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13/07/2016 - Vercelli - Economia

GIOCHI FATTI IN ATENA, ORMAI 'TUTTA' DI IREN, CHE PERO' NE HA PAGATO SOLO IL 60 PER CENTO - C'è chi non crede che l'Oriundo miracolato tutelerebbe il Comune di Vercelli contro il colosso - Meglio vendere anche il resto

Meglio vendere anche il resto



GIOCHI FATTI IN ATENA, ORMAI 'TUTTA' DI IREN, CHE PERO' NE HA PAGATO SOLO IL 60 PER CENTO - C'è chi non crede che l'Oriundo miracolato tutelerebbe il Comune di Vercelli contro il colosso - Meglio vendere anche il resto
Sandro Baraggioli, confermato alla guida di Atena spa e l'uomo Iren a Vercelli, Eros Morandi

Giochi fatti per la nomina del Consiglio di Amministrazione in Atena spa, la multiutility ormai controllata da Iren.

 

Confertamati tutti gli uscenti.

 

E – come si dice – da mo’, se è vero che le dichiarazioni di accettazione dei nuovi Consiglieri sono dell’ 11 luglio 2016, cioè dall’inizio settimana.

 

O meglio, siccome al Comune ora compete la designazione solo di tre Consiglieri e non di quattro, questi tre confermati.

 

Sandro Baraggioli – designato Presidente – Pier Luigi Ranghino, Consigliere, Francesco Bavagnoli, Consigliere.

 

La scelta sembra, così, essere stata quella di accontentare gli ambienti del Pd torinese, dove non da oggi bazzica il Ricercatore oriundo vercellese, piuttosto che cercare una personalità di peso ed autorevole, rappresentativa della città.


Dunque il Pd di Vercelli, incurante della lezione giunta dalle recenti elezioni amministrative, persegue la strada del cupio dissolvi, giocando forse su una apparente continuità con il passato, cercando però di mettere lo stesso vestito ad un “corpo” societario profondamente mutato.

 

Si tratta di una sapiente – quanto di breve momento - simulazione, che tuttavia all’esame di chi sia attento a queste cose – ed anche delle realtà imprenditoriali e politiche più avvedute di Vercelli – desta più di una preoccupazione.

 

Vediamo perché andando, come sempre, con ordine.

 

***

 

Bisogna fare mente locale a quei “patti parasociali” che da sempre caratterizzano i rapporti di forza all’interno dell’Azienda, da quando la Giunta di Gabriele Bagnasco compì la scelta scellerata di “tirarsi in casa” un socio industriale più grosso, più potente, portatore di tecnologia e know how, capace di appeal nei confronti del personale, decisore reale di strategie idonee a stare sul mercato.

 

Leggi anche:

 

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=68078

 

E’ vero che allora – come oggi – arrivarono al Comune un po’ di quattrini che in breve se ne andarono nelle spese che si diluirono con quelle foriere di altri passivi (dichiarati come tali o camuffati) poi venuti al pettine con l’ultima “pulizia” di bilanci “imbellettati” per decenni.

 

***

 

In tutto questo periodo il Comune conserva la maggioranza nel CdA dell’Azienda ed ovviamente in Assemblea dei Soci, ma è una maggioranza con una mano legata: perché per certe decisioni, le più importanti, le deliberazioni si possono adottare solo se votano a favore almeno cinque Consiglieri: cioè quelli della maggioranza ed almeno uno della minoranza espressione del Socio industriale.

 

Un modo per dire: o si va d’accordo, o si va d’accordo.

 

Poi è vero che c’era tutta una serie di tutele e procedure nel caso

in cui si fosse determinata una situazione di stallo, ma il senso era questo.

 

Un patto leonino già all’origine.

 

Insomma Iren (allora non si chiamava ancora così, era la Municipalizzata di Genova) tira fuori un po’ di soldi, compra una parte minoritaria delle azioni, ma di fatto acquisisce il controllo di tutta l’azienda.


Già allora, paga una parte e – praticamente - prende tutto.

 

***

 

Ma, almeno formalmente, la proprietà (soprattutto delle reti ed in particolare di quella dell’acqua) era del Comune.

 

***

 

Si arriva così alla controversa decisione dell’Inverno scorso, quando il Comune di Vercelli decide di cedere un’altra (piccola) parte di azioni, ma bastevole a perdere la maggioranza.

 

La somma incamerata è di tutto rispetto – circa 14 milioni di euro – ma di fatto è la somma che ad Iren basta per assicurarsi anche formalmente il controllo completo della Società, come se l’avesse pagata per intero.

 

Non è così – dicono coloro che difendono l’operazione – perché anche questa volta sono sottoscritti patti parasociali, ma a parti invertite.

 

Il Socio di minoranza tutelato con il vincolo della maggioranza qualificata in Consiglio ed in Assemblea, è proprio il Comune di Vercelli.

 

Perché anche ora per certe decisioni occorre il voto di 5 Consiglieri e non solo quattro.

 

Tutto bene, allora?

 

***

 

C’è chi non è d’accordo.

 

Perché resta sempre la capacità di attrazione del più grosso nei confronti del più piccolo ed il patto leonino già efficace prima adesso è messo alla luce del sole negli assetti societari anche formali.

 

Ora il Socio di minoranza che deve tutelarsi è quindi il Comune di Vercelli.

 

Tutto ruota, poi, sulla capacità – eventuale – da parte dei Consiglieri di Amministrazione nominati dal Comune, di “battere” – se del caso – “i pugni” sul tavolo, nelle ipotesi in cui si presentassero decisioni potenzialmente lesive degli interessi  leciti della Municipalità.

 

Che, di fronte ad interessi altrettanto leciti del Socio di maggioranza, dovrebbero essere tutelati proprio grazie a quel voto in Consiglio di Amministrazione che vincola anche la maggioranza.

 

Tutto, ovviamente, nell’interesse dell’Azienda che poi distribuisce utili a favore dei Soci tanto di maggioranza, quanto di minoranza, in ragione delle rispettive percentuali di partecipazione al capitale sociale.

 

Tutto normale.

 

***

 

Ed è proprio per questo che gli osservatori più attenti incominciano a nutrire perplessità.

 

Perché diventa cruciale – in caso di disaccordo – il voto in CdA di almeno uno dei tre Consiglieri di nomina del Comune.

 

Bisognerebbe allora pensare che – di fronte ad una proposta di Iren che non si rivelasse conveniente per gli interessi di VercelliBaraggioli batterebbe i pugni sul tavolo (attenzione perché è di cristallo) dicendo: no, Iren, noi tuteliamo Vercelli e quindi questo progetto in Consiglio non passa.

 

***

 

Non tutti sono convinti che sia stata una buona idea affidare la tutela degli interessi del Comune di Vercelli, ad esempio, a Baraggioli.

 

C’è chi si domanda cosa accadrebbe se – in via del tutto ipotetica ed a mero titolo esemplificativo – una qualsiasi delle tante aziende della galassia di Iren affidasse una consulenza al giovane ricercatore.

 

Si ricorderebbero ancora – non solo o non tanto – degli interessi del Comune, ma anche di come si chiama il Sindaco di Vercelli?

 

Cosa accadrebbe o potrà accadere, dunque, come cantava Lucio Battisti, ‘lo scopriremo solo vivendo’.

 

Ma, appunto, operatori economici e personalità politiche vercellesi certamente distanti da qualsiasi interesse particolare, semplicemente esperte di mondo, coltivano un altro parere.

 

Visto – dicono – che ormai Atena è praticamente tutta di Iren  (nei fatti) tanto vale che il Comune venda anche il restante 40 per cento delle azioni.

 

Perché il paradosso ora è che Iren controlla – di fatto – il 100 per 100, ma ha pagato solo il 60 per cento dell’Azienda.

 

Se il Comune mettesse sul mercato il restante 40 per cento delle Azioni incamererebbe almeno – sono stime – altri 9 – 10 milioni di euro che male non fanno.

 

***


Come finirà?

 

Difficile dirlo ora, ma certamente la materia sarà oggetto dei programmi per le prossime elezioni amministrative.

 

Chi vorrà fare il Sindaco dovrà dire chiaro e tondo se gli sta bene continuare a fare la foglia di fico oppure riconoscere che ormai tutto è perduto tranne quegli ulteriori 10 milioni di euro.

 

Domani, giovedì 14 luglio, San Camillo de Lellis, l’insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione.

 

Di poco successiva la decisione di affidare l’amministrazione dei Atena Trading srl non più ad un Organo Amministrativo monocratico (l’Attuale Ad è la Signora Aillin Scotti) ma ad uno Organo collegiale, composto da tre Consiglieri, di cui uno Presidente designato dal Comune di Vercelli,  un Ad, verosimilmente ancora la Scotti.

 

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