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17/07/2013 - Cuneo - Salute & Persona

CUNEO - Assistenza agli Anziani: la materia era già complessa prima - Ora, con l’ultima delibera di Cota and Co. è un vero rebus - La cura dell’Ospite diventa "urgente", "non urgente" e persino "differibile"

I posti letto in residenza attualmente convenzionati sul territorio della Regione sono meno di 15.000




CUNEO - Assistenza agli Anziani: la materia era già complessa prima - Ora, con l’ultima delibera di Cota and Co. è un vero rebus -  La cura dell’Ospite diventa "urgente", "non urgente" e persino "differibile"
Elio Rostagno

Con la DGR 45-4248 del 30 luglio 2012, la Giunta regionale piemontese approvava Il nuovo modello integrato di assistenza residenziale e semiresidenziale socio-sanitaria a favore delle persone anziane non autosufficienti, delibera piuttosto complessa, che sembrava contenere anche elementi positivi, come il corretto richiamo normativo ai LEA (Livelli essenziali di assistenza).


Tuttavia essa conteneva anche una disposizione (punto 8, Il percorso di continuità assistenziale nell’ambito di strutture residenziali socio-sanitarie) che, dopo la giusta asserzione che Il percorso deve tenere conto di tutte le fasi dell’assistenza del paziente fragile e cronico, dalla prevenzione alla presa in carico, alla rivalutazione e agli esiti, presentava poi una tabella dalla quale risultava che il percorso di continuità assistenziale aveva una durata limitata a 60 giorni, oltre i quali la retta delle strutture fornitrici dei servizi è a totale carico dell'assistito.


Il problema introdotto della Dgr 45/2012 riguarda i malati anziani non autosufficienti che dopo un ricovero in ospedale necessitano di cure socio-sanitarie anche dopo il 61° giorno e per i quali l'Asl non mette a disposizione immediatamente le cure domiciliari e/o il ricovero convenzionato in Rsa che invece, in base alle leggi vigenti, deve assicurare senza interruzione delle cure. Con la DGR in sostanza veniva meno la gratuità del ricovero nelle case di cura convenzionate, fino a quel momento garantito.


Si tratta di un criterio puramente economico, estraneo ad ogni considerazione dei bisogni della persona, e in contrasto con le normative in materia sanitaria e di LEA, tanto che il Vescovo di Torino, Monsignor Nosiglia, il 14 settembre 2012, all'incontro dei direttori delle ASL piemontesi diceva: “Per dare più anni alla vita bisogna dare più vita agli anni! Le strutture per non autosufficienti non diventino mete quasi irraggiungibili a causa di lunghe liste di attesa o per l’aumento dei costi a carico delle famiglie. Si potenzino i centri diurni per anziani e l’assistenza domiciliare, dando anche un contributo finanziario a chi si fa carico del famigliare non autosufficiente. Non ci devono essere limiti ai tempi di cura, come purtroppo si intravede nella Delibera 45. La Sanità deve garantire la presa in carico della persona per tutto il percorso senza interruzione.


E’ inevitabile che la storia esprima il proprio giudizio e le decisioni della Giunta regionale dimostrano spesso di avere vita assai breve, tanto che il TAR del Piemonte ha sospeso per ben due volte in alcune sue parti, in particolare nell'efficacia delle “liste di attesa”, la famigerata Dgr 45-4248, contestata da organizzazioni sindacali e operatori.


Ma la Giunta piemontese persevera ed ecco che, per rispondere ai problemi che le organizzazioni sindacali hanno sollevato contestando la Dgr 45-4248 del 30.7.2012 (revisione del modello organizzativo gestionale delle residenze per anziani non autosufficienti), in particolare nell'efficacia delle “liste di attesa”, si inventa l'ennesima Delibera, la 14/2013, che semplicemente aggira e non risolve il problema.


Un colpo di spugna qui e un tratto di penna là ed ecco che nell'allegato A della delibera si modifica la valutazione della commissione U.V.G. sulla gravità della situazione sanitaria e assistenziale degli anziani, portando la soglia del punteggio per un progetto di residenzialità a 19 (almeno 5 sanitario e 14 sociale), con una presa in carico sulla base di una classificazione che prevede però tre “gradi di priorità”: “Urgente”, “Non urgente ” e “Differibile”, dove in sostanza solo il primo grado di priorità (con valutazione di almeno 24 punti) avrà diritto alla presa in carico, mentre i casi al di sotto di questa soglia saranno rimandati a future valutazioni.


I posti letto in residenza attualmente convenzionati sul territorio della Regione sono meno di 15.000, quando, per rispondere ai bisogni del territorio, sarebbe necessario convenzionare un numero di posti letto pari almeno al 2% della popolazione ultra-sessantacinquenne, che conta 1.020.000 unità, e cioè 20.400 posti letto convenzionati.


Minori posti letto, dunque, ma anche meno soldi visto che per questo tipo di assistenza la Regione ha previsto un budget di 265 milioni, assolutamente insufficiente, inferiore a quanto assegnato nel 2012 e di molto inferiori alle risorse utilizzate a consuntivo nel 2011.


Intervenendo poi sui parametri utilizzati, modificando tariffe, elaborando nuove scale di gravità, la Giunta regionale sta cercando in pratica di negare l’evidenza e cioè che viviamo in una società in cui il numero delle persone anziane che necessitano di cure e attenzioni è in costante aumento e, tentando l’ennesimo gioco delle tre carte, sta cercando di risolvere il problema delle liste di attesa riducendo a freddi numeri e alchimie burocratiche la sofferenza di anziani gravemente ammalati e delle loro famiglie, spostando in pratica con una manovra strisciante gli oneri per i servizi di assistenza dal pubblico sulle spalle dei cittadini.


Simulazioni effettuate su casi reali confermano questa triste conclusione e, a seconda di quelle che potranno essere le variazioni dei livelli intensità assistenziale in sede di rivalutazione dei casi in essere da parte delle Unità di Valutazione Geriatrica, gli oneri in capo alle famiglie degli anziani potranno vedere incrementi fino anche a circa l’11%.


Questo è un tema che sta particolarmente a cuore a me e a tutti i miei colleghi di partito al Consiglio Regionale, tanto che stiamo sostenendo un’azione, che vede coinvolte tutte le forze politiche regionali, volta a sollecitare la Giunta perché si faccia portatrice presso il Governo nazionale e il Parlamento di proposte e iniziative che rispondano concretamente al problema, ma soprattutto il Partito Democratico ha altresì chiesto alla Giunta di “revocare la DGR 14/2013 in quanto estromette dalle liste di attesa persone effettivamente malate e non autosufficienti; introduce una normativa alternativa alle vigenti leggi nazionali che disciplinano il servizio sanitario allo scopo di ritardare la presa in carico delle persone e si dimostra incoerente con le ordinanze del TAR Piemonte N° 609/2012 e 141/2013.”


Elio Rostagno


Consigliere Regionale Gruppo PD

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