VercelliOggi.it
Il primo portale quotidiano della provincia di Vercelli
Meteo.it
Borsa Italiana
domenica 9 agosto 2020 | Vai alla Prima Pagina
Il Santo del giorno
Cerco/Offro lavoro
PiemonteOggi.it
CasaleOggi.it
BiellaOggi.it
CuneoOggi.it




24/01/2014 - Cigliano e Borgo d'Ale - Cultura e Spettacoli

COGNE - "C’è un rapporto d’amore tra la fontana e la gente del villaggio" - Al primo concorso letterario della Biblioteca di Cogne, terzo premio per Ornella Grazio con il racconto "Una vita alla fontana"

Certi luoghi erano il "social network" di quando non c’era ancora Facebook




COGNE - "C’è un rapporto d’amore tra la fontana e la gente del villaggio" - Al primo concorso letterario della Biblioteca di Cogne, terzo premio per Ornella Grazio con il racconto "Una vita alla fontana"
Ornella Grazio

La Biblioteca del Comune di Cogne in Valle d’Aosta ha bandito quest’anno il primo Concorso letterario dedicato al paese, alla sua storia, ai personaggi che ne rappresentano la cifra e la memoria storica.

Sin da questa prima edizione si è registrata una lusinghiera partecipazione: 22 lavori sono stati presentati in concorso alla Sezione Adulti.

Uno di questi è della ciglianese Ornella Grazio, che con il marito Luigi Bobba a Cogne da anni (praticamente da sempre, che noi si sappia) trascorre i periodi di vacanza, essendo i Coniugi Bobba appassionati della montagna e di questo angolo di Alpi in particolare sin dai tempi della giovinezza.

Se vi invitano a condividere qualche escursione o camminata, se non siete proprio più che allenati vi conviene declinare, rimandando l’appuntamento più a valle.

Ornella ha preparato questo lavoro, il racconto “Una vita alla fontana”, che osserva in modo affettuoso e sapiente le persone conosciute in questi anni, soprattutto  le donne che vivono in questo angolo ancora così umano di mondo e così può dire:” C’è un rapporto d’amore fra la fontana e la gente del villaggio…”.

Certi luoghi forse sono sempre stati, nell'immaginario collettivo, il "social network" di quando non c'era ancora Facebook.

Complimenti ad Ornella, che si è classificata terza in questo primo cimento letterario e per i nostri Lettori ecco

UNA VITA ALLA FONTANA

Nella casetta delle vacanze, mi sveglio, apro gli occhi per scrutare dalla saracinesca se  riesco a intravvedere il raggio di luce che per primo oltrepassa la grande costa di roccia del monte Creya.  

Qui a Gimillan, piccolo villaggio che sovrasta la conca di Cogne, è questa la montagna che  annuncia come sarà il giorno.

Il “Buon giorno” che più amo sentire è quello dell’acqua che scroscia incessante e sempre con lo stesso suono, dalla fontana davanti alla casa. Con gli occhi chiusi, ascolto questa voce che scorre e mi fa immaginare freschi torrenti, chiare pozze e sorgenti dissetanti.

L’acqua dalla fontana scroscia e il suo rumore si mescola allo sbattere dei panni della prima donna che si è conquistata il posto per lavare: Evelina  sbatte sull’asse di legno i suoi panni con energia e vigore; li immerge, li strofina e ancora li sbatte come se volesse picchiare quel legno già segnato dai tanti bucati. Una vita, la sua, che dura da molto tempo, gesti sempre uguali su panni sempre uguali.

Compiaciuta del suo lavoro Emma, lava e ogni tanto volge lo sguardo verso le cime innevate dei ghiacciai, guarda la gente che passa e che la osserva incuriosita da inconsueti e antichi gesti; sorride al bambino che corre ad affondare gioioso le mani nell’acqua gelida.

Si deve però affrettare Emma perc hé dalla casa gialla in fondo al sentiero, Angelica ammicca carica dei suoi secchi. Anche lei pretende il suo diritto sulla fontana.  

Si incontrano le due donne alla fonte e dopo una breve chiacchierata, l’ una lascia il posto all’altra e si allontana fiera con i suoi panni lavati e risciacquati.

Anche Angelica compie gesti uguali, insapona, spazzola, sbatte, sciacqua e risciacqua trattenuta ogni tanto dal respiro ansimante. Angelica è di quel tipo di donne che, pur lagnandosi non mollano mai, vanno sempre avanti guardando dritto. Così rassegnata a causa della  sua malattia, ma instancabile,  lava alla fontana nello stesso modo in cui  scende dai boschi con un fascio di legna sulle spalle e, affannata, dice che sta bene.

Celestina ha dei panni da lavare, lei da non molto ha perso il marito; questo pensiero offusca il suo delicato volto, il suo dolce sorriso, mentre una lacrima si confonde insieme all’l’acqua insaponata, la sua esile figura si piega sull’asse di legno e chiude nel silenzio il suo dolore.

Quante volte Elodia passa davanti alla fontana,   proprio  di fronte alla sua casa.

Alle sette del mattino, bello o brutto che sia il tempo, come un rintocco di campana, la sua porta sbatte e la sua giornata comincia al servizio di molti. In primo luogo verso i suoceri ormai anziani che hanno bisogno non solo di aiuto materiale, ma anche di una ventata di energia come solo lei sa portare.

Taglia e raccoglie il fieno per le sue pecore, per gli animali del fratello e per chiunque ne abbia bisogno. La sua figura in movimento spicca sui prati contro il cielo terso; dritta e fiera scende col suo carico di foraggio sulla testa, avvolto nel grande telo bianco. Poi ancora si reca dalla vedova afflitta e ammalata per darle coraggio. Il suo volto rugoso sciupato dal sole e dal vento, tradisce un’ antica bellezza.

Mitica è la sua forza fisica unita alla forza di volontà e alla caparbietà.

Si racconta che per sfidare il fratello più grande e robusto, ancora giovinetta scendesse dall’ alpeggio di Ecloseour  con un pesante tronco sulle spalle; soccombendo sotto a quel fardello, il cuore scoppiava, ma passo dopo passo fra pietre sconnesse scese il sentiero e  vinse la sua sfida, dimostrando a tutti che la forza è anche femminile.

Anche Elodia lava alla fontana, non possiede la lavatrice “Ma intanto siamo solo in due”. Dice.

Per lei più che per altri la fontana è un punto d’incontro dove elargire alla luce del sole la sua generosità.

Si fermano a chiacchierare con lei il valligiano e il villeggiante, il bambino e l’anziano. La sua parola è per tutti, il suo tempo pure.

Il suo sposo, mentre costruisce la nuova casa, ogni tanto la guarda,  consapevole che lei è un “personaggio” nel piccolo villaggio di Gimillan; con la sua presenza riempie di vitalità le stradine che percorre con passo lesto e deciso.

La fontana sicuramente è delle donne, sono loro che ne determinano l’attività e l’utilità e ne tramandano l’importanza.

Essa è stata vitale nei tempi in cui la vita era più povera e più semplice e mentre lì si dissetavano gli animali che tornavano dal pascolo, pure si attingeva l’acqua per la polenta, si detergevano i panni e i volti; attorno a lei nascevano nuovi amori e si tramandavano antichi valori.

Lavare è un dovere, una necessità, ma anche un piacere quando il sole scalda le spalle, l’ aria è tiepida e il cielo terso.

Così Evelina, figlia di Emma anche lei da molti anni lava alla fontana gli abiti di tutta la famiglia con fierezza ed emozione.  Mentre risciacqua la maglietta di Ercole, racconta della sua timidezza e della sua riservatezza; strofina le calze di Ettore e ne decanta la vivacità con una punta di preoccupazione. Parla dei suoi figli con la gioia negli occhi. Al ritmo della fontana, i piccoli sono cresciuti giocherellando, stando appoggiati al muretto di fronte a costruire barchette e osservando la madre affaccendarsi sull’asse di legno  per loro amore.

Non solo le donne si servono della fontana, Anche nonno Adolfo ogni tanto lava i suoi calzettoni e, mentre lo fa, alza il viso per incontrare lo sguardo di qualche giovane donna immaginando di rivedere  il volto fresco della sua Emma quando il tempo non aveva ancora  così precocemente steso la  mano su di lei.

Sogna alla fontana l’anziano nonno spera di ritrovare il vigore di un tempo lontano, ammiccando timidamente verso chi passa sperando di avere in risposta una parola, uno sguardo, un sorriso.

E’ soprattutto questa famiglia che maggiormente usa la fontana: Emma, il marito Adolfo, la figlia Evelina, sia in estate, sia in inverno e in tutte le ore della giornata, la frequentano con una pentola da risciacquare, uno straccetto da strofinare, un cespo d’insalata da mondare, dieci, venti o trenta volte nella giornata, a passi veloci dalla casa alla fonte; un rituale che si ripete ogni giorno, forse  per non perdere il contatto con le proprie radici e con il significato profondo e arcano che la fontana come simbolo ed elemento di vita racchiude in  se.

C’è un rapporto d’amore fra la fontana e la gente del villaggio, essa conosce la loro vita, sente vibrare ad ogni risciacquo i pensieri, le emozioni, le preoccupazioni e le gioie.

La fontana racconta con la sua voce tante storie, tutte quelle che ha sentito rimemorare dalle donne raccolte intorno a lei.

Storie semplici e uguali a quelle di tanti uomini e tante donne, storie difficili, di malattie, di amori spezzati, di vite stroncate sulla montagna; storie di fatica, di fame e di guerra, consumate su questi aspri alpeggi e storie di prosperità, di novità, di  gente venuta da città lontane.

Ancora un po’ insonnolita penso alle persone di questo piccolo villaggio abbarbicato sui monti, penso alla loro vita, ai loro volti amici e intanto l’acqua della fontana scroscia sempre con lo stesso rumore…e passa e scorre la vita intorno a lei.  

Ornella Grazio

NON SONO DISPONIBILI ALTRE IMMAGINI


Vercelli
Oggi.it - Network © - Blog
Vercelli Oggi.it Sas Di G.Gabotto & C. - P.I. 02685460020 - Direttore: Guido Gabotto
Numero telefonico unico, anche Whatsapp: 335 8457447
Mail: info@vercellioggi.it - Note Legali - Privacy
Supporto tecnologico: Etinet s.r.l - 12038 Savigliano (CN) - www.etinet.it