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15/10/2017 - Vercelli Città - Cultura e Spettacoli

IL GENIO CON I CALZINI A SCACCHI BIANCHI E NERI CEDE IL PASSO, MA SENTIREMO ANCORA PALRARE DI LUI - Superlativa l'esibizione del vincitore del 68° Viotti di pianoforte, Konstantin Emelianov, ma straordinari anche i due secondi ex aequo

GALLERY E FILMATO






IL GENIO CON I CALZINI A SCACCHI BIANCHI E NERI CEDE IL PASSO, MA SENTIREMO ANCORA PALRARE DI LUI - Superlativa l'esibizione del vincitore del 68° Viotti di pianoforte, Konstantin Emelianov, ma straordinari anche i due secondi ex aequo

Concorso Viotti 2017 from Guido Gabotto on Vimeo.

Vogliamo dirlo?

Va bene, ci inchiniamo.

E ci mancherebbe: la Giuria Internazionale ha fatto un lavoro egregio, come spiega il Maestro Luca Borgonovo.

Poi anche i sapientoni che intervistiamo – in tandem con il Collega Enrico Demaria per Tg Vercelli – nella pausa che prepara l’arrivo del verdetto, in tanti giù a dire che quel ragazzo straordinario di Hong Kong, poi naturalizzato londinese,  forse non è ancora perfettamente maturo per portare ad un Concorso internazionale di pianoforte come il Viotti, un concentrato di difficoltà tecniche come il celeberrimo Terzo Concerto per pianoforte ed orchestra di Sergei Rachmaninoff.

***

E del resto se un ragazzo di 21 anni come Aristo Sham che così – per dire – è laureando, tra l’altro, in Economia ad Harvard si cimenta in questa prova, vuol dire che siamo di fronte a un personaggino di cui sentiremo di sicuro parlare ancora.

Intendiamoci, noi che al più sapremmo ancora ripetere “La piccola giapponese”, inculcataci con pazienza dalla mai dimenticata Signorina Rita Sacchi millenni fa, non possiamo nemmeno pensare di avere un’opinione: sutor, ne ultra crepidam.

Tuttavia, la “cosa” misteriosa che si esibisce sul palco del Civico in abito da sera e calzini a scacchi bianchi e neri è stupefacente.


Il particolare dei calzini lo nota anche il Magnifico Rettore Cesare Emanuel e lo dice anche nel nostro video con le interviste ai sapientoni.

Se non l’avesse tirato fuori lui, figuriamoci se avremmo osato.

Ma, insomma, ci inchiniamo.

Anche se, bisogna dire, mentre Aristo prendeva anche un po’ in giro il pianoforte con una confidenza e maestria che ti lasciano a bocca aperta, non potevamo fare a meno di pensare a quell’altro un po’ come lui, Glenn Gould.

Che si prendeva le confidenze con Bach come lui si è permesso con Rachmaninoff: come se due fratelli minori si burlassero di quei fratelli maggiori, amati e rispettati, ma forse – anche – giudicati un po’ compassati.

E allora giù a far loro scherzi e poi svignarsela e vedere se quelli corrono loro dietro, imbufaliti.

E invece i fratelli maggiori – forse compassati, ma abituati agli scherzi che può fare respirare le atmosfere rarefatte di vette inarrivabili – hanno sempre lasciato fare, ben sapendo che con il genio non è che puoi sempre tenere tutto tra le righe. A parte i calzini.

Quindi, se non si fosse capito, il giudizio della Giuria Internazionale è fuori discussione, quello dei sapientoni (non unanime, come nel filmato si vede) è altresì accettato: come si fa a mettersi contro Massimo Viazzo, il Magnifico Rettore, il Sindaco Maura Forte, Giorgio Delleani?

E però noi stiamo – in dignitosa minoranza – con Daniela Mortara e Raffaella Oppezzo.

***

Ma non finisce certo con le nostre modeste opinioni questa memorabile serata che ha visto – sabato 14 ottobre – arrivare in finale sul palco del Teatro Civico tre giovani di livello assoluto.

Il vincitore, il russo Konstantin Emelianov, 23 anni quando vede sullo schermo (novità di cui diremo tra breve) i punteggi, non crede ai propri occhi.

Così giovane e anche lui, come gli altri, un vero professionista: orari severi per le prove, studio, studio e ancora studio. Il genio si coltiva, se no si disperde.

Brava anche – il secondo premio ex aequo dice che la Giuria ha lavorato con grande imparzialità e competenza – la giapponese Shiori Kuwahara.

Ha portato, come il vincitore, il Concerto numero 1 per pianoforte ed orchestra di Pyotr Ilyich Tchaikovsky .

***

I punteggi attribuiti dalla Giuria ai tre artisti sono stati per la prima volta resi noti nelle singole attribuzioni di voto.

Un passo importante verso la più assoluta trasparenza, come ha sottolineato l’impareggiabile conduttore di tutte le manifestazioni viottianie, Paolo Pomati.


Vi lasciamo con la gallery ed il filmato: 

Vi compaiono alcuni scampoli dei brani eseguiti, e poi le interviste a tante personalità, appassionati, intenditori.

Mezz’ora di repertorio che sicuramente – si conceda – fa bene al cuore ed a Vercelli: un’occasione per dire ancora delle tante meraviglie di cui questa città è capace.

Per dire ancora il nostro grazie a quell’immensa personalità che fu Joseph Robbone, cui generazioni di Vercellesi devono il fatto di avere conosciuto la musica.

A sua volta un genio, capace anche di tessere reti di relazioni semplici e feconde con il resto del Mondo, oltre una cinta daziaria che a volte sembra così angusta.

Ma è la nostra e bisogna amare anche questa – la cinta daziaria - senza afasie e senza però credere che il Mondo finisca lì.


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