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22/08/2009 - Vercelli Città - Pagine di Fede

IL VANGELO DELLA DOMENICA - Letture dalla Liturgia del 23 agosto 2009 - "Volete andarvene anche voi?"




IL VANGELO DELLA DOMENICA - Letture dalla Liturgia del 23 agosto 2009 - "Volete andarvene anche voi?"
Il Vangelo di oggi ci propone una ’parole dura’

Dal Libro di Giosuè, Capp. 24,1-2;15-17.18



In quei giorni, Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio.
Giosuè disse a tutto il popolo: «Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrèi, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore».
Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio».


Dal Salmo 33


Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.

Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.

Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore.
Custodisce tutte le sue ossa:
neppure uno sarà spezzato.

Il male fa morire il malvagio
e chi odia il giusto sarà condannato.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia.


Dalla Lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini, Cap.  5,21-32


Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.
Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne.
Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!


Dal Vangelo Secondo San Giovanni, Cap. 6,60-69


In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».


UN PENSIERO SULLA PAROLA


La parola di Dio in questo tempo di vacanza


* È il 23 agosto. Siamo nella XXI domenica del tempo ordinario ma siamo anche nel tempo della vacanza… Potremmo quasi dire che ci troviamo nel tempo di “ordinaria vacanza”! Anche i telegiornali si sono adeguati a mettere in onda servizi sempre più attinenti al periodo e a fornire previsioni meteorologiche, o del traffico, più accurate.
Ma cos’è la vacanza? In che consiste veramente? Quali sono gli ingredienti per una bella vacanza? E soprattutto cosa vuol dirci il Signore in questo tempo e in questo giorno di domenica a proposito della nostra vacanza e comunque della nostra vita?


* Cosa c’entra questo vangelo così “duro” (Questa parola è dura, chi può ascoltarla?) con le nostre ferie… o questo vangelo così strano con la prima lettura che racconta di un’assemblea generale del popolo d’Israele prima di entrare nella terra promessa? E la seconda lettura che parla del matrimonio e degli impegni reciproci dei coniugi? Sembra che queste letture non abbiano niente in comune fra loro! La sfida, dunque, è cogliere note così diverse per farle suonare insieme a formare un accordo (eventual.: fare suonare all’organista - o suonare all’organo in prima persona - tre note diverse separatamente. Poi tutte e tre insieme a formare un accordo).


Vacanza come “vacancy”: “vuoto” da riempire


* La parola “vacanza”, in italiano, indica prevalentemente un “vuoto” (dal latino vacuum). Lo stesso senso di quando si dice che “un posto si è reso vacante”... Anche una persona che è vacante rispetto al luogo in cui di solito si trova, si dice che è in vacanza. Se dovessimo utilizzare un’immagine potremmo prendere quella del motel americano, dove si vede la scritta “vacancy”… che appunto significa: “Vacante”, vuoto, appartamento vuoto che però attende di essere riempito, occupato. Se stai correndo e ti vuoi fermare, se sei di passaggio e ti vuoi riposare… qui c’è posto per te, puoi abitare qui. Trascorri qui la tua vacanza, il tuo essere vacante!


* A pensarci bene, anche se la nostra parola “vacanza” non si traduce in inglese col termine “vacancy”, non è proprio questa l’accezione più comune del periodo che noi desideriamo e progettiamo? La vacanza come “vuoto” (di orari, d’impegni di studio o di lavoro) da riempire come vogliamo (col riposo o con gli altri o col divertimento). La vacanza come “luogo diverso da quello solito” in cui vivo di corsa, un luogo dove posso riposare dalla fatica delle responsabilità o dalle aspettative del dovere e dove magari posso realizzare quegli aspetti di me che rimangono più inappagati o inespressi. Un luogo diverso, che scelgo io liberamente, dove abitare liberi dagli obblighi o perfino dalla schiavitù delle cose da fare per forza. Vacanza come luogo, dunque, ma anche come “tempo libero”, perché decido io come impegnarlo, come “riempirlo”!


Vacanza come tempo e luogo della libera decisione


* Eppure, proprio perché sono più libero, in questo tempo ho degli obblighi maggiori. Ho l’obbligo importantissimo di scegliere come vivere la vacanza… Proprio perché non ho sorveglianti né regole, non ho incombenze particolari, né ricompense né punizioni e neanche i meccanismi collaudati dell’abitudine, devo maggiormente esercitare la mia libertà e la mia volontà. Devo decidere io cosa fare, quando farlo e perché… ovvero, detto col linguaggio biblico: io stesso devo scegliere quale dio servire. La vacanza mi mette di fronte alla mia libertà, fa emergere quello che davvero è più importante nella mia vita: la salute, la famiglia, la bellezza, l’amicizia, il divertimento, la cultura, lo sport, la gastronomia… E lo Spirito? La vita eterna?


* Nella prima lettura ci troviamo appunto come quegli Ebrei che sono arrivati nelle immediate vicinanze della terra promessa; la terra dove scorre il latte e il miele; la terra dove vivere liberi dalle occupazioni servili e dalla schiavitù degli egiziani; la terra dove finalmente fermarsi e riposare. Il loro vuoto che finalmente si può riempire! Ed ecco Giosuè che indice un’assemblea generale e afferma che questo è il tempo di prendere una decisione. Impone a se stesso e a tutti noi una scelta. È il momento di scegliere come “riempire” il luogo e il tempo in cui stiamo per entrare: “Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire… Se gli dei che i vostri padri adorarono oltre il fiume o gli dei degli Amorrei nel cui territorio abitate... Io e la mia famiglia scegliamo di servire il Signore” (I^ Lettura).


* Il popolo fa una rapida considerazione/riflessione sul proprio passato: “Il Signore con noi si è comportato da Dio, ci ha sempre soccorso e protetto quando abbiamo avuto bisogno di aiuto, si è schierato dalla nostra parte portandoci fino a qui..
[Su questa stessa linea di memoria intelligente della storia si muove il salmo responsoriale: “Gustate e vedete quanto è buono il Signore”. Riflettete e considerate come Egli si comporti da Dio liberando da tutte le loro angosce quelli che lo servono. Dunque servite il Signore, sottomettevi a Lui. Siate intelligenti, scegliete bene].
..quindi pure a noi conviene schierarci dalla sua parte, metterci sotto la sua protezione sia al presente sia al futuro… Anche noi serviremo il Signore!”. La risposta del popolo c’è, ed è una risposta “decisa”. È anche “decisiva”, definitiva, duratura? Cosa significa “servire il Signore”?


Vacanza come dura provocazione


* Gesù, come a suo tempo Giosuè (il nome d’altronde è proprio lo stesso), a coloro che lo stanno seguendo affascinati dal suo carisma e attratti dai suoi segni prodigiosi, impone una scelta. La impone a noi in questo giorno di domenica nel tempo di ordinaria vacanza. Lo fa attraverso una provocazione… Attraverso un discorso (il Vangelo di domenica scorsa) che suona come il discorso di un matto. Un discorso “duro” (letteralmente: scleròs), fatto da uno “sclerotico”. Così è sembrato ai presenti che magari avranno pensato: “Insomma, Gesù, questa insistenza sul farci mangiare la tua carne, farci bere il tuo sangue... Non siamo mica cannibali! E poi, Gesù, non ti sarai mica un po’ montato la testa affermando che senza di te non c’è vita! Chi ti credi di essere? Dio?”


* Magari noi non cogliamo la durezza di quelle parole e non ci scandalizziamo riguardo alle pretese divine di Gesù, tuttavia anche noi potremmo dire: “Sì hai fatto grandi miracoli, Gesù, ma in fin dei conti ci sono tante persone che non credono in te e vivono normalmente… Anche noi se qualche volta non andiamo alla Messa e non facciamo la Comunione col tuo Corpo e il tuo Sangue – soprattutto in questo tempo di vacanza - non succede mica la fine del mondo… Continuiamo a vivere normalmente”! Quando dici: “Se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue non avrete in voi la vita”… dici così per modo di dire? Vero?


Vacanza come piena rivelazione


* No. Gesù non attenua, anzi rincara la dose: “Le parole che io vi ho detto sono spirito e vita”. Cioè: “Le parole che vi ho detto non sono esagerate, sono semplicemente vere; sono dure da accettare, però esprimono la realtà: io sono l’unico Dio, sono proprio io che vi parlo (se mi vedeste salire là dov’ero prima); sottomettetevi a me e alle mie parole; riconoscetemi come l’Assoluto, l’Essenziale della vostra vita, e servitemi di conseguenza… altrimenti sceglietevi qualcun altro”. È il momento di decidere. Decidetevi! La rivelazione e l’esperienza del mio amore esigono risposta.


[Faccio notare che il luogo dove Giosuè convoca l’assemblea e impone al popolo di scegliere quale Dio servire è SICHEM. È lo stesso luogo (SICAR) dove Gesù, seduto nei pressi del pozzo, chiederà alla Samaritana di essere servito e si rivelerà a lei come il Figlio di Dio (“sono proprio io che ti parlo”)].


* Questa parola è dura, chi può ascoltarla”. L’espressione non rende l’imbarazzo, lo sconcerto, lo scandalo di questo momento. La parola di Gesù è una “sassata”! A Roma diciamo: “NUN SE PO SENTì”, non si può “ascoltare”, figuriamoci “accettare, accogliere, mettere in pratica fino in fondo”. Io non dovrei più mancare neanche a una Messa? Io dovrei servire Te invece che Tu servire a me aiutandomi – in quanto Dio – a realizzare quello che io desidero e proteggendomi da tutti i mali e i pericoli? Io dovrei sottomettermi ai tuoi desideri? E se mi chiedessi di sacrificare qualcosa o qualcuno a cui tengo solo perché secondo il tuo modo di vedere non mi è lecito? E se dovessi soffrire nella mia “carne”? Molti seguivano Gesù fino a quel momento…


Vacanza come fuga o presa di posizione


* è drammatico quello che accade. Gesù impone una scelta e… “Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con Lui”. Molti hanno pensato: “Questo è matto, io me ne vado”. Oppure: “Io non capisco quello che dice, ho paura di ciò che potrebbe succedermi se lo seguo fino in fondo”. Di fronte a un’adesione di fede più profonda, più rischiosa, molti preferiscono la fuga. Molti preferiscono mandare la fede in vacanza, quando la fede non da più a loro quello che la “carne” (il proprio gusto, desiderio umano, terreno, materiale) desidera o quando la fede nello Spirito rappresenta una minaccia alla soddisfazione e alle sicurezze della carne.


* Gesù però non fa sconti, neanche ai discepoli che si è scelto, anzi, li sfida: “Volete andarvene anche voi”? Prego, accomodatevi, fate pure! Io non sono uno qualsiasi che adesso seguite perché v’interessa o vi fa comodo per i miracoli! Io sono Dio. O scegliete di sottomettervi a me e decidete di fare quello che vi dico io, oppure smettete di seguirmi. Non potete sedere sotto l’ombrellone a consultare l’oroscopo con attenzione e poi rivolgermi una distratta preghiera. Non potete organizzare così bene viaggi, coincidenze, alberghi e poi non riuscire a trovare il tempo e il luogo per venire a ricevermi la domenica a Messa. Non potete dimenticare quelli che la vacanza non possono permettersela. Non potete mandare in vacanza la vostra coscienza e divertirvi senza pensare alle conseguenze dei vostri comportamenti. Siete liberi! A voi la scelta…


Vacanza come “holiday”: “tempo santo” di Dio


* Gli rispose Simon Pietro: Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio. Pietro in definitiva risponde: Signore tu sei la “pienezza” del nostro vuoto creaturale, tu sei l’unica sicurezza di fare della nostra vita una vita “piena”. La tua umanità è la nostra terra promessa! La tua divinità è la nostra garanzia di vita in questo tempo e nell’eternità! Tu sei il Santo di Dio. Tu sei il santo giorno – HOLIDAY – il santo tempo del nostro vero e pieno riposo. Tu sei la nostra vera e piena vacanza. Tu sei il senso e la sostanza della nostra gioia in ogni luogo e in ogni tempo. Dove andremo a cercare la nostra felicità se proprio Tu e solo Tu sei la felicità assoluta? Non siamo mica matti! Abbiamo dubbi e paure come tutti quelli che se ne sono andati, ma noi stiamo con Te, faremo quello che Tu ci dici, costi quel che costi, perché noi ci fidiamo di Te. Dunque noi ti serviremo come nostro Dio e saremo a Te sottomessi.


Vacanza come “holiday” per servire e sottomettersi a Dio


* La seconda lettura non è messa lì a caso o per dirimere le questioni tra moglie e marito, che paradossalmente e spesso aumentano proprio nel periodo della vacanza! È piuttosto la nota musicale scelta da Dio per farci capire cosa significhi “servirlo” e anche in che modo Lui esercita il suo potere divino nei nostri confronti. Il contesto della lettera di san Paolo agli Efesini, infatti, non è la risoluzione di un braccio di ferro tra moglie e marito o una disputa su chi sia più importante tra i due o alcune indicazioni di morale familiare.. Ciò di cui san Paolo vuole parlare è l’Amore. La frase che apre il discorso di Paolo è rivolta a tutti: “Siate sottomessi gli uni agli altri”. Voi che siete cristiani, voi che seguite Cristo, voi che credete nell’unico Dio-Amore manifestato in Gesù Cristo e avete scelto di servirlo, voi che obbedite ai suoi comandamenti, voi che volete amarvi come Lui vi ha amato… dovete amarlo così: stando “sottomessi”, “mettendovi al di sotto” gli uni degli altri.


Vacanza come “holiday” per amare da Dio


* Le mogli siano sottomesse ai mariti. I mariti siano sottomessi alle mogli. Questo è il senso pieno delle parole di san Paolo, che usa la declinazione particolare dell’amore nell’ambito coniugale perché sulla terra non è facile immaginare un amore più grande di quello che spinge due persone (un uomo e una donna) a sposarsi per diventare “con-sorti”, una sola carne. San Paolo usa l’immagine dell’amore coniugale principalmente per descrivere l’amore di Dio verso di noi, non per svalutare la donna rispetto all’uomo… Nella logica di Dio, cioè nella logica dell’amore, sottomettersi, “mettersi sotto” non è indice d’inferiorità o di differente dignità! Il Figlio è sottomesso al Padre ma non è inferiore a Lui in quanto a potere e dignità! Così anche lo Spirito è sottomesso al Figlio e al Padre ma è con i due un solo Dio, adorato e glorificato come tale! Cristo è il capo della Chiesa, sua sposa. Ne è stato forse il padrone? O non è stato, piuttosto, il suo servo? Non le ha lavato i piedi “mettendosi sotto” (sottomettendosi) a lei? Non ha sacrificato se stesso per salvarle la vita? Per farla vivere in eterno con Lui?


Vita eterna e vita vera come vacanza


* Che cos’è la vita eterna? La vita eterna è l’Amore Eterno… è la vita di Dio “contenuta” nella carne e nel sangue di Gesù, quindi nella sua Parola da ascoltare, nel suo esempio da imitare, nelle membra della sua Chiesa da accogliere e servire, nella sua divina – Eucaristica – presenza da adorare e da mangiare. Dio vuole diventare una sola carne con noi, perché ci ama e vuole che viviamo in eterno. Proprio per questo motivo Dio, in Gesù, si sottomette a noi, si mette sotto di noi, all’ultimo posto, il posto del maledetto. Così sotto di noi da scendere negli inferi… L’Amore si mette al nostro servizio sacrificando se stesso. Ed è ciò che Dio ci chiede di fare quando ci impone di scegliere se servirlo oppure no! Dio ci chiede la sottomissione dell’amore, il sacrificio dell’umiltà, l’obbedienza della fiducia, la coerenza della fedeltà. Ci chiede di amarlo e di amare come Lui. Ce lo chiede soprattutto nel tempo di vacanza, perché è il tempo più bello, il tempo più favorevole, quello in cui sono più libero di scegliere. Il tempo nel quale posso imparare a fare di tutta la mia vita - anche quando riprenderò il lavoro - una bellissima vacanza.


* Tu hai parole di vita eterna. [è anche nella sezione delle preghiere] Signore, non è forse la vita eterna quella terra promessa verso la quale siamo diretti? Non sei forse Tu la vita eterna? Non è forse la tua santa umanità la nostra terra promessa? Non è forse la terra promessa “il luogo del tuo riposo”? (cfr salmo 94). E non è forse il momento in cui una persona muore su questa terra il momento in cui diciamo: “L’eterno riposo” donale Signore... “riposi in pace”? Non è il momento della morte di questa nostra carne, quello in cui siamo al massimo grado “vacanti”, “in vacanza”? E non sei proprio Tu la nostra perfetta, stupenda, perenne vacanza, nella pienezza del tuo amore? Quanto sarebbe bello, Signore, pensare alla mia morte così come penso alla mia vacanza… Con lo stesso desiderio, entusiasmo, eccitazione di vedere qualcosa di meraviglioso e di vivere con qualcuno che amo. Vorrei attenderla e prepararla con la stessa cura, concretezza, pazienza… Vorrei viverla come “holiday”, come ”giorno santo” in cui sarò perfettamente una sola carne con Te. Completamente sottomesso al tuo Amore. Pienamente partecipe e innalzato alla Gloria della tua risurrezione.


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