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16/09/2014 - Vercelli Città - Salute & Persona

AMIANTO AL CENTRO NUOTO - Nel 1987 decisero di lasciarlo lì - E oggi? - A margine del Convegno dell’Osservatorio Nazionale, la questione si ripropone - In pdf il certificato di laboratorio che attesta la presenza di fibrocemento

La scelta al Comune: rimuovere tutte le superfici in fibrocemento?





AMIANTO AL CENTRO NUOTO - Nel 1987 decisero di lasciarlo lì - E oggi? - A margine del Convegno dell’Osservatorio Nazionale, la questione si ripropone - In pdf il certificato di laboratorio che attesta la presenza di fibrocemento

Sbarca a Vercelli l’Osservatorio Nazionale Amianto, l’Associazione che promuove  una sensibilizzazione capillare sui rischi asbesto correlati.

Presieduta dall’Avvocato Ezio Bonanni, è arrivata a conoscere la nostra provincia a causa di un singolare, ma purtroppo sintomatico caso di sottovalutazione del problema.

Si tratta di cure negate ad una paziente affetta da tumore causato da amianto, per la quale l’Asl – in un primo tempo – ha negato le terapie farmacologiche che invece usualmente si prescrivono in questi casi in ormai in tutta Italia.

Ferma è stata la presa di posizione anche dell’Assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta, che ha duramente stigmatizzato il modo con il  quale l’Azienda Sanitaria Locale ha di fatto procrastinato (perché poi la burocrazia si è piegata alla ragione ed infine il farmaco è stato procurato) la tempistica della terapia.

Se ne è parlato nel corso di un convegno tenutosi giovedì scorso, convegno che è partito da questo caso (intervenuti per l’Asl il Dirigente Medico Alberto Ruga e l’Avv. Adriano Picco) per estendere l’attenzione al problema “amianto” nel suo complesso.

Una sensibilizzazione che, invero, a Vercelli non si direbbe dover essere necessaria poiché la città dista pochi chilometri da Casale Monferrato, dove il mesotelioma ha mietuto più vite umane di quante ne abbia falciate la Seconda Guerra Mondiale, tra gli abitanti della Città aleramica.

Ma tant’è.

Per motivi vuoi economici, vuoi di “quieto” vivere – o morire – il problema è messo da parte.

A torto perché – esordisce al convegno l’Ingegnere astigiano Fabio De Silvestri – “Di asbesto si muore, ne basta anche una sola fibra” sicchè si sente di affermare categoricamente che quello dell’Associazione non è facile allarmismo, non è un sodalizio di untori quello che si è presentato la scorsa settimana a Vercelli:”La malattia ha una latenza lunga anche 40 anni ed il picco della sua incidenza, purtroppo, deve ancora arrivare”.

Indispensabile dunque programmare una rimozione dei laterizi che contengano ancora i vari tipi di amianto impiegati – soprattutto negli Anni ’60 e ’70 - per l’edilizia pubblica e per quella privata.

A preoccupare sono addirittura gli edifici dello stesso Ospedale S.Andrea di Vercelli, dove molta parte delle coperture è enterint.

Ma  problemi ci sono anche in alcune palestre di Vercelli e soprattutto al Centro Nuoto.

Impianto per il quale non si è provveduto alla iscrizione presso l’apposito albo delle strutture pubbliche realizzate in fibrocemento tenuto dall’Asl, come prevede – ormai da molti anni – la Legge.

Perché questa omissione?

Non si sa.

Certo è che il Comune ha sempre saputo che la volta della piscina coperta, quella del bar, della palestra, degli spogliatoi femminili, era ancora tutta realizzata in fibrocemento costituente una percentuale di oltre il 18 per cento della struttura del laterizio.

Vedremo meglio poco più avanti questi dati in modo dettagliato ed analitico.

Ma ora soffermiamoci al fenomeno ed alle sue cause.

Quando il Centro Nuoto fu ristrutturato nel 1987, i collaudatori in corso d’opera Ing. Franco Bertinetti  (nel frattempo passato a miglior vita) e l’Arch. Aldo Ferraris (che ha studio ancora oggi in Via Duomo a Vercelli) sostennero che la vera e propria “controsoffittatura” della piscina (quella, per intenderci, nascosta dalle doghe di plastica bianche e blu) costituita appunto in fibrocemento, potesse stare lì.

Il progetto originario di ristrutturazione ne prevedeva la rimozione, ma i due professionisti sostennero – trovando il consenso dell’Ingegnere Capo del Comune, Emanuele Pizzimbone – che si potesse risparmiare lasciandolo com’era e dov’era e semplicemente “inscatolandolo” con le doghe in pvc che poi sarebbero state messe.

Questa vicenda è riassunta in uno dei nostri precedenti articoli sull’argomento, raggiungibile al link di seguito:

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=51484

E’ poi successo, come tutti sanno, che nella notte tra il 12 e 13 ottobre 2012 quelle doghe in plastica rovinarono al suolo.

Erano state fissate al controsoffitto d’amianto con fascette di plastica (in luogo di ganci in acciaio inox) come quelle usate dagli elettricisti per tenere insieme i cavi.

Un risparmio di poche centinaia di migliaia di lire di allora.

Una cosa da sciacalli.

Tutto, naturalmente, certificato e collaudato dai collaudatori in corso d’opera, che “videro” in quelle fissature di plastica bianca, un “sistema di aggancio anticorrosione ed antisfilamentoche il Comune pagò come tale.

Fu la Provvidenza a volere che l’incidente si verificasse di notte, perché il successivo sabato mattina, 13 ottobre, la vaschetta natatoria del Centro Nuoto sarebbe stata piena di bambini, come tutti i sabati.

Ancora qualche ora e sarebbe stata una tragedia.

Quel risparmio folle e da sciacalli rischiò di procurare una tragedia, sia pure a 26 anni di distanza.

Tutto sommato si può dire che sia andata bene agli Amministratori dell’epoca (1987), all’ “imprenditore” Zanello che eseguì i lavori, all’Arch. Aldo Ferraris che li collaudò, se l’incidente del 12 ottobre 2012 non ha causato vittime: non si sa come avrebbero potuto reagire i genitori dei bambini che ne fossero stati coinvolti.

Nessuno di noi può sapere se sarebbe capace di perdono, al cospetto del dolore innocente.

E’ altresì noto che, pochi giorni più tardi, il 17 ottobre 2012, una nuova generazione di personaggi bizzarri credette di levarsi d’impaccio con il goffo tentativo di attribuire al gestore una qualche responsabilità – anche solo omissiva – di sorta nell’accaduto.

Fattispecie ora (luglio 2014) chiaramente esclusa dai Periti.

Toccherà quindi al Comune la doverosa azione di rivalsa nei confronti di chi ancora oggi debba rispondere dell’accaduto, per i comportamenti negligenti quando non fraudolenti, del 1987.

Perché  - risolto ora il problema della controsoffittatura, che fu risanata dalla società di gestione nel novembre 2012 – si è scoperto che le superfici realizzate in amianto che non  è stato bonificato in quella occasione sono ancora estese.

Ma andiamo con ordine.

Come detto, la controsoffittatura crollata, quella in pvc bianco e blu, era presente nei seguenti locali del Centro Nuoto:

  • Piscina coperta;

  • Spogliatoio femminile;

  • Spogliatoio Istruttori e saune;

  • Palestra maggiore;

  • Locale bar e uffici.

Il primo pensiero di allora fu  di verificare dove fossero presenti le “fascette”, cioè i fissaggi non idonei, così da procedere al risanamento di tutte le superfici.

Tali legami non idonei risultarono presenti ovunque, tranne che appunto nel locale bar e nella palestra maggiore.

Solo in questi due locali l’impresa dell’epoca impiegò fissaggi in acciaio inox.

E’ chiaro che, per conseguenza, la vecchia controsoffittatura, dove correttamente fissata, non venne rimossa.

Dove fu rimossa, si procedette anche alla bonifica – sempre a carico della società di gestione – delle superfici in fibrocemento.

Che il fibrocemento ci fosse è un fatto certificato dal Laboratorio Comie, che ne ha esaminato un campione, rilevando anche la presenza di un particolare tipo di amianto, il crisotilo, che la letteratura definisce come il più pericoloso tra le varie molecole di asbesto presenti in natura.

L’esame di laboratorio è allegato in pdf al presente articolo. Si raggiunge cliccando l’icona posta sotto l’illustrazione principale o cliccando il link di seguito:

http://www.piemonteoggi.it/pdf_news/16092014102119_AMIANTOALCENTRONUOTO.pdf

Nel corso della perizia disposta nel corso della causa tra Comune e Gestore, nel luglio 2013, si procedette ad una nuova verifica delle fissature, anche nel locale bar e nella palestra maggiore.

L’Ing. Giovanni Ciocca, il Perito, fece notare – lo documenta il video

http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2304

al responsabile del Comune che era presente, il Dirigente del Settore Sport Gianni Vercellone, la presenza delle superfici in amianto, non incapsulato.

Il Comune dunque sa – almeno da luglio 2013 – che al Centro Nuoto ci sono ancora vaste superfici in amianto non incapsulato.

Che fare, dunque?

E’ noto che – mentre perdura la chiusura degli impianti coperti – il gestore della scorsa Estate ha adibito a luogo di lavoro del proprio Personale la palestra maggiore.

Ma soprattutto alcuni Consiglieri Comunali oggi chiedono a chiare lettere di conoscere quali siano le intenzioni del Comune: si vuole approfittare o no della ormai imminente ristrutturazione, per risolvere una volta e per tutte il problema amianto al Centro Nuoto?

Credere di ignorarlo (ancora) è del resto illusorio.

Con riguardo ai costi, poi, nello stesso video che pubblichiamo, parte del quale realizzato dopo il convegno di giovedì scorso con i protagonisti, è chiarito che lo smaltimento di fibrocemento ha un costo di circa 200 euro a tonnellata.

Non al chilo, a tonnellata.

Per quanto sia un costo elevato, dunque, appare francamente poco credibile che non possa rientrare in una logica e tutto sommato accessibile previsione di spesa (si tratta al massimo di 100 mila euro) del resto ineliminabile.

Pare che vi sia chi tenti di sostenere che l’amianto del Centro Nuoto non sarebbe pericoloso e che potrebbe stare lì, come si trova.

Se qualcuno ha questa convinzione, però, occorre che la metta nero su bianco con tutte le “pezze” giustificative (analisi e perizie) del caso.

Chissà: forse qualcuno che firma si trova.


Resta una domanda: quali conseguenze potrebbe avere causato l’esposizione – per oltre 27 anni – di tante persone all’amianto del Centro Nuoto?

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Il Convegno dell'Osservatorio sull'Amianto, giovedì 11 settembre 2014 a Vercelli
Il Convegno dell'Osservatorio sull'Amianto, giovedì 11 settembre 2014 a Vercelli


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