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19/07/2018 - Vercelli Città - Enti Locali

COPERCHIO, ANCHE LA QUARTA DITTA DICE NO - Il Centro Nuoto torna al punto di partenza - Basta con le improvvisazioni - Il Consiglio Comunale prenda in mano il problema - In Via Baratto sventola bandiera bianca - Non avranno l'onore delle armi

Adesso è il momento che questi Signori alzino bandiera bianca, si arrendano. Sarebbe anche il momento che Michele Cressano rassegnasse le dimissioni da Assessore ai Lavori Pubblici.






COPERCHIO, ANCHE LA QUARTA DITTA DICE NO - Il Centro Nuoto torna al punto di partenza - Basta con le improvvisazioni - Il Consiglio Comunale prenda in mano il problema - In Via Baratto sventola bandiera bianca - Non avranno l'onore delle armi

Per i commenti ci sarà tempo.

Per ora, è più che sufficiente il riepilogo dei fatti.

Andiamo, quindi, con ordine.

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LA STRUTTURA TELESCOPICA INVECE DELLA RISTRUTTURAZIONE DI QUELLA IN MURATURA

Come si sa, nulla ha potuto persuadere la Giunta Comunale a desistere dall’idea balzana di coprire con una struttura mobile telescopica in vetro e metallo la vasca esterna del Centro Nuoto.

Abbiamo sempre chiamato “coperchio” questa soluzione, con qualche concessione alla caricatura, ma restando aderenti alla realtà.

Perché, invece di provvedere alla messa a norma (intervento minimale), oppure messa a norma e restiling (intervento intermedio) o, ancora, ristrutturazione completa (intervento radicale) del fabbricato del “vecchio” Centro Nuoto, la Giunta di Vercelli ha preferito pensare di eliminare la vasca esterna ad otto corsie dello stabilimento di Via Baratto.

Riducendola a sei corsie, senza vasca per i bambini e senza tribune per il pubblico (soprattutto in caso di manifestazioni agonistiche), credendo così di “fare prima”.

Un fare presto che, secondo le dichiarazioni di Coni Servizi (la società di consulenza assoldata dal Comune per farsi dire come procedere) aveva lo scopo di “restituire in tempi brevi una piscina a Vercelli”.

E, secondo interpretazioni più disincantate, aveva forse, anche od invece, lo scopo di arrivare in tempo a “tagliare” comunque il nastro di una nuova piscina, prima delle elezioni amministrative del 2019.

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Non è nemmeno il caso, ora, di andare a stabilire quale possa essere stato il “movente” di una scelta così balzana.

Copre una vasca all’aperto solo chi – eventualmente – ne abbia una al coperto così piena zeppa di pubblico che, piuttosto di stare lì a costruire una nuova piscina più grande, si tiene la vecchia (sempre funzionante) e copre l’esterna, beneficiando dello stesso blocco spogliatoi.

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Particolare – quello del blocco spogliatoi e servizi – non secondario per definire balzana la scelta compiuta da questa Amministrazione: il progetto del ‘coperchio’ prevedeva, infatti che non ci si sarebbe limitati a coprire la vasca esterna, ma si sarebbe dovuto anche procedere a costruire un blocco spogliatoio, servizi, reception, locale amministrazione (soppalcato) sempre non in muratura.

Avendo tutto ciò già fatto, in muratura, a dieci metri di distanza, solo da ristrutturare.

Ma scegliendo, invece, di lasciarlo lì perché – chissà chi glielo ha detto – sarebbe costato di più e ci sarebbe voluto più tempo per ristrutturare l’immobile in muratura esistente.

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Hanno quindi proceduto a fare una gara per assegnare i lavori della copertura telescopica e del nuovo blocco spogliatoio e servizi, sempre senza vasca bambini e sempre senza tribuna.

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DALL’APPALTO MISTO A QUELLO DI SOLA COSTRUZIONE: PERSI 10 MESI


Prima hanno cercato di fare un “appalto misto”.

Cioè di scegliere un costruttore che si portasse con sé il gestore.

Così, per non correre il minimo rischio di sorprese.

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Poi qualche Legale deve avere fatto presenti i rischi di una siffatta operazione e l’idea di un appalto misto è rientrata.

Intanto si è perso tutto il tempo da dicembre 2016 a ottobre 2017.

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Perché in Primavera 2017 bandiscono la gara per la sola costruzione del “coperchio”.

Quindi non più appalto misto: solo appalto di opere.

Bene.

Partecipano quattro Ditte.

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L’OFFERTA ANOMALA DEL CONCORRENTE CHE STA PER FALLIRE: MA VA BENE

 

Tre presentano un’offerta regolare.

La quarta presenta un’offerta che la Commissione giudicatrice presieduta da Liliana Patriarca deve – i numeri sono numeri – considerare “anormalmente bassa”, cioè l’offerente ha indicato un ribasso… troppo basso.

Il 18 per cento: uno sconto “fuori scala” secondo i paramentri di Legge.

Le altre tre ditte hanno offerto sconti nell’ordine del 5 per cento, 6,5 per cento, 14 per cento.

Diciotto per cento è troppo basso.

L’Ordinamento prevede che “prima di escludere” la ditta che ha presentato un’offerta troppo bassa, si chieda alla medesima di giustificare perché ha indicato un ribasso così importante.

Passa ancora il tempo.

Le giustificazioni della Ditta Asfalt devono avere convinto i commissari della commissione presieduta da Liliana Patriarca.

Insomma, ci hanno creduto.

Hanno voluto crederci.

La Ditta stava per portare i libri in Tribunale, ma aveva avuto coraggio: un bel ribasso.

***

Così a settembre 2017 gli Amministratori comunali ci mettono la faccia e, nel corso di una cena al Rotary, dicono sicuri: entro fine mese l’apertura del cantiere.

Poi 210 giorni di lavoro ed a maggio 2018 si nuota.

Che bello.

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Invece la Ditta Asfalt porta i libri in Tribunale quasi subito.

I lavori si bloccano e questo, per un bel po’ di tempo, lo sanno solo  – pare, perché nessun altro dice di averne saputo – il Direttore dei Lavori, Beppe Catalano, il Coordinatore di Progetto, Paolo Pettene, il Rup, Liliana Patriarca e – ovviamente – l’Assessore ai Lavori Pubblici, Michele Cressano.

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Ma non c’è bisogno di intuire nulla, perché è la stessa Asfalt, ad Autunno inoltrato, a mandare una lettera in Comune dicendo qualcosa come: guardate, vi chiediamo una sospensione dei lavori tra dicembre e gennaio.

Perché fa freddo.

E come dar loro torto?

Il capannone di Amazon, 110 mila metri quadri, è stato costruito in 10 mesi, tra dicembre 2016 ed ottobre 2017, ma una copertura telescopica di una vasca di 25 metri deve fare problema.

E’ chiaro che la Ditta è in sofferenza, per non dire in decozione.

Sono comportamenti che dovrebbero fare drizzare immediatamente le antenne, porsi delle domande, prendere delle iniziative.

Ma in Comune pare tutto questo non faccia problema.

Soprattutto, nessuno dice niente per un bel po’.

***

Anzi, magari.

Perché, quando si viene a sapere che la Asfalt è in cattive acque e vorrebbe chiedere il Concordato con continuità aziendale, qualche mentecatto vaneggia persino che potrebbe, una volta ottenuto dal Giudice il provvedimento desiderato, tornare al lavoro con lena ancora maggiore, con più operai dedicati al cantiere.

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LE OCCASIONI PERSE PER CAMBIARE STRADA

 

E’  però questa – il default della Asfalt – la terza occasione che la Giunta perde per cogliere la palla al balzo, resettare tutto e pensare finalmente a qualcosa di serio.

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Invece, niente.

Si imbocca il tunnel dello scorrimento della graduatoria, per cercare quella che, tra le tre aziende che vengono dopo la Asfalt, ormai fuori gioco, possa rilevare l’incarico.

La seconda ci pensa, poi dice no.

La terza ci pensa, poi dice no.

Dice no anche la quarta, un raggruppamento tra la De Vivo di Potenza ed il Civ di Vercelli.

Perché – il boomerang è già diritto in direzione setto nasale di chi lo ha lanciato – la Asfalt ha fatto quel benedetto ribasso “anomalo” del 18 per cento, che su un milione e 800 mila euro sono 300 mila euro.

Che inchioda tutti a quel limite, come la doga più bassa di un mastello.

Bisogna, infatti sapere, che in questi casi la graduatoria si può scorrere, ma chi subentra deve praticare il ribasso di chi è stato espulso: chi ha offerto in sede di gara il 5 per cento di ribasso, se vuole prendere il lavoro deve praticare il 18.

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ADESSO SI ARRENDANO

 

E adesso?

Adesso è il momento che questi Signori alzino bandiera bianca, si arrendano.

Sarebbe anche il momento che Michele Cressano rassegnasse le dimissioni da Assessore ai Lavori Pubblici.

Che qualcuno gliele chiedesse.

Non avverrà né l’una né l’altra cosa, ma sarebbe ora.

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Perché – a parte il giudizio di merito sulla scempiaggine del “coperchio” – quello che costituisce il vero danno sociale sono i mesi persi.

Intanto la città è senza una piscina pubblica.

Abbiamo detto di un boomerang in arrivo sul setto nasale di chi lo ha lanciato.

Proprio oggi abbiamo assistito alla bella presentazione della adunanza degli Alpini per il Nord Italia, di ottobre prossimo.

***

LE PENNE NERE SE NE ANDRANNO IL 14 OTTOBRE

I 30 MILA SENZA PISCINA RESTERANNO QUI

 

Una bellissima iniziativa: per tre giorni 20 – 30 mila Penne Nere a Vercelli.

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Che se ne andranno domenica 14 ottobre 2018.

Resteranno a Vercelli, invece le 20 – 30 mila diverse persone che hanno sempre frequentato le piscine comunali.

Un numero impressionante, con il quale nessuno di questa Amministrazione si è mai pienamente reso conto di dovere fare i conti.

Non lo avevano capito, del resto, nemmno quelli dell’Amministrazione precedente.

Certo, non sono tutti residenti a Vercelli: molti nell’hinterland.

Diciamo che può starci un rapporto di 50 – 50 per cento.

Almeno, sulla statistica delle Attività didattiche, i corsi di nuoto, è così.

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Ma sappiamo bene che sono residenti nella conurbazione tante persone che ogni giorno si recano a Vercelli per lavoro, scuola e, appunto, sport.

Quanti Amministratori Locali di paesi dei dintorni lavorano in città?

Fanno tutti parte delle 20 – 30 mila diverse persone che vanno (andavano, andrebbero) in piscina.

Sono tutte persone che, al sentire parlare della Giunta, ridono.

Gli Alpini se ne andranno.

Loro restano qui.

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La drammatica frivolezza, la supponente leggerezza, con cui l’Esecutivo ha sempre riguardato la questione piscine (tra l’altro: chi l’ha detto e perché che Via Prati debba morire? Forse Liliana Patriarca, forse Beppe Catalano? Chi?) è una delle ragioni principali di deterioramento dei rapporti tra maggioranza ed opposizione e nell’ambito della stessa maggioranza.

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LE DUE OCCASIONI PERSE

 

E veniamo così alle due precedenti occasioni nelle quali sarebbe stato possibile un gesto di responsabilità e resettare tutto.

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La prima è il 3 aprile 2017, quando in Consiglio Comunale si vota la mozione delle Opposizioni che vorrebbe bloccare momentaneamente la realizzazione del “coperchio” per procedere, in breve tempo, alla pianificazione complessiva e ragionata del “piano piscine” in forma organica.

Che fare di Via Prati?

Che fare del vecchio stabile del Centro Nuoto?

Che fare dell’Enal?

Incominciando a stendere un vero e proprio studio di mercato che orienti gli investimenti.

Magari avvalendosi della collaborazione dell’Università.

Perché la cosa più grave è che, a parte l’idea del “coperchio”, per fare presto e tagliare il nastro, nessuno ha elaborato niente, tantomeno la Coni Servizi, che ha – solo ed in sostanza – detto: se volete fare presto non c’è che il coperchio.

Anzi, la “tendostruttura”.

Che poi era talmente orribile che la stessa Giunta buttò tutto in un tombino affidando a Pettene l’incarico ( a altri soldi ) per fare invece una copertura in vetro e metallo.

Ma nemmeno allora venne in mente di realizzare la vasca bambini né le tribune.

Perché si sgolarono per dire che non andava bene realizzare la piscina olimpionica, da 50 metri.

Ma non riuscirono ad immaginare una piscina con vasca bambini e tribune.

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Ebbene, in quel 3 aprile la Giunta vinse in Consiglio perché il Consigliere, allora, di opposizione, Adriano Brusco, rimase a casa, malato.

Un virus intestinale.

Era aprile.

Poi il 27 giugno successivo Brusco fece il salto della quaglia e passò in maggioranza.

Anche in questo caso un boomerang, perché da quel momento in poi la maggioranza non fu più tale.

Comunque, contenti loro, contenti tutti: non è questo il punto, ora.

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La seconda occasione nella quale la Giunta avrebbe potuto rivedere il progetto complessivo, arriva invece nell’Estate scorsa, quando le deleghe dello Sport passano ad Andrea Coppo.

Il neo Assessore allo Sport non ha mai fatto mistero di essere scettico rispetto all’idea di realizzare due vasche – entrambe da 25 metri – cioè con le stesse caratteristiche a pochi metri di distanza l’una dall’altra.

Una, quella del “coperchio”.

L’altra quella del vecchio stabile, dopo realizzata la fantomatica “fase 2”.

Fase due di cui nessuno, però, parla più.

Perché non c’è più niente da dire.

Ed anche quell’occasione, però, è sfumata.

Sfumata perché, se si fosse trovata un’ intesa ampia con le Opposizioni, sul “che fare” del vecchio stabile, forse anche la “fase uno”, quella del coperchio, avrebbe potuto essere riprogettata minimamente, quanto meno per aggiungere vaschetta e tribuna.

Insomma, i progetti si sarebbero potuti correggere, senza sconvolgerli, con buona pace di tutti.

***

Ma su questa partita si è invece registrata un’ incomunicabilità tanto inconcludente quanto ingenua.

L’ Esecutivo non ha concesso un millimetro alle idee degli altri.

Come se a taluno possa apparire ragionevole prendere decisioni che riverberano conseguenze su decenni e sulle abitudini di decine di migliaia di cittadini, con una risicata maggioranza, tenuta su dalla morbilità intestinale del transfuga grillino.

***

Adesso la stagione del dialogo è terminata.

Anche quella delle improvvisazioni e degli esperimenti.

Chi ha sbagliato pagherà, al più tardi a maggio 2019.

Proprio l’autoreferenziale rifiuto di qualsiasi apporto da parte delle Opposizioni farà sì che i responsabili di questo (non) risultato non avranno neppure gli onori delle armi.

***

E’ difficile che il Consiglio Comunale possa tollerare oltre di essere esautorato.

Essere escluso da processi decisionali che devono essere sottratti all’improvvisazione ed all’incompetenza.

Soprattutto alle fantasie ormai logore di chi non si sa – dopo il rifiuto della quarta ditta – a cosa stia ora pensando.

Certo nessuno sta dicendo che tutte le Ditte hanno dato forfait.

E già questo è grave.

Cosa aspettano a dirlo?

E’ difficile che il Consiglio Comunale possa tollerare oltre questo stato di cose.

I cittadini hanno il diritto che i loro rappresentanti prendano in mano la questione

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