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17/03/2011 - Regione Piemonte - Economia

COLDIRETTI PIEMONTE - Prezzi dei bovini alla stalla: servono nuove strategie economiche

Alla Regione si chiede un ruolo attivo per la promozione





COLDIRETTI PIEMONTE - Prezzi dei bovini alla stalla: servono nuove strategie economiche
bovini alla stalla

La crisi dei prezzi dei bovini alla stalla impone l’adozione di progettualità urgenti a sostegno del settore. È indispensabile individuare strategie economiche che consentano agli allevatori di non allevare in perdita, poiché i bovini alla stalla sono pagati meno di quanto sono i costi di mantenimento.



Coldiretti Piemonte, interprete delle più che legittime attese degli allevatori di bovini da carne, ha chiesto all’Assessore regionale all’Agricoltura Claudio Sacchetto, l’insediamento di un gruppo tecnico per elaborare strategie economiche nei confronti degli allevatori di bovini da carne, molti dei quali stanno rischiando la chiusura degli allevamenti.


Marcello Gatto, membro di giunta di Coldiretti Piemonte, con delega al Settore Carni da parte del presidente Paolo Rovellotti: “E’ urgente individuare formule concrete di intervento perché la crisi dei prezzi dei bovini alla stalla genera la chiusura degli allevamenti con gravi problemi di presidio del territorio ed occupazionali. Inoltre, sono in forte aumento forme di gestione lontane dall’impresa agricola familiare, che mettono al primo posto la speculazione economica”.


Si chiede dunque alla Regione di agire con proposte concrete per favorire le progettualità di filiera verso il mercato e per andare a ricercare nuovi spazi per la carne fresca. Questo presuppone una strategia di sviluppo che diventa indispensabile sostenere da parte dell’Ente Pubblico.


Bruno Rivarossa, direttore Coldiretti Piemonte: “Anche nel settore delle carni bovine il perno attorno al quale devono ruotare i processi economici è dato dagli imprenditori agricoli ai quali occorre restituire dignità e protagonismo con nuove formule di progetti economici. Oggi, invece, la figura centrale che si interfaccia con la grande distribuzione non è l’allevatore, ma sono i grandi macellatori. Queste nuove forme d’impresa sono legate a parametri economici speculativi, per cui delocalizzano gli acquisti pur di conservare i loro margini economici. Questi mettono sullo stesso piano la carne bovina allevata in Piemonte con quella proveniente da altre nazioni. Da qui l’impressionante dato d’importazione dai Paesi esteri di carne fresca di bovino (dai dati UVAC, aggiornati al 2009, le importazioni nella nostra Regione si attestano su un valore di oltre 24mila tonnellate annue). La valorizzazione del lavoro dei nostri allevatori deve passare attraverso nuovi accordi di filiera con queste centrali di macellazione, ove il prodotto locale e tracciato costituisce un vero valore aggiunto rispetto al cliente finale, favorito dalla recente legge sull’etichettatura”.


Per Coldiretti Piemonte, il gruppo di lavoro dovrà coinvolgere oltre agli attori della filiera anche i rappresentanti della Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) che opera in Piemonte, nonché le associazioni dei consumatori, con i quali Coldiretti condivide da oltre 10 anni il “Patto con il Consumatore” che in questi anni passati ha anche dato risultati positivi a tutto il sistema economico agroalimentare piemontese.


D’altra parte, i prezzi della carne bovina sia nelle macellerie tradizionali che nei supermercati ha mantenuto gli stessi prezzi di due anni fa. Durante tutto questo tempo, invece, i prezzi dei bovini alla stalla si sono contratti di almeno il 15-20 per cento. Evidentemente il fenomeno denunciato da Coldiretti Piemonte ha dei riferimenti chiari ed inconfutabili. Se a questo, si aggiunge poi che gli allevatori hanno visto raddoppiare negli ultimi due anni i prezzi dei cereali che sono l’alimento base per i bovini, è evidente che i margini per gli allevatori non ci sono più.

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