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22/06/2013 - Bassa Vercellese - La Posta

COSTANZANA - Una lettrice è contraria alla legalizzazione della prostituzione: "Il corpo non è merce pari ad un cavolfiore"

"Sono agnostica, ma un po’ di Cristo non farebbe male a nessuno"



COSTANZANA - Una lettrice è contraria alla legalizzazione della prostituzione: "Il corpo non è merce pari ad un cavolfiore"
Escort a bordo di una strada

Apprendo dai giornali della proposta di una parlamentare PD, a quanto pare mirante a ridurre le statistiche disoccupazionali, ad incrementare le casse dello stato  nonché a sostituire lo stato alla mafia per la gestione del degrado femminile, in sostituzione di adeguati e dignitosi provvedimenti occupazionali. O della volontà di seguire l’Europa sulla scia dei redditi minimi garantiti.

"Per me il primo passo è superare la Legge Merlin - spiega la parlamentare in un'intervista- che ora va sostituita con una legge al passo con i tempi, a partire da un presupposto imprescindibile: una divisione netta tra prostituzione volontaria, che rientra nella sfera della libera e piena disponibilità del proprio corpo, e prostituzione coatta, dietro la quale ci sono le organizzazioni internazionali dedite alla tratta delle donne, specie minori, i cartelli mafiosi, il malaffare". "Le prostitute che vogliono esercitare liberamente e vogliono vedere riconosciuta la propria professione devono potersi iscrivere alla Camera di Commercio, avere un albo specifico e una partita Iva - aggiunge Spilabotte - sarebbero impresarie di se stesse e potrebbero beneficiare di tutti i diritti e doveri degli altri lavoratori, dal sistema previdenziale alla pensione. E ovviamente pagherebbero le tasse, contribuendo al sistema erariale nazionale. Si potrebbe ripensare anche alla possibilità, per più donne che lo decidono, di riunirsi in cooperativa ed esercitare tutte in una stessa sede". "Poi - conclude - c'è il capitolo prevenzione:  massicce campagne di sensibilizzazione nelle scuole rivolte ai maschi,  che devono capire che la donna non è un oggetto di possesso e che le diversità vanno rispettate e non violentate. Oltre a misure di sostegno e protezione delle donne che vogliono uscire dal giro, ribellarsi, reintegrarsi". Innanzitutto sono colpita dal fatto che nel contesto del dibattito non vengano citate le “cifre” per l’Italia. Si parla di un fenomeno o senza conoscerlo o peggio senza volerlo fare conoscere. Le varie statistiche possono portare ad esiti differenti, a seconda dei metodi utilizzati, ma si cominci il dibattito a partire da esse, quali che siano. Una qualsiasi legge non può prendere le mosse   da un “feeling” oppure esigenza elettorale  di un partito né dal resoconto di un talk show, ma dall’analisi di dati attendibili (qualora i seguenti siano vistosamente errati, sarò lieta per una rettifica, dati Parsec 2005-2008): circa 45.000 prostitute in totale, italiane e straniere, indoor (casa) e outdoor (strada), di queste circa 37.000 straniere, delle quali circa 22.000 in strada e circa 15.000 al chiuso (fattore 0,681 da applicare al valore outdoor per stimare quello indoor),  le restanti sarebbero circa 8000 italiane, quasi tutte al chiuso, considerando che le minorenni dovrebbero essere quasi tutte straniere, si situerebbero sulle 2600 (7% di 37.000), percentuale di prostitute schiavizzate: stimate dal 7% al 15% massimo (praticamente solo straniere). Sulla schiavitù Panorama rileva al contrario quanto segue: Secondo le stime elaborate per Panorama da Andrea Di Nicola e da Andrea Cauduro di Transcrime, in Italia il picco del traffico è stato probabilmente raggiunto nel 2005 con l'invasione dall'ex blocco sovietico (ma anche dall'Africa e ora sempre più spesso dalla Cina) di un numero di "schiave" che va da 22 a 44 mila. Queste ragazze infilano nelle loro borsette fino a 500 euro a notte ma passano ai loro sfruttatori gran parte dei circa 125-156 mila euro che guadagnano all'anno. E alimentano un giro di affari tra 2, 2 e 5,6 miliardi all'anno, che finiscono in parte nei forzieri invisibili del crimine organizzato. Ebbene, torniamo alla nostra parlamentare, e poniamole alcune domande. Come si decide lo status di “prostituzione volontaria”, è sufficiente che la donna presa in considerazione, italiana o straniera che sia,  dica “si, il sogno della mia vità è svolgere il mestiere di prostituta, voglio fare la prostituta”?  o forse dovremmo anche indagare sui motivi per i quali la donna presa in considerazione viva in tale modo? La nostra parlamentare conosce l’estrazione socio economica di tali donne, ne conosce il livello di istruzione, i titoli scolastici, l’ambiente familiare? Su cosa basa la propria certezza che un numero rilevante (tale da istituire una legge) di donne preferirebbe esercitare il mestiere di prostituta a quello di avvocato,  stare su un banco di università piuttosto che in un letto 10 o 20 volte al giorno con qualcuno che potrebbe essere suo nonno? E questo del tutto a prescindere dalla criminalità organizzata? Che certo non si lascerebbe spaventare da una partita IVA?  E’ davvero certa che un numero rilevante di queste donne, se poste di fronte ad una alternativa, sceglierebbero il mestiere di vendere il proprio corpo?  Se è vero che il sesso è bello, non lo è certo con chiunque. Ma a diversi uomini piace pensarlo e si crogiolano nello stereotipo. Ebbene, la nostra parlamentare, volendo accordarle  buona fede, cominci a portare numeri e dati su tutto questo, e poi volentieri ne riparliamo. Ed escludiamo dal dibattito le escort sul genere Arcore, che mai si direbbero tali e mai contribuirebbero a rimpinzare le casse dello Stato, un po’ come i nonni ai quali si dedicano. Frequentissima è anche l’obiezione seguente (fallacia del ricorso alla tradizione): la prostituzione è sempre esistita, quindi legalizziamola. Anche il furto e l’omicidio sono sempre esistiti, ma li combattiamo, anche la pedofilia è sempre esistita ma la combattiamo, anche la povertà è sempre esistita ma la combattiamo, anche la dipendenza da droghe pesanti è sempre esistita ma la combattiamo. E diffondere l’idea che il sesso a pagamento sia cosa buona e santa, che un corpo sia una merce pari ad un cavolfiore (non stupisce nell’epoca della degenerazione del capitalismo), non è cosa che riguardi solo l’ipotetica prostituta “volontaria”, ma il sistema etico di una intera societa. E se guardiamo alla storia (consiglio vivamente i “bassifondi dell’antichità” di Catherine Salles) vedremo bene di quale tipo di estrazione sociale “per tradizione” parliamo. Il fatto poi che esista anche una prostituzione maschile, non cambia di una virgola gli argomenti esposti. Sono agnostica, ma un po’ di Cristo non farebbe male a nessuno. O forse di semplice buon senso, ricordando che le lotte femminili (a partire da Olympe de Gouges e Mary Wollstonecraft) hanno condotto non solo al voto, non solo all’abolizioni di leggi che prevedevano l’arresto solo per la moglie adultera ma non per l’uomo adultero, non solo alle pari opportunità,  al diritto di proprietà e di istruzione, ma anche alla chiusura dei bordelli, quale forma più indegna di uno stato che vuole dirsi civile. E Cristiano. Nel 1860, con l’Unità d’Italia tale pratica proseguiva e lo Stato italiano si faceva carico di fissare anche i prezzi degli incontri a seconda della categoria dei bordelli, adeguandoli ai tassi di inflazione. Grosso consenso riscosse il ministro degli interni Nicotera allorquando favori ulteriori sconti per soldati e sottufficiali. 

Silvia Molè, traduttrice professionista, studiosa di tecniche della comunicazione, e operante nel settore marketing di una nota azienda internazionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

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