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01/12/2009 - Vercelli Città - Salute & Persona

CROCE ROSSA - Il Commissario provinciale Giulio Prosio vuole porre fine alle polemiche - E’ necessario riprendere a lavorare, per gli assistiti e per il buon nome dell’Istituzione







CROCE ROSSA - Il Commissario provinciale Giulio Prosio vuole porre fine alle polemiche - E’ necessario riprendere a lavorare, per gli assistiti e per il buon nome dell’Istituzione
La conferenza stampa di oggi; al centro, Giulio Prosio

(m.m.) - È stanco il ragionier Giulio Prosio, commissario della sezione provinciale vercellese della Croce Rossa da circa due anni, ovvero dopo le dimissioni dell'ultimo Presidente Ferragatta. Oltre ai conti della Cri da far quadrare (il suo compito non è di tipo amministrativo ma consiste comunque nel dare le linee di indirizzo all'ente) Prosio è stanco delle troppe polemiche attorno ad alcune derrate alimentari (nel dettaglio formaggi) che gli stessi volontari, questa estate, hanno dovuto a malincuore smaltire invece di distribuire agli indigenti, ma anche stanco forse del comportamento non troppo ligio alle regole di alcuni degli aderenti vercellesi alla stessa Cri. “Per tutelare il nome della Croce Rossa Italiana, i miei diretti superiori mi hanno invitato a mettere in campo qualsiasi azione utile contro chi vilipende il nostro operato. Sto infatti valutando se adire o meno alla magistratura” afferma a margine di una conferenza stampa in cui lo stesso Prosio, punto per punto, ha riepilogato il regolamento interno della Cri e in cui è stata data la parola a Margherita Tecchio, infermiera volontaria Cri che presiede attualmente il Comitato per la distribuzione dei viveri. Quest'ultima ha fatto luce su quanto è accaduto questa estate nella generale riorganizzazione dello stesso servizio di distribuzione, riorganizzazione generale resasi necessaria dopo l'autosospensione del Comitato femminile che sino a quel momento presiedeva alla raccolta fondi e appunto alla distribuzione viveri. Ma andiamo per ordine e riepiloghiamo la vicenda per chi non l'ha seguita dalle pagine web o dalle colonne del nostro giornale. Pietra dello scandalo sarebbero ben settecento chili di formaggio, provenienti dall'Agenzia per le Erogazione in Agricoltura ( www.agea.gov.it ), che questa estate sono transitati nei magazzini della Croce Rossa locale, posti all'interno dell'ex casema Garrone. Qui, vuoi la temperatura, vuoi l'assenza di impianti refrigeranti, vuoi che il Comitato Femminile della Cri si era autosospeso a maggio e un nuovo Comitato per la distribuzione degli alimenti si stava insediando nel mese di giugno, il fatto è che i cibi sono stato giudicati non distribuibili per uso alimentare. Il formaggio non giunto a destinazione, cioè nelle case degli indigenti vercellesi, non è andato giù a qualcuno ed ecco che la notizia della mancata distribuzione si è sparsa velocemente in città, sino a che l'ex Presidente del Comitato Femminile locale della Cri, Giuliana Ferraresi, ha persino rilasciato una dichiarazione pubblica, sottolineando quello che a tutta prima, agli occhi di molti, potrebbe apparire come uno spreco. Sulla questione si è espresso subito dopo lo stesso Commissario Giulio Prosio (vedi http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=4689 ) facendo alcune rivelazioni proprio sul Comitato femminile, organo, come si è detto, preposto appunto alla distribuzione dei viveri agli indigenti. Sia in conferenza stampa, per bocca dell'infermiera ausiliaria Margherita Tecchio, sia nella precedente intervista concessa a VercelliOggi la vicenda può essere così riassunta: “Questa estate all’interno della Caserma Garrone vi erano 1728 litri di latte e 700 di formaggio. La Commissione operativa nominata per la distribuzione, in assenza di elenchi dei beneficiari, ha rivolto alla cittadinanza  tramite volantinaggio l'invito a segnalare, con apposita documentazione, casi di indigenza. Mentre venivano costituiti nuovi elenchi (in questo periodo il Comitato effettua una distribuzione mensile a favore di un totale di 533 persone), il latte, onde non giungesse alla data di scadenza, è stato smistato tra le associazioni di assistenza locali”. Per il formaggio, la situazione era invece più complessa: “Ci siamo resi conto che il formaggio non era stato conservato in modo adeguato” ha spiegato Tecchio “Dopo esserci rivolti all'Agea, su loro stessa indicazione, abbiamo contattato l'Asl. Una volta stabilito dall'Ufficio Igiene che il formaggio andava smaltito il carico è stato portato all'inceneritore. Esiste anche una specifica bolla della consegna che abbiamo effettuato che testimonia che il carico non stato certo 'buttato via'”. In tema di inesattezze e termini scorretti è anche intervenuta l'infermiera ausiliaria Giuseppina Prencipe: “Vorrei chiarire che parlando del Comitato femminile è scorretto usare il termine crocerossine. Con questo appellativo si possono designare le infermiere volontarie che seguono un corso di due anni, ma non le aderenti al Comitato”. Insomma pare che sulla vicenda debbano essere fatti, non uno ma molti distinguo. “Ci piacerebbe che si parlasse della Croce Rossa in positivo e non per i polveroni alzati dalle polemiche” afferma Prosio “L'ente, che risponde al Governo e quindi è a tutti gli effetti pubblico, ha uno specifico regolamento, ovvero il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 maggio 2005. Questo ci tutela nel nostro operato visto che dobbiamo seguire, nell'agire, delle specifiche procedure”. Procedure che non sempre vengono di buon grado seguite da tutti gli associati poiché come Prosio ribadisce che, per esempio, “Solo il Presidente o, in sua assenza, il Commissario può rilasciare dichiarazioni alla stampa o autorizzarne da parte degli associati”. Che dire dunque dell'ex Presidente del Comitato locale Ferraresi e della Presidente del Comitato locale Goria ( http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=4854 ) che hanno dato una loro versione dei fatti? Prosio non commenta, anche se si lascia sfuggire un sibillino: “Io sono qui a dare le linee d'indirizzo per la sezione. C'è per esempio penuria di volontari alla guida di ambulanze (su 200 sono circa soltanto 90). Forse bisognerebbe dirigere per qualche tempo una struttura così complessa per capire la mole di lavoro che assieme a dipendenti e volontari affronto tutti i giorni”.

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