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15/12/2015 - Vercelli Città - Enti Locali

ESCLUSIVO, SALTA FUORI, DOPO 13 ANNI, LA LETTERA DELL’ONESTO GABRI CHE INCHIODA IL COMUNE - Un handicap sulla trattativa di Atena? - Se l’avesse fatto un Sindaco socialista, avrebbero insinuato che si era poi comprato la casa a San Fruttuoso

Tante domande si potrebbero porre a Bagnasco e Nobilucci, ovviamente, sempre ammesso che a qualcuno interessasse qualcosa della questione. Perché se non interessa a nessuno, figuriamoci a noi.






ESCLUSIVO, SALTA FUORI, DOPO 13 ANNI, LA LETTERA DELL’ONESTO GABRI CHE INCHIODA IL COMUNE - Un handicap sulla trattativa di Atena? - Se l’avesse fatto un Sindaco socialista, avrebbero insinuato che si era poi comprato la casa a San Fruttuoso

E’ sempre esistita.

Tutti l’hanno sempre saputo.

Ma nessuno ne ha mai fatto parola.

E’ una lettera.

Che è stata capace di chiudere occhi, orecchie, bocche e qualsiasi altra apertura stomatica di cui madre natura abbia accessoriato l’umana creatura.

Ovunque.

In qualsiasi Palazzo.

Silenzio.

E poi dicono di Crotone.

***

Ma, c’è un ma.

La lettera è tornata – inesorabile – a farsi presente nelle trattative tra Iren e Comune di Vercelli, nel complesso e articolato iter che riguarda la cessione delle quote di Atena ed anche la fusione per incorporazione di Atena Patrimonio spa in Atena spa.

Ma andiamo con ordine.

***

Bisogna infatti sapere che a fianco del forno di incenerimento – attivo da più di 30 anni – si è accumulato un deposito di materiale incombusto, ceneri e residui della combustione, che ha accatastato, come se fosse una discarica a cielo aperto, oltre 45 mila metri cubi di materiali inquinanti.

Quanti sono 45 mila metri cubi?

Basti pensare – per fare un esempio – che la vasca più grande della piscina Enal è di circa 1.500 metri cubi.

Quindi sono circa 30 vasche della piscina Enal tutte piene di ceneri ed incombusti.

E sono lì, sono sempre stati lì da vedere o – appunto – da non vedere.

Un bel giorno il Direttore Generale di Atena, Franco Borasio, prende carta e penna e scrive al Sindaco di Vercelli.

Siamo al 7 agosto 2002, nei paraggi della prima cessione di quote alla cordata ligure guidata dalla Municipalizzata genovese Amga

Al seguente link la ricostruzione storica di tutti i passaggi.


Guarda anche:

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=62980


***


Ebbene, il Direttore scrive a Gabriele Bagnasco, la bella lettera che per non sbagliare alleghiamo direttamente in pdf, così ognuno può valutare (e non è tardi – vedremo perchè) la portata della questione.


http://www.piemonteoggi.it/pdf_news/15122015132400_BON.pdf


Ma, riassumendo, i passaggi salienti sono almeno due (raccomandiamo però la lettura integrale, perché ci domandiamo come si faccia poi, per oltre un decennio, ad ignorare la cosa).


Uno è verso la fine:”Si ricorda poi che dovendo procedere alla messa in sicurezza del sito, gli oneri saranno molto ragguardevoli, occorrerà quindi capire chi li dovrà affrontare”.


Per ben due volte nel corso della lettera il Direttore fa riferimento alla possibilità che si intraprenda una azione legale nei confronti di chi si rivelasse responsabile e tenuto a provvedere.


Ma – soprattutto – c’è la parte che non esitiamo a definire semplicemente agghiacciante, che con grande semplicità espositiva elenca le prescrizioni già certe da mettere in atto:


Dal 1 dicembre 2002 decorrenza obbligo di bonifica. Dal 31 dicembre 2003 termine per la presentazione del piano definitivo di bonifica”.

***

Sul fatto che la bonifica sia obbligatoria non ci piove.

E’ pacifico.

E il Direttore dice apertamente che di ciò sono informate, oltre al Comune di Vercelli, la Regione, la Provincia e naturalmente Arpa.


***


Un bell’inghippo, non c’è dubbio, anche perché Borasio ha cura di precisare: “La problematica in oggetto (…) avrà sicuramente un impatto non trascurabile sulla vendita delle quote azionarie della Società”.

***

E qui ci siamo.

L’inghippo è praticamente insolubile, perché la bonifica costa parecchi milioni di euro.

Che nessuno ha, oppure non vuole tirare fuori o – appunto – potrebbero assorbire se non del tutto, in buona parte, il controvalore nella cessione delle quote.


***


Allora uno si aspetterebbe che – ricevuta una lettera del genere – in Comune si organizzassero riunioni e “pensatoi” per capire cosa rispondere, come provvedere, come adottare decisioni condivise e comunque idonee a mettere ciascun Consigliere Comunale di fronte alle proprie responsabilità.

Il tempo passa.

Finchè, il 3 ottobre 2002, il Sindaco Gabriele Bagnasco manda una bella risposta che dice più o meno così (la lettera ce l’abbiamo anche noi, perché ce l’ha data quel burlone di Dario Roasio – che la ha avuta non si sa come - ma ci siamo impegnati a non pubblicarla, almeno fino a che qualche stordito non si azzardi a dire che non è vera):


Oggetto: area dell’inceneritore di Vercelli.


Con riferimento alla nota SGR 0035/02 del 7.08.2002, di pari oggetto, si comunica che, qualora dagli studi ed analisi tecniche effettuate si evidenzi la necessità di intraprendere interventi sull’area dell’inceneritore, questa Amministrazione, quale soggetto interessato in base all’art. 17 del D.Lgs. 22/97, si impegna ad assumere a proprio carico gli oneri finanziari conseguenti” .


***

In pratica Bagnasco dice: Signori cari, non preoccupatevi, paga tutto il Comune di Vercelli (questa Amministrazione).

Non si comprende la formula cautelativa e di maniere “qualora dagli studi ed analisi…” perché non c’è nessun qualora che tenga: la bonifica è dovuta.

E’ dovuta al punto che – come vedremo – negli atti collegati alla cessione di cui si sta parlando in questi giorni (giovedì al voto in Consiglio Comunale)   di nuovo il Sindaco di Vercelli si dovrà impegnare a porre a carico del Comune l’intervento.

Però questa volta la bozza della lettera, come tutti gli altri atti, è allegata per l’esame dei Consiglieri.

***

Questa volta.

Perché invece nel 2002 Bagnasco agisce in solitudine.

Impegna il Comune per milioni di euro, ma non c’è uno straccio di deliberazione né di Consiglio Comunale e nemmeno di Giunta che lo autorizzi a farlo.

***

E questo forse ( e diciamo forse, perché non tocca a noi verificare ) spiega perché in tutti questi anni non si sia fatto nulla.

Perché qualsiasi cosa si fosse fatta, alla fine avrebbe dovuto pagare di tasca propria proprio Gabri.

E chi avrebbe avuto il cuore di fare una cosa del genere a Gabri?!

Ma dài.

Ma si penserà mica che l’avrebbe poi fatto il suo successore, Andrea Corsaro?!

Perché per tutto il decennio delle Giunte a trazione Corsaro – Ciocca – Michelini, i 45 mila metri cubi di residui sono rimasti lì, nessuno si è permesso di toccarli.

Ma cosa avremmo voluto, forse che qualcuno, poi, in tutti gli Uffici competenti, verificasse una cosa del genere?!


***


Ma prima di pensare ai costi, conviene ritornare a guardare dove siano finiti tutti quei 45 mila metri cubi di residui.

Sono sempre stati, appunto, sempre lì.

Per anni hanno continuato a percolare nel terreno, in falda, nella rete di canalizzazioni a servizio delle aree agricola confinati, tutti i materiali inquinanti, contenuti nelle ceneri e negli incombusti tempo per tempo accantonati dopo il processo nel forno di incenerimento.

***

Per anni tutti quei residui sono andati ad immettersi nel suolo e nel sottosuolo finchè  - paradossalmente – oggi qualche incanutito pagliaccio (che avrebbe invece dovuto scattare come una molla perché si ottemperasse a tutti quegli obblighi di cui scriveva Borasio), può dire che la “natura ha fatto il suo corso”.

Cioè, ormai dopo 20 anni, tutta la sghinga è andata in falda e quelle ceneri – che sono sempre lì – magari possono andare bene per concimare l’orto.

***

E, intanto, tutta la sghinga ce la siamo trovata ovviamente nel suolo e nel sottosuolo.

***

Ora uno si domanda: ma perché mai una persona, un Sindaco, assume un impegno del genere per conto del Comune e per di più senza uno straccio di deliberazione?

Se negli Anni Novanta avesse fatto una cosa del genere un Sindaco socialista, tutti avrebbero pensato chissà cosa.

Invece, è chiaro e notorio che Gabri è una persona onesta.

Un Sindaco socialista  - orrore - si sarebbe magari beccato una tangente maxi, con la quale si sarebbe fatto una bella casa a San Fruttuoso.

Ma Gabri figuriamoci.

Cosa volete che gliene importi, poi, di San Fruttuoso.

Chissà se, almeno, ha consultato, prima di scrivere quella lettera, il suo Assessore al Bilancio del tempo, Guido Nobilucci.

Uno che si è sempre caratterizzato per la massima discrezione posta in ogni affare comunale.

Qualche tempo dopo un infedele pseudo economo avrebbe manato oltre 400 mila euro dalle casse comunali (il caso ammanco), ma lui figuriamoci, cosa volete che ne sapesse.

Discreto come è sempre stato.

Guarda anche:

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=61894 .


Lo avrà consultato?

Certo che, un assessore comunale socialista o democristiano degli Anni ’90, per lasciare passare una cosa del genere, si sarebbe fatto dare una maxi tangente con la quale si sarebbe comprato, forse, un agriturismo in Trentino Alto Adige.

Ma l’onesto e soprattutto discreto Nobilucci no di sicuro.

Cosa volete che gliene importi, poi, del Trentino Alto Adige?

***

Avranno però forse il tempo ed il modo di parlarne ancora, perché secondo alcuni personaggini un po’ causidici, il danno erariale non è che si sia integrato (solo) allora, ma – eventualmente – anche continuativamente e – se è vero che al Comune è stato presentato il conto nella trattativa attuale – anche e soprattutto oggi.

***

 

Dunque, se oltre ai quei certi personaggini un po’ causidici la cosa dovesse interessare anche ad altri, magari  a qualcuno potrebbe pungere vaghezza di rivolgere a Gabri (sempre con bel garbo ed a titolo esemplificativo e non esaustivo) le seguenti domande.


Capo primo: perché firmò quella lettera;


capo secondo: perché quell’impegno non sia mai stato legittimato da nessuna deliberazione né di Giunta né di Consiglio Comunali;


capo terzo: perché non fu poi eseguita la bonifica.


E fin qui le domande a Gabri.


Poi ci sono quelle da rivolgersi a chi gli è succeduto, ad esempio ad Andrea Corsaro.


E di nuovo: capo primo, perché non fu eseguita la bonifica;


capo secondo: perché quell’impegno economico del comune non fu mai portato in sanatoria;


capo terzo: perché di quell’atto privo di legittimazione non si sia mai data comunicazione alle autorità.


Poi ci sono le domande che si potrebbero rivolgere a tutti coloro che hanno sempre saputo e non hanno mai detto nulla.


E quindi: capo primo, cosa ne hanno sempre pensato i Consiglieri di Amministrazione di Atena che si sono tempo per tempo succeduti, conoscendo che inequivocabilmente il Comune poneva a carico proprio la bonifica?


Capo secondo: perché non hanno mai provveduto a porre in essere la bonifica dell’Area, accollando i costi al Comune di Vercelli?


Capo terzo: hanno informato i rispettivi partiti di appartenenza, quelli che li hanno nominati, oppure hanno taciuto la cosa anche a loro?


Poi ci sono gli organi di Vigilanza, almeno quelli Sanitari.


E perciò: capo primo,  l’Arpa, che aveva ricevuto tutte le segnalazioni da Atena,  cosa ha fatto per intimare la doverosità della bonifica?


E poi l’Asl, che ha un bel servizio che si chiama di Igiene e Sanità Pubblica.


E’ lo stesso servizio che, in occasione, ad esempio, della Sagra dell’Agnolotto, vigila per scongiurare l’ipotesi che le Signore addette alla cucina omettano di indossare la cuffia.


Indesiderata, infatti, l’ipotesi che nel ragù possa cadere anche un solo capello.


Figuriamoci come avrebbe dovuto vigilare, quel servizio, in presenza di un mostro di 45 mila metri cubi di residui inquinanti a rischio di percolare nella falda acquifera.


Una domanda cui dovrebbe rispondere il Direttore del Sisp, che è appunto Gabriele Bagnasco.

Proprio lui, l’onesto Gabri.

***


Tutte queste domande si  potrebbero porre, ovviamente, sempre ammesso che a qualcuno interessasse qualcosa della questione.


Perché se non interessa a nessuno, figuriamoci a noi.


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Ecco l'allegato alle attuali pattuizioni, con cui il Comune deve confermare, da un lato, la doverosità della bonifica e, dall'altro, di accollarsene gli oneri.

Vercelli, 21 dicembre 2015

Spett.le Atena S.p.A.

Corso Palestro, 126

Vercelli

e, per conoscenza,

Spett.le IEM S.p.A.

Via Nubi di Magellano, 30

Reggio Emilia

Egregi Signori,

in considerazione della complessiva operazione comprensiva (i) della fusione tra Atena S.p.A. e Atena Patrimonio S.p.A., (ii) dell’aumento di capitale di Atena S.p.A., (iii) della cessione di tutti i diritti di opzione spettanti al Comune di Vercelli (il "Comune") ai sensi del detto Aumento di Capitale e di n. 1.918.265 azioni Atena detenute dal Comune stesso

alla luce delle competenze previste dall’art. 250 del decreto legislativo 3 agosto 2006 n. 152 e di quanto statuito dalla Corte di Giustizia nella sentenza 4 marzo 2015 causa C-534/13

in considerazione dell’interesse pubblico, a tutela della salute e dell’ambiente, allo svolgimento delle attività di bonifica dei terreni inquinati, fatta salva la possibilità di rivalsa nei confronti dei soggetti responsabili della contaminazione

il Comune si impegna ad eseguire - a propria cura e spese - nelle aree dei Lotti A e D del sito ex Inceneritore di Vercelli, site in [●] (le "Aree"), le opere, tenuto anche conto della destinazione delle Aree stesse, necessarie alla messa in sicurezza o altri interventi di ripristino ambientale (le "Opere"), così come descritte nell’Allegato 1 e attualmente stimate in Euro 2,15 Mln.

L’impegno di cui sopra deve intendersi condizionato al riconoscimento al Comune da parte di Atena, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 253, comma 4, del decreto legislativo 3 agosto 2006 n. 152 e della citata sentenza della Corte di Giustizia, del maggior valore di cui le Aree verranno a beneficiare in conseguenza dell’esecuzione delle Opere da parte del Comune, nella misura che sarà indicata da un perito scelto di comune intesa da Atena e dal Comune stesso o, in caso di disaccordo, dal Presidente del Tribunale di Vercelli.

Per il Comune di Vercelli

(Il Sindaco)



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