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14/05/2019 - Vercelli Città - Economia

AMAZON LICENZIA I LAVORATORI UMANI PER ASSUMERE I ROBOT - I primi casi negli Stati Uniti, ma con automazione prodotta in Italia - Processi irreversibili: presto un automa anche per tagliare i nastri?

La logistica non può che portare a questo.



AMAZON LICENZIA I LAVORATORI UMANI  PER ASSUMERE I ROBOT - I primi casi negli Stati Uniti, ma con automazione prodotta in Italia - Processi irreversibili: presto un automa anche per tagliare i nastri?
L'articolo di Repubblica edizione on line -

A ben vedere, c’era da immaginarselo.

Perché quella che dà “La Repubblica” di ieri, 13 maggio, in fondo, è la notizia di una deriva inevitabile e prevedibile.

Deriva di un modo di organizzare la produzione, che è sicuramente il più capitalista di sempre.

Dunque, cosa succede?

Succede che, in America, Amazon incomincia a sostituire il lavoro umano con quello dei robot.

Automazione che parla italiano – almeno questa, è una grande soddisfazione – e che sicuramente confeziona, stocca e poi spedisce i pacchi in modo più economico e “gestibile” di quanto possa fare una persona.

L’articolo di Repubblica è integrale, riprodotto in jpg al termine di questa pagina.

***

I processi in atto negli Stati Uniti, inevitabilmente (l’arco temporale previsto è di soli 10 anni a venire) estesi a macchia d’olio a tutto il mondo che ruota attorno a Seattle.

***

Questo porta la logistica.

Non è né buono né cattivo: è un fatto.

Un fatto che qualsiasi amministrazione di un territorio e di una comunità di persone deve mettere in preventivo.

Un fatto talmente prevedibile, che soltanto degli sprovveduti (o, peggio, interessati) possono ignorare, fingere di ignorare, adoperandosi, infine, perché passi sotto silenzio.

***

La logistica non può che portare a questo.

Desertifica le città, distruggendo il commercio di prossimità e persino la grande distribuzione.

Produce in un primo tempo occupazione (senza ancora entrare nel merito di “quale” occupazione, perché al lavoro non si devono in ogni caso mettere troppi lacci e lacciuoli) che poi viene sacrificata all’automazione.

La funzione di governo (in questo caso: territoriale locale) non può non fare i conti con i macroprocessi.

Processi che evolvono verso orizzonti temporali che ormai sono di medio, non necessariamente e più, di lungo periodo.

Una comunità locale ha una parte rilevante del proprio patrimonio transgenerazionale in qualcosa di molto “elementare” e questo qualcosa è la terra.

Un bene non fungibile, nè rinnovabile.

Finita la terra, è finito il patrimonio.

***

Pensare di dare tutta la terra al monopolio di una logistica che – in un tempo di medio periodo – volatilizzerà anche il lavoro temporaneamente prodotto, significa sacrificare in modo miope alla brama di investitori lucidi e determinati secondo categorie di capitalismo senza controllo, il patrimonio dei nostri figli.

Mettere da parte il sistema delle imprese produttive per privilegiare la logistica è un atto miope, se in buona fede, spregiudicato e disonesto se perpetrato da persone che tutto questo lo possono intuire come noi, almeno perché leggono “La Repubblica”.

Ma si intuirebbe comunque.

Spregiudicato e forse anche autolesionista: non si tarderà a trovare i robot che possono tagliare nastri come e meglio delle persone guarnite di fascia tricolore forse immaginata come un accessorio esclusivo; dalla cabina di regìa torinese che le dirige avrebbero (ancora) meno problemi.

 

***

Questo se si parla di logistica comunque orientata al perseguimento di interessi industriali, come Amazon.

A prescindere da come operino ed esercitino funzioni egemoni del mercato e – ormai – nella vita degli stessi territori, altro non fanno se non quanto la loro ragione sociale, in modo trasparente e dichiarato, fa sapere di volere e dovere fare.

Fanno il loro business.

Perseguono i loro (leciti) interessi.

Il sistema dialoga o non dialoga con loro, che si presentano per quello che sono.

Giova ribadirlo: nel campo della più assoluta liceità dei comportamenti industriali.

***

Poi, ci sono altri casi, in cui la logistica non ha questi contorni netti, questa fisionomia chiara, questo modo di operare – magari discutibile – ma sicuramente ben assestato nel territorio della legalità, nazionale ed internazionale.

C’è la logistica opaca, quella che opera con capitali di incerta provenienza, avvolta nei misteri che di misterioso hanno soltanto la ragione per cui riescano a trovare chi creda alle favole.

Se ne riparlerà.



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