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26/04/2019 - Vercelli Città - Società e Costume

FERMARE IL SACCO DI VERCELLI ORA È POSSIBILE - Tra Comune e Regione un dialogo che potrà rimettere al centro gli interessi veri della città e dei vercellesi - Non più cinghia di trasmissione di potentati torinesi

C’è una rotta da invertire. Vercelli deve incominciare ad ottenere da Torino. Non deve più cedere pezzi di città a potentati torinesi.



FERMARE IL SACCO DI VERCELLI ORA È POSSIBILE - Tra Comune e Regione un dialogo che potrà rimettere al centro gli interessi veri della città e dei vercellesi - Non più cinghia di trasmissione di potentati torinesi

Vercelli è di fronte ad una prospettiva che non è esagerato definire di portata storica.

Per la prima volta – a memoria nostra – si rende concreta la possibilità che alla nostra provincia tocchino ben quattro Consiglieri Regionali, in caso di vittoria del Centrodestra, il 26 maggio prossimo.

Ma una cosa è politicamente significativa e fondamentale per la città di Vercelli in particolare.

Nel “Listino” del candidato Presidente Alberto Cirio, appunto il candidato del Centrodestra, sono entrati ben due vercellesi, Carlo Riva Vercellotti (Forza Italia) ed Alessandro Stecco.

Sappiamo che il cosiddetto "Listino" è il gruppo di dieci candidati automatiacamente eletti in caso di vittoria del candidato Presidente.

È il segnale più sicuro e concreto che finalmente, dopo anni di irrilevanza del Comune presso Palazzo Lascaris e Piazza Castello, la città potrà contare in Regione su persone che non hanno bisogno di presentazioni.

È importante la Regione per la periferia, per una città come Vercelli?

Alla domanda sa rispondere subito non solo chiunque faccia politica, ma chiunque lavori, sia nel Pubblico sia nel privato.

Chiunque abbia bisogno della Sanità.

Chiunque abbia bisogno della Scuola e dipenda dal piano di dimensionamento scolastico.

Chiunque sappia che l’Agricoltura non può fare a meno di interlocutori in Regione, soprattutto se si parla di Irrigazione.

Chiunque abbia bisogno di fare – per esempio – accordi di programma che mettano al centro Vercelli, proiettandola verso il futuro.

Accordi come quello che portò alla realizzazione del Pisu ( recupero ex Ospedale - area "parcheggione" ) e poi alla urbanizzazione di 2 milioni di metri quadri di terreno, l’Area Pip, quella dove si sono insediate Brendolan, Vipiana, Novacoop, poi Amazon.

E che, da ultimo, sono stati sottratti – gli ultimi 400 mila metri quadri -  al lavoro di aziende note, sane e serie come ARaymond di Carisio e Alsco di Lodi: buttate fuori da una politica del “no” alle persone serie, del “Sì” a chiunque fosse mandato da Torino.

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Dunque Vercelli ha l’opportunità storica di avere in Consiglio Regionale ben quattro persone che sapranno rappresentarla adeguatamente.

Esperte ed affidabili, legate alla città.

C’è una rotta da invertire.

Vercelli deve incominciare ad ottenere da Torino.

Non deve più cedere pezzi di città a potentati torinesi.

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Riva Vercellotti e Stecco, anche da questo punto di vista, hanno ampiamente dimostrato cosa sanno fare.

Si deve, intanto, al Presidente della Provincia se, nel 2012, si evitò che Vercelli finisse “sotto”, di nuovo riunita a Novara, come era negli Anni Trenta.

Se così fosse stato, non saremmo qui a parlare – ad esempio – di tutelare quel che ancora riusciamo dell’autonomia del territorio e della Sanità vercellese.

Nel 2014 la Provincia di Vercelli ottiene l’Award del Turismo con il progetto Case Walser.

E’ del 2016 il finanziamento di 10 milioni di euro per l’edilizia scolastica provinciale.

Dell’anno scorso l’ulteriore finanziamenti di 1, 5 milioni di euro con cui finalmente possono partire i lavori al Liceo Scientifico.

E, infine, nel suo ruolo di Vice Presidente dell’Unione Provincie Italiane, la definitiva messa in sicurezza del bilancio provinciale, almeno fino al 2033 (poi qualche santo provvederà…) con la copertura finanziaria fissata dalla Legge di Stabilità in 60 milioni di euro.

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Alessandro Stecco è riconosciuto come l’estensore dei capitoli sulla Sanità del programma del Centrodestra in Regione: si farà trovare preparato sull’argomento.

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Di questo, dunque, c’è bisogno.

C’è bisogno di persone che sappiano impegnarsi, progettare, lavorare con assiduità, metodo, determinazione, per “ottenere”.

Ottenere per Vercelli.

Ottenere esercitando una funzione coordinata, trasparente, eticamente credibile, efficiente per i risultati che si “porteranno a casa”.

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L’esatto contrario del sacco di Vercelli che abbiamo conosciuto in questi cinque anni.

Vercelli, i suoi beni, che sono i beni dei cittadini e dei nostri figli, caduti nella mani di chi, da fuori, ci ha visto come terra di conquista.

Si è incominciato vendendo Atena ad Iren.

Perché lo ha voluto il sistema regionale a trazione Pd, il potentato del “Governatore” e persino del suo “Tigellino”, Tom De Alessandri.

E Atena se n’è andata per quattro soldi.

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Poi, è ormai chiaro a tutti che questi - questi di Iren - non hanno nessuna voglia – né a dicembre 2019, né mai – di mollare, restituire a Vercelli, l’acquedotto.

L'acqua è un business troppo grande e non lo vogliono mollare. 

Ben pochi hanno dubbi su come andrebbe a finire (la scadenza per esercitare l'opzione da parte del Comune è a dicembre 2019) se restasse Sindaco Maura Forte.

Su questo argomento bisognerà prepararsi, se necessario, anche alla mobilitazione.

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Da ultimo, lo sfregio più sfacciato e provocatorio.

La cessione dell’Area Pip all’azienda francese benevisa a Torino.

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Basta con il sacco di Vercelli.

Il Comune deve essere protagonista, trattare a testa alta, con Torino e Roma.

Non deve essere cinghia di trasmissione.

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Sarebbe irragionevole fino all’autolesionismo mancare di cogliere l’opportunità rappresentata dalla situazione che si è profilata in Regione.

Il Comune di Vercelli ha tutto l’interesse ad imbastire, con Torino, una filiera trasparente, etica, efficiente.

Trasparente perché le cose devono essere chiare, i progetti condivisi, gli obbiettivi concordati.

Basta con i segreti.

La Pubblica Amministrazione deve diventare quello che è, una casa di vetro.

Certo, sanno tutti che importanti istruttorie hanno bisogno di riservatezza, è ovvio.

Ma un conto è la riservatezza, un altro è il “segreto”.

Nessuno ha ancora spiegato perché il Comune di Vercelli si sia piegato ad accettare – nel compromesso firmato l’8 aprile con Aprc – addirittura a scrivere esplicitamente la parola “segreto”.

Un segreto tra l’altro incompatibile con l’esercizio delle prerogative dei Consiglieri Comunali.

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Etica, perché non si può ulteriormente accettare il sistematico sovvertimento dei piani, dei valori.

Il bene della città non coincide con l’aumento dei fatturati di Novacoop, di Iren, di Aprc.

Una cosa è il bene della città.

Un’altra cosa è l’aumento di quei fatturati.

E’ una perifrastica provocatoria ed inaccettabile, che non si vorrebbe più udire.

L’esaltazione di una iniqua eterogenesi dei fini che vede il “bene della città” alla stregua del bene di quei Paesi raggiunti e progressivamente sottomessi dalla Compagnia delle Indie Orientali.

Anche quelle – a loro modo – erano il “moderno”.

Efficiente: perché non si può abbassare la guardia nella contabilità dei risultati ottenuti, di ciò che si porta effettivamente a casa.

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La riduzione di Vercelli a terra di conquista di interessi esterni produce, tra l’altro, un esiziale costo sociale nel soffocamento in culla di ogni – già rara – endogena capacità di rigenerazione imprenditoriale.

Pare che si goda ad ogni serranda chiusa per sempre, perché arriverebbe qualche castigamatti a mettere fuori gioco bolsi imprenditori locali incapaci di rinnovamento.

Poi si viene a sapere (sarà argomento di altro servizio), per esempio, che la selezione del Personale, in Amazon, avviene ad opera di un algoritmo.

Se uno non confeziona tanti pacchi all’ora, c’è un computer che manda la segnalazione e tu sei buttato fuori.

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A fare gli imprenditori così sono buoni tutti.

Non abbiamo proprio nulla da imparare.

Ma per forza non possiamo che subire la posizione di vantaggio, di competitività feroce che un sistema di fatto senza regole e senza controlli permette.

Perché la realtà purtroppo è questa: il sistema delle nostre Imprese commerciali deve fare i conti con chi può permettersi un diverso sistema di regole.

***

Il godimento e l’enfasi garruli, la frivolezza drammatica, con i quali si confonde (prima nel mondo delle idee, poi dell’Amministrazione) ciò che è soltanto moderno con ciò che, invece, è veramente progresso, sono qualcosa di preoccupante.

***

Non trattiamo oltre dell’opaco affare di Aprc, sia perché sarà oggetto di un prossimo servizio, sia perché, tutto sommato, il diavolo anche in questo caso ha fatto la pentola, ma non il coperchio.

Quindi, così come è vero che non arriveranno mai né 1.500, né 150 posti di lavoro portati qui da Karim Abdelloui, è altresì vero che non mancheranno le possibilità di rimediare.

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Perché, dunque, questa prospettiva, questa opportunità si sostanzi e si compia, occorre che sia assicurata una grande sintonia tra Comune di Vercelli e Regione Piemonte.

Una sintonia nuova.

Che metta Vercelli al centro.

Il Sindaco di Vercelli non può essere il ragazzo di bottega che deve fare vedere al Capomastro cosa sa fare.

E, per fare vedere cosa sa fare, non esitare a spaccare tutto.

A spaccare il Consiglio Comunale.

A dividere la città.

Fu un Consiglio Comunale spaccato (14 voti a favore su 33) che votò la svendita di Atena.

Fu un Consiglio Comunale spaccato che dovette votare per recuperare alla città l’acquedotto.

E’ chiaro a tutti, infine, che la maggioranza dei Consiglieri Comunali è, come minimo, perplessa sull’operazione “Lionesi”.

E qui siamo messi ancora ancora peggio: perché quel che resta della maggioranza ha talmente paura anche solo di parlare dell’argomento avendo di fronte un contraddittorio, che non hanno neppure convocato il Consiglio.

Ma anche di questo si parlerà in altro servizio.

***

Quello che conta, in conclusione, mettere al centro di una riflessione oggettiva (nel rispetto, è appena ovvio ricordarlo, delle opinioni di chiunque) è però questo.

Sarebbe assai rischioso avere una guida del Comune distante o persino opposta a questa nuova realtà regionale, così promettente.

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E, da questo punto di vista, ci si lasci dire che non ha poi tutta questa importanza che Sindaco di Vercelli diventi Andrea Corsaro, piuttosto che Roberto Scheda.

Sappiamo bene che una siffatta affermazione potrà sembrare eterodossa.

Corriamo il rischio.

Che diventi Sindaco Andrea Corsaro, oppure che lo diventi Roberto Scheda, si può avere la ragionevole certezza che entrambi saprebbero rapportarsi in una prospettiva nuova con la Regione, tutelando Vercelli.

Essendo entrambi eticamente credibili, professionalmente competenti, politicamente esperti quanto basta e stando necessariamente le tre cose insieme e nell’ordine suggerito.

Basta che sia finita con Vercelli cinghia di trasmissione di volontà imposte da Torino.

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Vinca dunque il migliore.


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