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07/12/2012 - Bassa Vercellese - Società e Costume

CARESANA - Restituita la pensione alla nonnina Jolanda - Ungherese di nascita e caresanese di adozione - Per lei in campo una operosa burocrazia dal volto umano - Funzionari preparati, veri servitori dello Stato e dei cittadini

Era nata da pochi mesi e l’Impero austroungarico entrava in crisi, dissolvendosi. Jolanda Varsaniy vede la luce a Budapest il 21 gennaio 1918, e per molto tempo non potrà comprendere cosa avrebbe voluto dire, nel corso della propria vita, la caduta di quella monarchia imperiale.




CARESANA - Restituita la pensione alla nonnina Jolanda - Ungherese di nascita e caresanese di adozione - Per lei in campo una operosa burocrazia dal volto umano - Funzionari preparati, veri servitori dello Stato e dei cittadini
Jolanda Varsanyi

Era nata da pochi mesi e l’Impero austroungarico entrava in crisi, dissolvendosi.

Jolanda Varsanyi vede la luce a Budapest il 21 gennaio 1918, e per molto tempo non potrà comprendere cosa avrebbero voluto dire, nel corso della propria vita, la caduta del regno che fu della Principessa Sissi e la fine della Prima Guerra Mondiale.

Cresce nella sua Ungheria, ma con l’avvento dell’Armata Rossa che conquista il Paese è costretta a cambiare aria con la famiglia.

Il 30 marzo 1945arriva in Italia e si stabilisce con i suoi a Saluggia.

La burocrazia del tempo la registra residente nella città della Dora in Via Crescentino, annotando che è di razza ariana e religione cattolica.

E certificando – provvidenzialmente, come vedremo – che è autorizzata a soggiornare in Italia “a tempo indeterminato”.

Una esistenza tutto sommato tranquilla, ma la sua è una di quelle vicende umane destinate, un giorno, a presentare il conto.

Il cielo che si riflette nello sguardo limpido, è oscurato per un istante dalla nube di un destino bizzarro.

Jolanda ha ormai 94 anni e da 30 vive qui vicino a noi, alla Casa di Riposo di Caresana.

E’da tutti conosciuta e amata come la nonnina del Paese. Una caresanese, prima e più che una italiana acquisita.

Della Casa di Risposo è ospite, ma per tanti anni ha voluto ni qualche modo rendersi utile, sempre gratuitamente: ha aiutato ad organizzare la vita quotidiana dell’Istituto; è stata una animatrice “fai da te”, ma le sue iniziative sono sempre state apprezzate da tutti. Perché erano proposte per amore del suo prossimo.

Percepisce, naturalmente, una pensioncina, come tutti gli anziani del nostro Paese.

La vita scorre tranquilla alla Casa di Riposo di Caresana, finchè un bel giorno le Assistenti non compilano per lei la pratica volta ad ottenere il riconoscimento della “indennità di accompagnamento” e la inoltrano.

Il sistema si mette in moto, incrocia i dati e scopre che nella storia di Jolanda c’è una anomalia, una falla: non risulta da nessuna parte che sia cittadina italiana.

Quindi“stop” al trattamento economico.

Il suo diventa subito un caso nazionale e già si preparano le artiglierie della opinione pubblica per stigmatizzare un caso di burocrazia algida e senza cuore.

Invece…

Invece Jolanda, trova su questo tratto del suo cammino, non solo burocrati, ma persone. Che mettono la persona al centro dell’attenzione di uno Stato che non sia patrigno. Uno Stato che c’è e non – come talvolta si deve pensare – che sia, per il cittadino alle prese con una prova della vita, come un participio, passato e introvabile.

E persone capaci di conoscere e interpretare correttamente le norme, sapendo che la Legge è per l’uomo e non l’uomo per la Legge.

Così parte la sfida. La sfida dei Funzionari della Questura e della Prefettura di Vercelli, che non accettano di vedere questa anziana privata del proprio assegno.

Subito, con il Sindaco di Caresana, Sergio Cavagliano, si pensa a “mettere in sicurezza”, per dir così, la Signora.

Il Prefetto Salvatore Malfi ed una infaticabile Capo di Gabinetto, la Dottoressa Francesca Altomare, concordano con i responsabili della struttura residenziale come assicurare che, pur nelle more di una soluzione definitiva al problema, sia comunque garantita l’assistenza alla persona. E così avviene, per la verità con l’immediato e spontaneo consenso dei gestori della Casa.

Fronteggiata l’emergenza, parte la corsa contro il tempo e la “sfida” a rintracciare, negli archivi della Questura di Vercelli, i documenti risalenti al 1947 con i quali si ricostruisce il passato di Jolanda e si accerta che è ha un titolo anche giuridico formale per essere sempre stata qui, nel nostro Paese, e per restarvi.

Il Questore in persona, Gaetano Gianpietro si interessa al caso, che affida al Commissario Capo Dionisio Peluso ed al Sostituti Commissario Gerardo De Santis.

Che si “calano”, come speleologi, nella stratigrafia archivistica sedimentata nel corso di sei decenni, finchè riemergono vittoriosi con “le carte”.

Carte inequivocabili: Jolanda è stata autorizzata, già nel 1947 (come dimostrano le illustrazioni al presente articolo) a restare qui a tempo indeterminato.

Occorreva a questo punto saldare “l’anello mancante”, cioè certificare che quel “permesso di soggiorno a tempo indeterminato” datato 28 marzo 1947 e miracolosamente rinvenuto nelle profondità degli archivi della Questura, potesse essere considerato equipollente alla carta di soggiorno, che è l’ultimo documento richiesto ai cittadini ungheresi in epoca recente, dopo di che, con l’adesione dell’Ungheria all’Unione Europea, siamo tutti fratelli e concittadini senza più troppe formalità.

Ed è qui che si verifica un secondo miracolo della burocrazia che ha un’anima, ma anche una mente aperta e – non meno – una operosità encomiabile: il parere del Ministero dell’Interno, che assevera la “equipollenza” del riconoscimento del 1947 con i requisiti recenti per la permanenza nel nostro Paese, arriva nell’arco di 24 ore.

Così l’Inps, che aveva, quale doveroso atto di autotutela, dovuto disporre la sospensione momentanea del trattamento economico, può ripristinarne uno - anch’esso “equipollente” al precedente – nelle forme dell’assegno sociale.

Ora che su questa storia burocratica si può mettere la parola fine e si può dire di un lieto fine, non resterà che, il prossimo 15 dicembre, fare gli auguri alla“nonna di Caresana”, una nonnina ungherese e caresanese di adozione, nei confronti della quale il nostro Paese ha fatto davvero una bella figura. Al punto che il Sindaco ed il Prefetto potranno chiedere alla Signora, così come farebbero gentiluomini di altri tempi, anche se impegnati in una modernità difficile, di volere acconsentire a prenderla definitivamente, questa benedetta cittadinanza italiana.

E tutto lascia pensare che Jolanda, la firma in calce a quel modulo di domanda, la metterà volentieri.

La conferenza stampa di stamane in Prefettura - Sergio Cavagliano, Salvatore Malfi, Gaetano Gianpietro
La conferenza stampa di stamane in Prefettura - Sergio Cavagliano, Salvatore Malfi, Gaetano Gianpietro
Francesca Altomare
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