ALTRE IMMAGINI


Vercelli
Oggi.it - Network © - Blog
Vercelli Oggi.it Sas Di G.Gabotto & C. - P.I. 02685460020 - Direttore: Guido Gabotto
Numero telefonico unico, anche Whatsapp: 335 8457447
Mail: info@vercellioggi.it - Note Legali - Privacy
Supporto tecnologico: Etinet s.r.l - 12038 Savigliano (CN) - www.etinet.it