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27/01/2021 - Regione Piemonte - Cronaca

CNAPI, UN TAVOLO PER LA TRASPARENZA SUL NUCLEARE – IN VIDEO L'INTERVENTO DI CARLO RIVA VERCELLOTTI -- L’Ordine del giorno approvato dal Consiglio Regionale

Sono state avanzate richieste anche su temi di interesse dei siti temporanei di Saluggia e Trino



CNAPI, UN TAVOLO PER LA TRASPARENZA SUL NUCLEARE – IN VIDEO L'INTERVENTO DI CARLO RIVA VERCELLOTTI -- L’Ordine del giorno approvato dal Consiglio Regionale

Il testo integrale dell’Ordine del giorno presentato ieri, martedì 26 gennaio durante il Consiglio Regionale da Carlo Riva Vercellotti sull'individuazione del sito nazionale per le scorie nucleari - 

***

PREMESSO CHE

- a seguito del referendum del novembre 1987, è stata stabilita la chiusura definitiva delle centrali nucleari italiane e la dismissione totale di tutte le installazioni nucleari italiane;

- un quantitativo importante di rifiuti radioattivi rimane tuttora immagazzinato nei siti stessi in cui tali rifiuti furono prodotti, rendendo necessario provvedere alla disattivazione definitiva dei suddetti impianti ed alla gestione attenta ed in massima sicurezza dei rifiuti radioattivi;

- in Italia i centri che producono o detengono rifiuti radioattivi sono decine: installazioni nucleari (4 centrali e 4 impianti del ciclo del combustibile); centri di ricerca nucleare; centri di gestione di rifiuti industriali; centri del Servizio Integrato;

- significativi, per la loro numerosità sul territorio nazionale, sono i centri di medicina nucleare, fra cui gli ospedali; queste strutture trattengono la maggior parte dei rifiuti radioattivi che producono fino al loro completo decadimento, per poi smaltirli come rifiuti convenzionali; la restante parte viene conferita agli operatori del Servizio Integrato, il sistema di raccolta e gestione dei rifiuti radioattivi sanitari e industriali, che provvedono al loro stoccaggio nei propri depositi temporanei in attesa, previo trattamento e condizionamento, del conferimento al Deposito Nazionale;

TENUTO CONTO CHE

- in conformità con quanto previsto dal D.Lgs. 16 marzo 1999, n.79 ed ai sensi del D.L. 31 maggio 1994, n.332, è stata costituita la società Sogin, attualmente interamente partecipata dal Ministero dello Sviluppo Economico, responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, compresi quelli prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare;

- oltre le quattro centrali nucleari italiane di Trino (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta) e l’impianto FN di Bosco Marengo, Sogin gestisce lo smantellamento degli ex impianti di ricerca sul ciclo del combustibile EUREX di Saluggia (Vercelli), OPEC e IPU di Casaccia (Roma) e ITREC di Rotondella (Matera); risultando quindi impegnata nella chiusura dell’intero ciclo elettronucleare italiano;

- in coerenza col il D.Lgs. 15 febbraio 2010, n.31, la Società ha inoltre il compito di localizzare, progettare, realizzare e gestire il Deposito Nazionale, un’infrastruttura ambientale di superficie, dove mettere in sicurezza tutti i rifiuti radioattivi. Il Deposito Nazionale sarà affiancato da un Parco Tecnologico: un centro di ricerca, aperto a collaborazioni internazionali, nel campo del decommissioning e della gestione dei rifiuti radioattivi;

RICORDATO CHE

- con la Direttiva 2011/70, l’Unione Europea ha previsto che la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi avvenga nello Stato membro in cui sono stati generati. La maggior parte dei Paesi europei si è dotata o si sta dotando di depositi per mettere in sicurezza i propri rifiuti a bassa e media attività;

- nel 2019, la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per la mancata comunicazione alla Commissione Europea del programma nazionale per la gestione delle scorie radioattive;

- in ragione di tale condanna, la Commissione Europea può deferire nuovamente l’Italia alla Corte di Giustizia chiedendo la comminazione di sanzioni a carico del nostro Paese;

CONSIDERATO CHE

- tenendo conto dei criteri previsti nella Guida Tecnica n. 29/2014 dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) elaborati sulla base degli standard dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), la Sogin ha definito e presentato, col nulla osta dei Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, la proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) a ospitare il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico;

- la carta ha individuato 67 luoghi con le condizioni tecniche per costruire il deposito nazionale e ha assegnato i voti con una graduatoria;

- in generale, tra le aree potenzialmente idonee, sette risultano essere in Piemonte e sono collocate tra le province di Torino e Alessandria (Comuni di Carmagnola, Alessandria, Castelletto Monferrato, Quargnento, Fubine, Oviglio; Bosco Marengo, Novi Ligure, Torino, Caluso, Mazzè, Rondissone, Castelnuovo Bormida e Sezzadio);

- secondo i parametri ed i criteri utilizzati, tra le dodici “candidature più solide”, ben cinque sono in Piemonte, tra le province di Torino ed Alessandria;

- la seconda fase, quella attuale, è finalizzata ad individuare, nelle aree potenzialmente idonee, i siti da sottoporre ad indagini di dettaglio, avviando momenti di approfondimento, confronto e coinvolgimento coi territori e le categorie;

EVIDENZIATO CHE

- secondo i dati dell’inventario nazionale dei rifiuti radioattivi dell’ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione), in Piemonte è stoccata la maggiore quantità di rifiuti radioattivi a livello nazionale, oltre che la maggiore quantità di combustibile nucleare irraggiato a livello nazionale – stoccato presso il Deposito Avogadro di Saluggia – per il quale è iniziata nel 2011 la campagna di trasferimento all’impianto di La Hague per il riprocessamento ed il successivo rientro in Italia;

RICORDATO ANCORA CHE

- tra i criteri di esclusione e di approfondimento forniti dalla IAEA, sono indicati la stabilità geologica, geomorfologica ed idraulica, l’isolamento del deposito da infrastrutture antropiche ed attività umane, tenendo conto anche dell’impatto derivante dalla presenza del deposito e delle attività di trasporto dei rifiuti, l’isolamento del deposito da risorse naturali del sottosuolo, la presenza di habitat e specie animali e vegetali di rilievo conservazionistico, la presenza di produzioni agricole di particolare qualità;

- le aree piemontesi individuate risultano avere un’importante vocazione agricola, con produzioni di pregio quali ad esempio la risicoltura del vercellese, l’asparago di Santena, il porro ed il peperone di Carmagnola;

- si profilano anche situazioni meritevoli di approfondimento rispetto alla tutela della risorsa idrica e delle falde acquifere, secondo quanto previsto dal Piano di Tutela delle Acque;

- la Regione Piemonte vanta un’importante tradizione in termini di know-how e confronto, grazie anche al Tavolo per la trasparenza sul nucleare, istituito con la legge regionale 5/2010, che oltre a rappresentare un importante momento di dialogo e di informazione, risulta essere un elemento di garanzia per i territori ed i cittadini;

- proprio durante i lavori dell’ultimo Tavolo per la trasparenza sul nucleare del 20 gennaio scorso, è stata ribadita l’urgenza del completamento dell’impiantistica del Cemex per la solidificazione delle scorie liquide;

 TENUTO CONTO CHE

- il decreto-legge 14 novembre, 2003, n. 314, c.d. Decreto Scanzano, all’articolo 4 ha istituito delle misure di compensazione territoriale a favore dei comuni che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare, fino al loro definitivo smantellamento;

- la legge finanziaria per il 2005 ha poi stabilito che a decorrere dal 1 gennaio 2005 fosse assicurato un gettito annuo pari a 100 milioni di euro per i comuni sedi di servitù nucleare;

- nel tempo, lo Stato ha trasferito agli enti locali solo una quota dell’ammontare delle compensazioni, originando un contenzioso che ha visto lo Stato quale parte soccombente anche nel giudizio di secondo grado;

 RITENUTO CHE

- lo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti radioattivi sia di fondamentale importanza, al pari della totale sicurezza dei depositi temporanei attualmente esistenti;

- sia da stigmatizzare l’atteggiamento dei Governi degli ultimi cinque anni di temporeggiare rispetto alle procedure in parola, ponendo nel 2014 il segreto di Stato sulla documentazione relativa alle cartografie delle aree potenzialmente idonee;

- le modalità di pubblicazione della CNAPI, non precedute da alcuna informazione agli enti locali ed alla cittadinanza, esulino dai normali rapporti di correttezza istituzionale e siano pertanto parimenti da stigmatizzare;

- la scelta di un deposito definitivo abbia una grande valenza ambientale, stante la necessità di un deposito nazionale realizzato in un luogo idoneo che rispetti tutti gli standard di sicurezza;

 il *Consiglio regionale impegna la Giunta

- a prevedere la convocazione in modalità permanente del Tavolo per la trasparenza sul nucleare, quale luogo di confronto, analisi ed approfondimento per tutti i soggetti interessati;

- a farsi garante di un’approfondita e concreta azione di informazione e confronto con i territori ed i cittadini, anche valorizzando le importanti conoscenze e competenze dell’Ente regionale;

- a farsi parte attiva presso il Governo affinché sia garantito il coinvolgimento dei territori, nelle procedure per l’individuazione del sito del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, attraverso un percorso trasparente, partecipato e condiviso che coinvolga i cittadini, le associazioni, le amministrazioni locali e la comunità scientifica;

- a sollecitare il Governo e la Sogin affinché siano garantiti gli interventi propedeutici alla sicurezza degli impianti piemontesi, con particolare riferimento alla situazione idraulica, di difesa spondale e di pulizia degli alvei riconducibili al comprensorio di Saluggia e degli altri depositi temporanei, alla necessità di una rapida ultimazione dei lavori nell’impianto Cemex, e perché sia data certezza rispetto alle risorse necessarie allo smantellamento ed alle bonifiche dei siti in Piemonte, contestualmente alla predisposizione del deposito nazionale;

- a farsi parte attiva affinché lo Stato riconosca e rispetti la sentenza della Corte d’Appello di Roma del giugno 2020 e provveda a trasferire le risorse dovute quali compensazioni per i comuni sedi di impianto.*

 

Redazione di Vercelli

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