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02/08/2017 - Vercelli Città - Enti Locali

ATENA: MA VALE ANCORA LA PENA DI INSISTERE? - La vergogna dell'immondizia che ormai raggiunge l'ombelico di noi "incivili" forse dice che è meglio salutare, vendere anche il 40 per cento delle quote e scegliere gli Appaltatori con le gare vere

Qui bisogna essere chiari: che Atena abbia la gente in ferie non gliene può fregare di meno a nessuno.



ATENA: MA VALE ANCORA LA PENA DI INSISTERE? - La vergogna dell'immondizia che ormai raggiunge l'ombelico di noi "incivili" forse dice che è meglio salutare, vendere anche il 40 per cento delle quote e scegliere gli Appaltatori con le gare vere


( g. g. ) - Quando le cose si fanno troppo ingarbugliate ed i nodi sembrano inestricabili, non è vietato pensarla come Alessandro Magno a Gordio.

 

Se il nodo è troppo difficile da sciogliere e quell’operazione è ciò che manca affinchè si conquisti una maggiore libertà di amministrazione ( allora c’era il problema di annettere l’Asia Minore all’Impero, ma ogni stagione ha propri frutti ) allora forse meglio agire di spada: si taglia il nodo a metà.

 

E di lì in avanti si incomincia una storia nuova.

 

Fuor di metafora, vale forse la pena di notare che il rapporto tra Comune di Vercelli e Atena può essere arrivato al punto in cui i saluti, se possibile restando buoni amici (se possibile, ma non è facile) siano l’unica cosa ragionevole.

 

Perché ormai è persino stucchevole vedere la città piena di sporcizia e sentire ancora qualche manager, calato qui da non si sa dove, dire che siamo incivili.

 

Non sono incivili, invece, a Casale Monferrato, dove ben si sono guardati da cedere anche una sola delle quote della Amc, l’Azienda Municipalizzata Casalese.

 

***

 

Ma andiamo con ordine.

 

I problemi – il nostro giornale ha dedicato all’argomento qualche decina di articoli – nascono nel momento in cui la scelta perdente dell’Amministrazione guidata dall’ Onesto Gabry, al secolo Gabriele Bagnasco, si materializza nella prima cessione di quote aziendali, nel 2003.

 

Il 40 per cento del capitale sociale di Atena passa nelle mani del socio privato Iren (allora la Municipalizzata di Genova).

 

Da quel momento in realtà il Comune non è più padrone di nulla.

 

Perché?

 

Il motivo lo suggerisce già il Libro del Siracide:”

 

***

Siracide 13,2

Non portare un peso troppo grave,
non associarti ad uno più forte e più ricco di te.


Come una pentola di coccio farà società con una caldaia?


Questa l'urterà e quella andrà in frantumi”.

***

 

Della pentola di coccio e della caldaia avevamo dunque già parlato a iosa sin da giugno scorso e anche prima.

 

Leggi anche:

 

http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=68078

 

Poi può darsi che a qualche corso dell’ Università Bocconi dicano che il Siracide non aveva capito nulla e che – anzi ed al contrario – meglio associarsi con uno che ti mangia, così si “cresce”  ( cresce caso mai ancora di più quello già più grosso ) e via discorrendo.

 

Ma i risultati pare diano più ragione – per il momento – al Libro deuterocanonico.

 

***

 

Dunque, che succede?

 

Succede semplicemente questo.

 

Che il Comune di Vercelli assegna, “esternalizzandolo” il servizio di pulizia urbana ad una Ditta esterna.

 

Questa Ditta esterna si chiama Atena, ma potrebbe essere qualsiasi altra, come avverrebbe dopo esperita una gara d’appalto aperta al mercato.

 

Lo fa con un contratto.

 

Non entriamo qui nella stucchevole polemica, commentando le monellerie che taluni vanno a tentare di dire, che nel dicembre 2014 si fece un contratto con la testa nel sacco perché intanto Atena era del Comune ed ora non lo è più.

 

I contratti con la testa nel sacco non si fanno mai: non li fa – infatti - il Comune di Casale con Amc che è tutta sua.

 

Non si fanno per nessun motivo e mai.

 

Anche perché se no magari la Corte dei Conti va a vedere perché e percome un Comune abbia agito così, può darsi che si incavoli.

 

E alla Corte di Conti non è che si possano contrapporre trovate propagandistiche di scarso momento.

 

Il contratto con la testa nel sacco – se tale è - è stato fatto allora.

 

E comunque, anche se dall’altra parte (cioè l’altro contraente) fosse S.Maria Goretti, i contratti con le testa nel sacco un Comune non li deve mai fare.

 

Ogni contratto ha una propria autonomia giuridica e deve corrispondere ad un equilibrio che prescindano dai rapporti tempo per tempo correnti, anche a livello societario, tra i Contraenti.

 

***

 

Ma questo – oggi - importa fino ad un certo punto.

 

Perché adesso siamo ancora “prima” delle verifica del perché e percome ci sia un certo tipo di contratto.

 

Adesso – qualunque sia l’articolato – ci sono forti dubbi che quel contratto (nemmeno quello) si stia applicando correttamente.

 

Perché è così incredibile l’accumularsi di rifiuti, che è di intuitiva evidenza che qualcosa non stia funzionando, sicchè potrebbe anche darsi che non si facessero le cose per cui si è pagati.

 

Perciò l’intervento deve essere drastico, severo, senza mezze misure, dirimente.

 

Anche se è bene tenere distinti i due profili di intervento, del necessario intervento.

 

Il primo profilo è quello che vede il Comune contraente della Ditta Atena (ma che potrebbe essere qualsiasi altra).

 

A questi Signori deve dire, diffidandoli: se nell’arco di 15 giorni al massimo non ci avete ripulito la città, vi faccio un mazzo tanto, a qualunque costo, poi andiamo a vedere di chi è la colpa.

 

***

 

Il secondo profilo è quello che, invece ed inoltre, vede il Comune come Socio.

 

Socio di minoranza, ma di una minoranza del 40 per cento.

 

Questa quota di partecipazione al Capitale Sociale (40 per cento, appunto) è garantita dal fatto che i nuovi “patti parasociali” (cioè intese tra i Soci che sono al di fuori dello Statuto: sono legittime, ma ulteriori e fuori dall’Atto Costitutivo) prevedono che per prendere le decisioni più importanti ci voglia sostanzialmente (riassumiamo) anche il consenso del Socio di questa (ampia) minoranza.

 

Ebbene, qui il Comune – mediante i propri rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione di Atena – deve dire: guardate, Signori cari di Iren, se non facciamo le pulizie più che bene e presto, facciamo una figura di guano tale con un Cliente da 7 milioni di euro l’anno, che non si sa quali altri Clienti potremmo poi avere un domani.

 

Saltino le teste che devono saltare, ma queste cose non devono più succedere con nessun Cliente, figuriamoci con un Committente che è anche Socio.

 

***

 

Il fatto che – sin qui - abbiamo narrato la storia un po’ a fumetti non la priva dei significati appropriati.

 

La situazione delle pulizie è diventata inaccettabile.

 

E’ da mesi che se ne parla.

 

Non c’entra niente il fatto che non sia ancora stata avviata la raccolta differenziata spinta.

 

Anzi, se già non ce la fanno con i sistemi normali, figuriamoci a mettere in piedi un’organizzazione impegnativa ed esigente e complessa come quella per il porta a porta.

 

I sistemi normali non funzionano perché – sono le uniche giustificazioni udite – Atena patisce gravi vischiosità organizzative.

 

Ad aprile scorso – è stato detto in Consiglio Comunale il 27 luglio scorso – c’è stato qualcuno che ha dato le ferie tutte insieme a troppi Operatori in una volta sola ed il banco è saltato.

 

Non sappiamo se sia saltato anche l’imbelle che ha commesso un errore del genere o, almeno, gli sia stata data una tirata d’orecchie.

 

Adesso (oggi) si sente dire che – di nuovo – qualche bello spirito starebbe dicendo che ha la gente in ferie.

 

Qui bisogna essere chiari: che Atena abbia la gente in ferie non gliene può fregare di meno a nessuno.

 

Perché è proprio questo il motivo – non avere di queste grane – per cui si danno all’esterno certi servizi.

 

Se fosse stata la cooperativa (inventiamo) Ribebba ad avere un appaltino dal Comune, sarebbe già insorto il “posizione organizzativa” di turno a dire: eh, no, cari Signori!

 

Avete l’incarico, fate le ferie a rotazione e quando la gente è in ferie prendete gli avventizi.

 

Insomma, non sono (e non devono essere) problemi del Comune, del Committente, di chi vi dà l’incarico e vi paga per avere tutto pulito anche a luglio e agosto e Natale e Capodanno.

 

Se no perché dovremmo dare un appalto esterno?!

 

***

 

Questo così severo dialogo se il contraente, l’appaltatore,  fosse la Cooperativa (inventiamo) Ribebba.

 

Ma se invece è Iren, il discorso deve essere uguale.

 

E deve essere fatto tanto dal Contraente Comune in prima persona, quanto dai suoi rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione della multi utility.

 

***

 

Ma in Consiglio Comunale è anche venuto fuori a più riprese un ragionamento che a questo punto non ha meno diritto di cittadinanza di altri.

 

Perché qualche Consigliere incomincia a dire: va bene che a dicembre 2015 non si è potuto fare altro che vendere la maggioranza ad Iren, perché l’errore fu quello di prenderseli in casa nel 2003.

 

Gabry sarà anche stato Onesto ed il suo degno compare Guido Nobilucci onestissimo e l’incomparabilmente onesto Gian Piero Anadone deve avere fatto poi la differenza decisiva.

 

Ma tutti insieme hanno fatto un errore madornale.

 

Qualche Consigliere oggi va comprensibilmente oltre e conclude: ma siccome ormai con questo 40 per cento non contiamo più niente.

 

E poi, inoltre, pare che il fatto di essere Soci di minoranza non solo non garantisca meglio i nostri diritti di Clienti, ma addirittura sembri addotto come pretesto per non applicare il contratto: tanto siamo Soci di minoranza e non contiamo niente nemmeno come Clienti.

 

***

 

I Consiglieri Comunali che la pensano così hanno ragione?

 

Quanto sta accadendo nel settore pulizie sembra dare loro ragione.

 

E così i Consiglieri continuano gettando sul tavolo un’ ipotesi tutt’altro che peregrina.

 

Questa: vendiamo anche questo 40 per cento delle quote che, ormai, non significa più niente.

 

Ci portiamo a casa almeno altri 20 milioni di euro che male non fanno.

 

Poi, per le pulizie e tutto il resto, si bandisce una vera e propria gara d’appalto e vediamo se l’aggiudicatario di una gara da 7 milioni di euro l’anno ci fa stare con la sghinga fino all’ombelico.

 

***

 

Quindi, siamo al bivio: se Atena nel giro di 15 giorni massimo non si dà una mossa e non pulisce tutto come si deve e senza tante balle, l’idea di vendere tutto e amen può forse ancora essere accantonata.

 

E vedere se, per esempio, gli investimenti promessi nel 2015 si fanno davvero, se l’occupazione aumenterà davvero, se il piano industriale sarà almeno per un punto o due rispettato davvero e via di questo passo.

 

E quindi tentare di raddrizzare un rapporto che per ora sembra veramente essere andato a pallino.

 

Altrimenti, passato Ferragosto, mani libere per tutti.

 

Mani che già prudono, perché tra non molti giorni si dovrà incominciare l’iter per tornare in possesso delle reti idriche.

 

Una facoltà espressamente prevista dagli stessi patti parasociali vigenti cui ormai nessuno – dicesi nessuno e per nessun motivointende rinunciar



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