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13/07/2021 - Bassa Vercellese - Cultura e Spettacoli

E' ARRIVATO IL TERZO ROMANZO DI LUCA INGLESE - Con "I canti della morte" l'eclettico scrittore offre un romanzo storico che ci parla della Sardegna - Lettura avvincente e ricca di suggestioni: la Storia non fa sconti, ma nulla è più forte dell'amore

Diamo appuntamento ai Lettori per raccontare, in una prossima occasione, di un incontro che ci ha davvero colpiti, quello con il precedente romanzo, il secondo della già promettente produzione letteraria del giovane Autore: si tratta di “Sette corvi per sette anime a Cameriano di Casalino”.



E' ARRIVATO IL TERZO ROMANZO DI LUCA INGLESE - Con "I canti della morte" l'eclettico scrittore offre un romanzo storico che ci parla della Sardegna - Lettura avvincente e ricca di suggestioni: la Storia non fa sconti, ma nulla è più forte dell'amore
Nel riquadro, Luca Inglese con la moglie, Signora Simona

Tanti cittadini ed Amministratori Pubblici della Bassa Vercellese, ne hanno tessuto le lodi, nei giorni scorsi, per come si è prodigato nel porre rimedio ai danni del “downburst” dell’altro giorno.

Nel suo lavoro è un Tecnico di valore, con un alto senso del dovere ed una attitudine allo studio dei problemi e poi all’intervento tempestivo che all’Unione Coser (il Consorzio tra i Comuni di Caresana, Pezzana, Pertengo, Motta dei Conti, Costanzana e Stroppiana) conoscono bene.

Da qualche tempo, però, Luca Inglese si cimenta anche con la esigente e, comunque, mai semplice da trattare per organizzarci una convivenza, vocazione dello scrittore; vocazione che asseconda, per di più, seguendo ispirazioni e suggestioni messe a tema secondo le categorie del romanzo storico.

Anche se oggi parliamo del suo terzo lavoro, appena dato alle stampe, “I canti della morte”, diamo appuntamento ai Lettori per raccontare, in una prossima occasione, di un incontro che ci ha davvero colpiti, quello con il precedente romanzo, il secondo della già promettente produzione letteraria del giovane Autore: si tratta di  “Sette corvi per sette anime a Cameriano di Casalino”.

Troppo importante per limitarsi ad elaborare pensieri “da lontano”: sicchè ci siamo ripromessi di scriverne solo dopo avere in qualche modo respirato quelle atmosfere; insomma, andando sul posto per ambientarci nel contesto in cui prese forma un dramma che è parte della nostra storia.

Lì è sicuramente “successo qualcosa”, forse di ulteriore rispetto ai fatti, come esposti nella loro “fotografica” evidenza: ed è questa suggestione che il romanzo non riesce a trattenere per sé. Come se, ormai – voce dal sen fuggita – la freccia fosse scoccata ed il mistero fosse lì ad interpellarci, esigendo il nostro contributo, già consapevoli che eluderà il nostro dominio.

***

Ma oggi, al contrario, si torna da un viaggio: la fonte dell’ispirazione è un po’ più lontana, la sempre meravigliosa “Ichnusa”, quella Sardegna cui noi piemontesi siamo legati con vincoli di spirito e materia, materia sacra, peraltro, anche perché irrorata del sangue di tanti giovani.

Giovani che, come tanti nostri piemontesi, il cinismo sabaudo qualificava senza troppi complimenti come “carne da cannone”.

Vincoli anche spirituali, se pensiamo che da Cagliari partì Sant’Eusebio per raggiungere il Nord Italia e poi essere inviato ad evangelizzare quello che sarebbe diventato il Piemonte, stabilendo in Vercelli la prima Diocesi subalpina.

***

Ebbene, questo terzo lavoro di Luca Inglese confessa una “debolezza”: quella di non saper resistere a ciò che raccontano le pietre, quasi interpretando un “genius loci” bisognoso di essere ascoltato e capito da qualcuno.

Così una vacanza in Sardegna dà il risultato, imprevisto e forse insperato, eppure mirabile ed avvincente: ecco l’ispirazione che viene condotta, indagando carte e riferimenti storici, dalla dimensione suggestiva a quella sistematica, dalla ispirazione suggerita nel colore di un tramonto, alla sua razionalizzazione, avvalendosi degli strumenti della ricerca.

Ma sentiamo dall’Autore, come è nata questa idea cui dobbiamo “I canti della morte”.

***

(luca inglese)  - Il mio terzo romanzo intitolato “I canti della morte” nasce, per così camminare, già sull’evolversi di una vacanza.

In Sardegna ovviamente, qualche anno fa e quando quell’esperienza io ebbi a farla accanto alla mia famiglia.

In particolare, perché è certo giusto ammetterlo, presso la parte Settentrionale e sopra una lingua di costa chiamata prima Paradiso e, poco più in là, nei pressi dell’Isola Rossa.

Giusto l’incantevole isola colorata di rosso come se l’avessero dipinta.

Ubriacato da luoghi che nemmeno l’immaginazione avrebbe, ovviando, saputo scatenare in me tanto entusiasmo e amore; rammento di aver accennato il primo capitolo già a bordo del traghetto e di ritorno verso il continente, quando la vacanza era ormai agli sgoccioli e i derivati sogni soltanto agli inizi.

Grande e in successione, ricordo lo stupore quando, ormai a casa e spulciando gli eventi di quel particolare scampolo di terra e mare, alla data del 9 settembre 1943, guarda caso laggiù la storia rammentava essere accaduto qualcosa di ben più che atroce.

Agghiacciante, a dirla tutta.

Perché dico questo?

Perché trascorso un solo giorno dall’armistizio fra l’Italia e la nuova alleata America, di conseguenza alla rescissione dell’accordo che vedeva combattere l’Italia al fianco della Germania di Hitler, proprio in quel tratto di mare collocato nei paraggi dell’isola, al largo, una flotta di aerei con appiccicata su ogni fianco una svastica, bombardarono con il chiaro fine di punire, sia l’Italia sia il fiore all’occhiello della Regia Marina: “La corazzata Roma”.

Quel giorno, ahimè, furono lanciate da 5000 metri di altezza, grappoli di bombe come se non ci fosse un domani.

E la nave come d'altronde il suo equipaggio, consapevoli dell’ineluttabilità dei fatti, ambedue più nulla poterono fare eccetto raccomandarsi al padreterno affinché, in fretta, li cogliesse e dall’inferno nel quale erano sprofondati, li salvasse e li strappasse.

Il romanzo “I canti della morte”, inspirato alle vicende di due personaggi realmente esistiti: Enrico Fermi (Fisico Italiano) e Ettore Majorana (Fisico e Accademico italiano), si evolve su tre principali lassi temporali.

Il primo, lungo il corso del 1938 e con la descrizione di ciò che a Roma, ma non solo, pare uno dei protagonisti subire e tentare, in concomitanza all’emanazione delle cosiddette leggi razziali, affinché la sua vita e di ogni membro della sua famiglia, possa, malgrado ciò, vivere e così sopravvivere.

Il secondo, durante l’intensificarsi del conflitto, mentre le due super potenze: America e Germania, ormai pronte e scalpitanti, nel tentativo di accaparrarsi un’arma impossibile da gestire o contrastare, s’illudono di accaparrarsi il predominio e la conquista della tanto agognata vittoria.

Il terzo, con ambientazione in un passato ancor più da decifrare, in Sardegna e all’epoca in cui le leggende tramandate sino a oggi vedono schierarsi, uno contro l’altra, le cosiddette Streghe vampiro chiamate “Sa Cogas” (mostri sanguinari capaci di eviscerare del sangue un uomo per il solo capriccio di dissetarsi), mentre dall’altra e a tutela del genere umano, i fantomatici guerrieri Shardana.

I cosiddetti soldati possenti come giganti che, in un luogo conosciuto come Mont’e Prama, facevano di quell’eremo tutto quanto il loro regno.

Tutto ciò e ancor più, visto con gli occhi di una ragazza chiamata Maria, e di essa con la sua voce,  per mezzo di un canto il cui fine mira a sconfiggere la morte e l’odio insito in ognuno di noi, adoperando l’unica arma davvero degna di essere chiamata tale: l’amore.

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