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10/01/2017 - Palestro e Alta Lomellina - Cronaca

FUTURO SOSTENIBILE IN LOMELLINA - Alcune considerazioni sul problema dell’incenerimento dei fanghi da depurazione

Un aspetto particolare del problema relativo allo smaltimento dei fanghi provenienti dagli impianti di depurazione urbani ed industriali consiste nella modalità di eliminazione di tali fanghi mediante la distruzione termica ossia l’avvio degli stessi verso gli inceneritori



FUTURO SOSTENIBILE IN LOMELLINA - Alcune considerazioni sul problema dell’incenerimento dei fanghi da depurazione

Un aspetto particolare del problema relativo allo smaltimento dei fanghi provenienti dagli impianti di depurazione urbani ed industriali consiste nella modalità di eliminazione di tali fanghi mediante la distruzione termica ossia l’avvio degli stessi verso gli inceneritori.
Tale questione che si affianca all’altrettanto grave problema della trasformazione dei fanghi in ammendanti da spandere nei fondi agricoli e che ha raggiunto livelli tali da allarmare giustamente i cittadini delle aree interessate a tale pratica, ha assunto una particolare rilevanza in quanto sembrerebbe che anche il termovalorizzatore di Parona debba diventare un impianto a cui destinarli.

Come associazione da anni impegnata in tutte le battaglie volte a difendere l’ambiente della Lomellina e la salute dei cittadini che vivono in tale area, riteniamo di dover avanzare alcune considerazioni .

Per far ciò si potrebbe partire con un’affermazione paradossale: il problema della distruzione dei fanghi da depurazione negli inceneritori così come quello dei fanghi sparsi sui terreni agricoli si eliminerebbe alla radice se fossero resi inoperosi tutti gli impianti di depurazione attualmente in funzione e non se ne facessero di nuovi.
Una soluzione assolutamente irrealizzabile, perché la sensibilità ecologica maturata nel tempo, le evidenze di carattere scientifico hanno dimostrato contro ogni possibile dubbio che la produzione di scorie e di residui chimici determinati dallo sviluppo industriale e dalle modalità di vita odierne,  se non adeguatamente depurati, renderebbero l’aria, il suolo e l’acqua avvelenati e conseguentemente la vita degli esseri viventi sempre più in pericolo.
Allora la prima, inevitabile constatazione :
i fanghi derivanti dai processi di depurazione realizzati negli impianti urbani ed industriali rappresentano l’inevitabile conseguenza di un processo volto a salvaguardare l’ambiente naturale nei suoi diversi ambiti e conseguentemente la salute ed il benessere psico-fisico delle persone.

Un secondo passaggio consiste nel considerare l’aspetto quantitativo dei fanghi prodotti.

Riteniamo sia necessario riflettere e conseguentemente agire circa l’entità dei fanghi e delle acque reflue che si determinano a valle del processo di depurazione perché la valutazione della loro quantità non è certamente un aspetto secondario e marginale del problema.

In altre parole, accanto ad una prospettiva che punti a depuratori sempre più efficienti e tecnologicamente avanzati, è necessario anche lo sforzo massimo da parte della ricerca tecnico-scientifica, delle strutture industriali e delle forze politiche per la realizzazione di impianti che riducano al minimo la quantità di fanghi.

Tali buone pratiche già sono praticabili e in altre realtà nazionali rappresentano la normale prassi che si segue nella realizzazione dei nuovi impianti di depurazione e nel progressivo recupero di quelli già in funzione.

Sono ormai molteplici le soluzioni che hanno come obiettivo primario quello che punta al filtraggio, alla disidratazione ed alla essicazione dei fanghi e che portano ad una assai consistente riduzione della massa complessiva degli stessi.

Non vogliamo in questo momento sviscerare il problema della necessità di una drastica riduzione dei fanghi prodotti dagli impianti di depurazione perché desideriamo centrare l’attenzione sul rapporto fanghi-inceneritori.  Pur essendo la minimizzazione dei fanghi la premessa ineludibile per affrontare il problema dell’incenerimento dei fanghi, occorre ragionare circa i successivi passaggi.

L’assunto fondamentale che dovrebbe presiedere a qualunque scelta in ordine al trattamento dei fanghi e delle acque reflue dovrebbe essere quello che dovrebbe presiedere ad ogni valutazione relativa ai rifiuti: considerare gli stessi come risorse da recuperare e valorizzare e non come scarti da eliminare.
Risulta quindi assolutamente inaccettabile ogni pratica che punti alla distruzione pura e semplice dei fanghi senza aver prima provveduto al recupero di ciò che potrebbe essere ancora utilizzabile.

Per questo motivo è essenziale che si recuperi materia anche nella combustione dei fanghi. Per farlo è necessario che i fanghi siano conferiti a impianti di combustione monodedicati dove il monoincenerimento diventa un’opzione complementare (e non unica)  per il recupero di materia  come fosfati e inerti.

Recupero del fosforo
La necessità di recuperare fosforo è dettata dalla situazione attuale dove l’accumulo di rifiuti  provoca perdite in ogni fase del ciclo del fosforo destando preoccupazioni sui futuri approvvigionamenti. Preoccupazione tangibile in Europa dove esistono riserve limitate di rocce fosfatiche e che già nel 2013 la UE ha manifestato  nella Comunicazione consultiva UE sull’uso sostenibile del fosforo, come componente insostituibile dell’agricoltura moderna. In questa comunicazione la UE  ha invitato gli Stati membri ad adottare azioni per aumentare l’efficienza d’uso e di riciclaggio del fosforo che comporterebbero molti vantaggi , tra cui una migliore gestione del suolo con benefici in termini di clima e di biodiversità.  La Svezia già nel 2015 ha raggiunto l’obiettivo di recuperare almeno il 60% dei composti del fosforo presenti nelle acque reflue da utilizzare su terreni produttivi e sui seminativi.

I processi di monoincenerimento, dalle cui ceneri è possibile estrarre fosfati, sono già stati messi a punto in diversi paesi e ora se ne cominciano a vedere le prime applicazioni commerciali.
La Svizzera, ad esempio, che importava annualmente circa 16.500 tonnellate all’anno di fosforo,
  indispensabile nella pratica agraria con un evidente esborso per la bilancia dei pagamenti di quella nazione,  ha reso obbligatorio il recupero del fosforo dalle ceneri nella recente Ordinanza federale sulla Prevenzione e lo Smaltimento dei Rifiuti (OPSR). “Il fosforo contenuto nelle acque di scarico comunali, nei fanghi di depurazione provenienti dagli impianti di depurazione delle acque di scarico o dalle ceneri risultanti dal trattamento termico di tali fanghi deve essere recuperato e riciclato. Art.15”.

 La ragione di tale scelta, oltre a rispondere a criteri di rispetto e di valorizzazione dell’ambiente, ha una chiara valenza economica. Infatti gli studi e le implicazioni tecnologiche già attuate nella Confederazione elvetica hanno dimostrato che da un corretto riciclo delle 220.000 tonnellate di fanghi da depurazione prodotti annualmente si potrebbero ricavare circa 5.800 tonnellate di fosforo riducendone di 1/3 l’importazione.

Recupero e riciclo degli inerti.
Sempre nell’ottica di un’attenta economia circolare, adottando il monoincenerimento come unica via di combustione dei fanghi, le ceneri possono poi essere inertizzate e utilizzate per la realizzazione di materiali ceramici. In mancanza invece di normative specifiche per tale riutilizzo le ceneri inertizzate, circa il 30-40% del secco, o il 7-8% della massa iniziale dei fanghi umidi, privi di inquinanti organici, vengono conferite a una discarica per inerti.

E’ logico quindi chiedere che anche in Italia si adottino queste prassi virtuose invece di percorrere strade obsolete 
che aggraverebbero solo la già pesante situazione ambientale delle zone dove sono presenti i termodistruttori.
Pertanto in base alle considerazioni sopra espresse riteniamo il termodistruttutore
  di Parona assolutamente
non idoneo all'incenerimento dei fanghi da depurazione.
Associazione Futuro sostenibile in Lomellina

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