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25/04/2009 - Vercelli Città - Pagine di Fede

’ALLORA ENTRO’ ANCHE L’ALTRO DISCEPOLO... E VIDE E CREDETTE’ - Pensieri sul Primo Mistero della Gloria






’ALLORA ENTRO’ ANCHE L’ALTRO DISCEPOLO... E VIDE E CREDETTE’ - Pensieri sul Primo Mistero della Gloria
Piero della Francesca - Resurrezione

Siamo alla seconda metà del nostro cammino.



Nelle “Pagine di fede” che pubblichiamo il terzo lunedì del mese, quando il nostro pellegrinaggio giornalistico dirige verso Fatima, da qualche tempo stiamo studiando e “vivendo” la preghiera del Santo Rosario, quella che il Santo Pontefice Giovanni Paolo II definiva come:”La mia preghiera prediletta”.


Di certo, non si può dire che facciamo le cose in fretta, non è che ci siamo messi a correre. Abbiamo cercato di seguire un ordine che, una volta al mese, ci ha messi in contatto con ogni singolo “mistero”, incominciando con una presentazione generale del ciclo di meditazioni offerte dal Rosario e poi, mese dopo mese,  contemplando ciascuna delle singole icone nelle quali si illustra un particolare della vita di Gesù. Sono, quelli offerti alla nostra contemplazione ed alla nostra preghiera, episodi del Vangelo di particolare significato teologico, simbolico e pedagogico. O, meglio, bisogna dire che, tra i venti misteri nei quali si sviluppa l’itinerario scandito dalle preghiere della “corona”, diciotto sono la rappresentazione di un brano evangelico o ripreso dagli Atti degli Apostoli, mentre due, gli ultimi misteri “gloriosi” (l’Assunzione della Beata Vergine Maria al Cielo e la sua Incoronazione Regina del Creato) se non direttamente tratti da pagine della Scrittura, sono ascrivibili a verità di fede che la Chiesa ha riconosciuto e proclamato.


Dopo la lunga pausa natalizia, nel corso della quale abbiamo meditato sui Vangeli dell’Infanzia di Gesù, guidati da Mons. Gianfranco Ravasi, prendiamo nuovamente in mano la corona dal Rosario per accompagnare il nostro percorso con i Misteri della Gloria e, per aprire nel migliore dei modi questo ciclo di incontri, ascoltiamo come volle presentarceli Papa Giovanni Paolo II, nella sua Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, del 16 ottobre 2003:


La contemplazione del volto di Cristo non può fermarsi all'immagine di Lui crocifisso. Egli è il Risorto! » (Novo Millennio Ineunte). Da sempre il Rosario esprime questa consapevolezza della fede, invitando il credente ad andare oltre il buio della Passione, per fissare lo sguardo sulla gloria di Cristo nella Risurrezione e nell'Ascensione. Contemplando il Risorto il cristiano riscopre le ragioni della propria fede (cfr 1 Cor 15, 14), e rivive la gioia non soltanto di coloro ai quali Cristo si manifestò – gli Apostoli, la Maddalena, i discepoli di Emmaus –, ma anche la gioia di Maria, che dovette fare un'esperienza non meno intensa della nuova esistenza del Figlio glorificato. A questa gloria che, con l'Ascensione, pone il Cristo alla destra del Padre, Ella stessa sarà sollevata con l'Assunzione, giungendo, per specialissimo privilegio, ad anticipare il destino riservato a tutti i giusti con la risurrezione della carne. Coronata infine di gloria – come appare nell'ultimo mistero glorioso – Ella rifulge quale Regina degli Angeli e dei Santi, anticipazione e vertice della condizione escatologica della Chiesa”.


*


Prendiamo, allora, in mano la corona del nostro Rosario per pregare con il Primo mistero dalla Gloria,


LA RESURREZIONE DI NOSTRO SIGNORE


GESU’ CRISTO DA MORTE


 


A sigillare il sepolcro di Gesù stava una pietra, calata da molte mani. Le mani, certo, di chi aveva materialmente eseguito l’operazione. Soprattutto, però, le mani dei molti che in quell’epilogo avevano sperato, per quell’esito avevano operato, ordito, tramato, agito con l’astuzia o con la violenza.


Mani sempre all’opera, in ogni tempo. Mani sempre docili al comando di satana: così come lo era stato Giuda:”(…) i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano come toglierlo di mezzo, poiché temevano il popolo.  Allora satana entrò in Giuda” (Vangelo di Luca, 22, 2-3).


I sommi sacerdoti, gli scribi “cercavano”. Cercavano un modo, ma anche un aiuto. Quell’aiuto che il principe di questo mondo non lascia mai mancare alle creature di cui vuole servirsi. E’, quello tra satana e gli scribi, i sommi sacerdoti di tutti i tempi, un rapporto di complementarietà assai reciprocamente funzionale, non privo, a suo modo, di una malvagia efficienza che, ricorrentemente, nella storia umana trova persino – per esprimersi – locuzioni fascinose. I Lettori più maturi ricorderanno, ad esempio, all’indomani del rapimento dell’On. Aldo Moro e dell’eccidio della sua scorta, in Via Fani, a Roma, come le Brigate Rosse definirono quel gesto:”Una dimostrazione di geometrica potenza”.


Certo, il principe di questo mondo domina – ci si balocca persino -  con le categorie del mondo; si avvale di suoi seguaci paghi e non di rado ebbri dell’illusorio potere che quella obbedienza loro regala – per qualche, fugace, istante – sulla scena della storia umana.


Furono le mani di Erode, perduto nel timore di vedere compromesso il proprio potere. Furono le mani dei Capi del Sinedrio, incapaci di sostenere lo scandalo della Buona Novella. Furono le mani di Pilato, algido tutore di un ordine costituito lontano, inaccessibile e privo di passioni e pulsioni vitali. Politicamente assai corretto, burocraticamente ineccepibile nell’attuazione di un protocollo previsto dalle procedure, Pilato impersona, in realtà, molto di più di questa icona. Non è solo il funzionario di un apparato anelastico nelle proprie dinamiche e plumbeo nei suoi misurati entusiasmi. E’, anche e soprattutto, colui che, all’uomo - Dio, a suo modo rinnova la sfida dell’Eden e rivela che quella sfida sta sempre lì nella sua antinomia con l’Amore, ad interpellarci, a separare, nel mondo e nella storia, la luce dalla tenebra: anche dalla tenebra diffusa da rutilante, raziocinante, modernismo.


Il dialogo tra il rappresentante del Sistema e l’uomo - Dio racchiude in poche parole l’ansia di porre quella pietra tombale normalizzatrice su una vicenda umana che era stata anche troppo insistente nel suo in equivoco rivelarsi come “segno di contraddizione”.


Sappiamo come vanno le cose. L’uomo - Dio è di fronte a Pilato e tra i due si sviluppa quel dialogo riferito da Giovanni:Per questo io sono nato – dice Gesù - e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».  Gli dice Pilato: «Che cos'è la verità?»(Vangelo di San Giovanni, 18, 37-38).


Con quell’unica, breve preposizione -  “Che cos’è la verità?” - Pilato scrive la summa del relativismo di ogni epoca e ci consegna, a suo modo, una ineludibile, logica, conclusione: responsabile della morte di Gesù, responsabile della morte che è nel peccato, non è solo la violenza, non è solo l’ostilità aperta alla verità di Dio:”Lo Spirito è verità” (ci ha detto nella San Giovanni nella sua prima Lettera, Cap.5, 1-6).


Responsabile della morte di Cristo, della negazione della verità di Dio, della morte dell’uomo nel peccato è, in modo decisivo, la pretesa intellettuale di ricercare verità ulteriori e diverse da quella di Dio.


RIMUOVIAMO QUELLA PIETRA


E’ questa la pietra più pesante che chiude l’ingresso del sacro avello, nell’illusoria convinzione di rimuovere dalla Storia, di estirpare dal cuore dell’uomo,  la verità di Cristo Gesù.


Una illusione che la storia umana coltiva tutt’ora e continuerà a custodire  e diffondere fino all’ultimo giorno e, tuttavia, un’illusione che si arrenderà quando il Mistero si illuminerà della sua propria luce. Proprio come accade di fronte al sepolcro vuoto, al sudario ripiegato, a Cristo risorto, nel giorno in cui la signoria della Pasqua di Resurrezione ha ragione dell’oltraggio della Croce.


L'aveva predetta il salmista: «Non permetterai che il tuo Santo veda la corruzione» (Sal.118). L'aveva preannunziata Gesù: «Distruggete questo tempio mortale e in tre giorni lo riedificherò» (Gv 2,19).


 


*


La verità della risurrezione del Signore si fonda su segni e indizi storici della più autentica veridicità. Innanzi tutto, come abbiamo già visto, la previsione e l'annuncio dell'evento fatti da Gesù che avrebbero spinto i Giudei a mettere una guardia al sepolcro dove il suo cadavere era stato deposto. Una volta compiuta la risurrezione rimane, a dimostrarla, il sepolcro vuoto e soprattutto i molti testimoni che lo vedono dopo che è risuscitato dai morti: mangiano a tavola con lui, toccano le piaghe delle sue mani e del costato, convivono con lui per quaranta giorni durante i quali Gesù risuscitato dà loro le istruzioni e i poteri necessari per la Chiesa. Sono così certi di questo che gli apostoli e molti discepoli daranno la propria vita in difesa della verità che affermano.


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(Continua. La prossima settimana saremo a Medjugorje)

La statua della Madonna a Fatima
La statua della Madonna a Fatima


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