VercelliOggi.it
Il primo portale quotidiano della provincia di Vercelli
Meteo.it
Borsa Italiana
sabato 22 febbraio 2020 | Vai alla Prima Pagina
Il Santo del giorno
Cerco/Offro lavoro
PiemonteOggi.it
CasaleOggi.it
BiellaOggi.it
CuneoOggi.it



16/04/2009 - Vercelli Città - Pagine di Fede

ACCETTA LA MALATTIA COME UNA CAREZZA - Oggi ricorre il 130° anniversario della morte di Bernadette - Il Santo Padre Benedetto XVI compie 82 anni






ACCETTA LA MALATTIA COME UNA CAREZZA - Oggi ricorre il 130° anniversario della morte di Bernadette - Il Santo Padre Benedetto XVI compie 82 anni
Il volto incorrotto di Bernadette, come si può contemplare ancora oggi a Nevers

Abbiamo, nel 2008, celebrato il 150° anniversario delle apparizioni della Madonna a Lourdes.



Lo scorso anno abbiamo dedicato all’avvenimento ampi servizi, potendo anche contare sulla collaborazione di inviati che, per l’occasione, si sono recati alla Grotta di Massabielle dove erano confluiti anche numerosi pellegrini vercellesi guidati da Mons. Paolo Angelino, presidente dell’Oftal.


Sappiamo che in questo 2009 la Direzione del Santuario di Lourdes ed il Vescovo di Lourdes e Tarbes, Mons. Jaques Perrier, hanno individuato un preciso tema pastorale, tutto mirato a mettere in luce l’esempio di Bernadette Soubirous. Un esempio traguardato non solo o non tanto secondo l’ottica degli eventi straordinari – le rivelazioni private della Vergine – di cui pure la giovane fu protagonista, quanto piuttosto  contemplato nella ricerca dei segni e dei simboli, di una “cifra”, di un modo di incarnare il Vangelo e di indicare – ma più ancora – percorrere, quella che abbiamo imparato a chiamare “via mariana alla santità”.


Una via semplice quanto esigente, fatta soprattutto di rinuncia a sé: una rinuncia, tuttavia, serena e persino gioisa. Consapevole del primato di Dio quotidianamente vissuto nell’accettazione docile dei suoi disegni. Anche quando questi disegni risultano per noi difficili da decifrare nelle traiettorie e nei percorsi che tracciano sul terreno storia umana.


Una rinuncia, soprattutto, che si sostanzia nell’abbandono di quell’ingombrante e invadente compagno dei nostri giorni che è il nostro “io”, così insidiosamente assonante, anche dal punto di vista etimologico, con il nome di Dio, del quale mira incessantemente e con mille astuzie a prendere il posto. Una via, dunque, fatta di umiltà, servizio e nascondimento; una via che, però, non è “sepolcrale” e, anzi, è tutta orientata a percorrere le vie del mondo sulle quali testimoniare – con il praticare, più che predicare – la Parola di Dio.


Così il tema pastorale che aiuterà a pregare e riflettere tutti coloro che, idealmente o concretamente – vorranno e potranno recarsi a Lourdes, ha voluto isolare una particolare dimensione psicologica, esistenziale e spirituale dell’esperienza terrena dalle giovane pastorella dei Pirenei, e si condensa nel “Cammino di Berndatte”.


Sulle tante iridescenze che questa idea offre alla nostra contemplazione ci siamo soffermati – per i Lettore che volessero riprendere l’argomento – sul numero del 12 gennaio scorso.


Oggi appuntiamo la nostra attenzione su una delle ragioni per cui è parso utile assimilare completamente alle indicazioni pastorali del santuario anche l’itinerario 2009 delle nostre “pagine di fede” (che il secondo lunedì del mese sono dedicate a Lourdes ed al mistero della Immacolata Concezione di Maria).


L’attenzione particolare alla figura della Santa si giustifica soprattutto quest’anno quando, dopo il 150° anniversario delle apparizioni alla Grotta di Massabielle, celebriamo il 130° anniversario della morte di Bernadette.


Evento che ricorre proprio oggi quando la Chiesa festeggia anche l’ottantaduesimo compleanno di Papa Benedetto XVI.


LA VIA MARIANA ALLA SANTITA’,


POSSIBILITA’ OFFERTA A TUTTI


Il 16 aprile 1879 nasceva al Cielo Bernadette Soubirous: la Madonna era venuta a prenderla, lasciandola, per così dire…senza lavoro.


Ci si passi la battuta, che spieghiamo subito. Sappiamo che negli anni della sua esperienza di vita consacrata, presso il Convento di Nevers, Casa Madre della Congregazione delle Suore della Carità e dell’Istruzione Cristiana, la giovane svolse con diligenza e zelo molti compiti, diversi lavori, per rendersi utile alla comunità della monache ed anche ai degenti dell’ospedale da loro curato. Fece di tutto, dalle pulizie all’infermiera, dalla ricamatrice alla cuoca. Sempre con scrupolo: fare le cose ordinarie in modo straordinario. Così insegnava alle novizie. Tutto ciò fino a che la salute glielo consentì. La malattia, a poco a poco, la rese invalida. Dall’ ottobre 1875 dovette rinunciare ai compiti operativi.


ACCETTA LA MALATTIA COME UNA CAREZZA


La compagna Suor Giulia Garros ricorda questo insegnamento di Bernadette, che le diceva:”Accetta la malattia come una carezza…”.


Poi si fece una ragione anche del suo essere ormai inabile a qualsiasi lavoro comune, dedicandosi a quello che lei stessa aveva definito come il “mestiere di ammalata”. Un modo per riconoscere che testimoniare la Croce di Cristo nella propria carne è tutt’altro che improduttivo. E’ tutt’altro che privo di utilità sociale.


La macerazione del corpo le faceva dire di essere come “un chicco di frumento nella macina” illustrando così una sapienza evangelica assai eloquente. Morendo, il chicco di frumento dà frutto. L’Apostolo aveva del resto insegnato che il sangue dei Martiri è seme di nuovi cristiani ed anche la malattia vissuta nell’accettazione della volontà del Signore è a suo modo un atto di martirio ed un esempio capace di condurre alla conversione chi possa contemplarlo.


Così la Madonna, che quel 16 aprile venne per condurre Bernadette in Cielo, le tolse anche quel lavoro, quel “mestiere di ammalata”, che la Santa aveva riconosciuto e assunto con scrupolo, come tutti gli altri compiti.


Consegnerà a Cristo un corpo crocifisso sul duro legno di una malattia aggravatasi negli anni, una vera e propria tavolozza di dolori, come la descrive il suo confessore:”Vomiti di sangue che si ripetono per due anni. Male di stomaco; tumore al ginocchio; disturbi nella circolazione del sangue con aneurisma. Poi, negli ultimi due anni, la carie ossea. Il Suo povero corpo era rifugio di tutti i dolori. La cosa più dolorosa era il tumore: un ginocchio enorme, la gamba raccorciata. Non si sapeva come fare a muoverla. Lei che era così audace nella sofferenza si trovò vinta dal male. Anche quando dormiva, il minimo movimento delle gambe le strappava un grido. Le sofferenze l’avevano dimagrita, rimpicciolita, ridotta quasi a nulla”.


Ecco, proprio questo essere “nulla” richiama a ciascuno di noi che ci comportiamo spesso come se fossimo intimamente convinti di essere immortali ed inossidabili, che ogni minuto della nostra vita è nella mani di Dio.


Leggiamo allora la cronaca di quelle ultime ore, nel racconto delle suore che la assistettero.


Suor Alfonsa, che la vegliò nell’ultima notte, racconta:”La vedevo così debilitata che credetti bene di non mettermi a letto, come facevano quelle che mi avevano preceduta. Sedetti al suo capezzale, per essere pronta ad aiutarla. Ogni tanto la sofferenza le strappava un lieve lamento che mi faceva sobbalzare sulla sedia. Mi chiese più volte di aiutarla a girarsi per trovare un po’ di sollievo, perché il suo povero corpo era tutto scorticato e si può dire che giacesse sulle piaghe (…) durante quella notte interminabile Bernadette non si lasciò mai sfuggire una parola d’impazienza o di scontento”.


Alle 13,30 è così debole che Suor Giuseppina Forestier avverte la comunità e giunge il confessore, che la ascolta ancora una volta e le dà l’assoluzione. Lo sguardo di Bernadette e fisso sul Crocifisso appeso davanti a lei. Madre Eleonora Cassagnes le dice:”Siete sulla Croce”. Bernadette risponde, senza distogliere lo sguardo dal Crocifisso:”Gesù mio. Oh, quanto lo amo”.


Alle 14,15 una suora le offre un pensiero. Come tutti i pensieri che si possono proporre ad un malato terminale, non è un gran che, dal punto di vista dell’efficacia, ma ci dice della partecipazione emotiva ed affettiva delle sue consorelle e della forza d’animo di Bernadette. Dunque, la buona suora, le sussurra:”Chiederò a Maria, la nostra Madre Immacolata, che vi consoli”.


No – risponde Bernadette – non la consolazione, ma la forza e la pazienza”.


NON LASCIATE CHE NULLA, MAI, VI SEPARI DA GESU’ CRISTO


Giungono le tre del pomeriggio. L’ammalata è in preda alla tortura di una sofferenza fisica ed interiore indicibile. Guarda il Crocifisso e bacia lentamente ciascuna delle piaghe di Cristo. Suor Natalie, che arriva in quel momento, la trova in contemplazione della Croce. Ma Bernadette, vedendola, solleva il capo e, dedicandole uno sguardo indefinibile, dice:”Cara sorella, perdonatemi. Pregate per me”.


Suor Natalie e le due infermiere cadono in ginocchio per pregare. Poi si raccoglie e sembra abbandonarsi. Alza gli occhi al cielo, guarda la Croce e lancia un grido:”Dio mio”.


Poco dopo si rianima e ripete per due volte:”Santa Maria, Madre di Dio, prega per me povera peccatrice…povera peccatrice”.


Poi, con un gesto molto espressivo, Bernadette chiede da bere. Prima di prendere in mano il bicchiere fa un grande segno di Croce, poi sorbisce poche gocce e china il capo.


In quell’istante entra Suor Vigoroux, l’infermiera:”Arrivai giusto in tempo per ricevere il suo ultimo sospiro che ella emise molto dolcemente, appoggiata al mio braccio. Stringeva in mano il Crocifisso che le poggiava sul cuore”.


Ecco, la cronaca di questo 16 aprile, che a molti di noi certamente richiama la cronaca di giorni di dolore nei quali abbiamo accompagnato all’ultimo appuntamento terreno qualcuno dei nostri cari, ci suggerisce di fissare l’attenzione su un particolare.


Bernadette “stringeva in mano il Crocifisso, che le poggiava sul cuore”.


Pare l’icona di un insegnamento costante nel magistero di Papa Benedetto XVI, che non si stanca di offrire, soprattutto ai giovani, questo pensiero:”Non lasciate che nulla, mai, vi separi da Gesù Cristo”.


TANTI AUGURI AL SANTO PADRE


Così ci piace ricordare che in questa settimana, ricorderemo il  compleanno di Papa Benedetto XVI ed anche, sabato prossimo, 19 aprile, il terzo anniversario della sua elezione al Soglio Pontificio.


Poi, se qualcuno volesse cogliere l’occasione di questo 130° anniversario dalla morte di Bernadette per offrire alla Madonna un pellegrinaggio alla Grotta, ci permettiamo un suggerimento. Una piccola (non tanto piccola, perché sono più di cinquecento chilometri, ma, insomma, in un pellegrinaggio non si sta poi a sottilizzare sulle distanze…) diversione di rotta.


Merita, infatti, visitare il Monastero di Nevers, nella cui cripta è custodita la bara di Santa Bernadette. E’ una bara insolita. E’ una bara di vetro: è così possibile contemplare il volto, sereno ed incorrotto, della Santa. Come se la signoria della Pasqua già si fosse manifestata, anche per lei, nella sua vittoria sull’oltraggio della Croce.


*


(Continua. La prossima settimana saremo a Fatima).

NON SONO DISPONIBILI ALTRE IMMAGINI


Vercelli
Oggi.it - Network © - Blog
Vercelli Oggi.it Sas Di G.Gabotto & C. - P.I. 02685460020 - Direttore: Guido Gabotto
Numero telefonico unico, anche Whatsapp: 335 8457447
Mail: info@vercellioggi.it - Note Legali - Privacy
Supporto tecnologico: Etinet s.r.l - 12038 Savigliano (CN) - www.etinet.it