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17/12/2016 - Vercelli Città - Mondi Vitali

APERTURA ANGOLARE - La rubrica sulla Pro di Enrico Demaria - La linea del Piave è qui - E ora - Oggi contro la Spal conteranno solo i fatti -

Dunque, parlandoci chiaro oggi la squadra di Longo dovrà cercare di centrare l’unico risultato utile per continuare a tenere accesa la per ora labile fiammella della speranza



APERTURA ANGOLARE - La rubrica sulla Pro di Enrico Demaria - La linea del Piave è qui - E ora - Oggi contro la Spal conteranno solo i fatti -
Arbitro Aureliano di Bologna

( Enrico De Maria ) - Se fossimo melodrammatici potranno definire la partita odierna del “Piola” fra la nostra amata Pro, purtroppo in caduta libera ormai da due mesi esatti, e la rivelazione-Spal, quella della linea del Piave, insomma l’ultima spiaggia per le bianche casacche.

 

Lo pensiamo, ma ce lo teniamo per noi, consci che, alla fine del campionato, mancano pur sempre tre gare del girone di andata (compresa quella di oggi), e ovviamente tutto il ritorno. Ma pure consci che, se non si “gira” al di sopra dei venti punti, la salvezza – pur con un intero girone di ritorno ancora da disputare – potrebbe già apparire una chimera.

 

Dunque, parlandoci chiaro oggi la squadra di Longo dovrà cercare di centrare l’unico risultato utile per continuare a tenere accesa la per ora labile fiammella della speranza: il successo. Ma tra il dire, lo sperare e il fare c’è di mezzo la Spal di Leonardo Semplici, vale a dire la squadra del momento. I ferraresi sono secondi in classifica con l’altra sorpresa Benevento (o meglio terzi perché il Frosinone, vincendo ieri sera a Trapani per 4 a 1 li ha staccati di tre punti) a due sole lunghezze dal Verona e, nelle ultime nove giornate, quelle del crollo verticale della Pro, sono apparsi irresistibili, collezionando ben sei successi, due pareggi e un solo rovescio: quello nello scontro diretto con il Frosinone. Hanno un po’ patito, all’inizio della stagione, l’ambientamento nella serie superiore che avevano appena conquistato, ma adesso, trascinati da Antenucci e dall’ex Zigoni ( che qui non fece delirare) sono diventati una macchina da guerra agonistica devastante. Antenucci, in settimana, ha lamentato un risentimento muscolare che l’aveva messo in forse (il che sarebbe oro per i bianchi), tuttavia sembra che debba essere della partita, ma anche se non lo fosse, la squadra, che si annuncia con un largo seguito di tifosi, appare solida, motivata ed euforica. L’esatto contrariodelle bianche casacche.

 

Per superarla ci vorrà una Pro – e qui facciamo un po’ di retorica rockyana – con gli occhi della tigre. Per capirci, quella del primo tempo di Chiavari (c’era ancora Budel, un caso?) oppure del match interno e sfortunato con il Carpi. Non la Pro con gli occhi di agnellino smarrito vista all’opera con il Pisa e a Perugia. Certo che, per vincere – e qui percorriamo l’esteso campo delle ovvietà – occorre tirare in porta: con il Pisa il portiere ospite non si è neppure (come si dice) sporcato i guanti, mentre a Perugia c’è stata solo una bella conclusione di Ardizzone e nulla più. Nella capoluogo umbro, l’atteso Ebagua (un solo gol sinora nell’andata) ha di nuovo profondamente deluso, ma, a ben guardare, gli sono arrivati palloni giocabili più rari dei “Gronchi rosa” (i famosi francobolli introvabili di cinquant’anni fa) e quindi non ci sentiamo di addossargli tutta la colpa di un reparto avanzato più evanescente di un’ombra furtiva in piena notte.

 

Dunque, caro Longo, cerchiamo di spiegarci: per vincere qualche partita, e soprattutto quella odierna, occorre un settore nevralgico (il centrocampo) capace di rifornire di tanto in tanto gli avanti; certo, l’assenza di un combattente generoso qual è Altobelli complica abbondantemente le cose. Poi ci sarebbe un’altra complicazione di cui preferiamo non parlare, avendolo fatto a iosa. Ma lei avrà capito.

 

Le auguriamo sinceramente di trovare oggi quelle che Gianni Brera definiva le “giuste contrarie” perché l’impegno è terribile e, per superarlo, ciascun giocatore della Pro dovrà dare più del cento per cento.

 

Un ultimo appello al pubblico. Abbiamo detto che da Ferrara dovrebbe arrivare parecchia gente. Rispondiamo come sappiamo fare noi vercellesi quando ci troviamo con le spalle al muro: sosteniamo la nostra squadra facendo riecheggiare (e qui siamo in un delirio di retorica, ma quando ci vuole ci vuole) l’urlo un tempo del “Robbiano” che mai come oggi vorremmo riascoltare al “Piola”.

 

Si gioca alle 15, agli ordini del signor Aureliano di Bologna.

 

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