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11/01/2011 - Bassa Vercellese - Società e Costume

GIOVANNI FERRARIS SI RACCONTA - L’illustre Accademico apre la porta di casa e il cassetto dei ricordi per i Lettori di VercelliOggi

Il professor Giovanni Ferraris ci accoglie nella sua residenza di Prarolo e ci racconta numerosi aneddoti della sua vita.



GIOVANNI FERRARIS SI RACCONTA - L’illustre Accademico apre la porta di casa e il cassetto dei ricordi per i Lettori di VercelliOggi
Giovanni Ferraris

(Michele Balossino) – Incontriamo il professor Giovanni Ferraris, che ci riceve con la moglie Margherita Pasquino, nella sua casa alla periferia di Prarolo.



Ci accoglie e iniziamo subito l’intervista con qualche domanda. Entrato a far parte dell’Accademia dei Lincei di Roma lo scorso 12 novembre 2010, e già socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino dal 2009, lo invitiamo a rispondere ad alcune domande sulla sua carriera scientifica di docente universitario e di appassionato studioso di storia vercellese.


Ci dica professor Ferraris, quando è sorta in Lei l’interesse per la scienza, Lei, nato in un contesto rurale, in un piccolo paese della Bassa, come Prarolo?


“Sono nato in una famiglia contadina, di Prarolo. Mio padre era contadino e vivevo con la mia famiglia in questo paesino. Dopo aver compiuto gli studi elementari, su suggerimento del maestro, mio padre prese la decisione di farmi proseguire gli studi medi e superiori assecondando, con non lieve sacrificio economico, le mie inclinazioni e i miei desideri. Il nostro mondo era un mondo contadino, che nulla ha a che vedere con quello attuale. Era un altro mondo e io ne feci parte fin dalla nascita. La mia lingua materna era il dialetto, che tuttora uso e ne sono cultore; ho imparato l’italiano a scuola, fatto normale a quei tempi. Crebbi con un linguaggio contadino, vivevo secondo i ritmi della campagna di allora: d’inverno nelle stalle a sentire i racconti delle nonne, mentre i padri giocavano a carte e le madri rammendavano, d’estate in campagna, immerso nei lavori estivi di monda e poi di raccolta del grano e poi del riso, una raccolta manuale fatta con la falce. Ho ancora una cicatrice sul mignolo sinistro che mi ricorda quel periodo.


Sentivo, però, dentro di me la vocazione per gli studi: osservavo la campagna e il mio interesse era di tipo scientifico. Quindi proseguii i miei studi al Collegio Dal Pozzo di Vercelli, frequentando le scuole medie, e poi il liceo classico Lagrangia, dove ebbi la grande fortuna di avere come docente il prof. Nino Marinone. Da qui la decisione di iscrivermi alla facoltà di fisica all’Università di Torino, affascinato da alcune letture quali “Un due tre… infinito” di George Gamow e “La fisica di Carlson”. Dopo quattro anni di studi, ebbi la possibilità di proseguire le ricerche nell’ateneo prima nell’ambito torinese poi a livello italiano e quindi internazionale, con progetti di studio d’equipe”.


Lei, professore, sappiamo che ha ricevuto onorificenze italiane e a livello europeo per le sue ricerche scientifiche, tanto da aver ricevuto due lauree ad honorem, una in Germania ed una in Romania, e da vedere un minerale scoperto da studiosi francesi che porta il suo nome, la Ferrarisite. Ci racconti, nell’ambito dei suoi studi, qualche interessante episodio.


“Sicuramente fra gli episodi che porto nel mio cuore ci sono i numerosi viaggi, che ho fatto, con molto piacere, per lavoro. Dovendo citarne uno, non posso non parlare del mio soggiorno in Etiopia, ad Addis Abeba, dove sono stato come docente universitario nell’ambito di un progetto di cooperazione internazionale del  Ministero degli Esteri. Vi sono stato per circa due anni dal 1980, durante i quali sono venuto in contatto con la cultura locale, ancora di carattere tribale. Come altre volte durante i miei viaggi, , ad Addis Abeba sono stato accompagnato dalla mia famiglia, soprattutto da mia moglie Margherita, che ha sempre condiviso con me gli stessi interessi scientifici e per l’ambiente. Con orgoglio mi piace dire che mio figlio maggiore, Cristiano, si è infettato della mia passione per i minerali e la coltiva quale conservatore del Museo di Mineralogia di Parigi”.


Lei ha detto, professore, che i suoi interessi sono condivisi da sua moglie. Sappiamo che Lei, oltre ad essere un eccellente professore di cristallografia, è anche uno stimato studioso di storia vercellese. Ci dica, quando questo interesse è nato ed è stato coltivato da Lei con il supporto di sua moglie?


“L’interesse per la storia locale è nato nel corso degli anni giovanili. Il primo interesse è nato dalla passione per le carte geografiche e libri inerenti al nostro territorio, che trovavo nei mercatini e nei negozi specializzati (più recentemente su internet, una grande comodità!). Così ho iniziato a raccogliere documentazione, a studiarla, a frugare nelle biblioteche e negli archivi. La storia locale non è una storia secondaria: lo studio del territorio nasce dalla raccolta di fonti di vario genere: dall’oralità, alla toponomastica, ai documenti scritti, all’archeologia, allo studio delle mappe e delle carte storiche. In particolare vado alla caccia di documenti su Prarolo, presso gli Archivi di stato, nelle biblioteche vercellesi e, recentemente, nell’archivio parrocchiale prarolese, grazie alla disponibilità e alla collaborazione di Don Cesare Caggiula. Ho pubblicato diversi opuscoli sulla storia religiosa di Prarolo, uno sulla Confraternita dei SS. Carlo e Grato, in collaborazione con altri miei compaesani. Ho pubblicato articoli sul Bollettino storico vercellese, la rivista della Società Storica Vercellese, di cui sono socio fondatore dal 1972 e attualmente vicepresidente. Il mio ultimo lavoro è 1859, La storia passa da Prarolo, pubblicato in occasione del 150° anniversario della storica battaglia di Palestro, che, molti non lo sanno, ma ha interessato anche il territorio di Prarolo. Quest’anno cadono i 150 anni dell’unità d’Italia, che Vercelli, come tutta Italia, celebra e ricorda con diverse manifestazioni ed eventi, e il mio intervento è un piccolo contributo a scoprire come anche il nostro territorio abbia dato un contributo a questo. Sullo stesso argomento ho collaborato al volume Maggio 1859 – Il Risorgimento sulle rive della Sesia ed all’allestimento della mostra Gli eroi ritrovati, con relativo catalogo, attualmente in corso presso il Museo Leone di Vercelli”.


Lei professore terrà a breve una conferenza a Pezzana, invitato dall’Amministrazione comunale. So che questa volta la ricerca è rivolta all’evoluzione del nostro territorio in base alla toponomastica  integrata da fotografie aeree. Di che cosa si tratta?


“L’Amministrazione comunale di Pezzana, in collaborazione con il Museo Borgogna di Vercelli, mi ha invitato a tenere una conferenza sul territorio intitolata “Dalla palude alla risaia”. La conferenza organizzata dal vicesindaco Sabrina Balzaretti, si terrà alle ore 20.30 del 18 gennaio presso il palazzetto polifunzionale di piazza Malvera, a Pezzana. Mostrerò come il corso della Sesia sia variato nei secoli e come la disposizione dei campi sia attualmente una testimonianza fossile delle antiche anse e del percorso accidentato del nostro fiume tra Prarolo e Motta de’ Conti. Solo  i recenti lavori di costruzione degli argini hanno definitivamente protetto le popolazioni al di qua e al di là del fiume, evitando catastrofi, di cui abbiamo testimonianza nei secoli scorsi. Durante la serata interverranno anche il regista vercellese Matteo Bellizzi, cultore delle nostre tradizioni contadine e agricole, che presenterà un progetto in collaborazione con Cinzia Lacchia, conservatrice del Museo Borgogna di Vercelli. Inoltre, ad inizio serata, verrà proiettato il video “Il riso” di Gianluigi Balzaretti, un cultore pezzanese di tradizioni popolari locali, che agli inizi degli anni sessanta ha girato un video nelle nostre campagne, dalla preparazione dei terreni alla raccolta del riso, con i metodi tradizionali, ovvero con buoi e cavalli. È un documento storico anch’esso, che l’Amministrazione comunale di Pezzana ha conservato e presenta per la prima volta al pubblico in occasione di questa serata, a cui tutti sono invitati a partecipare”.


Tra i suoi hobbies Lei, professore, ha anche l’orto e il giardino. Colere è la radice di cultura e di coltivare. Lei, dunque, è un vero cultore della campagna a tutto tondo.


“Sì, è vero, sono anche un grande appassionato di orto e giardino, due attività che mi consentono di rimanere a contatto con un mondo che, purtroppo, oggi non si trova più, quello contadino; questo mi permette di rilassarmi e mi fa tornare in mente i momenti piacevoli della mia gioventù”.


Dunque, professore, nel ringraziarla per il tempo dedicatomi – più di un’ora – a raccontarmi la sua avventurosa vita e dei suoi interessi, le rivolgo un’ultima domanda: quali studi sta preparando per l’imminente futuro?


“Anche se ufficialmente sono in pensione dal novembre scorso, continuo a frequentare l’Università di Torino (di cui ora sono professore emerito) per portare a termine i progetti di ricerca che ho recentemente avviato su composti minerali microporosi di interesse tecnologico. Inoltre sono impegnato quale Series editor di una collana di volumi, connessi con scuole internazionali post-dottorato, pubblicati in collaborazione tra la European Mineralogical Association (di cui sono stato presidente) e la Mineralogical Society inglese. Comunque dedicherò più tempo al mio hobby sulla storia locale; sul prossimo numero del Bollettino storico vercellese comparirà un mio studio su una preziosa statua settecentesca della B.V. del Rosario conservata presso la parrocchiale di Prarolo. Ho poi in preparazione un articolo sulle trasformazioni nei secoli del castello di Prarolo, avendo recentemente scoperto preziosi documenti al proposito. E poi… a quasi 74 anni è meglio non fare troppi progetti!”


 

Il professor Giovanni Ferraris
Il professor Giovanni Ferraris


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