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11/04/2009 - Vercelli Città - Pagine di Fede

IL MISTERO PASQUALE, ANTICO E SEMPRE NUOVO ORIZZONTE - Mons. Gianni Ambrosio sulla Pasqua, aurora di una vita nuova - Dopo l’articolo, il programma delle funzioni religiose e delle manifestazioni culturali, da Giovedì Santo a Lunedì dell’Angelo







IL MISTERO PASQUALE, ANTICO E SEMPRE NUOVO ORIZZONTE - Mons. Gianni Ambrosio sulla Pasqua, aurora di una vita nuova - Dopo l’articolo, il programma delle funzioni religiose e delle manifestazioni culturali, da Giovedì Santo a Lunedì dell’Angelo
Mons. Gianni Ambrosio

IL MISTERO PASQUALE,



ANTICO E SEMPRE NUOVO ORIZZONTE


Credo che, in qualche occasione, ci sia capitato di trovare molta fiducia proprio là dove non l’attendevamo, e cioè nelle persone che, per diversi motivi, si trovavano in una situazione difficile. Questa esperienza l’abbiamo forse fatta non solo a livello di singole persone, ma anche a livello collettivo: vi sono popoli afflitti da molte sofferenze che sono un esempio luminoso di speranza. Là dove ci si immagina di trovare rassegnazione e sfiducia, si incontra una sorprendente e contagiosa gioia di vivere.


Mi chiedo se, di fronte alla crisi finanziaria e economica che ha ormai raggiunto anche noi, l’annuncio della Pasqua non possa aiutarci a vincere il pessimismo e lo scoraggiamento. Non solo: mi chiedo pure se, di fronte ai vari problemi della vita personale e collettiva, la celebrazione del mistero pasquale non possa aiutarci a superare quella visione rinchiusa nel piccolo orizzonte del momento presente, quella rassegnazione che si limita a cogliere il senso dell’esistenza soffermandosi solo su piccoli e passeggeri frammenti scollegati tra loro. Può la nostra storia quotidiana, oggi segnata dalla situazione critica in cui ci troviamo, aprirsi alla speranza, e trovare il fondamento a questa speranza nella fede in Cristo risorto? 


Sarei lieto se l’annuncio pasquale della risurrezione di Cristo fosse per tutti, anche per le persone poco interessate alla fede cristiana, l’annuncio dell’aurora di un vita nuova.


A cosa servono i poeti nel tempo della povertà? Era la domanda – molto seria – che si poneva il filosofo Martin Heidegger (Perché i poeti?, in Sentieri interrotti). Proprio la povertà – o la maggior precarietà che sperimentiamo – può aiutarci a ricercare le cose che più contano, a ridiventare pellegrini del senso, a ritrovare la gioia della condivisione e della solidarietà. La metafora dell’aurora dice che non ci basta il frammento: non è la nostra casa. Dice che una vita senza orizzonti è misera, non degna dell’uomo. Non solo: dice che la domanda di un orizzonte ultimo è una questione seria per la nostra vita, personale e collettiva.


Sì, i poeti servono nel tempo della povertà. Sono utili, non solo nel senso  strumentale, ma nel senso che sono al servizio dell’uomo, del suo pensiero, della sua riflessione. L’aurora è ricerca, apertura, confronto.


L’aurora potrebbe anche diventare – ed è l’augurio sincero che rivolgo a tutti – incontro, e dunque ‘passaggio’ dall’io chiuso in se stesso all’altro e all’Altro.


Qui servono – soprattutto nel senso del servizio – i credenti, a loro modo poeti. Sì, l’incontro è ‘passaggio’: è questo – come sappiamo – il significato etimologico del termine ‘pasqua’. È un ‘passaggio’ importante l’apertura all’altro: può essere già esperienza di vita nuova. Se la povertà di cui soffriamo non è solo quella economica, ma è anche – e soprattutto – relazionale ed etica, allora l’apertura all’altro è già aurora che attende la luce piena.


L’esodo da sé è l’inizio di un cammino che attende di arrivare alla meta. E a questa meta si arriva quando si accoglie la luce, la luce dell’Altro, del Vivente, del Risorto. Una luce piena, ma non accecante: il Risorto è il Crocifisso che è Risorto. La fede che accoglie la luce che proviene dal Crocifisso-Risorto arriva ad affermare: “Cristo vive”. Ma il Crocifisso è sempre lì, davanti a noi, in tutta la sua drammaticità. Egli è “l’uomo spaccato sulla croce, dalle mani grosse di sangue”, scriveva il poeta Quasimodo (Thanatos Athanatos).  La fede in Cristo – il Crocifisso-Risorto – non  può mai essere una fede banale e comoda, è una fede che interroga e, interrogando, si lascia illuminare dal mistero.


Così la fede varca la soglia e va incontro all’Amore. Credere nel Risorto significa credere nel suo amore. Allora tutto cambia, nessuna realtà umana, anche la più triste, è come prima. Tutto partecipa dell’amore di Cristo Crocifisso-Risorto, tutto partecipa della sua risurrezione. anche la povertà, anche le tribolazioni non sono più l’ultima parola. 


La luce del Risorto penetra anche l’oscurità della morte: anche la morte non è più l’ultima parola. Nella luce del Risorto la vita si illumina, la speranza ridiventa possibile, l’impegno per un mondo più giusto, più equo, più umano ritrova ulteriore impulso.


La risurrezione di Gesù di Nazaret ci interpella, ci riguarda, ci illumina, ci coinvolge. “Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere sopra di lui”, afferma san Paolo, dopo aver detto: “Se siamo morti con Cristo, crediamo che vivremo con lui”  (Rm 6, 8-9). Già ora viviamo con Lui, il Vivente, se ascoltiamo con il cuore aperto l’annuncio pasquale, in attesa della pienezza di vita nel futuro di Dio. Nel frattempo, in questo tempo di povertà, siano accolte e sperimentate come vere le parole di Isaia, profeta, poeta, credente: “Ecco io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve n’accorgete?” (Is 43, 19).


A tutti rivolgo il mio più cordiale augurio di una Santa Pasqua.  


+ Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio


Dalla benedizione del Sacro Crisma a Lunedì dell’Angelo, tutte le funzioni religiose


Giovedì Santo, alle 9.30 in cattedrale padre Masseroni concelebra con i sacerdoti della diocesi la messa per la consacrazione degli olii santi. Alle 18 santa messa "in Coena Domini", concelebrata dall'Arcivescovo con i Canonici del Duomo, e riposizione del Santissimo Sacramento; alle 21 adorazione eucaristica comunitaria. La giornata più significativa e toccante della Settimana Santa, indubbiamente, è il Venerdì Santo, giorno in cui si commemora la Passione e Morte di Cristo sulla croce. Alle 15, in Duomo, recita della Via Crucis meditata e alle 17 solenne azione liturgica con l'adorazione della Croce. Uno degli appuntamenti più sentiti e partecipati del Venerdì Santo in quel di Vercelli è senz'ombra di dubbio la cosiddetta "Processione delle macchine". Con partenza fissata alle 20.30 dalla Basilica di Sant'Andrea le statue delle chiese, parrocchie e confraternite cittadine percorrono devozionalmente le vie del centro storico seguendo questo itinerario: Basilica di Sant'Andrea, piazza Guala Bicchieri, via Brighinzio, via Sant'Antonio, via Monte di Pietà, via Verdi, piazza Cavour, via Crispi, corso Libertà, via Cavour, via Galileo Ferraris e ritorno alla Basilica di Sant'Andrea. All'indomani, Sabato Santo, alle 21 in Duomo avrà inizio la solenne "Veglia pasquale" caratterizzata dalla benedizione del fuoco, del cero pasquale, del fonte battesimale, rinnovazione delle promesse battesimali; a seguire solenne Eucarestia pasquale presieduta dall'Arcivescovo.


La Domenica di Pasqua festeggia la vittoria di Cristo sulla morte ed è caratterizzata da un altro appuntamento tanto caro ai fedeli vercellesi: la prima messa in Duomo delle ore 6 con il tradizionale scoprimento del Crocifisso regale, situato sopra l'altare centrale e databile al primo ventennio dell'XI secolo. Gli orari delle successive celebrazioni eucaristiche in cattedrale sono i seguenti: ore 8, 9, 10.30 (messa solenne presieduta da padre Enrico Masseroni)  e 12. Nel pomeriggio di domenica, alle 16 recita dei Vespri solenni e benedizione eucaristica e alle 17 santa messa vespertina. Il giorno seguente, Lunedì dell'Angelo o Lunedì di Pasqua (in cui si ricorda l'incontro dell'Angelo con le donne accorse al sepolcro), gli orari delle messe in Duomo saranno quelli festivi (ore 8, 9 e 10.30), ma non saranno celebrate le funzioni delle ore 12 e delle ore 17.


ANCHE LA CULTURA E LO SPETTACOLO CELEBRANO LA PASQUA


Parallelamente al programma religioso, come accennato inizialmente, in città ha inizio anche la "Settimana Santa" di carattere civile: una rassegna ideata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Vercelli, realizzato da "Vercelli e i suoi eventi", organizzato dall'associazione culturale "Il Porto" in collaborazione con l'Arcidiocesi di Vercelli e con il contributo della Regione Piemonte, della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli e della cooperativa "Punto Service”.


Il programma della "Settimana Santa" (iniziatosi lunedì 6 aprile, con la proiezione dello storico film di Pier Paolo Pasolini “Il Vangelo Secondo Matteo”,  inserisce per il Giovedì Santo la "Visita agli altari della Reposizione eucaristica", o meglio la visita dei fedeli ai cosiddetti "sepolcri" delle chiese cittadine. Vi è da precisare che il termine "sepolcro", nel linguaggio comune, è utilizzato impropriamente; negli altari della reposizione, infatti, non si celebra la morte di Cristo, ma l'Eucarestia come segno sacramentale di Gesù vivo e risorto, che ha sconfitto le tenebre del male. Il calendario "civile" degli appuntamenti prevede poi per il Venerdì Santo la già sopra elencata "Processione delle macchine". Il giorno successivo, sabato 11 aprile, alle ore 18, la parrocchia di sant'Agnese farà da cornice al "Requiem in Do minore" di Luigi Cherubini. Ad eseguire questa "Messa da Requiem", composta in memoria di Luigi XVI di Francia, sarà la Camerata polifonica "G.B. Viotti", diretta da Vittorio Rosetta, accompagnata dai Solisti dell'Ensable "I. Leonarda" diretti da Anila Zela Abazi. Infine, l'ultimo grande appuntamento della "Settimana Santa" è in programma proprio la Domenica di Pasqua, il 12 aprile, alle ore 21 nella chiesa di san Cristoforo, con il "Concerto della Resurrezione da Bach a Vallotti". Unitamente al classico "Oratorio di Pasqua" di J.S. Bach, l'Accademia Strumentale "F.A. Vallotti", diretta da Giacomo Platini, e il Coro "Milano Vocal Ensemble", diretto da Marco Berrini, proporranno in prima esecuzione assoluta moderna il "Gloria" di Vallotti, in una trascrizione di Marco Medicato dopo che la composizione, per parecchi decenni, era passata nel "dimenticatoio" delle raccolte musicali della Basilica di sant'Antonio di Padova. Tutti gli appuntamenti della "Settimana Santa" a Vercelli sono ad ingresso gratuito.


VALSESIA, RICCO PROGRAMMA DI FEDE E CULTURA


E' tutto pronto a Borgosesia per "Passio 2009" :gli appuntamenti sono
il Venerdì Santo (10 aprile) presso la Chiesa di S. Antonio "Quadri
dalla Passione" e Il Sabato Santo (11 aprile) presso la Collegiata "Le
Sonate da Chiesa del Barocco italiano", esegue l'Ensemble Isabella
Leonarda.
A Varallo, viene celebrata la Passione di Gesù Cristo in Collegiata
processione delle Sette Marie fino al Sacro Monte. Processione delle
Sette Marie dalla Collegiata di San Gaudenzio a San Giacomo e ritorno.
Il sabato di Pasqua presso il Sacro Monte, è in programma la Veglia
dell'Annunciazione.  Lunedì di Pasquetta tutti a pranzo in P.za
Vittorio Emanuele II con la collaborazione del Comitato Carnevale;
alle 15.00 "Magia, musica e fantasia": spettacolo di magia,
truccabimbi e sculture di palloncini. Per informazioni è possibile
contattare l'Asociazione Culturale Diocesana al numero telefonico
0321.331039


E’ la settimana di Pasqua. Il Sacro Monte ospita cerimonie e momenti
rituali che commemorano la passione di Cristo davanti alle immagini
raffigurate nelle cappelle. Domenica si è svolta la processione delle
Sette Marie. In questi giorni ha luogo la rituale cerimonia del
venerdì santo che vede i fedeli fare tappa davanti alle cappelle della
passione. Ma il devoto che saliva al Sacro Monte ai tempi delle
origini cosa trovava per ricordare la passione, la morte e
resurrezione di Cristo? Quale era la situazione nota a  Charles
d’Amboise, governatore francese del ducato di Milano, che programmava
di passare la settimana santa del 1505 al Sepolcro di Varallo? Come si
è venuto a configurare nel tempo il percorso che oggi accompagna il
pellegrino che vuole ricordare le tappe della passione e morte di
Gesù?
Il Sacro Monte  delle origini, intrapreso dal padre Bernardino Caimi a
partire dal 1486, venne costruito per riprodurre i principali luoghi
della Terra Santa, non per raccontare in modo ordinato la storia della
vita di Cristo. Vivente Caimi, quindi sino al 1499, erano pochi i
misteri che consentivano la meditazione sulla passione e morte di
Gesù. Esisteva (forse) l’Ultima Cena, con le statue che vediamo ancora
oggi, ma disposte intorno ad un tavolo rettangolare nel vano che
chiamiamo “sala cappella” (ora annesso all’Albergo Casa del
Pellegrino). C’era forse già un primitivo Calvario con una
raffigurazione molto semplice con Cristo e i due ladroni,  la
Maddalena
ai piedi della croce e un gruppetto di giudei. Certamente
c’era dal 1491 il Santo Sepolcro (lo prova l’iscrizione con la data
incisa sopra la porta di ingresso), in tutto simile al Sepolcro di
Gerusalemme, con la statua di Cristo morto. C’era, probabilmente,
infine, a ricordare la resurrezione di Cristo, nell’antica cappella
dell’Ascensione, la statua del redentore risorto posta fino a pochi
anni fa sulla fontana della piazza della Basilica (ora trasferita in
chiesa).
Quindici anni più tardi la situazione era già molto cambiata. Il Sacro
Monte si era arricchito di numerose altre cappelle. I “misteri” erano
una ventina circa, e consentivano di seguire, pur con itinerari un po’
tortuosi, la storia della vita di Cristo. Li descrive la più antica
guida del complesso, stampata a Milano nel 1514, che ci è pervenuta
conservata a Siviglia (in Spagna) nella biblioteca che raccoglie i
libri collezionati dal figlio di Cristoforo Colombo, agguerrito
bibliofilo.
Volendo percorrere l’itinerario della passione, il fedele trovava sul
Monte tutte le tappe principali (e non solo): nel Cenacolo era
raffigurata l’Ultima Cena e una tavola dipinta ricordava la scena di
Cristo che lavava i piedi ai discepoli, seguivano gli apostoli
addormentati nell’orto degli ulivi, Cristo che prega in una grotta del
Getsemani, il tradimento di Giuda (allora incompleto), la Madonna
addolorata che vede Cristo cadere sotto il peso della croce, Cristo
spogliato e condotto al Calvario e crocifisso, deposto dalla croce e
preparato per la sepoltura, Cristo morto nel Sepolcro, una tavola
dipinta con Gesù resuscitato, l’angelo che avvisa Maddalena che Cristo
non è più nella tomba.
Di tutto questo non si è salvato molto dopo la riorganizzazione
radicale del Sacro Monte attuata dal vescovo Bascapè tra il 1593 e il
1615.  Dell’itinerario di allora sono rimaste le statue della Cena, il
Sepolcro con la statua di Cristo morto e la Maddalena nell’atrio, il
gruppo di sculture in legno della Pietra dell’Unzione (ora in
Pinacoteca a Varallo) intente a preparare il corpo di Cristo per la
Sepoltura. Si
sono ben presto perse le tracce anche della tavola ad
olio, probabilmente dipinta da Gaudenzio che, nel Sepolcro,
raffigurava Cristo risorto, opera di incomparabile bellezza, come
racconta l’antica guida. Il vescovo riformatore a fine Cinquecento
volle costruire un percorso lineare che dal peccato originale portasse
alla morte di Cristo senza tortuosità e incertezze nella successione
delle tappe del racconto, nel rispetto letterale del testo evangelico.
Così fece edificare le nuove cappelle ospitate nel Palazzo di Pilato,
e la Salita al Calvario, ma mantenne e indicò come modello per gli
artisti la Crocifissione di Gaudenzio perché comprensibile a tutti,
realistica e capace di raccontare oltre alla storia anche i sentimenti
dei personaggi sacri toccando così l’animo del pellegrino devoto.
Spostò inoltre l’Ultima Cena, che in contrasto con il racconto dei
Vangeli precedeva nel percorso la scena dell’ingresso di Cristo a
Gerusalemme. Non finirono qui le peripezie dell’antico mistero che fu
spostato nuovamente sino alla definitiva collocazione di fine
settecento che lo vide approdare nel vano sotto il portico di Casa
Parella. La scena raffigura il momento del vangelo di Giovanni in cui
Cristo rivela ai suoi discepoli che uno di loro lo tradirà. Pietro gli
chiede chi sia il traditore e Gesù risponde: “quello a cui darò il
boccone di pane inzuppato”. Peccato che in epoca recente (in occasione
dei restauri degli anni sessanta?) la figura di Giuda, con la bocca
aperta per ricevere il boccone e i capelli fulvi come era proprio dei
traditori, unico personaggio senza aureola, sia stato spostato e
risulti così irraggiungibile dal braccio di Cristo, sospeso nell’aria
in un gesto che così diventa inspiegabile. E pensare che il vescovo
Taverna nel 1617, perché la scena fosse chiara e fedele al racconto
evangelico, aveva chiesto addirittura di togliere i piatti con la
frutta (pesche, susine e fichi),  impropri rispetto alla stagione in
cui la Cena era avvenuta.


 


 


 

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