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24/10/2013 - Regione Piemonte - Società e Costume

AMNESTY INTERNATIONAL - LIBIA - Due anni dopo la fine del conflitto continua la sofferenza degli sfollati

Trovare una soluzione duratura al problema degli sfollati richiedera’ tempo, ma per dimostrare che intendono seriamente rispettare i diritti dei tawargha e di altre comunita’ le autorita’ possono fare qualcosa nell’immediato




AMNESTY INTERNATIONAL - LIBIA -  Due anni dopo la fine del conflitto continua la sofferenza degli sfollati
Sfollati

 In occasione del secondo anniversario della fine del conflitto in Libia, Amnesty International ha chiesto alle autorita’ di Tripoli di trovare una soluzione duratura per porre fine allo sfollamento forzato di decine di migliaia di persone appartenenti al gruppo tawargha e ad altre comunita’, costrette a lasciare le loro case nel 2011.
L’intera popolazione di Tawargha, circa 40.000 abitanti, e’ stata allontanata da gruppi armati provenienti da Misurata che l’hanno accusata di aver sostenuto il governo del colonnello Gheddafi. Un documento reso pubblico oggi da Amnesty International denuncia discriminazione, rapimenti e detenzioni arbitrarie tuttora in corso ai danni dei tawargha, che ancora subiscono minacce e azioni di rappresaglie da parte di milizie che agiscono al di sopra della legge.



‘Due anni dopo il conflitto, i tawargha e le altre comunita’ sfollate attendono giustizia e una riparazione concreta per gli abusi subiti. Molti continuano a subire discriminazione e a vivere in campi in condizioni inadeguate e senza alcuna soluzione in vista’ – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.
Oggi, Tawargha e’ una citta’ fantasma. I combattenti anti-Gheddafi, cercando vendetta per i crimini di guerra subiti a Misurata e attribuiti alla comunita’ tawargha, hanno saccheggiato e incendiato le abitazioni. Nei mesi successivi alla fine del conflitto, la caccia al tawargha e’ proseguita cosi’ come gli arresti arbitrari, le torture e le uccisioni.


I tawargha continuano a subire minacce e attacchi all’interno dei campi da parte delle milizie, che cercano d’impedire ogni tentativo di farli rientrare a casa. Le autorita’ non hanno saputo garantire il loro ritorno in condizioni sicure e hanno dissuaso ripetutamente i tawargha dal farlo autonomamente, per ragioni di sicurezza.
‘E’ impensabile che a coloro che hanno subito abusi venga chiesto di rassegnarsi a non rientrare in modo sicuro, mentre le milizie e altri soggetti continuano a minacciarli impunemente’ – ha commentato Sahraoui. ‘Le richieste degli abitanti di Misurata che qualcuno paghi per i crimini di guerra subiti e’ giustificata, ma la giustizia non puo’ essere selettiva e una comunita’ intera non puo’ subire una punizione collettiva’.
In totale, sono 65.000 gli sfollati interni della Libia. Oltre ai tawargha, l’elenco comprende membri della tribu’ mashashya delle montagne di Nafusa, abitanti di Sirte e Bani Walid e tuareg di Ghadames. I thawarga, libici neri, sono tra coloro che hanno patito le peggiori sofferenze.


Oltre 1300 tawargha risultano dispersi, detenuti o vittime di sparizioni forzate, soprattutto a Misurata. Nella maggior parte dei casi, sono stati rapiti dai miliziani e, una volta portati nei centri di detenzione, sottoposti a maltrattamenti e torture, come le scariche elettriche, le frustate e i pestaggi coi tubi dell’acqua.
Amnesty International ha sollecitato le autorita’ libiche a indagare su tutti i casi di sparizione forzata e tortura, senza discriminazione nei confronti delle vittime percepite come pro-Gheddafi.


Centinaia di detenuti tawargha, bambini inclusi, si trovano nelle prigioni di stato da oltre due anni, senza accusa ne’ processo, in condizioni misere, senza cure mediche adeguate ne’ visite regolari dei familiari. I parenti dei tawargha in carcere temono rappresaglie ogni volta che si recano a Misurata. Nella prigione di al Wahda, sempre a Misurata, Amnesty International ha scoperto nove minorenni detenuti senza accusa da quando nel 2011 erano stati rapiti.


‘Tutte le persone detenute senza accusa devono essere rilasciate o incriminate per un reato effettivo. La detenzione dei minorenni dovrebbe essere solo una misura estrema e per il piu’ breve periodo possibile’ – ha sottolineato Sahraoui.


La Libia sta attraversando la peggiore crisi politica e di sicurezza dal conflitto del 2011. Lo stato di diritto e’ compromesso da diffusi atti di illegalita’, detenzioni arbitrarie, sequestri e attacchi contro le istituzioni governative da parte delle milizie. Nonostante queste sfide, le autorita’ libiche hanno la responsabilita’ di assicurare protezione alle comunita’ degli sfollati interni, che sono tra i gruppi maggiormente a rischio.
‘Trovare una soluzione duratura al problema degli sfollati richiedera’ tempo, ma per dimostrare che intendono seriamente rispettare i diritti dei tawargha e di altre comunita’ le autorita’ possono fare qualcosa nell’immediato. Non vi e’ ragione, per esempio, per cui non possano beneficiare del diritto all’istruzione e a un adeguato standard di vita come tutti gli altri libici’ – ha affermato Sahraoui.
Molti tawargha hanno difficolta’ a ottenere i documenti necessari dalle autorita’ di Misurata per proseguire gli studi superiori. Le famiglie dei dispersi non ricevono assistenza economica, a quanto pare per il solo fatto di essere percepiti come alleati del colonnello Gheddafi.


Un mese fa, il Congresso nazionale ha espresso un primo parere favorevole a una legge sulla giustizia transitoria che contiene una serie di misure per ottenere verita’, accertamento delle responsabilita’ e riparazioni per le vittime delle violazioni dei diritti umani perpetrate durante e dopo il regime di Gheddafi. La legge, in attesa del voto finale, istituisce una Commissione d’accertamento dei fatti e di riconciliazione che dovrebbe, tra le altre cose, affrontare la situazione degli sfollati interni senza discriminazione.
‘L’adozione di questa legge potrebbe essere il primo passo concreto verso la giustizia per i tawargha e per altre comunita’ di sfollati. Una volta adottata, le autorita’ dovranno garantire che la Commissione avra’ le risorse e le misure di protezione necessarie per portare avanti i suoi lavori in modo imparziale, al riparo dalle minacce, dalle pressioni dell’opinione pubblica e dagli attacchi delle milizie. Non farlo significherebbe mettere in pericolo i modesti risultati conseguiti dalle vittime nella lotta per la verita’ e la giustizia e trasformerebbe la legge in un altro fallimento’ – ha concluso Sahraoui.


 

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