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21/12/2011

Ginnastica in acqua: molto più che semplice “ginnastica”.

Per scoprire bene quale fortuna possa essere praticare attività di ginnastica in acqua, “rischiamo” oggi di essere teorici e dotti…, segnalando alcuni aspetti fisiologici del movimento in acqua e le caratteristiche fisiche dell’ambiente acquatico




Ginnastica in acqua: molto più che semplice “ginnastica”.
In acqua! Quanta salute in questo elemento!



 


L’ambiente acquatico è definito microgravitario perché la spinta idrostatica che agisce su un corpo parzialmente o totalmente immerso, riduce in parte l’azione della forza di gravità: gli adattamenti che l’organismo mette in atto in tale condizione sono di notevole portata.


Per effetto della spinta di galleggiamento, che contrasta l’efficacia della forza di gravità, il peso del corpo diminuisce. Questa condizione permetterà:


·        una riduzione della pressione articolare;


·        una maggiore libertà e ampiezza dei movimenti;


·        un minor sforzo muscolare;


·        una riduzione del dolore durante il movimento;


·        una diminuzione del carico ponderale, il che determina una facilitazione alla stazione eretta e alla deambulazione.


Per effetto della spinta idrostatica, inoltre, viene alterato il sistema propriocettivo con conseguente diminuzione del tono muscolare e facilitazione del miorilassamento.


Tutto ciò obbliga la persona immersa a mettere in atto una serie di adattamenti sensoriali e motori per ritrovare, in acqua, equilibrio e controllo del movimento.


 


 


Gli effetti cardiovascolari


 


I principali effetti cardiovascolari che si riscontrano sono una variazione del ritmo cardiaco, che si trova, rispetto alle condizioni terrestri, rallentato. Infatti l’attività e la frequenza di contrazione del muscolo cardiaco, risultano parzialmente inibite quando il corpo si trova immerso in acqua. I fattori principali che influenzano il ritmo cardiaco sono: la minor gravità che favorisce un ritorno venoso più efficace; il raffreddamento generato dall’acqua che riduce il carico cardiaco; la pressione idrostatica che migliora la circolazione e il ricambio di ossigeno del sangue.


 


Un ulteriore vantaggio, prodotto dall’immersione, è un miglior ritorno linfatico che provoca effetti positivi sul metabolismo.


Per effetto della pressione idrostatica, in acqua si verifica un aumento della pressione intraddominale che determina la risalita del diaframma e un aumento del carico di lavoro per i muscoli respiratori.


La ridistribuzione ematica, che si ha dopo l’immersione, dimostra che vi è un aumento del volume sanguigno a livello dei grossi vasi venosi toracici ed addominali di circa 700ml con un concomitante aumento della pressione venosa di 3 – 15 mmHg; ciò comporta un aumento della gittata sistolica  di circa il 35%. Tali modifiche circolatorie sono dovute principalmente al gradiente pressorio legato alle forze idrostatiche e ad una ridistribuzione di fluidi tra i diversi distretti corporei.


La pressione idrostatica, aumentando la pressione dell’interstizio, influisce sulle forze che  favoriscono  il passaggio di liquidi dall’interstizio all’interno dei capillari.


Tali forze sono: il gradiente di pressione idrostatica, ossia la differenza di tale pressione tra il capillare e l’interstizio; il gradiente di pressione osmotica, ossia la differenza della pressione colloidosmotica tra capillare e interstizio.


In pratica, per rendere espliciti i concetti tecnici in parole semplici, vi è un notevole vantaggio sulla circolazione sanguigna che risulta facilitata e stimolata.


 


In un’attività in acqua, si assiste ad un transitorio decremento dell’ematocrito che poi, con il prolungarsi dell’immersione, tende a normalizzarsi sia per un aumento della diuresi sia, probabilmente, per azione dell’ormone natriuretico atriale. Tale peptide infatti, rilasciato in circolo in seguito alla distensione atriale da iperflusso ematico, aumenta la permeabilità dei capillari, controbilanciando l’effetto compressivo della colonna d’acqua e favorendo il passaggio di liquidi dal circolo periferico all’interstizio.


Come prima, anche se è necessaria un po’ di terminologia tecnica, è obbligatorio fornire una spiegazione più semplificata, e cioè che, in pratica avviene una migliore conduzione delle pressioni con beneficio su tutti i passaggi delle varie ritenzioni idriche.


La pressione idrostatica e il peptide natriuretico atriale  determinano comunque un progressivo passaggio di liquido dal comparto intracellulare a quello extracellulare.


Inoltre, la pressione idrostatica riduce il calibro dei vasi superficiali, con conseguente miglioramento del reflusso venoso, facilita il riassorbimento dei liquidi interstiziali, degli edemi e dei versamenti intrarticolari ed esercita un effetto mobilizzante sui tessuti superficiali.


La pressione idrostatica stimola i recettori cutanei, facendo in modo che chi si trova immerso percepisca il movimento del proprio corpo e dei propri arti attraverso il sistema sensoriale esterocettivo.


 


 CONCLUDENDO...


Può sembrare complesso, forse, ma sicuramente un po' di sforzo per comprendere al meglio il comportamento del nostro corpo potrebbe anche essere di aiuto... e forse dove non arriva il fisico, la testa supplisce,,, e la salute ne beneficia.


Appuntamento alla prossima per nuove scoperte sui benefici dell'acqua!!!

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